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	<title>piazzaemezza &#187; appena svegli</title>
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	<description>la piazza dove pensare nottetempo</description>
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		<title>il Giglio d&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 08:30:38 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono mai salita su una nava grande come il Concordia. Ricordo però che qualche anno fa, vedendone passare una simile nella laguna di Venezia mi ero detta, tra me e me, Sembra un abuso edilizio. Enorme e così lucida in mezzo a una miniatura di mondo. Ma io non costruisco navi e ho smesso anche di fare le barchette di carta, che pure mi piacevano tanto. Così quando ho visto il Concordia abbattersi piano piano su un fianco, così da presso alla costa del Giglio, me ne sono rimasta un po’ imbambolata, come accade talvolta davanti alle enormi disgrazie e alle cose che crollano o si rompono in questo nostro mondo d’etere, tranquilla che nessuno si sarebbe fatto male e che quel mare quasi domestico, quasi chiuso, non avrebbe preteso bottini di persone ma solo di cose. E le cose, sono cose e basta. Poi invece alle immagini registrate hanno cominciato ad aggiungersi le parole. Dispersi, morte, il capitano Schettino ha abbandonato la nave. E poi ancora le registrazioni video e audio dei passeggeri, le immagini dell’acqua salata che entra nelle vetrate, la scoperta di un ufficiale eroe che si rompe una gamba per mettere in salvo i passeggeri, la telefonata della guardia costiera che con giusto tono Shakesperiano tuona che il mare ha salvato la vita al capitano ma la legge degli uomini gli farà passare qualche brutto momento. La legge degli uomini è una cosa difficile sì, ma non è mai codarda, e a quella distanza dalla costa impone di dare immediatamente l’allarme perché non arriveranno i delfini a mantenere dritta la nave. Sarebbe bastato che l’allarme partisse prima per evitare 11 morti e 22 feriti, sarebbe bastato che il capitano rimanesse a bordo, o forse no. Io non sono capitano e ho dismesso le maschere di carnevale, anche se mi piacevano. Vorrei però continuare a raccontare a tutti la bella favola che il capitano salva tutti, o almeno, ci prova. </p>
<p><span style="color: #ff0000;">[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 19 Gennaio 2012]</span></p>
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		<title>i costi degli altri</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 10:10:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mi rendo conto che in un periodo di crisi e in un governo, seppur tecnico, che è costretto a fare tagli, e dopo aver tagliato, a tagliare ancora, parlare degli stipendi dei parlamentari è un modo per canalizzare la rabbia, l’insoddisfazione, e la disperazione per il futuro, verso una classe di individui che può ben [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi rendo conto che in un periodo di crisi e in un governo, seppur tecnico, che è costretto a fare tagli, e dopo aver tagliato, a tagliare ancora, parlare degli stipendi dei parlamentari è un modo per canalizzare la rabbia, l’insoddisfazione, e la disperazione per il futuro, verso una classe di individui che può ben rappresentare l’archetipo e la roccaforte di qualsiasi privilegio. Viaggi e cinema gratis, affitti a equocanone – ormai solo un lontano ricordo, quasi un miraggio –, immunità, visibilità e una possibilità di fare che, se per un cittadino medio era inattuabile, adesso, con l’abbattimento progressivo e metodico delle aspettative sociali ed economiche di ciascuno, è addirittura impensabile. Di tutto questo mi rendo conto. Ma trovo fastidiosamente populista parlare dello stipendio dei parlamentari come se la remunerazione fosse il problema del nostro Parlamento e come se, equipare gli stipendi alla media europea, migliorasse d’improvviso la nostra vita politica. La democrazia è un sistema di governo che, in quanto rappresentativa, ha costi di rappresentanza. Alti. Allora, bene e giusto parlare di soldi, ma prima di questo, non sarebbe più opportuno dire che gran parte dei nostri parlamentari potrebbe essere accusata di truffa morale a danno dei cittadini italiani e della Repubblica anche se percepisse lo stipendio simbolico di un euro? Perché è meno colta e alfabetizzata di chi lo ha eletto, perché è priva di senso dello Stato e di contegno. Se viaggiasse per fare comizi, per parlare con gli elettori – se avesse dunque coscienza che l’elettorato non è una statistica ma ha orecchie e bocca e cervello – non dovrebbe forse avere tutti i viaggi spesati? Non vorrei che il malcostume di questi ultimi anni limitasse la democrazia che, come ogni ricchezza, vive anche di sprechi.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 5 Gennaio 2012]</span></p>
