<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>piazzaemezza &#187; virginia woolf</title>
	<atom:link href="http://www.piazzaemezza.it/wp/tag/virginia-woolf/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.piazzaemezza.it/wp</link>
	<description>la piazza dove pensare nottetempo</description>
	<lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 10:26:30 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.6</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>acquario</title>
		<link>http://www.piazzaemezza.it/wp/2011/01/21/acquario-2/</link>
		<comments>http://www.piazzaemezza.it/wp/2011/01/21/acquario-2/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 11:52:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piazzaemezza</dc:creator>
				<category><![CDATA[la posta del cuore]]></category>
		<category><![CDATA[acquario]]></category>
		<category><![CDATA[beppe sebaste]]></category>
		<category><![CDATA[caterina venturini]]></category>
		<category><![CDATA[sandra petrignani]]></category>
		<category><![CDATA[valeria viganò]]></category>
		<category><![CDATA[virginia woolf]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.piazzaemezza.it/wp/?p=715</guid>
		<description><![CDATA[Volete aspettare la primavera col transito di Mercurio in Ariete per darvi una mossa? D’accordo, chi ha un po’ di annetti sul groppone avrà l’impressione che tutto scricchioli. Ricordate Virginia Woolf come mal sopportava la vecchiaia? «Detesto l’asprezza della vecchiaia e la sento. Strido. Sono acre» scriveva nel Diario il 29 dicembre del 1940, alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Volete aspettare la primavera col transito di Mercurio in Ariete per darvi una mossa? D’accordo, chi ha un po’ di annetti sul groppone avrà l’impressione che tutto scricchioli. Ricordate Virginia Woolf come mal sopportava la vecchiaia? «Detesto l’asprezza della vecchiaia e la sento. Strido. Sono acre» scriveva nel Diario il 29 dicembre del 1940, alla vigilia del suo cinquantanovesimo compleanno, due mesi prima di uccidersi. Eppure, da brava Acquario che ha anche la Luna in Acquario, poteva sostenere nella stessa pagina: «Poiché io amo enormemente l’arte di vivere,  sono decisa a succhiare la mia arancia». Vi sprono a questo, dunque: prendere il dolce e l’aspro insieme tenendo duro ancora qualche settimana. Le cose cambiano rapidamente nei vostri cieli e un’onda del destino più facile e generosa vi darà  una spinta a superare gli scogli senza farvi male.</p>
<p>C’è bisogno di voi, di un Acquario capace, come Deucalione, di rifondare l’umanità dopo il diluvio. E si comincia da se stessi. Leggendo, i nati della prima decade, un bellissimo romanzo edito da nottetempo, <em>La scomparsa dell’alfabeto</em> di Valeria Viganò da cui scelgo questa frase-guida: «Bombay di notte era un ponte sospeso verso il futuro di un paese <span id="more-715"></span> che avrebbe alla fine dato alle nostre domande le nostre risposte».  Dalla fine delle parole e dei ricordi rinasce un nuovo alfabeto, una nuova strada si apre per essere percorsa.</p>
<p>Anche voi della seconda decade avete bisogno di un incoraggiamento. Ve lo do con queste parole: «Il circuito non ammette soste. Non vedi che gli altri sono già partiti?» prese da uno degli esordi narrativi più interessanti degli ultimi anni, <em>Le tue stelle sono nane</em> (Fazi) di Caterina Venturini.</p>
<p>E a voi della terza decade, che siete leggermente più in difficoltà, segnalo <em>Il libro dei maestri</em> (riproposto arricchito dalla Luca Sossella ed.) uno dei più significativi di Beppe Sebaste e che potrebbe portarvi per mano verso una qualche illuminazione. Il viatico che ne traggo per voi oggi, è il seguente: «Impressioni e sentimenti: non sono dimensioni diverse, si tratta sempre di alzare la soglia della nostra consapevolezza e attenzione, di riconoscere e accettare quello che (ci) accade».</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piazzaemezza.it/wp/2011/01/21/acquario-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lo smalto non è neutro</title>
