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	<description>la piazza dove pensare nottetempo</description>
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		<title>a Mantova, nottetempo [#1]</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 13:14:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[È la prima volta che mi trovo a parlare dei miei deliri con dei tecnici: uno psichiatra e una psicanalista. E di fronte a un grande pubblico. Poiché vorrei evitare di fare di quell&#8217;esperienza che ho raccontato qualcosa di patologico, cerco soluzioni metafisiche: se le potenzialità così spesso ignote del nostro cervello, la possibilità delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È la prima volta che mi trovo a parlare dei miei <em>deliri</em> con dei tecnici: uno psichiatra e una psicanalista. E di fronte a un grande pubblico. Poiché vorrei evitare di fare di quell&#8217;esperienza che ho raccontato qualcosa di patologico, cerco soluzioni metafisiche: se le potenzialità così spesso ignote del nostro cervello, la possibilità delle sue accelerazioni, delle sue anticipazioni e premonizioni, della sua capacità di sentire o negare il dolore, di ignorare o inventare la fame, di accogliere o rifiutare il linguaggio, fossero il segno che il nostro cervello è adatto anche ad altre specie, specie a venire, di cui non abbiamo sentore, ma di cui sappiamo che di sicuro avranno un&#8217;altra corporeità, una corporeità adatta a vivere in pianeti diversi dal nostro? Come se il dio, nel creare il nostro cervello, avesse avuto a disposizione un solo stampino e l&#8217;avesse rifilato un po&#8217; dovunque, <span id="more-490"></span> lasciando poi a noi stessi, a noi portatori di cervelli, il compito di adeguarlo al nostro corpo, alla nostra terra, ai nostri animali e alle nostre piante, alla nostra atmosfera, e quindi di usarlo con parsimonia, per agganciarlo all&#8217;ambiente in cui ci è toccato di vivere. </p>
<p>Negli ultimi tempi, però, mi sa che abbiamo esagerato con questa parsimonia e, per paura di usare il nostro cervello oltre i limiti del corpo, lo usiamo talmente poco che rischiamo di farne una macchina inutilizzabile in cui l&#8217;intelligenza non trova più la sua casa, ma la sua tomba. </p>
<p><strong>Festivaletteratura, Mantova, giovedì 9 settembre</strong><br />
17.45 &#8211; Palazzo San Sebastiano &#8211; <em>Emozioni ferite e nuove pratiche di cura</em><br />
<strong>Eugenio Borgna</strong>, <strong>Cristina Faccincani </strong>e <strong>Antonella Moscati</strong></p>
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		<title>Perdi il lavoro, scade il permesso, diventi un matto che parla da solo per strada</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 16:20:17 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[il racconto]]></category>
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		<description><![CDATA[Non puoi raccontare il fallimento. Non puoi raccontare la notte. Non puoi raccontare il tempo che passa. Non puoi raccontare le domande. Ti alzi la mattina e non sai cosa fare. Questa è la vita di tanta gente che conosco. Avere degli amici non basta a colmare i vuoti. Avere delle persone che ti sorridono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non puoi raccontare il fallimento. Non puoi raccontare la notte. Non puoi raccontare il tempo che passa. Non puoi raccontare le domande. Ti alzi la mattina e non sai cosa fare. Questa è la vita di tanta gente che conosco. Avere degli amici non basta a colmare i vuoti. Avere delle persone che ti sorridono a volte non basta a poter sopportare il peso della vita. Penso ad una signora ghanese conosciuta tre anni fa. Avevo anche scritto un testo su di lei. Invalida, con pochi punti, non aveva diritto alla pensione e non riusciva più a lavorare. L’ho vista l’altro ieri. Matta. Parlava da sola. <span id="more-485"></span>Non sapeva come fare a tornare e raccontare che era andato tutto a puttane, che l’immigrazione non era tutta rose e fiori, che qualche volta va male. Molto male. Pensava alla sua famiglia rimasta lì, ai figli. Cercava delle risposte a questa vita senza senso. Non le aveva trovate. Quando l’ho vista camminare gesticolando, mi sono nascosto. Ho avuto vergogna, paura che mi potesse riconoscere. Penso al mio amico Fofana. Lo incontravo ogni tanto in giro di notte. Sempre da solo con la birra in mano. Aveva perso il lavoro, era stato cacciato dalla moglie, era finito sulle strade. Era il ragazzo più simpatico che avessi