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		<title>Don&#8217;t be sorry, be careful! </title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 11:52:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La mancanza di attenzione verso gli altri viene ritenuta, in segreto, da chi la usa come atto di forza, da chi la riceve come malevolenza, mentre è solo una prova del progressivo detrimento dell&#8217;intelligenza. Chi la pratica, la ritiene una specie di scienza sociale, ogni singolo atto, a guardar bene, è calcolato in base ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La mancanza di attenzione verso gli altri viene ritenuta, in segreto, da chi la usa come atto di forza, da chi la riceve come malevolenza, mentre è solo una prova del progressivo detrimento dell&#8217;intelligenza. Chi la pratica, la ritiene una specie di scienza sociale, ogni singolo atto, a guardar bene, è calcolato in base ai rapporti di forza, e nulla sfugge, nessun gesto in questo senso si può dire delinquenziale. Mettiamo l&#8217;abitudine a non rispondere alle richieste, alle mail per esempio, che è diventato quasi un vezzo di chi se lo può permettere (la probabilità che vi rispondano è direttamente proporzionale al &#8216;peso&#8217; sociale che avete), in base all&#8217;assunto che niente rafforza piú l&#8217;autorità quanto il silenzio, come diceva perfino il generale De Gaulle. E poi, dimenticarsi i fatti che riguardano gli altri si giustifica con le troppe cose che si hanno in testa, e in fondo è vero, sancisce l&#8217;abitudine che è diventata natura, quella di vivere senza mondo, ben chiusi nella propria scatola cranica. Tanto poi, se c&#8217;è il caso ossia la convenienza, ci si può sempre scusare.</p>
<p>Su un aereo tempo fa, una hostess che appariva volutamente sgraziata e poi ogni volta prontamente si scusava, ha avuto da un cinese anziano una risposta che può farci da motto, per darci una svegliata: <em>Don&#8217;t be sorry, be careful!</em></p>
<p>Non bisogna aver paura di essere eleganti.</p>
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		<title>piazza continua</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 16:44:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Questa notte ho sognato che il mondo intero considerava il nostro presidente del consiglio un invasore. L’America, la Francia, l’Inghilterra, la Germania, la Spagna, la Libia, l’Afghanistan, l’Irak, la confindustria, la scuola, gli studenti, i maestri, le donne, gli operai, tutti, tutti, proprio tutti, e tuttavia tutti insieme non riuscivano a mandarlo via. 
Questi tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa notte ho sognato che il mondo intero considerava il nostro presidente del consiglio un invasore. L’America, la Francia, l’Inghilterra, la Germania, la Spagna, la Libia, l’Afghanistan, l’Irak, la confindustria, la scuola, gli studenti, i maestri, le donne, gli operai, tutti, tutti, proprio tutti, e tuttavia tutti insieme non riuscivano a mandarlo via. </p>
<p>Questi tutti non riuscivano a fare come fanno gli Spagnoli in Spagna, gli Americani in America, i Tunisini in Tunisia, gli Egiziani in Egitto, i parmigiani a Parma… Ma perché? mi chiedevo in sogno, e qualcuno mi diceva: perché non si trovano gl’Italiani. Ci sono i parmigiani, i siciliani, i milanesi, i bergamaschi, i napoletani, i sardi, i veneziani, ma gl’Italiani non ci sono. E tutti questi cittadini e paesani, aspettano che qualcuno venga da fuori e li tolga dai pasticci. Se ci fossero, gl’Italiani, mi diceva qualcuno in sogno, scenderebbero in piazza e non la lascerebbero finché non lo avessero cacciato via. Scenderebbero in piazza non come donne, o come operai, o come industriali, o come contadini, ma come Italiani, come il popolo che ne ha abbastanza di essersi sbagliato, di essere fottuto, umiliato e depredato.</p>
<p>Scenderebbe in una piazza continua, e griderebbe: “Vai fuori d’Italia, vai fuori sparviero!&#8230;”<br />
Beh, questo non so se l’ho sognato. Lo sogno ora, mentre aspetto che  il mio popolo si svegli, e scopra l’invasore.</p>
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		<title>come ci sei arrivato, a capire quello che serve sul serio?</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 09:29:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Come ci sei arrivato, a capire quello che serve sul serio?, Nan Bo chiese a Nü Yü.
