piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo

articoli con la parola chiave
ginevra bompiani

scegliete i libri, non gli sconti

Un’altra cattiva legge è passata. Con silenziosa arroganza, la legge sul prezzo del libro, deprecata dai suoi stessi difensori (secondo l’idea nata chissà dove che ‘una cattiva legge è meglio di nessuna legge’), è passata il 14 luglio in commissione alla Camera. Questa legge finge di arginare, ma in realtà ufficializza, la trasformazione del libro [...]

l’Italia funesta

Dovremo ricordarcela la giornata di ieri, 19 giugno 2010, come quelle giornate che annunciano una svolta, che forse potevamo evitare se solo avessimo ascoltato, con cuore attento, i suoi segni: la giornata in cui 5000 operai di Pomigliano sfilano per firmare un contratto che toglie loro i diritti conquistati, senza timore di costituire un precedente; [...]

di cosa si parla quando si parla d’amore

E’ il colmo che dopo averci infradiciato tante parole con la loro ipocrita melassa, ora dobbiamo svegliarci disappropriati della parola ‘amore’. Con la differenza che la parola ‘amore’, nel senso di sesso, di fregna, di mignotta, di scambio mercantile, nella loro bocca ha una sua spuria autenticità. Mentre libertà, per esempio (usata al posto di [...]

Otto marzo e la normalità

Quando guardo il mio cane, serio gentile riservato e partecipe, intelligente e protettivo, con una vita interiore che si sfoga nei sogni, penso: che bel cane normale! E poi mi guardo intorno, agli umani che ci circondano, corrotti e corruttori, ladroni, arroganti, stolidi, sciatti, compiaciuti, pieni di sé e solleciti del suo, e mi domando: [...]

kindlegarten

Come tutte le case editrici italiane ci stiamo chiedendo se l’eBook sia solo un oggetto (anche se dematerializzato) o sia una possibilità per il libro. Come tutte le persone appassionate di libri abbiamo seguito con una certa scettica epica del cambiamento le vendite di kindle, il supporto eBook sponsorizzato da Amazon e ci siamo grattati [...]

il fantasma del natale che viene

Ci siamo appena svegliati ed è già Natale. E fra due o tre risvegli sarà l’anno nuovo. Possiamo cominciare ad almanaccare desideri. Non potremo permetterci desideri diretti, larghi, alti: ci accontenteremo di desideri obliqui, nella speranza che fra l’indesiderabile e il desiderabile creino un vettore, una linea di mezzo, che ci dia sollievo. Perché ora [...]

quella parola

Qualche giorno fa, alla trasmissione otto e mezzo, l’attuale segretario del Pd Pier Luigi Bersani rispondeva all’insidiosa domanda di Lilli Gruber: “E’ vero che lei non ha paura di pronunciare la parola ‘sinistra’?”, con le parole: “no, non bisogna aver paura di pronunciare quella parola.”
Domenica sera poi, alla trasmissione Che tempo che fa, il nostro [...]

appena svegli

appena svegli di Chiara Valerio

Matt Groening, creatore di The Simpson, del loro cielo e della loro terra natia Springfield, festeggia i 25 anni della serie con un’intervista nella sezione Art&Culture dello Smithsonian Magazine e rivela che delle 53 Springfield segnate sulle cartine degli Stati Uniti, quella a cui pensava, disegnando Homer e i suoi, è la più vicina a Portland, la città dove è nato e dunque la Springfield dei Simpson è in Oregon, a due ore di macchina da Portland. Che la Springfield dei Simpson sia lì non è tuttavia una notizia di carattere geografico. È solo una pessima notizia. La Springfield dell’Oregon è infatti un luogo, specifico, misurabile, raggiungibile mentre la Springfield dei Simpson era dovunque, anche in camera mia. O tua. La Springfield di Bart, di Lisa e degli altri era la galera di tutte le adolescenze di provincia, dei posti piccoli troppo per mantenere un riserbo qualsiasi. Tutto questo adesso è in Oregon. Perché Groening lo ha specificato dopo aver tenuto duro per anni, rispondendo “Sì, è proprio quella”, a tutti coloro che chiedevano “Ma è proprio questa la Springfield dei Simpson?”? Considerazioni personali e di un’adolescenza mai conclusa a parte, mi dispiace perché questa indefinitezza mandava avanti l’idea di letteratura come proliferazione verbale, collettiva, condivisa, falsificabile su persone e cose, non favoriva pellegrinaggi e ostensioni di case e corpi reali ma solo ipotesi narrative dalle quali gemmavano poi altri racconti che non miravano a un valore di verità ma solo alla condivisione, alla compagnia. A chi importa se “Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno” sia proprio a Como? Se la letteratura è forte abbastanza “Quel ramo del lago di Como” non trasforma forse in se stesso qualsiasi ramo di lago?, Io, dopo aver letto Manzoni dico di Sì. E quindi, scusa Matt, ma per me Springfield rimane dovunque.

[queste righe sono state pubblicate su l'Unità il 13 Aprile 2012]

vox populi


il racconto

di Manfredi Bortoluzzi
Lo zio Procopio, in realtà zio della zia di mia madre, era partito per il Sudamerica quasi cent’anni fa. Aveva lasciato la casa colonica delle campagne venete per cercare fortuna nel lontano Perù dove si diceva che “anche la merda diventa oro”. Il guano, che ricopriva le isole della costa di Ica, aveva già riempito le tasche di molti imprenditori e l’industria peschiera non era da meno. Lo zio, contadino ma istruito, era sicuro che un giorno sarebbe ritornato a Meolo come un re, tra l’invidia generale dei compaesani. Di Procopio se ne parlò molto in effetti e per molto tempo, all’osteria della piazza e fino a Roncade dove tutti conoscevano la storia del contadino marinaio. Tuttavia non era delle sue infinite ricchezze che si parlava, ma della sua misteriosa scomparsa, dell’assoluto silenzio -erano passati più di quattro anni ormai- nel quale aveva lasciato la famiglia dall’arrivo, dopo alcuni mesi, al porto del Callao di Lima. Si era addirittura diffuso un proverbio in paese: quando qualcuno degli avventori dell’osteria si accomiatava per andarsene a casa in bicicletta gli altri lo ammonivano dicendogli scherzosamente “no sta’ far el Procopio, sa?”