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Andrea Zanzotto

quando muore un poeta

Come il tempo si dirami,
il mondo più non sa.
Dove intona l’estate,
un mare ghiaccia.
Donde vengano i cuori,
sa l’oblio.
In cassa, armadio e scrigno
il tempo cresce vero.
Forma una bella frase
di grande dispiacere.
In quel determinato posto
sarà certo per te.
da Paul Celan, Poesie sparse pubblicate in vita, con un saggio di Andrea Zanzotto (nottetempo 2011).

un’idea di speranza

[l'intervista che segue è uscita su l'Unità del 10 Ottobre 2011, in occasione degli 80 anni di Andrea Zanzotto]
Andrea Zanzotto compie ottant’anni, ma non vuole festeggiamenti, con la sua dolcezza ironica e sovversiva, dice che la strada della poesia l’ha avuta sempre davanti, è stata per lui un rifugio, ma si sente ancora nello stato [...]

generazione ON

L’età è un merito? quasi mai. In certi casi è una fortuna, in altri un accidente, a volte è prematura, altre è tardiva: ma talvolta, quando la sua altezza diventa spericolata e ingegnosa, allora diventa non solo un merito, ma una forma paziente di eroismo. Salutiamo la nuova generazione di intellettuali TQ [...]

appena svegli

appena svegli di Chiara Valerio

Probabilmente mi meraviglio perché, con un po’ di rammarico, e per mancanza di tempo e spazio, non guardo più molto la televisione. Lo dico senza ironia, appartengo a una generazione che ha arricchito il proprio immaginario grazie e nonostante la televisione. Tuttavia, ieri sono rimasta impalata davanti a uno schermo televisivo nel quale passava, accompagnata dalla melodia de “L’italiano” di Toto Cutugno, la nuova pubblicità del Superenalotto. Il refrain, modificato all’uopo, suonava “Lasciatemi sognare con la schedina in mano”. Già il legame tra sogni e un gioco dove il banco vince sempre, quindi di finto azzardo, mi annoia, perché i sogni sono azzardi, e ognuno ha i suoi, ma la rassegna dei sogni che la Sisal e dunque, in qualche modo lo Stato, attribuisce ai suoi utenti-cittadini, mi spaventa e mi impoverisce moltissimo. Nella pubblicità i sogni degli uomini sono, produrre vino, produrre un film, diventare presidente di una squadra di calcio, sistemare una società, regalare un milione di euro agli amici, allevare cavalli, sposare una donna e portarla via. Quelli delle donne sono rimanere nuda tutta la giornata in una vasca da bagno piena di schiuma a bere champagne, godere di un parchetto attrezzato di giochi per i bambini e un futuro splendente per i figli. I sogni degli uomini sono sostanzialmente lavori, i sogni delle donne sono attese di corteggiamento e prosperità. Niente follie, niente giro del mondo, niente sigari accesi con le banconote da cinquecento euro, nessuno spreco, nessuna grandeur, solo l’incredibile luminescente banalità di tutti i mestieri che statisticamente paiono invidiabili. Dopo il gioco d’azzardo che metteva in palio lo stipendio, adesso il superenalotto che ripropone un immaginario tabloid obsoleto e già vecchio. Va bene.

[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 16 Febbraio 2012]

vox populi


il racconto

Quando mio marito Andrea mi si parò davanti in cucina, in piedi accanto alla lavastoviglie, con la polpa di fico spalmata in testa e le unghie sporche di fango, capii che non mi sbagliavo, veniva dal cimitero. Mentre lo calavano sottoterra, e io piangevo stretta fra Alice e Mia, avevo visto infatti un grande fico che si spingeva sulla bara come ad abbracciarlo, o forse sorreggerlo durante l’ultimo viaggio. Ed era pieno di frutti. Ultimo no, però, visto che quel giorno, martedì, me lo vidi davanti in cucina. Avevo il pentolino rosso in mano e stavo armeggiando da un po’ per farlo entrare in lavastoviglie, avevo spostato i bicchieri ma non c’entrava lo stesso, nemmeno un buco per infilarlo. Era mezzogiorno, circa.