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	<title>piazzaemezza &#187; chiara valerio</title>
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		<title>gli effetti secondari della crisi</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 10:22:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Roma. Esterno giorno. Martedì, passando per Piazza Mazzini, mi sono imbattuta in un cartellone pubblicitario che recitava, lettere nere su bianco perla, “Perché piangere due volte?” sotto, in un corpo del testo appena più minuto, “funerali completi a partire da 99* euro” e più sotto ancora, in un corpo del testo minutissimo “*Tan 9,88% Tag [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roma. Esterno giorno. Martedì, passando per Piazza Mazzini, mi sono imbattuta in un cartellone pubblicitario che recitava, lettere nere su bianco perla, “Perché piangere due volte?” sotto, in un corpo del testo appena più minuto, “funerali completi a partire da 99* euro” e più sotto ancora, in un corpo del testo minutissimo “*Tan 9,88% Tag 12,62 salvo approvazione NEOS FINANCE SPA”. Per avere un funerale completo mi basta dunque rinunciare al cinema dieci volte, che in una vita non è poi un grande sacrificio, anche se non ho la televisione. Specialmente se il contraltare è un bel funerale completo. Certo, non avendo un contratto a tempo indeterminato, potrei non avere accesso al finanziamento, in quel caso, sarebbe davvero umiliante, perché potrei non avere persone alle quali chiedere di fare da garante. Poi ho riso, perché la morte è sempre quella degli altri e perché mi sono ricordata di quando mia nonna, tanti anni fa, mi aveva mandato all’ufficio preposto del piccolo comune dove ancora vive a prenotarle un loculo vicino a quello di mio nonno. A destra preferibilmente. Io non pensavo che i loculi, oltre ad essere molto ambiti (“per terra è sporco”), fossero carissimi. Nonna, in ogni caso, non ne aveva fatto una questione di soldi, ma semplicemente, appunto. di posizione. Meglio a destra. Così, fatto un secondo giro della piazza per rileggere la pubblicità della grintosa agenzia di pompe funebri mi sono fermata con la moto e ho chiamato nonna, che da anni continua a risparmiare per il suo loculo prenotato. Le ho sottoposto la questione. Nonna mi ha detto che è vero che i funerali sono cari ma che non ci si mette a parlare di soldi, tanto in qualche modo si fa. In qualche modo, come ha già  scritto Doroty Parker, comunque “Scusate le ceneri”. Sì, ha chiuso nonna, “Ma per terra è sporco”.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 2 Febbraio 2012]</span></p>
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		<title>il Giglio d&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 08:30:38 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono mai salita su una nava grande come il Concordia. Ricordo però che qualche anno fa, vedendone passare una simile nella laguna di Venezia mi ero detta, tra me e me, Sembra un abuso edilizio. Enorme e così lucida in mezzo a una miniatura di mondo. Ma io non costruisco navi e ho smesso anche di fare le barchette di carta, che pure mi piacevano tanto. Così quando ho visto il Concordia abbattersi piano piano su un fianco, così da presso alla costa del Giglio, me ne sono rimasta un po’ imbambolata, come accade talvolta davanti alle enormi disgrazie e alle cose che crollano o si rompono in questo nostro mondo d’etere, tranquilla che nessuno si sarebbe fatto male e che quel mare quasi domestico, quasi chiuso, non avrebbe preteso bottini di persone ma solo di cose. E le cose, sono cose e basta. Poi invece alle immagini registrate hanno cominciato ad aggiungersi le parole. Dispersi, morte, il capitano Schettino ha abbandonato la nave. E poi ancora le registrazioni video e audio dei passeggeri, le immagini dell’acqua salata che entra nelle vetrate, la scoperta di un ufficiale eroe che si rompe una gamba per mettere in salvo i passeggeri, la telefonata della guardia costiera che con giusto tono Shakesperiano tuona che il mare ha salvato la vita al capitano ma la legge degli uomini gli farà passare qualche brutto momento. La legge degli uomini è una cosa difficile sì, ma non è mai codarda, e a quella distanza dalla costa impone di dare immediatamente l’allarme perché non arriveranno i delfini a mantenere dritta la nave. Sarebbe bastato che l’allarme partisse prima per evitare 11 morti e 22 feriti, sarebbe bastato che il capitano rimanesse a bordo, o forse no. Io non sono capitano e ho dismesso le maschere di carnevale, anche se mi piacevano. Vorrei però continuare a raccontare a tutti la bella favola che il capitano salva tutti, o almeno, ci prova. </p>