		<link>http://www.piazzaemezza.it/wp/2010/03/08/lo-smalto-non-e-neutro/</link>
		<comments>http://www.piazzaemezza.it/wp/2010/03/08/lo-smalto-non-e-neutro/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 13:55:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piazzaemezza</dc:creator>
				<category><![CDATA[il fondo]]></category>
		<category><![CDATA[carla lonzi]]></category>
		<category><![CDATA[chiara valerio]]></category>
		<category><![CDATA[cindy shermann]]></category>
		<category><![CDATA[d'artagnan]]></category>
		<category><![CDATA[francesca woodman]]></category>
		<category><![CDATA[il corsaro nero]]></category>
		<category><![CDATA[rivolta femminile]]></category>
		<category><![CDATA[sputiamo su hegel]]></category>
		<category><![CDATA[virginia woolf]]></category>
		<category><![CDATA[wole soynka]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.piazzaemezza.it/wp/?p=291</guid>
		<description><![CDATA[Sono così  felice, così felice che non voglio che questo momento passi, così  mi tengo ferma con le mani alla sedia. (C. Lonzi) La mia idea di femminismo è sempre partita (e forse è rimasta chiusa) in Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf. La mia idea di femminismo ha sempre avuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Sono così  felice, così felice che non voglio che questo momento passi, così  mi tengo ferma con le mani alla sedia</em>. (C. Lonzi) La mia idea di femminismo è sempre partita (e forse è rimasta chiusa) in <em>Una stanza tutta per sé</em> di Virginia Woolf. La mia idea di femminismo ha sempre avuto a che fare con la disponibilità economica e la possibilità di scegliere cose e persone senza dover discutere. Una idea forse libertina, sicuramente non teorica, con una dimensione narrativa spiccata e un altrettanto spiccato senso di mancanza di realtà. Io non ho mai pensato che fosse un problema (dove problema è inteso come limite) identificarsi col Corsaro Nero o con Phileas Fog e neppure che il capitano Nemo fosse un maschilista, e forse lo era, ma non più di quanto fosse misantropo, o che in realtà D’Artagnan e Lady DeWinter fossero contemporaneamente maschio e femmina, pugnali, veleni e poteri. <span id="more-291"></span>Credo che la mia mancanza di una corretta teoria e pratica del femminismo (laddove di femminismi che ne sono tanti e pure molto differenti tra loro pare) dipenda dal fatto che io sono piuttosto forte sulle categorie ma assolutamente debole sui generi. I generi non sono un crivello interpretativo del mio quotidiano e nemmeno una componente delle mie decisioni. Dal 5 al 7 marzo la casa internazionale delle donne ha ospitato un convegno su Carla Lonzi, critica d’arte, donna emancipata, indipendente, che a un certo punto lascia il lavoro di scouting e analisi dell’arte contemporanea per dedicarsi al femminismo e alla costruzione di Rivolta Femminile (dipendendo economicamente dal compagno artista). Io non so perché dopo essere entrata alla casa delle donne mi sia fermata ad ascoltare. Forse è stata una eco, il formicolio di un pregiudizio che mi ero sentita addosso e che puzzava come sudore stantio da quando ho visto la scorsa settimana, allo Gnam, la mostra sulle avanguardie artistiche femministe degli anni settanta. Vedere le foto di Francesca Woodman, o le performances di Valerie Export o le gallerie di personaggi di Cindy Shermann, senza nominare tutte le altre artiste che avevano messo a disposizione di una rivoluzione e di una creazione artistica il corpo, mi ha fatto capire, capire come vedere, che certe idee, innovazioni, variazioni che non mi ero mai chiesta se fossero di uomini o donne, erano di donne. E questo mi ha sconvolto. Perché