mai conosciuto, rideva sempre, dava sempre una mano  a tutti. Sempre disponibile. Poi basta poco. La perdita del lavoro, il permesso scaduto, i problemi a casa e finisce tutto nel buio. Ho saputo che la famiglia in Africa ha fatto una colletta per farlo tornare. Hanno mandato suo fratello per riportarlo a casa. Lui è stato fortunato. Molti sono rimasti qui. Ne vedo tanti. Quelli nelle piazze sempre con la birra in mano, sempre ubriachi, sempre pronti a litigare. Quelli dentro i “bar” in via Palermo. Penso ad una signora ivoriana, separata, con la figlia affidata ad una famiglia italiana. La vedo spesso in giro. Cammina. Cammina. Qualche volta sorride. Qualche volta si ferma. Così, senza nessun motivo. Parla da sola e poi ricomincia a camminare. La vedo ovunque. L’ultima volta che l’ho vista era vicino al Duomo. Seduta. Testa bassa. Gli occhi persi. Ho chiuso gli occhi… Sono i falliti dell’immigrazione. Quelli che non sono riusciti a capire i meccanismi della vita lontana da casa. Quelli che non hanno trovato delle risposte a questa vita. Quelli che non riescono ad accettare che abbiano speso così tanti soldi, energia, sacrifici per poi ritrovarsi a vivere questa vita da indesiderato. Senza terra. Senza identità. Senza voce. Non hanno avuto la fortuna che ho io: non solo avere delle persone che mi vogliono bene, ma anche poter scrivere. Scrivere mi ha aiutato a vivere i drammi di questa mia vita d’immigrato. Ascoltare la mia voce interiore e poter scrivere quello che mi diceva è stato fondamentale. No, vitale direi. Questo piccolo auto aiuto psicologico è stato molto importante nella mia vita. Da noi non c’è la cultura di andare dallo psicologo. Per non parlare dei costi che comporta. Purtroppo con gli amici conosciuti qui si fa qualche volta fatica a parlare di tutto. Non ti “conoscono”. Non conoscono la tua storia. Non possono capire come vivi certe situazioni. Non ti fidi. Allora a volte si è soli, soli con i propri fantasmi. Bisogna avere la forza di non lasciarsi andare. Io ci sto provando. Ma tanti di quelli che conosco non ce l’hanno fatta. E li vedo. Sulle strade. Persi. Soli con le proprie domande. Domande senza risposta.</p>
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		<title>gita al festival</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 07:07:03 +0000</pubDate>
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piazzaemezza porta i suoi lettori in gita a Mantova. Quest’anno nottetempo è a  Festivaletteratura in compagnia di Deliri di Antonella Moscati, di Ho rubato la pioggia di Elisa Ruotolo, di Che fine faranno i libri? di Francesco Cataluccio e di Quando verrà la rivoluzione avremo tutti lo skateboard di Said Sayrafiezadeh.
Solo che i libri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-474 aligncenter" title="festivaletteratura_2008" src="http://www.piazzaemezza.it/wp/wp-content/uploads/2010/09/festivaletteratura_2008.jpg" alt="festivaletteratura_2008" width="416" height="306" /></p>
<p><strong>piazzaemezza</strong> porta i suoi lettori in gita a Mantova. Quest’anno nottetempo è a  Festivaletteratura in compagnia di <em>Deliri </em>di Antonella Moscati, di <em>Ho rubato la pioggia</em> di Elisa Ruotolo, di <em>Che fine faranno i libri?</em> di Francesco Cataluccio e di <em>Quando verrà la rivoluzione avremo tutti lo skateboard</em> di Said Sayrafiezadeh.</p>
<p>Solo che i libri a nottetempo sono spaccati di realtà politica, culturale, personale. E così, giacché le parole ci piacciono, possiamo dire meglio che dall’otto al dodici settembre nottetempo presenta, nel principale festival letterario italiano, quattro punti di vista su mondi piccoli o condivisi.</p>
<p>Uno. Le epifanie improvvise, le intuizioni filosofiche, l’euforia di un linguaggio che trapassa il reale dei <em>Deliri </em>che a intervalli regolari hanno accompagnato Antonella Moscati intorno ai suoi trent’anni e la logica che diventa follia.<br />
<span id="more-476"></span></p>
<p>Due. Le storie assorte di <em>Ho rubato la pioggia</em>, nelle quali Elisa Ruotolo (definita dal Festival “L’esordiente dell’anno”) costruisce un mondo con tranquilla ineluttabilità, e poi lo sospende a quei piccoli scarti della vita che somigliano al destino e affresca una provincia campana superstiziosa ed espediente.</p>
<p>Tre. Le analisi, i progetti e le ipotesi di Francesco Cataluccio che, in <em>Che fine faranno i libri?</em>, prova a capire che cosa ne sarà dell’editoria quando il libro elettronico si imporrà trasformando in modo radicale il mondo della scrittura e della lettura e le regole del copyright.</p>