<p><span style="color: #ff0000;">[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 19 Gennaio 2012]</span></p>
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		<title>i costi degli altri</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 10:10:09 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi rendo conto che in un periodo di crisi e in un governo, seppur tecnico, che è costretto a fare tagli, e dopo aver tagliato, a tagliare ancora, parlare degli stipendi dei parlamentari è un modo per canalizzare la rabbia, l’insoddisfazione, e la disperazione per il futuro, verso una classe di individui che può ben rappresentare l’archetipo e la roccaforte di qualsiasi privilegio. Viaggi e cinema gratis, affitti a equocanone – ormai solo un lontano ricordo, quasi un miraggio –, immunità, visibilità e una possibilità di fare che, se per un cittadino medio era inattuabile, adesso, con l’abbattimento progressivo e metodico delle aspettative sociali ed economiche di ciascuno, è addirittura impensabile. Di tutto questo mi rendo conto. Ma trovo fastidiosamente populista parlare dello stipendio dei parlamentari come se la remunerazione fosse il problema del nostro Parlamento e come se, equipare gli stipendi alla media europea, migliorasse d’improvviso la nostra vita politica. La democrazia è un sistema di governo che, in quanto rappresentativa, ha costi di rappresentanza. Alti. Allora, bene e giusto parlare di soldi, ma prima di questo, non sarebbe più opportuno dire che gran parte dei nostri parlamentari potrebbe essere accusata di truffa morale a danno dei cittadini italiani e della Repubblica anche se percepisse lo stipendio simbolico di un euro? Perché è meno colta e alfabetizzata di chi lo ha eletto, perché è priva di senso dello Stato e di contegno. Se viaggiasse per fare comizi, per parlare con gli elettori – se avesse dunque coscienza che l’elettorato non è una statistica ma ha orecchie e bocca e cervello – non dovrebbe forse avere tutti i viaggi spesati? Non vorrei che il malcostume di questi ultimi anni limitasse la democrazia che, come ogni ricchezza, vive anche di sprechi.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 5 Gennaio 2012]</span></p>
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		<title>commuoviti, ma correggimi</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 09:00:06 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Se qualcuno, come in una favola, si fosse addormentato lo scorso dodici novembre e poi risvegliato domenica quattro dicembre, nel momento in cui l’italiano chiaro e preciso e il tono composto di Elsa Fornero, ministro del Welfare, e le successive lacrime sue rimbalzavano sugli schermi televisivi, avrebbe pensato di aver dormito per quindici anni e supposto che no, no, non eravamo ancora usciti dalla crisi ma almeno il clima emotivo, culturale, professionale e intellettuale del paese, il governo, era cambiato. E non c’era più da vergognarsi. Poi, a un certo punto, avrebbe visto i singhiozzi altrettanto composti di Elsa Fornero, e lo smarrimento in quel “non va bene” ripetuto a se stessa, due volte, in tono minore, per lo sconcerto delle lacrime e forse per la manovra economica che andava esponendo. Non so cosa avrebbe vagheggiato quel qualcuno risvegliatosi così all’improvviso e appena prima di capire che erano passati solo poco più di quindici giorni. Forse che siamo un paese schizofrenico, forse, come me, si sarebbe emozionato, nonostante nessuno a quel tavolo avesse parlato di Ici alla chiesa cattolica o di modifiche sensibili alla tassazione dei redditi da rendite. Elsa Fornero che studia i sistemi previdenziali da anni e ne ha scritto in articoli, libri ed editoriali, deve aver pensato invece che nonostante sia un ministro di un governo tecnico e non politico le tocca una manovra che intaccherà lo stato sociale, deve aver pensato che una teoria calata in una realtà che è amministrativa, politica e sociale, si scontra con le vite degli altri, tutte diverse, tutte imperfette, deve aver pensato, come lo studioso che è, che avrebbe potuto studiare ancora. Così quando l’ho vista cercare di mantenere ferma l’espressione del viso che andava scomponendosi come in un Picasso, ho capito che – nonostante ici e rendite – mi fidavo.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, l'8 Dicembre 2011]</span></p>