Eh, l&#8217;ho capito, rispose quello, dal figlio di quella roba lí copiata con l&#8217;inchiostro, il quale a sua volta l&#8217;aveva imparato dal nipote di quella roba lí letta a voce alta, che l&#8217;aveva appreso dagli occhi bene aperti, questi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come ci sei arrivato, a capire quello che serve sul serio?, Nan Bo chiese a Nü Yü.</p>
<p>Eh, l&#8217;ho capito, rispose quello, dal figlio di quella roba lí copiata con l&#8217;inchiostro, il quale a sua volta l&#8217;aveva imparato dal nipote di quella roba lí letta a voce alta, che l&#8217;aveva appreso dagli occhi bene aperti, questi dal senso d&#8217;orientamento, questi da quel lavorío lí quand&#8217;è la necessità a insegnare, e costui da certe di quelle ballate dolci e dolenti, le quali poi l&#8217;avevano capito dal buio pesto, e costui ancora dal mettersi il cuore in pace. Da parte sua quest&#8217;ultimo, l&#8217;aveva appreso dalla bella incertezza che c&#8217;è prima di tutto. </p>
<p>(dal cap. VI del Zhuang Zi, <em>Buoni esempi del modo di pensare degli antichi</em> &#8211; traduzione di <strong>Paolo Morelli</strong>)</p>
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		<title>memento mori</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 07:39:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le norme della finanziaria saltano come le pulci in un circo. Nervosamente però, disordinatamente, senza eseguire acrobazia alcuna, come se l’ammaestratore fosse stato colto da improvvisa e improvvida amnesia. Quasi avesse dimenticato che governare è pure incantare. Lasciare chi ascolta e ha votato con gli occhi bene aperti davanti allo spettacolo di quello che, con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le norme della finanziaria saltano come le pulci in un circo. Nervosamente però, disordinatamente, senza eseguire acrobazia alcuna, come se l’ammaestratore fosse stato colto da improvvisa e improvvida amnesia. Quasi avesse dimenticato che governare è pure incantare. Lasciare chi ascolta e ha votato con gli occhi bene aperti davanti allo spettacolo di quello che, con la fiducia ricevuta, si è già fatto e di quello che sarà fatto. Tra il passato del risultato e il futuro del progetto sta l’evoluzione dell’idea di paese, di società, e pure di benessere. Evoluzione che in certe epoche storiche può pure essere acrobazia… Il Premier invece dice “Torniamo all’Iva”, quasi l’Iva fosse una terra promessa e perduta, il Ministro dell’Economia pare sia isolato in una località di montagna irraggiungibile dai telefoni, il Ministro dell’Istruzione parla di mantenimento del patto generazionale, la Lega Nord s’indigna per la nuova impossibilità di riscattare, a fini pensionistici, gli anni di laurea e l’anno di leva, la sinistra, con cupo controcanto, ripete “Governo nel caos, si dimetta”. Per questa evidente mancanza di idee, di coraggio e di grammatica, leggere dei continui e contrastanti aggiornamenti sul testo definitivo della finanziaria è una sorta di inquieto memento mori. Perché se tutti gli emendamenti e le norme della finanziaria non sono soluzioni – sono tutte intercambiabili – se i tagli non sono proprio tagli, allora questa non è una manovra anti-crisi, ma semplicemente di mantenimento dello stato di fatto. Che è uno stato di crisi. Leggere gli aggiornamenti al testo della finanziaria è una sorta di inquieto memento mori perché è chiaro che la nostra classe politica che cancella un passato (ogni tanto) e non è in grado di progettare il futuro pretende una fiducia per governare che non ripone nei cittadini. Nemmeno più come spettatori.</p>
<p><span style="color: #ff6600;">[queste righe sono state pubblicate il 1 Settembre 2011 su l'Unità]</span></p>