<p>Quattro. La sorprendente ironia di <em>Quando verrà la rivoluzione tutti avremo lo skateboard</em> di Said Sayrafiezadeh, figlio di comunisti in una America luminescente e con qualche principio di consumismo, del quale Paula Fox ha detto “Il suo linguaggio ha la ferocia e il sense of humour di un racconto di Charles Dickens” e Dwight Garner ha scritto, sul New York Times, “Un libro d’esordio eccellente, preciso come un orologio”.</p>
<p>E per tutti quelli che non potranno seguirci in gita, finito il festival, i lettori di <strong>piazzaemezza</strong> (e di nottetempo), troveranno le brevi cronache dei nostri autori a Mantova. Buone letture sempre.</p>
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		<title>il libro è un&#8217;occasione solo se è quello che cercavi!</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 20:28:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nella piccola bellissima città dove ho insegnato, ci sono sempre state diverse librerie.  A una di queste mi sono servita per anni, portando i programmi dei corsi in anticipo perché potessero rifornire in tempo gli studenti, chiedendo e ottenendo qualsiasi libro di cui avessi bisogno, cercando e trovando da leggere, studiare, capire, divertirmi, pensare. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella piccola bellissima città dove ho insegnato, ci sono sempre state diverse librerie.  A una di queste mi sono servita per anni, portando i programmi dei corsi in anticipo perché potessero rifornire in tempo gli studenti, chiedendo e ottenendo qualsiasi libro di cui avessi bisogno, cercando e trovando da leggere, studiare, capire, divertirmi, pensare. I commessi e i direttori che si sono avvicendati erano sempre bravissimi, competenti, gentili e veloci.  Mi ci muovevo in modo casalingo. Ci sono entrata quest’estate. Le pareti erano foderate di cartelli: sconti, saldi, promozioni, 25%, 30%, 35%&#8230; I libri in vetrina e sui tavoli illustravano i cartelli, la copertina mezza nascosta dal prezzo di sconto. I commessi, gli stessi di prima, stavano dietro al banco a incassare: un bel successo, direte voi! Ma per chi? Non per il lettore che come chiunque compri un’ ‘occasione’, non ha quel che vuole, ma paga quello che vuole il mercante; non per i commessi, ridotti a bottegai; non per la libreria, ridotta a un outlet, e nemmeno per la catena libraria (sto parlando di una libreria di catena, naturalmente), che si vede già rubato il mercato da Amazon che, alle stesse condizioni, ha un’offerta maggiore, e non ti fa fare né i due passi verso la libreria né la coda alla cassa.  Sono uscita senza comprare, e mi sono avviata a una vecchia libreria indipendente. Questa era più vuota di gente, certo, ma piena di libri, senza neanche un cartello di sconto. L’autore che cercavo, il libraio lo conosceva benissimo e aveva tre o quattro libri suoi, sebbene non venisse ripubblicato da anni. Mi sono aggirata in quella libreria come un una veranda di fiori rari e profumati. Poi mi sono avvicinata al libraio e gli ho fatto i complimenti. “Resistiamo”, ha detto. Certo, resiste. E con lui resiste la cultura, resistono gli scrittori, quelli veri, i lettori, quelli veri, la libertà, quella vera. Non è una battaglia di retroguardia.  A meno che pensiate che il nostro futuro sia senza scelta e senza qualità. A proposito, la città è Siena. La libreria indipendente si chiama Ticci. L’altra non lo dico, per simpatia per chi, innocente, ci lavora da anni.</p>
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		<title>vergine</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 20:38:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cominciamo col fare gli auguri ad Achille Mauri (4 settembre 1939), il presidente di Messaggerie, la più grossa agenzia di distribuzione e promozione di libri in Italia, interessato da passaggi astrali che riguardano il consolidamento del campo professionale. La mole del lavoro è in aumento e s’intravedono all’orizzonte ardite novità dopo mesi altrettanto faticosi, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cominciamo col fare gli auguri ad Achille Mauri (4 settembre 1939), il presidente di <em>Messaggerie</em>, la più grossa agenzia di distribuzione e promozione di libri in Italia, interessato da passaggi astrali che riguardano il consolidamento del campo professionale. La mole del lavoro è in aumento e s’intravedono all’orizzonte ardite novità dopo mesi altrettanto faticosi, ma meno gratificanti di come si preannuncia il futuro. Segno ansioso per eccellenza, nervoso e oscillante fra opposti stati umorali, la Vergine ha più che mai bisogno di approdare adesso, dopo le docce fredde dell’ultimo anno, su un terreno stabile, e ritrovare fiducia nell’ambiente circostante. Non in se stesso, che quel tipo di fiducia questo segno razionale e introspettivo non la perde mai. Però è forte il bisogno di riposizionarsi, impostare nuove e forti alleanze, aprirsi a collaborazioni in passato impensabili. <span id="more-467"></span> Aspettando il periodo dopo il 13 di settembre, magari, che potrebbe rappresentare una svolta. </p>
