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	<title>piazzaemezza &#187; corte europea</title>
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		<title>belpaese</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 21:53:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piazzaemezza</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La situazione è più o meno questa. La Corte Europea invita a togliere i crocefissi e in generale i simboli religiosi dai luoghi pubblici come le scuole. E’ un invito al buon senso: è ovvio infatti che chiunque non manifesti un’appartenenza religiosa possa se non altro sentirsi a disagio, o comunque estraneo, per esempio in un’aula scolastica in cui campeggi un Cristo in croce. A me da ragazzo è accaduto: non mi professavo cattolico, la mia famiglia era laica, e perciò – negli anni delle Medie e poi del Liceo – avevo sempre l’impressione d’essere un po’ un intruso, un tipo strano, guardando quel simbolo appeso al muro. Pensavo: se qualcuno mettesse, al posto del Crocefisso, che ne so?, un Lenin o un Che Guevara, o un’immagine del Buddha, non ci sarebbe qualcuno che giustamente potrebbe ritenersi fuori posto e magari non rappresentato, se non addirittura offeso?<br />
<span id="more-9"></span><br />
Peccato che l’invito al buon senso della Corte Europea sia esecrato come blasfemo, o perlomeno improprio, da tutti o quasi, sinistra compresa. Naturalmente siamo nello stesso Paese in cui si dibatte con molto fairplay di uomini politici magari con incarichi istituzionali, che usano cocaina e amano frequentare prostitute di vario sesso, essendone un giorno sì e l’altro no ricattati, senza che a nessuno venga in mente che un ricatto dovrebbe essere un reato grave, e quindi da denunciare alle autorità competenti.</p>
<p>Macché. Qui è già un miracolo se gli uomini politici di cui sopra si dimettono per decenza dai loro incarichi. Tanto per dire: il Presidente del consiglio non lo ha ancora fatto, eppure ne avrebbe ben donde, fra escort baresi, neomaggiorenni di Casoria, lodo Mondadori, processo Mills eccetera. In questo caso, però, invece di andarsene in pensione e magari farsi curare dai malanni dell’età – come del resto suggeriva l’ex moglie Veronica Lario – si preferisce l’ipotesi di riformare la giustizia. Con il risultato che fra non molto neppure gli inquisiti per Mafia saranno più indagabili.</p>
<p>Pazienza. D’altro lato, abbiamo da pensare alla pandemia dell’influenza H1N1, detta più prosaicamente “suina”. I morti italiani sarebbero già una ventina, 250 mila i contagiati. Il vaccino – che pare non sia stato sufficientemente testato e perciò molti medici lo sconsigliano – è comunque insufficiente, ci dicono le tivù e i giornali. I quali ripetono ossessivamente che bisogna prevenire e osservare precise profilassi, salvo poi aggiungere che questa influenza pericolosissima è de facto indistinguibile da quella comune di stagione. Non basta. I media ci dicono anche: calma, non bisogna farsi prendere dal panico. Purtroppo sono proprio loro i più entusiasti diffusori del medesimo. Ho sentito l’altro giorno che ogni anno la normale influenza fa più o meno ottocento vittime, fra anziani, bambini e persone affette da gravi patologie. Non è poco. Ma allora viviamo in un’eterna pandemia? E chi si ricorda dell’incubo aviaria, di qualche anno fa?</p>
<p>In compenso, da ultimo, parecchia gente muore in carcere. Non di influenza. Più banalmente, si può essere massacrati di botte (una prerogativa tipica dei ragazzi, magari tossici o genericamente ribelli), o viene incoraggiato il suicidio, specie se si è in preda a una grave depressione molto denunciata. Ma non importa. La crisi economica è già agli sgoccioli, ci rassicurano in parecchi. Certo la disoccupazione soprattutto al Sud è a livelli che una volta si definivano con qualche arroganza sudamericani, mentre le piccole imprese al Nord chiudono e la cassa integrazione (quando va bene) impazza. Dice: ma la crisi finanziaria sta passando. Già. Ma quella che investe la cosiddetta economia reale, cioè le nostre vite?</p>
<p>Non sappiamo. Per fortuna, come distrazione di massa, abbiamo varato le ronde dei “volontari per la sicurezza”. Che però a sorpresa pare siano un’occupazione d’élite, perché le richieste di iscrizione sono vicine allo zero. Non sono invece vicine allo zero le vittime fra gli extracomunitari che tentano di sbarcare lungo le coste del nostro Paese. I morti vengono ormai calcolati con moderno spirito manageriale. E neppure la Chiesa alza troppo la voce, in attesa di patteggiare una prossima legge in cui saremo tutti democraticamente condannati all’alimentazione artificiale.</p>
<p>Ma guai a parlare di rovina del Belpaese. Come minimo, vieni tacciato d’essere un traditore. E si sa come la libertà d’espressione sia un bene condiviso, da queste parti. Rifugiamoci allora in una bella notizia che riguarda il mondo della cultura nel senso più ampio. Nel novembre di ottanta anni fa nasceva uno pilastro di quella che fu la civilizzazione dell’Italia moderna: la casa editrice Bompiani. Auguri e lode imperitura al suo fondatore, il grande Valentino. Non l’ho conosciuto di persona. Ne ho però studiato il lavoro minuzioso, il progetto culturale, le ambizioni. Ora che è tramontata l’epoca degli editori come lui e al suo posto ci sono le concentrazioni editoriali con diramazioni varie e proprietà imperscrutabili, con chi pubblicherebbe i suoi amati libri, il vecchio giovane Valentino?</p>
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