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		<title>altri libri, altre stanze</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jul 2011 01:15:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[è passata ieri al Senato, dopo un iter legislativo lungo e faticoso come una tremila siepi, e lo strenuo lavoro del Senatore PD Vincenzo Vita, la legge sul libro che disciplina gli sconti e le promozioni sulla vendita dei libri nelle librerie tradizionali, in quelle on-line e nelle catene. La legge sul libro è un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>è passata ieri al Senato, dopo un iter legislativo lungo e faticoso come una tremila siepi, e lo strenuo lavoro del Senatore PD Vincenzo Vita, la legge sul libro che disciplina gli sconti e le promozioni sulla vendita dei libri nelle librerie tradizionali, in quelle on-line e nelle catene. La legge sul libro è un altro piccolo tassello di un puzzle che, raffigurante l’Europa, manca ancora di particolari fondamentali riguardo l’Italia – penso a una legge sulle coppie di fatto, sull’adozione per i single, sulla cittadinanza dei figli di immigrati, sul conflitto di interessi. La legge sul prezzo del libro, nonostante la battaglia condotta dai <a href="http://leggesulprezzodellibro.wordpress.com/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/leggesulprezzodellibro.wordpress.com/?referer=');">Mulini a Vento</a> e, insieme a loro, da centinaia di editori indipendenti piccoli e meno piccoli – da Sellerio a Keller – e da migliaia di librerie indipendenti e da librai, che, pur lavorando in librerie che sono franchising, conoscono il mestiere di chi oltre a vendere i libri, li legge e sa consigliarli, non è perfetta, ma è finalmente il punto di partenza per arrivare alla legge francese – che vieta gli sconti sopra il 5% – o alla legge tedesca – nella quale gli sconti non sono ammessi – e che si sono rivelate, negli anni, la garanzia di un mercato culturale florido e diffuso. In questa prima batteria di tremila siepi hanno proprio vinto i lettori. La legge sul prezzo del libro, che vieta gli sconti sopra il 15% e sopra il 25% durante le promozioni, fa infatti solo in apparenza un torto ai lettori in tempo di crisi, perché, garantendo la sopravvivenza alle librerie e agli editori indipendenti, preserva la bibliodiversità, dunque la scelta, e una nicchia di mercato vivo e vispo dove il consumatore non è un archetipo senza occhi e gusti propri ma una persona che decide di comprare, e talvolta di investire, nei libri che gli aprono altri mondi o solo un’altra stanza.</p>
<p><span style="color: #ff6600;">[questo articolo è stato pubblicato su l'Unità il 21 Luglio 2011]</span></p>
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		<title>i ragazzi stanno bene</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 05:46:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Palazzo Chigi. Carlo Giovanardi, sottosegretario con delega per lotta alla droga, presentando la Relazione al Parlamento del 2011, ha dichiarato che la Relazione testimonia la diminuzione dei consumi di sostanze stupefacenti e di alcol. La rilevazione ha coinvolto circa 35mila studenti tra i 15 e i 19 anni e, nonostante il gradimento di marjiuana e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Palazzo Chigi. Carlo Giovanardi, sottosegretario con delega per lotta alla droga, presentando la Relazione al Parlamento del 2011, ha dichiarato che la Relazione testimonia la diminuzione dei consumi di sostanze stupefacenti e di alcol. La rilevazione ha coinvolto circa 35mila studenti tra i 15 e i 19 anni e, nonostante il gradimento di marjiuana e hashish sia stabile, l’aumento della prevenzione, dentro e fuori le scuole e la crisi economica, hanno decisamente contribuito al calo dei consumi. I ragazzi che negli ultimi 12 mesi hanno fatto uso di eroina almeno una volta sono lo 0,6%, contro lo 0,8% della precedente rilevazione. Quelli che hanno usato cocaina il 2,1% (2,9%). Cannabis 18,2% (18,5%). Stimolanti/amfetamine/ecstasy 1,3% (1,7%). Allucinogeni 2,3% (2,7%).  La Relazione registra, tuttavia e per la prima volta nella storia della Repubblica, un forte allarme sul gioco d’azzardo patologico. In effetti, se il 10% dei ragazzi ha problemi col gioco d’azzardo, il 5% ne ha una vera dipendenza. Tra il 2005 e il 2010 le richieste di accesso al fondo di solidarietà presentate dalle vittime di usura sono aumentate del 165%. Il mio primo pensiero è che la droga costa di più di una scommessa e fa viaggiare di meno, quindi meglio scommettere. Il secondo è che la crisi economica cambia prima di tutto le abitudini, non ci sono soldi e basta. Il terzo è un’illuminazione. Se il principio del gioco d’azzardo è dare poco per ricevere tanto, allora, in una nazione fatta di paesi con bar-tabacchi e in città fatte di quartieri con bar-tabacchi, la declinazione dell’azzardo – accessibile e familiare – è un ordinario WinForLife. “Vinci per la vita”, ma anche “Vinci per vivere”, visto che né la nostra classe politica né i monopoli di stato – con giochi che prevedono 15 estrazioni giornaliere – pensano e credono nel futuro. Qual è il gioco d’azzardo?</p>