<p>«Perché hai fatto tutto questo? Perché mi hai condotto qui? Per quale motivo, perché mi torturi così orrendamente?» in queste parole di Lev Tolstoj (28 agosto 1828) tratte da <em>La morte di Ivan Il’ic</em>, grido di dolore contro il destino, contro Dio, contro la condizione umana si riconosceranno al momento parecchi appartenenti al segno tartassato. Persino Andrea Camilleri (6 settembre del ’25): se al successo non ha nulla da rimproverare, vorrebbe forse avere qualche anno di meno e meno preoccupazioni che lo fanno sentire come Montalbano nel <em>Ladro di merendine </em> (Sellerio): «Il commissario abbandonò la partita, sconfitto».</p>
<p>Protetto dall’ascendente in Scorpione dovrebbe poter contare su una fine mese scintillante <em>Mario Fortunato</em> (2 settembre del ’58) e, in attesa degli eventi interessanti promessi dagli astri alla Vergine nel corso del prossimo anno, dire incoraggiante, con il protagonista di un suo delizioso racconto, <em>Certi pomeriggi non passano mai</em> (nottetempo): «Non mi va di cadere nelle trappole dell’amarezza e del rimpianto».</p>
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		<title>Quando non verranno gli scrittori invisibili</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 18:06:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Esiste uno scrittore che ornerebbe la propria mano dell’anello di Gige? Non, beninteso, per adoperarne allo scopo di rubare storie altrimenti inconoscibili, bensì per rendersi invisibile, anziché agli altri, a se stesso &#8211; girando il castone all’interno della mano, secondo la favola, egli, ormai disinteressato alla propria distinzione, potrebbe confondersi nella moltitudine e in questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esiste uno scrittore che ornerebbe la propria mano dell’anello di Gige? Non, beninteso, per adoperarne allo scopo di rubare storie altrimenti inconoscibili, bensì per rendersi invisibile, anziché agli altri, a se stesso &#8211; girando il castone all’interno della mano, secondo la favola, egli, ormai disinteressato alla propria distinzione, potrebbe confondersi nella moltitudine e in questa indistinzione godere della felicità di raccontare non ciò che nella moltitudine accade, ma ciò che non sembra accadervi, in quanto fatto già subito escluso dal novero degli accadimenti considerati significativi e che invece costituiscono attimo dopo attimo la presentità di questa moltitudine stessa. Perché è verosimile supporre che nessuno scrittore, soprattutto uno scrittore di questi anni, ornerebbe la propria mano dell’anello di Gige? <span id="more-464"></span> Perché uno scrittore di questi anni, come spiega Nancy, sembra ormai inchiodato all’idea del risultato, perché tiene lo sguardo fisso sul risultato, perché intende dare seguito a un’intenzione fino a concluderla, fino a che la tensione non venga riassorbita &#8211; che cos’altro è ormai un libro, se non questa operosità logica? Il racconto cessa di recitare se stesso divenendo apparecchio costruito per fornire informazioni, teso verso un obiettivo, e però lo scrittore non sarà pago, se non quando quest’obiettivo verrà colto, se non quando tutto ciò che c’era da sapere sarà stato saputo. Eventualmente lo scrittore accetterà di ornare la propria mano dell’anello di Gige solo al termine della carriera, allorché avrà ormai potuto constatare la vanità di ogni successo; lì però non si tratterà più di assumere e lavorare una procedura comune fra mittente (scrittore) e destinatario (i molti), ma di congedarsi dal mondo da tradizionisti, nella prospettiva di Qoelet.  </p>
