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articoli con la parola chiave
centrale nucleare

fermiamo il nucleare

di Gianni Silvestrini
Direttore Scientifico Kyoto Club
[fermiamo il nucleare - obiettivi europei e internazionali è il terzo intervento di riflessione contro il nucleare che ospitiamo sul nostro blog. Il primo fermiamo il nucleare di Nicola Armaroli (Ph.D., Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna) è stato pubblicato il 16 marzo scorso e potete leggerlo qui. Il [...]

fermiamo il nucleare

di Roberto Natalini PhD – Consiglio Nazionale delle Ricerche, Roma
[fermiamo il nucleare - l'aritmetica del rischio è il secondo intervento di riflessione contro il nucleare che ospitiamo sul nostro blog. Il primo fermiamo il nucleare di Nicola Armaroli (Ph.D., Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna) è stato pubblicato il 16 marzo scorso e potete leggerlo [...]

fermiamo il nucleare

di Nicola Armaroli, PhD – Consiglio Nazionale delle Ricerche, Bologna
La tecnologia nucleare è ancora in funzione solo perché, da 50 anni, gode di prodigiose iniezioni di denaro pubblico che la tengono artificialmente in vita. Nella seconda metà del XX secolo, l’industria nucleare americana ha ricevuto oltre il 95% dei sussidi federali al settore energetico, principalmente [...]

appena svegli

appena svegli di Chiara Valerio

Probabilmente mi meraviglio perché, con un po’ di rammarico, e per mancanza di tempo e spazio, non guardo più molto la televisione. Lo dico senza ironia, appartengo a una generazione che ha arricchito il proprio immaginario grazie e nonostante la televisione. Tuttavia, ieri sono rimasta impalata davanti a uno schermo televisivo nel quale passava, accompagnata dalla melodia de “L’italiano” di Toto Cutugno, la nuova pubblicità del Superenalotto. Il refrain, modificato all’uopo, suonava “Lasciatemi sognare con la schedina in mano”. Già il legame tra sogni e un gioco dove il banco vince sempre, quindi di finto azzardo, mi annoia, perché i sogni sono azzardi, e ognuno ha i suoi, ma la rassegna dei sogni che la Sisal e dunque, in qualche modo lo Stato, attribuisce ai suoi utenti-cittadini, mi spaventa e mi impoverisce moltissimo. Nella pubblicità i sogni degli uomini sono, produrre vino, produrre un film, diventare presidente di una squadra di calcio, sistemare una società, regalare un milione di euro agli amici, allevare cavalli, sposare una donna e portarla via. Quelli delle donne sono rimanere nuda tutta la giornata in una vasca da bagno piena di schiuma a bere champagne, godere di un parchetto attrezzato di giochi per i bambini e un futuro splendente per i figli. I sogni degli uomini sono sostanzialmente lavori, i sogni delle donne sono attese di corteggiamento e prosperità. Niente follie, niente giro del mondo, niente sigari accesi con le banconote da cinquecento euro, nessuno spreco, nessuna grandeur, solo l’incredibile luminescente banalità di tutti i mestieri che statisticamente paiono invidiabili. Dopo il gioco d’azzardo che metteva in palio lo stipendio, adesso il superenalotto che ripropone un immaginario tabloid obsoleto e già vecchio. Va bene.

[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 16 Febbraio 2012]

vox populi


il racconto

Quando mio marito Andrea mi si parò davanti in cucina, in piedi accanto alla lavastoviglie, con la polpa di fico spalmata in testa e le unghie sporche di fango, capii che non mi sbagliavo, veniva dal cimitero. Mentre lo calavano sottoterra, e io piangevo stretta fra Alice e Mia, avevo visto infatti un grande fico che si spingeva sulla bara come ad abbracciarlo, o forse sorreggerlo durante l’ultimo viaggio. Ed era pieno di frutti. Ultimo no, però, visto che quel giorno, martedì, me lo vidi davanti in cucina. Avevo il pentolino rosso in mano e stavo armeggiando da un po’ per farlo entrare in lavastoviglie, avevo spostato i bicchieri ma non c’entrava lo stesso, nemmeno un buco per infilarlo. Era mezzogiorno, circa.