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		<title>memento mori</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 07:39:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le norme della finanziaria saltano come le pulci in un circo. Nervosamente però, disordinatamente, senza eseguire acrobazia alcuna, come se l’ammaestratore fosse stato colto da improvvisa e improvvida amnesia. Quasi avesse dimenticato che governare è pure incantare. Lasciare chi ascolta e ha votato con gli occhi bene aperti davanti allo spettacolo di quello che, con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le norme della finanziaria saltano come le pulci in un circo. Nervosamente però, disordinatamente, senza eseguire acrobazia alcuna, come se l’ammaestratore fosse stato colto da improvvisa e improvvida amnesia. Quasi avesse dimenticato che governare è pure incantare. Lasciare chi ascolta e ha votato con gli occhi bene aperti davanti allo spettacolo di quello che, con la fiducia ricevuta, si è già fatto e di quello che sarà fatto. Tra il passato del risultato e il futuro del progetto sta l’evoluzione dell’idea di paese, di società, e pure di benessere. Evoluzione che in certe epoche storiche può pure essere acrobazia… Il Premier invece dice “Torniamo all’Iva”, quasi l’Iva fosse una terra promessa e perduta, il Ministro dell’Economia pare sia isolato in una località di montagna irraggiungibile dai telefoni, il Ministro dell’Istruzione parla di mantenimento del patto generazionale, la Lega Nord s’indigna per la nuova impossibilità di riscattare, a fini pensionistici, gli anni di laurea e l’anno di leva, la sinistra, con cupo controcanto, ripete “Governo nel caos, si dimetta”. Per questa evidente mancanza di idee, di coraggio e di grammatica, leggere dei continui e contrastanti aggiornamenti sul testo definitivo della finanziaria è una sorta di inquieto memento mori. Perché se tutti gli emendamenti e le norme della finanziaria non sono soluzioni – sono tutte intercambiabili – se i tagli non sono proprio tagli, allora questa non è una manovra anti-crisi, ma semplicemente di mantenimento dello stato di fatto. Che è uno stato di crisi. Leggere gli aggiornamenti al testo della finanziaria è una sorta di inquieto memento mori perché è chiaro che la nostra classe politica che cancella un passato (ogni tanto) e non è in grado di progettare il futuro pretende una fiducia per governare che non ripone nei cittadini. Nemmeno più come spettatori.</p>
<p><span style="color: #ff6600;">[queste righe sono state pubblicate il 1 Settembre 2011 su l'Unità]</span></p>
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		<title>l&#8217;incubo dell&#8217;intrattenimento</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Aug 2011 08:30:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Supponiamo di essere al mare, di poter fare i tuffi e le capriole in mezzo ai gabbiani che sembrano boe così indifferenti agli schizzi. Supponiamo anche di poter non fare niente, di starcene piantati con i gomiti sul davanzale, di voler fumare una sigaretta e di accorgerci di essere senza. Nessuna ansia, l’irritabilità è lontana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Supponiamo di essere al mare, di poter fare i tuffi e le capriole in mezzo ai gabbiani che sembrano boe così indifferenti agli schizzi. Supponiamo anche di poter non fare niente, di starcene piantati con i gomiti sul davanzale, di voler fumare una sigaretta e di accorgerci di essere senza. Nessuna ansia, l’irritabilità è lontana quanto la calura, la calca, la fretta, la ressa, l’obbligo. Le scale, per arrivare dalla casa aggettante sul panorama al paese, sono di pietra e si inerpicano, anche in discesa. Il viale è quello di un tramonto perfetto. Rosa e champagne con nuvole che paiono bollicine. Solo che il rumore del mare, mano a mano che scendiamo, s’affievolisce. Subito non ci preoccupiamo, siamo in vacanza anche dalle paranoie. Arrivati nella piazza tuttavia la troviamo lastricata da biciclette da spinning, come la sera prima era coperta da sedioline di plastica colorata, schierate in forma di cavea irregolare, davanti a un palchetto sul quale le sagome dei personaggi di Walt Disney si accalcavano l’una sull’altra lasciando presagire una caotica e barbarica luminescenza al neon. Così ci troviamo davanti a trecento biciclette da spinning in file compatte come un quadrato