forse la mia idea di un universale è un universale maschile. E questo è un punto di vista da colonizzato. Da chi pensa che giacché in italiano il maschile funge da neutro e il neutro è quasi una conquista di immortalità, allora pure il femminile è neutro. E invece il femminile è neutro come lo smalto neutro. Il femminile è trasparente, pure per me che sono femmina. Peggio, per me il femminile in quanto non neutro è quasi limitativo. O lo è stato per lunghissimo tempo. Il mio modo per punire il mio pregiudizio è stato rimanere al convegno su Carla Lonzi e leggere il suo Manifesto di Rivolta Femminista e il suo <em>Sputiamo su Hegel</em>. Credo che se Carla Lonzi fosse ancora qui, sorridente e mite come pareva nel filmato che ricostruiva il suo mondo, probabilmente si correggerebbe, perché non è più il momento di <em>comunicare solo con le donne</em>, perché teorizzare l’universalità della donna significa commettere lo stesso errore dell’uomo inteso come maschio, perché il marxismo non <em>ha venduto solo le donne alla rivoluzione ipotetica</em> ma interi stati perché non solo <em>la forza dell’uomo è di identificarsi nella cultura e quella della donna nel rifiutarla</em>, perché l’ideologia seppure non è una brutta parola, impedisce certe volte di vedere altro. E l’altro è sempre conoscenza, pure di sé. Posso dire però, che , mi sono accorta d’improvviso della differenza tra il corpo esposto e rivendicato dalle donne come luogo di arte e rivoluzione e del corpo delle donne esposto oggi come fosse vuoto. E per sempre giovane. Una volta ho sentito Wole Soynka, premio Nobel per la letteratura 1986, dire <em>La cosa più difficile per me scrittore è stata scrivere nella lingua di chi ha colonizzato il mio popolo</em>. E così lo so, che la cosa più difficile, è usare le parole e i modi degli uomini per disegnare un mondo che sia pure a forma di donna. Senza novanta sessanta novanta. Grazie Carla, nonostante Carla Lonzi </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piazzaemezza.it/wp/2010/03/08/lo-smalto-non-e-neutro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>se i libri spezzano il cuore</title>
		<link>http://www.piazzaemezza.it/wp/2010/01/12/se-i-libri-spezzano-il-cuore/</link>
		<comments>http://www.piazzaemezza.it/wp/2010/01/12/se-i-libri-spezzano-il-cuore/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 14:17:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piazzaemezza</dc:creator>
				<category><![CDATA[il tema]]></category>
		<category><![CDATA[agatha christie]]></category>
		<category><![CDATA[alberto manguel]]></category>
		<category><![CDATA[elisa ruotolo]]></category>
		<category><![CDATA[jonathan littell]]></category>
		<category><![CDATA[josephine tey]]></category>
		<category><![CDATA[karin alvtegen]]></category>
		<category><![CDATA[libri nottetempo]]></category>
		<category><![CDATA[mila venturini]]></category>
		<category><![CDATA[mrs ramsay]]></category>
		<category><![CDATA[paolo morelli]]></category>
		<category><![CDATA[rosetta loy]]></category>
		<category><![CDATA[stieg larsson]]></category>
		<category><![CDATA[virginia woolf]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.piazzaemezza.it/wp/?p=189</guid>
		<description><![CDATA[
A nottetempo ci preoccupiamo di testare le vostre coronarie. Forti dell’adagio di Virginia Woolf Oh quanti libri!- non ti si spezza il cuore a pensare a me con questa passione, eternamente divorata dal desiderio di leggere, anche quest’anno vi spezziamo il cuore con i nostri libri. E per dimostrarvi, che come di consueto, le nostre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-186" title="pag2" src="http://www.piazzaemezza.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/pag2.jpg" alt="pag2" width="461" height="309" /></p>