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		<title>leone</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 18:21:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel corso del prossimo anno qualche Leone troverà finalmente il suo Graal, o almeno temporaneamente potrà stringerlo fra le dita: realizzerà insomma un ambizioso sogno, coronerà una lunga quasi impossibile ricerca. E questo mese di agosto, per molti, ne è un assaggio. Felicità a portata di mano, frizzante eccitazione per qualcosa, o qualcuno, che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso del prossimo anno qualche Leone troverà finalmente il suo Graal, o almeno temporaneamente potrà stringerlo fra le dita: realizzerà insomma un ambizioso sogno, coronerà una lunga quasi impossibile ricerca. E questo mese di agosto, per molti, ne è un assaggio. Felicità a portata di mano, frizzante eccitazione per qualcosa, o qualcuno, che si avverte davvero molto vicino. Risarcimento di spaventi, fatiche, contrarietà che non sono mancati negli ultimi mesi, diciamo pure anni. Grandi architetti, manipolatori di vite altrui, guerrieri passionali che non accettano sconfitte, i Leone non incassano bene né critiche né battute d’arresto e troppo hanno dovuto sopportare di recente. «La paura di venir giudicati soffoca la sincerità, impaccia gli abbandoni, falsa gli affetti, e logora ogni fiducia» scrisse la leonissima Elsa Morante (12 agosto del 1912) <span id="more-461"></span> in uno scritto raccolto in <em>Pro e contro la bomba atomica</em> (Adelphi). Immaginiamo quanto deve essersi sentito (ingiustamente?) perseguitato Roman Polanski (18 agosto del 1933) dai tribunali americani. Ora gli astri favorevoli gli dovrebbero dare non grossa spinta per venirne definitivamente fuori.</p>
<p>Quanti significativi registi nel segno del Leone, come Alfred Hitchcock (13/8/1899), Ermanno Olmi (24/7/31) e Nanni Moretti (19/8/53). E per quel che riguarda gli scrittori, sono più costruttori di solide impalcature letterarie (uno per tutti: Alexandre Dumas, nato di luglio, il 24) che del tipo intimista-poetico. Oppure un bel giorno, come Ginevra Bompiani, dismettono – almeno per un periodo &#8211; i panni del narratore e passano a fare gli editori, una forma di regia anche questa, tanto più che nell’impresa editoriale (parliamo di <a href="http://home.edizioninottetempo.it/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/home.edizioninottetempo.it/?referer=');">nottetempo</a>) è coinvolta anche un’altra «leonessa», Roberta Einaudi (sono nate nella stessa decade, l’una il 5 e l’altra il 12 agosto) e dunque è facile pronostico, con il cielo che si mette al meglio, che la prossima stagione della casa editrice vedrà una svolta significativa capace nel corso del 2011 di rivelarsi addirittura clamorosa.</p>
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		<title>scegliete i libri, non gli sconti</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 11:31:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piazzaemezza</dc:creator>
				<category><![CDATA[appena svegli]]></category>
		<category><![CDATA[ginevra bompiani]]></category>
		<category><![CDATA[legge sul prezzo del libro]]></category>

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		<description><![CDATA[Un’altra cattiva legge è passata. Con silenziosa arroganza, la legge sul prezzo del libro, deprecata dai suoi stessi difensori (secondo l’idea nata chissà dove che ‘una cattiva legge è meglio di nessuna legge’), è passata il 14 luglio in commissione alla Camera. Questa legge finge di arginare, ma in realtà ufficializza, la trasformazione del libro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un’altra cattiva legge è passata. Con silenziosa arroganza, la legge sul prezzo del libro, deprecata dai suoi stessi difensori (secondo l’idea nata chissà dove che ‘una cattiva legge è meglio di nessuna legge’), è passata il 14 luglio in commissione alla Camera. Questa legge finge di arginare, ma in realtà ufficializza, la trasformazione del libro in merce d’occasione e delle librerie in spazi di promozioni commerciali. Qualsiasi prodotto del mercato viene messo in saldo due volte l’anno, per permettere a negozi e produttori di liberarsi di merce deperibile. Il libro è stato sganciato dal mercato per poter essere svenduto undici mesi l’anno, e questo dal giorno in cui esce per tutta la sua breve esistenza. Vuol dire che il libro è considerato merce altamente deperibile, marcescibile, mai adeguata al suo valore. A detta degli autorevoli rappresentanti della cultura italiana che l’hanno elaborata, questa legge è il miglior compromesso che si poteva strappare al maggior gruppo editoriale italiano, Mondadori, e dunque al suo proprietario, presidente del consiglio. Ancora una volta i suoi interessi dettano legge. Editori e librai indipendenti di tutta Italia hanno alzato la loro voce per denunciare una legge che minaccia la loro sopravvivenza e sono rimasti inascoltati.  