macedone e intorno alle quali si aggirano figure abbronzate e palestrate e altre nivee e coi muscoli assai meno definiti. Figure unite dalla stessa tensione alla condivisione coatta. Così nello stesso colpo d’occhio stanno le biciclette che non vanno da nessuna parte, i tavoli imbanditi dei ristoranti, le barche, i bambini che corrono, i gabbiani che volano, le bancarelle che chiudono, e qualche altro sguardo attonito su questo circo del da fare che deve proseguire incessante in ogni luogo, e in ogni tempo, e in ogni dove, come una rotativa, perché nessuno pensi di poter stare senza rumore. Anche qui, il nostro incubo dell’intrattenimento quotidiano. La scorsa settimana, il 4 agosto, i cattolici hanno festeggiato San Domenico di Guzman, fondatore dell’ordine dei frati predicatori. Rincasiamo pensando che la nostra intolleranza è frutto di una sua predica, ma non dobbiamo ascoltarlo, vogliamo essere uguale agli altri. Nonostante tutto.</p>
<p><span style="color: #ff6600;">[questo articolo è stato pubblicato l'8 Agosto 2011 su l'Unità]</span></p>
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		<title>altri libri, altre stanze</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jul 2011 01:15:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[è passata ieri al Senato, dopo un iter legislativo lungo e faticoso come una tremila siepi, e lo strenuo lavoro del Senatore PD Vincenzo Vita, la legge sul libro che disciplina gli sconti e le promozioni sulla vendita dei libri nelle librerie tradizionali, in quelle on-line e nelle catene. La legge sul libro è un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>è passata ieri al Senato, dopo un iter legislativo lungo e faticoso come una tremila siepi, e lo strenuo lavoro del Senatore PD Vincenzo Vita, la legge sul libro che disciplina gli sconti e le promozioni sulla vendita dei libri nelle librerie tradizionali, in quelle on-line e nelle catene. La legge sul libro è un altro piccolo tassello di un puzzle che, raffigurante l’Europa, manca ancora di particolari fondamentali riguardo l’Italia – penso a una legge sulle coppie di fatto, sull’adozione per i single, sulla cittadinanza dei figli di immigrati, sul conflitto di interessi. La legge sul prezzo del libro, nonostante la battaglia condotta dai <a href="http://leggesulprezzodellibro.wordpress.com/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/leggesulprezzodellibro.wordpress.com/?referer=');">Mulini a Vento</a> e, insieme a loro, da centinaia di editori indipendenti piccoli e meno piccoli – da Sellerio a Keller – e da migliaia di librerie indipendenti e da librai, che, pur lavorando in librerie che sono franchising, conoscono il mestiere di chi oltre a vendere i libri, li legge e sa consigliarli, non è perfetta, ma è finalmente il punto di partenza per arrivare alla legge francese – che vieta gli sconti sopra il 5% – o alla legge tedesca – nella quale gli sconti non sono ammessi – e che si sono rivelate, negli anni, la garanzia di un mercato culturale florido e diffuso. In questa prima batteria di tremila siepi hanno proprio vinto i lettori. La legge sul prezzo del libro, che vieta gli sconti sopra il 15% e sopra il 25% durante le promozioni, fa infatti solo in apparenza un torto ai lettori in tempo di crisi, perché, garantendo la sopravvivenza alle librerie e agli editori indipendenti, preserva la bibliodiversità, dunque la scelta, e una nicchia di mercato vivo e vispo dove il consumatore non è un archetipo senza occhi e gusti propri ma una persona che decide di comprare, e talvolta di investire, nei libri che gli aprono altri mondi o solo un’altra stanza.</p>
<p><span style="color: #ff6600;">[questo articolo è stato pubblicato su l'Unità il 21 Luglio 2011]</span></p>
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		<title>i ragazzi stanno bene</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 05:46:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Palazzo Chigi. Carlo Giovanardi, sottosegretario con delega per lotta alla droga, presentando la Relazione al Parlamento del 2011, ha dichiarato che la Relazione testimonia la diminuzione dei consumi di sostanze stupefacenti e di alcol. La rilevazione ha coinvolto circa 35mila studenti tra i 15 e i 19 anni e, nonostante il gradimento di marjiuana e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Palazzo Chigi. Carlo Giovanardi, sottosegretario con delega per lotta alla droga, presentando la Relazione al Parlamento del 2011, ha dichiarato che la Relazione testimonia la diminuzione dei consumi di sostanze stupefacenti e di alcol. La rilevazione ha coinvolto circa 35mila studenti tra i 15 e i 19 anni e, nonostante il gradimento di marjiuana e hashish sia stabile, l’aumento della prevenzione, dentro e fuori le scuole e la crisi economica, hanno decisamente contribuito al calo dei consumi. I ragazzi che negli ultimi 12 mesi hanno fatto uso di eroina almeno una volta sono lo 0,6%, contro lo 0,8% della precedente rilevazione. Quelli che hanno usato cocaina il 2,1% (2,9%). Cannabis 18,2% (18,5%). Stimolanti/amfetamine/ecstasy 1,3% (1,7%). Allucinogeni 2,3% (2,7%).  