piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo

articoli con la parola chiave
racconto

pettegolezzi di condominio

Questa storia emerge dalle acque limacciose di un passato che non mi appartiene. Ma i suoi protagonisti, le loro vicende mi sono apparsi a lungo su uno schermo, era proprio uno schermo il balcone di fronte alla mia finestra. E anche adesso il succedersi di quelle vicende mi appare nella memoria, con i contorni netti [...]

l’elefante

Avevo sempre saputo che era sbagliato dare consigli a mio padre. Però quando venne a dirmi che si sposava di nuovo non seppi tenermela. Ero stato un ragazzo tiepido in famiglia e adesso da uomo me la prendevo calda come un orfano appena fatto.
“C’è un tempo per ogni cosa!” gli dissi cercando appigli nella Bibbia.
E [...]

se potessi ti chiederei perdono

Si ravvisa, dunque, la necessità di elaborare una legge che contemperi il rispetto dell’esercizio della libertà del soggetto con la tutela della dignità di ogni uomo e del valore dell’inviolabilità della vita. (…) Il diritto di autodeterminazione (…) deve sempre lasciare uno spiraglio alla revisione e persino alla contraddizione. In caso contrario esso si trasforma [...]

Perdi il lavoro, scade il permesso, diventi un matto che parla da solo per strada

Non puoi raccontare il fallimento. Non puoi raccontare la notte. Non puoi raccontare il tempo che passa. Non puoi raccontare le domande. Ti alzi la mattina e non sai cosa fare. Questa è la vita di tanta gente che conosco. Avere degli amici non basta a colmare i vuoti. Avere delle persone che ti sorridono [...]

mi basta accelerare

Le persone si spaventano, tremano e qualche volta piangono. Io no. Il motorino mi ha salvato. Da quando ce l’ho, se mi innervosisco o mi innamoro, mi basta accelerare. Non devo nemmeno cambiare le marce. Basta un poco di equilibrio. E capire che in movimento spostare il corpo significa spostare il mezzo, cosa che da [...]

Fallaste Corazon

Il negozio di dischi era piccolo e sembrava costruito tutto in plastica, ma le commesse erano dietro a un normale banco di legno e le pareti erano ricoperte di cassette di musica e di compact disc. La gente entrava nel piccolo locale, a volte famiglie intere, padre madre e bambini cominciavano a canticchiare e a [...]

Randi

Randi entrò timidamente nella nostra vita e vi rimase da padrone per sedici anni.
Lo portò in casa, cucciolo forse di un mese, mio figlio, che disse con lo sguardo sincero e commosso che hanno i ragazzi quando mentono:
- Me l’ha dato un amico, è un cane di razza, sai, lupo.
In realtà l’aveva comprato per la strada, [...]

appena svegli

appena svegli di Chiara Valerio

Roma. Esterno giorno. Martedì, passando per Piazza Mazzini, mi sono imbattuta in un cartellone pubblicitario che recitava, lettere nere su bianco perla, “Perché piangere due volte?” sotto, in un corpo del testo appena più minuto, “funerali completi a partire da 99* euro” e più sotto ancora, in un corpo del testo minutissimo “*Tan 9,88% Tag 12,62 salvo approvazione NEOS FINANCE SPA”. Per avere un funerale completo mi basta dunque rinunciare al cinema dieci volte, che in una vita non è poi un grande sacrificio, anche se non ho la televisione. Specialmente se il contraltare è un bel funerale completo. Certo, non avendo un contratto a tempo indeterminato, potrei non avere accesso al finanziamento, in quel caso, sarebbe davvero umiliante, perché potrei non avere persone alle quali chiedere di fare da garante. Poi ho riso, perché la morte è sempre quella degli altri e perché mi sono ricordata di quando mia nonna, tanti anni fa, mi aveva mandato all’ufficio preposto del piccolo comune dove ancora vive a prenotarle un loculo vicino a quello di mio nonno. A destra preferibilmente. Io non pensavo che i loculi, oltre ad essere molto ambiti (“per terra è sporco”), fossero carissimi. Nonna, in ogni caso, non ne aveva fatto una questione di soldi, ma semplicemente, appunto. di posizione. Meglio a destra. Così, fatto un secondo giro della piazza per rileggere la pubblicità della grintosa agenzia di pompe funebri mi sono fermata con la moto e ho chiamato nonna, che da anni continua a risparmiare per il suo loculo prenotato. Le ho sottoposto la questione. Nonna mi ha detto che è vero che i funerali sono cari ma che non ci si mette a parlare di soldi, tanto in qualche modo si fa. In qualche modo, come ha già scritto Doroty Parker, comunque “Scusate le ceneri”. Sì, ha chiuso nonna, “Ma per terra è sporco”.

[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 2 Febbraio 2012]

vox populi


il racconto

Quando mio marito Andrea mi si parò davanti in cucina, in piedi accanto alla lavastoviglie, con la polpa di fico spalmata in testa e le unghie sporche di fango, capii che non mi sbagliavo, veniva dal cimitero. Mentre lo calavano sottoterra, e io piangevo stretta fra Alice e Mia, avevo visto infatti un grande fico che si spingeva sulla bara come ad abbracciarlo, o forse sorreggerlo durante l’ultimo viaggio. Ed era pieno di frutti. Ultimo no, però, visto che quel giorno, martedì, me lo vidi davanti in cucina. Avevo il pentolino rosso in mano e stavo armeggiando da un po’ per farlo entrare in lavastoviglie, avevo spostato i bicchieri ma non c’entrava lo stesso, nemmeno un buco per infilarlo. Era mezzogiorno, circa.