Ora che è troppo tardi, possiamo sperare solo nei lettori: carissimi lettori, dovete sapere che la pioggia di sconti che ha investito il libro come una tempesta, privilegia i libri più commerciali dei gruppi editoriali nelle librerie di catene, per proteggerli dalla grande distribuzione nei supermercati. Dovete sapere che questi sconti, né gli editori né i librai indipendenti se li possono permettere. E che la legge fa sì che entrando in libreria siate spinti a comprare il libro più scontato e non il più interessante: quello che vogliono loro, non quello che volete voi. Perciò, cari lettori, quando entrate in una libreria, cercate i libri e non gli sconti, girate intorno alle pile delle promozioni e scoprite dietro di esse quei libri che espongono il loro modesto prezzo pieno alla vostra intelligenza prima che alle vostre tasche.</p>
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		<title>Legge sul prezzo del libro</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 23:01:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piazzaemezza</dc:creator>
				<category><![CDATA[il tema]]></category>
		<category><![CDATA[instar libri]]></category>
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		<description><![CDATA[[La legge sul libro è stata approvata il 14 Luglio in commissione alla Camera. A seguire la versione integrale della lettera indirizzata da alcuni editori indipendenti a La Repubblica e pubblicata il giorno 12 Luglio. Martedì 13 Luglio, Simonetta Fiori ha raccolto le prime adesioni alla protesta.]
Caro Direttore,
nei prossimi giorni verrà portata alla Camera la nuova [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff6600;">[La legge sul libro è stata approvata il 14 Luglio in commissione alla Camera. A seguire la versione integrale della lettera indirizzata da alcuni editori indipendenti a <em>La Repubblica</em> e pubblicata il giorno 12 Luglio. Martedì 13 Luglio, Simonetta Fiori ha raccolto le prime adesioni alla protesta.]</span></p>
<p>Caro Direttore,</p>
<p>nei prossimi giorni verrà portata alla Camera la nuova legge che disciplinerà il prezzo del libro, ovvero che regolamenterà gli sconti. Siamo sicuri che ben pochi italiani, tediati dalle ricorrenti denunce sullo sconsolante panorama della lettura nel nostro Paese, avrebbero pensato che bastasse regolamentare uno sconto per risolvere tutti i problemi. Invece il legislatore esordisce così: “La presente legge ha per oggetto la disciplina del prezzo dei libri. Tale disciplina mira a contribuire allo sviluppo del settore librario, al sostegno della creatività letteraria, alla promozione del libro e della lettura, alla diffusione della cultura, alla tutela del pluralismo dell’informazione.” E dire che sono dieci anni che rincorriamo una legge civile sul libro, e per tutto questo tempo abbiamo avuto la soluzione sotto gli occhi. Già, peccato che a nostro avviso questo cappello introduttivo sia falso, e la legge vada nella direzione contraria a quanto proclama di voler ottenere.</p>
<p>La Legge Levi è molto breve: in pratica pone un tetto allo sconto che il libraio può fare all’acquirente finale del libro. Questo tetto è fissato al 15%. Vi sono alcune deroghe per le vendite on line (tetto del 20%), alle biblioteche o associazioni, ai libri fuori catalogo. E poi c’è un comma che permette agli editori di fare promozioni per 11 mesi all’anno (salvo dicembre e purché ciascuna non più lunga di un mese) su tutti i loro libri (vecchi e nuovi), senza alcun tetto di sconto. <span id="more-440"></span> Ovvero un piccola clausola che di fatto vanifica qualsiasi tentativo di limitazione dello sconto, rivelando dunque che questa “disciplina del prezzo” è fittizia. A questo si aggiunge che i controlli e le sanzioni previsti paiono inefficaci.</p>
<p>Ma il colmo è che questa legge è stata redatta con l’accordo delle associazioni di categoria (AIE, Associazione Italiana Editori, e ALI, Associazione Librai Italiani), quindi viene fatta passare come una legge “voluta unanimemente da editori e librai”.</p>
<p>Ebbene, noi riteniamo che questo non sia vero, e ci auguriamo che gli editori e librai che la pensano come noi scrivano e chiamino il suo giornale a centinaia, per dire che questa unanimità non c’è, per manifestare la loro contrarietà a questa legge e per appoggiare la richiesta di una legge sul modello francese o tedesco (che spiegheremo brevemente più avanti).</p>