La Relazione registra, tuttavia e per la prima volta nella storia della Repubblica, un forte allarme sul gioco d’azzardo patologico. In effetti, se il 10% dei ragazzi ha problemi col gioco d’azzardo, il 5% ne ha una vera dipendenza. Tra il 2005 e il 2010 le richieste di accesso al fondo di solidarietà presentate dalle vittime di usura sono aumentate del 165%. Il mio primo pensiero è che la droga costa di più di una scommessa e fa viaggiare di meno, quindi meglio scommettere. Il secondo è che la crisi economica cambia prima di tutto le abitudini, non ci sono soldi e basta. Il terzo è un’illuminazione. Se il principio del gioco d’azzardo è dare poco per ricevere tanto, allora, in una nazione fatta di paesi con bar-tabacchi e in città fatte di quartieri con bar-tabacchi, la declinazione dell’azzardo – accessibile e familiare – è un ordinario WinForLife. “Vinci per la vita”, ma anche “Vinci per vivere”, visto che né la nostra classe politica né i monopoli di stato – con giochi che prevedono 15 estrazioni giornaliere – pensano e credono nel futuro. Qual è il gioco d’azzardo?</p>
<p><span style="color: #ff6600;">[questo articolo è stato pubblicato il 7 luglio 2011 su l'Unità]</span></p>
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		<title>esame</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 08:34:42 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ministero dell'istruzione]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Se avessi dovuto sostenere la prova di maturità sarei stata indecisa tra la traccia di ambito storico politico, “Destra e Sinistra” e la traccia di ordine generale che a partire dalla frase di Andy Wharol – “Nel futuro ognuno sarà famoso per quindici minuti” – mi invitava a riflettere sull’industria televisiva e sui social media. Non sarei riuscita nemmeno a guardare, per troppa inadeguatezza e agognata prossimità umorale la poesia di Ungaretti, che perenne ricorda che “Qui la meta è partire” e nemmeno avrei considerato la traccia di ambito tecnico scientifico, “Enrico Fermi, fisico”, perché nella spocchia dei miei diciotto anni mi sarei fermata ai primi due brani – Cabibbo e Bruzzaniti – che configurano non un tema di scienza ma di storia della scienza, anzi di più, una sorta di agiografia del genio. Che è la cosa meno scientifica e più mediatica del mondo. Avrei sbagliato, perché non avrei letto le righe del discorso tenuto da Fermi nel 1947 dove si legge “La professione del ricercatore deve tornare alla sua tradizione di ricerca per l’amore di scoprire nuove verità. Poiché in tutte le direzioni siamo circondati dall’ignoto e la vocazione dell’uomo di scienza è di spostare in avanti le frontiere della nostra conoscenza in tutte le direzioni, non solo in quelle che promettono più immediati compensi o applausi”. Ma poiché il mio esame di maturità è trascorso, posso leggere le tracce, senza ansia, e pensare che tra i quindici minuti di Andy Wharol e il poco fascino dell’immediatezza di Fermi sta tutta la schizofrenia del Ministero dell’istruzione che se da un lato regala attenzione mediatica ai cinquecentomila studenti che chiudono un ciclo scolare, dall’altra smantella scuola, ricerca, e tutti quegli silenziosi e spesso più lunghi di una vita, che dai banchi fino ai laboratori contribuiscono a rendere le persone consce e libere e dunque danno loro cittadinanza. </p>
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		<title>tarallucci e vino</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 11:26:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piazzaemezza</dc:creator>
				<category><![CDATA[il racconto]]></category>
		<category><![CDATA[2004]]></category>
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		<category><![CDATA[racconti brevi]]></category>
		<category><![CDATA[tarallucci e vino]]></category>