<p><span style="color: #ff6600;">[questo articolo è stato pubblicato il 7 luglio 2011 su l'Unità]</span></p>
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		<title>esame</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 08:34:42 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Se avessi dovuto sostenere la prova di maturità sarei stata indecisa tra la traccia di ambito storico politico, “Destra e Sinistra” e la traccia di ordine generale che a partire dalla frase di Andy Wharol – “Nel futuro ognuno sarà famoso per quindici minuti” – mi invitava a riflettere sull’industria televisiva e sui social media. Non sarei riuscita nemmeno a guardare, per troppa inadeguatezza e agognata prossimità umorale la poesia di Ungaretti, che perenne ricorda che “Qui la meta è partire” e nemmeno avrei considerato la traccia di ambito tecnico scientifico, “Enrico Fermi, fisico”, perché nella spocchia dei miei diciotto anni mi sarei fermata ai primi due brani – Cabibbo e Bruzzaniti – che configurano non un tema di scienza ma di storia della scienza, anzi di più, una sorta di agiografia del genio. Che è la cosa meno scientifica e più mediatica del mondo. Avrei sbagliato, perché non avrei letto le righe del discorso tenuto da Fermi nel 1947 dove si legge “La professione del ricercatore deve tornare alla sua tradizione di ricerca per l’amore di scoprire nuove verità. Poiché in tutte le direzioni siamo circondati dall’ignoto e la vocazione dell’uomo di scienza è di spostare in avanti le frontiere della nostra conoscenza in tutte le direzioni, non solo in quelle che promettono più immediati compensi o applausi”. Ma poiché il mio esame di maturità è trascorso, posso leggere le tracce, senza ansia, e pensare che tra i quindici minuti di Andy Wharol e il poco fascino dell’immediatezza di Fermi sta tutta la schizofrenia del Ministero dell’istruzione che se da un lato regala attenzione mediatica ai cinquecentomila studenti che chiudono un ciclo scolare, dall’altra smantella scuola, ricerca, e tutti quegli silenziosi e spesso più lunghi di una vita, che dai banchi fino ai laboratori contribuiscono a rendere le persone consce e libere e dunque danno loro cittadinanza. </p>
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		<title>lavarsi spesso</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 11:01:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piazzaemezza</dc:creator>
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		<category><![CDATA[discussione politica]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Riguardo alla recente dichiarazione del nostro presidente del consiglio sul fatto che i leader della sinistra non si lavano e che forse un po’ puzzano, io, se devo dire la verità, è da tutto ieri che vorrei mandare una mail a Bersani. Fino a ieri questa idea di mandare una mail a un politico non mi era mai venuta. Ma da quando ho sentito dire che probabilmente Bersani non si lava io vorrei contattarlo e dirgli “Bersani, è vero che non ti lavi?”, perché per esempio dei costumi sessuali di Bersani non me ne frega niente, neanche di che macchina ha.  Invece questa cosa che Bersani forse non si lava e un po’ puzza, mi è piaciuta da subito. Immaginiamoci il caso: per esempio Bersani è lì che discute in tivù, si scalda, si toglie la giacca, gesticola, perché Bersani non discute così, ma mentre discute si scalda perché ci tiene a quel che dice, e lì, zac, sente di colpo che ha le ascelle che un po’ gli sudano e dentro di sé dice “porca miseria, anche oggi mi son scordato di lavarmi le ascelle”. Così deve andare avanti a discutere per altri venti minuti con ‘sto pensiero parallelo delle ascelle, che a ogni sbracciata sente l’odore, magari di fianco a uno della destra che invece è uno che si lava le ascelle continuamente, quattro o cinque volte al giorno, poi si profuma anche. E il nostro presidente del consiglio, in tutta onestà, non può sostenere che Bersani puzzi veramente in modo che uno non riesca a stargli vicino, come un disgraziato senza fissa dimora, se no quando