<p>La Legge Levi, di fatto, è voluta dai grandi gruppi editoriali, che sono gli unici che possono permettersi con continuità l’arma commerciale dello sconto elevato e vedono così sancito per legge questo loro privilegio, e dalle catene di librerie, che vi vedono un argine alla grande distribuzione, il loro principale concorrente. Questi sono argomenti piuttosto tecnici che non possono interessare il lettore (colui che compra e legge libri); se facciamo questa affermazione è per spiegare perché cinque di noi (il sesto non è socio), non sentendosi rappresentati dall’AIE, abbiano annunciato l’intenzione di uscire dall’associazione se l’AIE non chiederà di modificare il progetto di legge. E anche perché non vengano a dirci: ma siete voi editori e librai che l’avete voluta. Semplicemente non è vero.</p>
<p>Normalmente, quando si affronta il tema degli sconti, la prima obiezione che viene fatta è la seguente: siamo un Paese che legge poco, lo sconto è un incentivo all’acquisto del libro, dunque alla lettura; e poi sono tempi duri, perché vogliamo privare il consumatore (e di proposito non usiamo più il termine lettore) del vantaggio economico dello sconto? In altre parole la nostra sembra una posizione impopolare. Ma ai lettori attenti non sfuggirà che molto spesso un libro “molto scontato” finisce con il costare come un libro altrettanto buono di una casa editrice indipendente a prezzo pieno. Non di rado dunque lo sconto è uno specchietto. E poi… e poi è necessaria una breve divagazione sul libro.</p>
<p>Proviamo a fare qualche affermazione di principio: “Il libro è un bene fondamentale per la cultura, lo sviluppo, la democrazia, la circolazione delle idee e la realizzazione personale; sul libro si regge buona parte della formazione, dell’educazione, della comunicazione e del fermento culturale di una Nazione; per questo motivo deve esserne garantita la massima pluralità di produzione (case editrici) e diffusione (librerie indipendenti e di catena, edicole, grande distribuzione).</p>
<p>La comunità dei lettori (e di proposito non usiamo il termine mercato) deve premiare o punire l’editore e il libraio in base alla qualità del suo lavoro e non in base a fattori puramente economici e finanziari.</p>
<p>La legge dello Stato deve stabilire delle regole che, senza alterare indebitamente il mercato, assicurino pari opportunità a tutti gli operatori del settore, in modo che la forza economica e finanziaria di alcuni non possa nuocere od ostacolare gli altri a scapito della “bibliodiversità” (concetto mutuato dal termine biodiversità, che rende molto bene e in maniera sintetica un’importante esigenza culturale di una Nazione). Infatti a stabilire il valore di un libro deve essere la sua qualità e non il prezzo o lo sconto.”</p>
<p>Siamo tutti d’accordo su queste affermazioni? In fondo non sono così dissimili dal cappello introduttivo della legge. Se anche voi siete d’accordo, allora dobbiamo provare a spiegarvi, in maniera meno tecnica possibile, perché la Legge Levi vada nella direzione opposta.</p>
<p>È una questione dimensionale, sia per gli editori, sia per le librerie.</p>
<p>Nella composizione del costo del libro ci sono delle voci fisse (eventuale traduzione, lavoro redazionale, studio grafico della copertina e impaginazione, correzione bozze, preparazione delle lastre, avviamento della stampa e della confezione) che incidono molto su tirature basse e si riducono aritmeticamente con l’aumentare della tiratura. Se la tiratura raddoppia, queste voci incidono per la metà nella composizione del costo finale del prodotto. Questo significa che il margine di un editore è molto basso per una tiratura bassa e aumenta rapidamente al crescere della tiratura (nel caso di una tiratura bassa, l’editore potrebbe recuperare il margine aumentando il prezzo di copertina, ma questo metterebbe fuori mercato il suo libro). La conseguenza è che un editore piccolo o medio non ha la possibilità di utilizzare, se non in rari casi, l’arma commerciale dello sconto, perché rinuncerebbe a tutto o quasi il suo margine. La grande casa editrice, invece, avendo margini molto più ampi (in percentuale sul prezzo di copertina) può rinunciare a una parte del guadagno per mettere fuori causa la concorrenza.</p>
<p>Una piccola libreria, sui libri che acquista, ha normalmente uno sconto (che diventa il suo margine) che si aggira sul 28-30%. Una grande libreria, o una libreria di catena, ha uno sconto che può essere anche del 50% maggiore, e questo le dà la possibilità di preservare un certo margine anche applicando sconti importanti.</p>
