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	<title>piazzaemezza &#187; che fine faranno i libri</title>
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	<description>la piazza dove pensare nottetempo</description>
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		<title>eBook</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 14:16:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piazzaemezza</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Internet è probabilmente la più grande rivoluzione degli ultimi cinquecento anni. Un fenomeno che investe tutto il globo. Con Web 2.0, che permette a milioni di persone di dialogare, la Rete è diventata, tra mille contraddizioni, il luogo della democrazia insorgente. Un dispositivo che sta plasmando una nuova soggettività. E anche gli eBook sono parte di questo cambiamento radicale, che renderà i libri immateriali e per certi aspetti incerti, non più chiusi e definitivi. I libri elettronici sono oggetti vivi perché possono essere sempre corretti e cambiati, sottoposti a un numero infinito di passaggi di mutamento. Per i libri stampati nel passato, che torneranno tutti finalmente disponibili in formato elettronico (perché le grandi biblioteche vengono rapidamente digitalizzate), si tratterà soltanto della possibilità di correzioni di refusi, ed eventuali aggiornamenti bibliografici. <span id="more-236"></span>Ma con gli eBook, almeno fino quando saranno vivi gli autori, sarà possibile intervenire per cambiarli in continuazione, anche radicalmente, praticamente senza costi. Muterà quindi, sta già cambiando, la natura stessa del libro: da manufatto cartaceo e chiuso, a oggetto elettronico e aperto. </p>
<p>I testi diventano ipertesti che permettono di aprire un numero quasi infinito di link : collegamenti con altri testi, immagini, filmati e musiche. Il lettore non è più passivo, ma interviene attivamente sul testo, di fatto ricreandolo e modificandolo a suo piacimento. Stiamo entrando in un periodo intermedio in cui i due sistemi librari (analogico e digitale) conviveranno. Fare libri costerà sempre meno e molte figure dell’editoria tradizionale, purtroppo, spariranno.</p>
<p>Gli editori però  saranno sempre necessari, anche in assenza di libri di carta. La loro fondamentale funzione di scoperta, scelta, sollecitazione, azzardo, consiglio, correzione, sarà ancora indispensabile per produrre buone opere, tramandare, rinnovando, la tradizione e allargare l’orizzonte culturale. </p>
<p>Finiti anche i libri nell’immaterialità del Web, il rischio è che si smarrisca l’autorevolezza dei testi, frutto di una selezione basata su una valutazione estetica o scientifica. La rete è per sua natura “democratica”, ma non tutto quello che vi si trova ha lo stesso valore. Riuscire a selezionare sarà sempre più complicato e difficile, a fronte  di una proposta praticamente infinita e indistinta. Vincerà chi saprà e vorrà produrre migliori libri elettronici e di alta qualità editoriale. Sarà ancor più necessario per il lettore poter andare a colpo sicuro e avere una buona dose di certezza che il testo che sta per leggere sia affidabile sotto tutti gli aspetti. </p>
<p>Con gli eBook l’idea stessa di “proprietà intellettuale” verrà stravolta, perchè un’opera immateriale che naviga in una rete immensa, dove può venir continuamente modificata, è incontrollabile e indifendibile. Inoltre, leggere sul proprio apparecchio elettronico un eBook non significa necessariamente “rubarlo”, come quando si prende un libro in prestito in biblioteca, anche se, in questo caso, il contenuto rimane nel nostro lettore (come se l’avessimo interamente fotocopiato). Gli autori, gli agenti letterari e gli editori non riusciranno a combattere il download illegale: dovranno cercare e trovare un compromesso che limiti i danni (così come è successo con la musica). </p>
<p>La sfida alla quale sono chiamati tutti coloro che, a vario titolo, lavorano nell’editoria, è quella della qualità e del rigore per evitare che i lettori vengano risucchiati in un gorgo indistinto di materiali. Bisogna produrre testi e libri sottoposti ad attente cure redazionali, con una grande attenzione alla lingua (che non dovrà mai scadere nella sciatteria e nella banalità) e, nel caso, alla precisione delle note e all’attendibilità dei riferimenti bibliografici. L’unico modo per salvare la Cultura è quello di migliorare e rafforzare il valore dei contenuti e delle forme. </p>
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		<title>kindlegarten</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 11:43:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piazzaemezza</dc:creator>