<p>A <strong>nottetempo</strong> ci preoccupiamo di testare le vostre coronarie. Forti dell’adagio di Virginia Woolf <em>Oh quanti libri!- non ti si spezza il cuore a pensare a me con questa passione</em>, eternamente divorata dal desiderio di leggere, anche quest’anno vi spezziamo il cuore con i nostri libri. E per dimostrarvi, che come di consueto, le nostre intenzioni sono pure, <strong>piazzaemezza</strong> inaugura il duemiladieci con un tema che è tutta una anticipazione della nostra narrativa dei prossimi mesi.<br />
<span id="more-189"></span><br />
Fra pochi giorni in libreria <em>Due di tutto e una valigia</em> di Mila Venturini, la storia di un divorzio, due fratelli, due genitori e non solo, nonni, baby sitter dell’est e uno sguardo tragicomico che tende sia sorprese che pensieri. Si prosegue con Eleonora Sottili che con <em>Il futuro è nella plastica</em> ci accompagna nelle giornate torinesi di Arturo, un Benjamin Braddok delle langhe <em>con una stupefacente propensione a trovare le cose che ti si possono fermare in gola</em>, comincia a fotografare il mondo e si innamora forse di una donna che in TV guarda Willy il coyote. <em>Il futuro è nella plastica</em> si legge come se qualcuno lo raccontasse in penombra sotto una tenda indiana costruita in salotto con le lenzuola.</p>
<p>Alberto Manguel, lettore e scrittore colto, vorace e curiosissimo, ne <em>Il ritorno</em>, racconta del rapporto tra libri e dittatura in un luogo immaginario che però è il fantasma dell’Argentina di oggi dove la giustizia si è volatilizzata insieme al lavoro e ai risparmi dei liberi cittadini. Karin Alvtegen viene dalla Svezia, come Mankell, Stieg Larsson e Lidqvist, e come loro scrive gialli, in <em>Ombra</em> un’impiegata del comune di Stoccolma si trova a scavare nella vita del premio Nobel Axel Ragnerfeldt e si trova ben presto coinvolta in una palpitante indagine sulle imposture, le misteriose sparizioni e gli oscuri segreti che circondano la figura del figlio di Axel, spregiudicato, ambizioso e… ancora suspence con Josephine Tey, la signora scozzese del giallo, che ne <em>Il caso Franchise</em>, scava nelle piccole ferocie di provincia e nella vita tranquilla di Marion Shape e sua madre quando la giovanissima Betty Kane, scomparsa per un mese, accusa entrambe di essere state i carcerieri della sua prigionia. I delitti a nottetempo non finiscono, anzi se ne stanno, come per Agata Christie, <em>as evil under the sun</em> perché in maggio Rosetta Loy, una delle maggiori scrittrici italiane, con mani e gomiti immersi nella cronaca racconta nel suo <em>Cuori Infranti</em> e con un italiano struggente e a tratti miracoloso, la premeditazione, la follia, l’umano troppo umano dei delitti di Erba e di Novi Ligure.</p>
<p>Senza sangue ma con l’esattezza di una lama Elisa Ruotolo, in <em>Ho rubato la pioggia</em>, racconta una provincia campana viva e superstiziosa, commovente e ricca di mestieri inverosimili da tempi immemorabili, costruendo un mondo di tranquilla ineluttabilità e sospendendolo, anche per un solo attimo, a quei piccoli scarti della vita che somigliano al destino. Destino che hanno pure gli oggetti se ne <em>Il trasloco</em> Paolo Morelli scrive di un uomo che comincia col passare da un appartamento vecchio a uno nuovo e finisce fuggendo per i tetti di Roma dopo che il suo fidato computer comincia a cambiargli le parole senza rispettare il senso della grammatica e delle intenzioni.</p>
<p>E, per un attimo di respiro, dopo letture rocambolesche, un attimo di voyeurismo insieme a Jonathan Littell, che in <em>Racconto su niente</em>, ferma un momento di una giornata qualsiasi e lo fa esplodere, frazione di secondo per frazione di secondo per fare eco con la sua quotidianità in quella di tutti gli ossessivi e i visionari. E dei lettori nottetempo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.piazzaemezza.it/wp/2010/01/12/se-i-libri-spezzano-il-cuore/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