Bersani sta entrando in parlamento qualche usciere gentilmente lo fermerebbe e gli direbbe “onorevole, dovrebbe farsi una doccia, che è un po’ sudato”, che bersani gli direbbe “grazie mille, che ho pensato tutto ieri ai rigassificatori e mi son scordato di lavarmi”. È ovvio che il presidente del consiglio vuole suggerire che Bersani sa un po’ di sudato e di stantio, di poco cambiato. Però dire “Bersani puzza” alla fine non sa di cosa imprecisa, tipo giudizio morale soggettivo? Analizziamo in modo più preciso il concetto puzza, che cos’è una puzza? Se noi osserviamo il mondo degli odori la puzza sarebbe il cattivo mentre l’odore sarebbe il buono, infatti puzza è un sinonimo di cattivo odore, ma in realtà che cos’è un odore? Sono degli aggregati di molecole diffusi nell’aria che entrano nel nostro naso e attivano particolari ricettori. Immaginiamo che ci sia un PiDino fanatico di Bersani che ha una moglie e un figlio piccolo, e a tutti gli incontri con Bersani cerchi di sedersi il più vicino possibile a Bersani, che per ipotesi, prendendo per buoni i giudizi soggettivi del nostro presidente del consiglio, quel giorno lì è sudato; per esempio il figlio piccolo del PiDino, che è seduto a un metro da Bersani, e il cui naso capta nell’ambiente delle molecole sudate emesse da Bersani, a forza di sentire tutta l’emozione positiva di suo padre verso Bersani, potrebbe associare le molecole sudate di Bersani a delle belle emozioni e quindi giudicarlo un buon odore. Il bambino che nel frattempo è un po’ cresciuto, quando sente il presidente del consiglio dire che quelli di sinistra non si lavano, e puzzano, potrebbe dire “non è vero, Bersani ha un odore buonissimo”, perché in fondo un odore, lo sappiamo tutti, è anche un’abitudine. Il presidente del consiglio sarebbe stato più corretto, e più al passo coi tempi, se avesse detto “quelli della sinistra sono diversamente lavanti e quindi sono anche diversamente odoranti”. <span id="more-1054"></span>Se il presidente del consiglio avesse detto così io mi sarei dichiarato subito daccordissimo. Però mi sento anche di dire che abbiamo già delle tecnologie che ci permettono di evitare di dare dei giudizi soggettivi, legati alle nostre abitudini. Basta prendere Bersani e il presidente del consiglio, o altri due campioni a caso, presi uno dalla destra e uno dalla sinistra, e passarli al naso elettronico, che capterà in modo esatto tutte le particelle emesse da Bersani o  dal presidente del consiglio, perché io, o qualcun altro, annusando Bersani o il presidente del consiglio, oppure un ministro, potremmo dire soltanto “puzza”, “profuma” oppure “non sa di niente di particolare”, ma questi, come ho già detto, sono tutti giudizi soggettivi, detto più gergalmente vanno secondo i nostri gusti, invece  passando Bersani per un naso elettronico avremo dei dati assolutamente rigorosi, per esempio 40% tabacco, 30% gnocco fritto, 15% sudore, 15% sapone di marsiglia; questo non sarebbe più un banale giudizio soggettivo, non sarebbe neanche come dire “diversamente odorante”, che è una definizione che è priva di contenuti positivi, ma sarebbe una definizione rigorosa dell’odore emesso da Bersani il giorno tale all’ora tale (il chè presuppone che sia Bersani che il nostro presidente del consiglio cambino di odore in tempi diversi). Comunque, per finire questa argomentazione con delle esperienze rigorosamente personali: io per esempio sono ancora grato ai miei genitori, che sono già morti da più di quindici anni, per il fatto che non mi hanno mai insegnato a lavarmi, che io mi lavassi non gliene fregava niente, anzi, se mi vedevano che mi lavavo spesso mi chiedevano se c’era in ballo qualche ragazza, perché l’idea che io mi lavassi così, per il gusto di lavarmi, non li ha mai convinti. E poi, pensando ai grandi personaggi che l’Italia ha partorito, per esempio Giacomo Leopardi, è noto che Leopardi non aveva tempo per lavarsi, aveva troppe idee in testa di continuo per perdere tempo a fare il bagno. Secondo me anche Giordano Bruno non era un gran igienista. Quindi io domani telefono a Bersani, gli chiedo se si lava, se lui mi dice “così, ogni tanto, quando c’ho tempo” io giuro che torno a votare, perché per me soltanto l’uomo senza idee ha tempo di lavarsi spesso.</p>
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