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Come tutte le case editrici italiane ci stiamo chiedendo se l’eBook sia solo un oggetto (anche se dematerializzato) o sia una possibilità per il libro. Come tutte le persone appassionate di libri abbiamo seguito con una certa scettica epica del cambiamento le vendite di kindle, il supporto eBook sponsorizzato da Amazon e ci siamo grattati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.piazzaemezza.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/kindlebooks12.JPG" alt="kindlebooks1" title="kindlebooks1" width="461" height="317" class="alignnone size-full wp-image-229" /></p>
<p>Come tutte le case editrici italiane ci stiamo chiedendo se l’eBook sia solo un oggetto (anche se dematerializzato) o sia una possibilità per il libro. Come tutte le persone appassionate di libri abbiamo seguito con una certa scettica epica del cambiamento le vendite di kindle, il supporto eBook sponsorizzato da Amazon e ci siamo grattati il mento curiosi quando a Natale duemilanove, negli Stati Uniti, le vendite di eBook hanno sorpassato le vendite dei libri di carta. <span id="more-230"></span>Abbiamo tenuto Kindle in mano, ci abbiamo letto sopra un paio di pagine, ci siamo meravigliati del piccolo schermo, fermo che pare un foglio, e ci siamo un poco emozionati perché la tecnologia, sviluppata da una costola del MIT, somiglia moltissimo a una composizione quattrocentesca della stampa. Lo schermo di Kindle non è infatti a cristalli liquidi e retroillumiato, come un portatile o un cellulare, ma è un pannello, una pellicola, in cui sferette trasparenti ruotano, seguendo un impulso elettrico, per assemblare parole che possano essere lette comodamente anche sotto il sole. Le gocciole di inchiostro sotto lo schermo di Kindle funzionano insomma proprio come caratteri a stampa. Qui a nottetempo siamo curiosi e quando ci hanno chiesto come intendevamo muoverci sugli eBook abbiamo risposto che in Italia abbiamo ancora un po’ di tempo per riflettere, <a href="http://www.affaritaliani.it/culturaspettacoli/ginevra_bompiani_nottetempo131209.html" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.affaritaliani.it/culturaspettacoli/ginevra_bompiani_nottetempo131209.html?referer=');">che non saremo i primi a muoverci ma neppure gli ultimi</a>. In effetti, sulle forme del libro, ci siamo sempre interrogati e abbiamo agito come quelli che provano a cercare una risposta. Per esempio abbiamo lanciato i <a href="http://home.edizioninottetempo.it/catalogo/i-sassi/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/home.edizioninottetempo.it/catalogo/i-sassi/?referer=');">sassi</a> (senza nascondere la mano) e adesso, quando entrate in libreria, potete osservare quanto la misura sasso si sia riprodotta, quasi i sassi fossero semi!, e adesso è una misura condivisa da Adelphi e da Sellerio per dirne due. A nottetempo sappiamo che le idee non sono di nessuno, che girano per l’aere tranquillo e condividerle ci rende lieti e fa sì che continuiamo a domandarci e ad azzardare risposte. Per tornare all’ebook, Kindle o il lettore Ipad di Apple o affini, sono una forma del libro o sono il futuro designato del libro? In un paese dove pochi leggono molto e molti non leggono affatto, Kindle sarà in grado di consegnare il piacere e l’inquietudine della lettura in mano a quelli che prima non avrebbero preso in considerazione un libro o no?, il fatto che kindle permette di scaricare in tempo reale i libri da Amazon e che Amazon scelga quali libri digitalizzare prima di altri, permette per esempio ad Amazon di indirizzare le letture e dunque <a href="http://www.dailykos.com/story/2010/1/25/829918/-Does-Amazon.com-support-right-wing-lunatics" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.dailykos.com/story/2010/1/25/829918/-Does-Amazon.com-support-right-wing-lunatics?referer=');">le opinioni dei lettori</a>? Qui a nottetempo, tra l’idea di regime dialettico (e non solo) di <em>Mattino bruno </em>di Frank Pavloff e lo <em>Stevenson sotto le palme </em>di Manguel che, come Sant’Agostino, ringrazia Dio di non averlo fatto responsabile dei propri sogni, abbiamo chiesto a Francesco Cataluccio di dirci, anzi di scriverci,  <a href="http://www.radio.rai.it/radio3/view.cfm?Q_EV_ID=307515" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.radio.rai.it/radio3/view.cfm?Q_EV_ID=307515&amp;referer=');"><em>Che fine faranno i libri </em></a>. E per intanto, lo chiediamo anche a voi che ci leggete. <strong>Che fine faranno i libri?</strong></p>
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