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		<description><![CDATA[Campo de’ fiori. Intorno la gente parla come se fosse semplice. Tu guardi Giordano Bruno come se la sua faccia di bronzo potesse sorriderti con un Non fa niente o Lascia perdere ci sono infiniti mondi e infiniti modi basta solo lasciar cadere la n. Io capisco e ordino due Sauvignon e la mia n [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Campo de’ fiori</em>. Intorno la gente parla come se fosse semplice. Tu guardi Giordano Bruno come se la sua faccia di bronzo potesse sorriderti con un Non fa niente o Lascia perdere ci sono infiniti mondi e infiniti modi basta solo lasciar cadere la n. Io capisco e ordino due Sauvignon e la mia n così calcata, indelebile se le tue orecchie fossero carta, ti risveglia. O è la cameriera che se non avesse da chiedere il conto chiederebbe attenzione. Pago, mi chiedi Perché?. Poi fissi la mia faccia di carne e me che ho un solo modo di stupirmi di te e un solo gesto. Bevo perché il Sauvignon lava via i sapori sulfurei delle bocche tenute inutilmente serrate. Sarebbe comunque meglio parlare. È giovane e spensierato. Ha due aggettivi che mi mancano e mi ubriaco troppo in fretta per riuscire ad appropriarmene. Tu sei giovane e spensierata e ti bacio troppo poco per esserne contagiato. E infatti. Mi chiedi Perché? Sai che mi piacciono i rossi pastosi.<br />
<span id="more-940"></span><br />
<em>Napoli</em>. C’è un balcone stretto con le ringhiere dipinte di fresco e che quindi hanno un’aria appiccicosa. Ci sono due sedie. Una poltrona bassa tappezzata optical e un treppiede di legno chiaro. Ci guardiamo nonostante il mare occupi i tre quarti del visibile senza cornice. Non è una cartolina però, tu ci sei e c’è una bottiglia di primitivo. Ci sono due bicchieri da tavola. Svasati con la base scanalata. Sono i bicchieri della tavola dei miei nonni riempiti di vino quasi aceto allungato con la gassosa. Nei supermercati le commesse part-time non sanno cosa sia una gassosa. E la gassosa è storia patria. Specialmente nel vino che sta andando a male. Da solo. C’è una bottiglia di primitivo e tu che cincischi garrula L’ho aperto per te, mi ero ripromessa di non bere più questo vino da taglio che mi ha macchiato il pantalone di lino bianco. Il primitivo. Da solo. Non dovevi aprirlo, è un vino spesso, e qui è estate. È solo giugno non essere drammatica, ridi e ti versi il secondo bicchiere, io guardo il mio senza berlo, è di un rosso viola che ipnotizza. Io non ho quasi mai macchiato nemmeno un pavimento. E poi le macchie che si lavano sono degeneri, perché non lasciano aloni. Il primitivo è un vino che lascia aloni, anche sui sapori. Tu digrigni i denti per mostrarmi la chiostra sanguinante. Invece è il vino. Da solo. Dovremmo mangiare un taralluccio o una corteccia di pane altrimenti finiremo a cantare alla luna, La bottiglia finirà prima del giorno, al più, canteremo con la luce. Mentre ti versi il terzo bicchiere mi avvicino per porgerti il mio mezzo pieno, perché sono felice, e una goccia di vino mi imporpora un polpastrello. Sobbalzo. Tu ti batti i denti. Sembra sangue ma è il vino. Da solo. Sono venuta per te, mi ero ripromessa di non tornare in questa casa nella quale ho macchiato il mio amor proprio. Non ho quasi mai macchiato nemmeno un pavimento. Bevi d’un fiato e ti chini a succhiarmi il dito quasi mi fossi ferita. Gli dei peggiori sono quelli che non chiedono sacrifici di sangue ma che corrono a suggerti il dito appena una spina di rosa lo tinge di rosso. Gli dei peggiori sono quelli che chiedono rose. E che dopo aver visto appassire le rose ti offrono un primitivo.            </p>
<p><em>provincia</em>. Il giorno in cui ho smesso di desiderare ho comprato in un discount una bottiglia di vino frizzante. Banalmente con la speranza che le bollicine mi sollevassero. L’ho bevuta tutta, in quattro o cinque fiati. Non ho visto gli amici e nemmeno ho pianto appoggiata a una cornetta. Il giorno in cui ho smesso di desiderare era trascorso un giorno appena dal tuo Certe lacrime sono più lacrime di altre. E io non ho capito, ma sono rimasta. Per tranquillizzarti. Per ripetermi che per una volta restare era tutto il possibile. Se avessi conosciuto un vino salato avrei comprato quello per ricordarmi della particolarità di queste lacrime. Di essere di più. E quindi troppo. Il Bardolino classico è un déjà vu.</p>
<p>(2004)</p>
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