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la piazza dove pensare nottetempo

articoli con la parola chiave
appena svegli

come salvarsi dalla verità

LE PAROLE DELL’IPOCRISIA sono la momentanea convenzione che permette di nascondere i propri intenti e giudizi facendoli apparire innocui.
GUERRA UMANITARIA: dicesi di guerra non dichiarata in cui si bombardano popolazioni inerti per impedire loro di essere ammazzate da altri.
PULIZIA ETNICA: dicesi di massacri indiscriminati condotti su una popolazione generalmente identica a quella dei [...]

la casa della tristezza

Sono sempre stato di curioso di sapere come se la passano gli altri, come si sentono veramente, che sapore ha la loro vita oltre la buccia di parole piena di pesticidi che ci sputiamo di bocca in bocca. Da un po’ di tempo ho spostato questa curiosità verso i luoghi. Vado nei paesi per capire [...]

La madre di tutte le morti

Due immagini. La prima, quella del mare davanti alle coste dell’isola di Pantelleria in cui sono naufragate due giovani donne, due madri. Chissà se chi è sopravvissuto ha poi pensato che l’accoglienza dell’acqua avrebbe dovuto presagirne una simile anche sulla terra. Di sicuro nessuno di loro sapeva che nel 1997 Irene Pivetti – ora madre [...]

«Oh mia patria…»

Uno dei peggiori regali che ci avrà fatto la Lega è di renderci nazionalisti.
O meglio patriottici. La patria è una parola legata alla retorica risorgimentale, alle rivoluzioni, ai martirii, alle ultime parole davanti al plotone di esecuzione. L’amor di patria è un sentimento desueto, ridicolo e simpatico, per il quale non avrei mai pensato [...]

resurrezione di massa

Stamattina quando mi sono svegliata e ho aperto Rai News (il solo telegiornale che vale la pena di seguire) ho trovato che gli operai riempivano ancora, se non le piazze, le pagine dei giornali. Una sorta di resurrezione di massa di una specie data da tempo per estinta. Tant’è vero che quanto ancora [...]

appello per L’Aquila

[Clio Pizzingrilli ci chiede di ospitare questa sua proposta per aiutare la popolazione dell'Aquila e lo facciamo volentieri. Tutti coloro che vorranno aderire o commentare, possono farlo su questo blog.]
L’Aquila è ancora sotto shock. Lo resterà ancora a lungo. Ma per i prossimi dieci, quindici, venti anni, prima che possa riassumere il suo aspetto, [...]

perché non dobbiamo lasciar morire Il Manifesto

di Luciana Castellina
Il Manifesto non è nato come una proposta giornalistica. E’ nato come progetto politico “perché,” come diceva la dichiarazione che l’annunciava, “è venuto il momento di un’iniziativa capace di rilanciare un movimento politico, di ridare unità e continuità al disarticolato ventaglio delle forze che rifiutano l’ordine esistente”. Il linguaggio è quello dell’epoca [...]

se il mondo è morto

Ho cinquant’anni. Quando ne avevo venti non pensavo di arrivare a questa età. Mi sentivo in una combustione che mi avrebbe bruciato prima. Non ero malato, ma sentivo il mio cuore battere troppo in fretta e alla cieca. Con un cuore così, pensavo, non si può andare lontano nel tempo. Usavo il mio cuore per [...]

la gelosia delle lingue

Alcuni mesi fa ho ricevuto un invito dall’istituto Italiano di Cultura in Córdoba (Argentina) per una serie d’incontri con studenti e professori. Ho accettato con piacere senza rendermi conto di quanto possa essere paradossale tornare al mio paese, dal quale manco da circa vent’anni, per parlare in italiano a un pubblico argentino. Allora in questi [...]

il libro è un’occasione solo se è quello che cercavi!

Nella piccola bellissima città dove ho insegnato, ci sono sempre state diverse librerie. A una di queste mi sono servita per anni, portando i programmi dei corsi in anticipo perché potessero rifornire in tempo gli studenti, chiedendo e ottenendo qualsiasi libro di cui avessi bisogno, cercando e trovando da leggere, studiare, capire, divertirmi, pensare. [...]

appena svegli

appena svegli di Chiara Valerio

Roma. Esterno giorno. Martedì, passando per Piazza Mazzini, mi sono imbattuta in un cartellone pubblicitario che recitava, lettere nere su bianco perla, “Perché piangere due volte?” sotto, in un corpo del testo appena più minuto, “funerali completi a partire da 99* euro” e più sotto ancora, in un corpo del testo minutissimo “*Tan 9,88% Tag 12,62 salvo approvazione NEOS FINANCE SPA”. Per avere un funerale completo mi basta dunque rinunciare al cinema dieci volte, che in una vita non è poi un grande sacrificio, anche se non ho la televisione. Specialmente se il contraltare è un bel funerale completo. Certo, non avendo un contratto a tempo indeterminato, potrei non avere accesso al finanziamento, in quel caso, sarebbe davvero umiliante, perché potrei non avere persone alle quali chiedere di fare da garante. Poi ho riso, perché la morte è sempre quella degli altri e perché mi sono ricordata di quando mia nonna, tanti anni fa, mi aveva mandato all’ufficio preposto del piccolo comune dove ancora vive a prenotarle un loculo vicino a quello di mio nonno. A destra preferibilmente. Io non pensavo che i loculi, oltre ad essere molto ambiti (“per terra è sporco”), fossero carissimi. Nonna, in ogni caso, non ne aveva fatto una questione di soldi, ma semplicemente, appunto. di posizione. Meglio a destra. Così, fatto un secondo giro della piazza per rileggere la pubblicità della grintosa agenzia di pompe funebri mi sono fermata con la moto e ho chiamato nonna, che da anni continua a risparmiare per il suo loculo prenotato. Le ho sottoposto la questione. Nonna mi ha detto che è vero che i funerali sono cari ma che non ci si mette a parlare di soldi, tanto in qualche modo si fa. In qualche modo, come ha già scritto Doroty Parker, comunque “Scusate le ceneri”. Sì, ha chiuso nonna, “Ma per terra è sporco”.

[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 2 Febbraio 2012]

vox populi


il racconto

Quando mio marito Andrea mi si parò davanti in cucina, in piedi accanto alla lavastoviglie, con la polpa di fico spalmata in testa e le unghie sporche di fango, capii che non mi sbagliavo, veniva dal cimitero. Mentre lo calavano sottoterra, e io piangevo stretta fra Alice e Mia, avevo visto infatti un grande fico che si spingeva sulla bara come ad abbracciarlo, o forse sorreggerlo durante l’ultimo viaggio. Ed era pieno di frutti. Ultimo no, però, visto che quel giorno, martedì, me lo vidi davanti in cucina. Avevo il pentolino rosso in mano e stavo armeggiando da un po’ per farlo entrare in lavastoviglie, avevo spostato i bicchieri ma non c’entrava lo stesso, nemmeno un buco per infilarlo. Era mezzogiorno, circa.