<p>Quali le conseguenze, allora? Una legge che permetta sconti elevati mette a repentaglio l’esistenza degli editori e delle librerie di piccole dimensioni e dei libri a bassa tiratura, che costituiscono la stragrande maggioranza delle cinquanta o sessantamila novità che escono ogni anno. E se editori e librai cominceranno a chiudere, se libri anche importanti che non hanno un elevato potenziale di vendita non potranno più essere pubblicati, la cultura italiana continuerà a deteriorarsi.</p>
<p>Senza contare che questo orientamento commerciale svilisce il libro: invece di vendere contenuti (perché interessanti, divertenti, importanti, belli ecc.) si finisce sempre più spesso con il vendere prezzi di copertina scontati. A trasformare il lettore in consumatore.</p>
<p>Non sarebbe meglio se il lettore entrando in libreria si potesse concentrare solo e unicamente sui libri e i loro contenuti, invece di essere accalappiato dai cartellini dello sconto? Non sarebbe meglio se al lettore venisse data l’opportunità di confrontare il vero prezzo di copertina dei vari libri quando deve stabilire se e che cosa comprare?</p>
<p>I legislatori di Francia e Germania, Paesi dove si legge molto, ma molto di più che da noi e dove il libro non è l’eterno malato cronico delle nostre statistiche, hanno da anni preso atto di quanto raccontato in questa lettera e promulgato leggi che vietano (Germania) o riducono moltissimo (Francia) lo sconto sui libri usciti da meno di un paio di anni. Anche la regolamentazione delle promozioni è molto più restrittiva, e soprattutto ci sono organismi di controllo che verificano e sanzionano chi tenta gli escamotage. Il risultato è che in questi Paesi si legge di più, case editrici e librerie indipendenti riescono a stare sul mercato (in Germania ci sono 19.000 case editrici contro le 7000 italiane), la legge viene rispettata, i prezzi di copertina vengono calmierati dal mercato e i lettori sono educati a scegliere i libri per quel che contengono e non perché sono in offerta.</p>
<p>Si ha dunque la sensazione che in questi due Paesi il legislatore si sia preoccupato del bene culturale dei cittadini e non degli interessi di alcune lobby. Come mai in Italia questo non può avvenire? (La domanda è chiaramente retorica.)</p>
<p>Se la Legge Levi non dovesse passare, in che situazione ci troveremmo? In questo momento non ci sono praticamente regole, o meglio c’è una legge del 2001 che è stata vanificata da successivi decreti che hanno liberalizzato sconti e promozioni. Per questo motivo, anche parecchi librai ed editori indipendenti, pur convinti che la Legge Levi sia una brutta legge, pensano che sia meglio che nessuna legge, e che possa essere il punto di partenza per successivi miglioramenti.</p>
<p>Noi siamo convinti invece che si possa e si debba fare subito una buona legge, e che se la Legge Levi dovesse passare così com’è ce la terremo per altri dieci anni. Dunque invitiamo tutti, editori, librai, e perché no, lettori indipendenti che la pensano come noi a farsi sentire perché la Legge Levi venga modificata secondo i modelli che hanno dato così buoni risultati all’estero.</p>
<p>La ringraziamo per lo spazio che vorrà dedicarci.</p>
<p>Gaspare Bona (Instar Libri), Emilia Lodigiani e Pietro Biancardi (Iperborea), Marco Cassini e Daniele di Gennaro (minimum fax), Ginevra Bompiani e Roberta Einaudi (nottempo), Daniela Di Sora (Voland)</p>
<p><span style="color: #ff6600;">[Dopo la pubblicazione parziale di questa lettera su <em>La Repubblica</em> al momento sono arrivate al quotidiano le richieste di adesione di Marco Tropea (Marco Tropea Editore), Marco Vicentini (Meridiano Zero), Piero Cademartori e Silvia Tessitore (Editrice ZONA), Maurizio Gatti (O barra O edizioni), Massimo Scrignòli (Book Editore), Anita Molino (FIDARE Federazione Italiana Editori Indipendenti), Odilia Negro (Associazione TRA ME, libreria indipendente, Torino), Nicola Cavalli (Libreria Ledi - International Bookseller, Milano), Angelo Biasella (Neo Edizioni), Paola Belotti (Premiana libreria Marconi, Bra), qui di seguito pubblichiamo alcune delle lettere]</span></p>
<p>***</p>
<p><em>Buonasera sig.ra Fiori,<br />
leggo l&#8217;articolo e da libraia abituata per mestiere a stare in mezzo alle parole, ne rimango senza.<br />
non vorrei sentire nel paese dove vivo e lavoro frasi come &#8220;meglio una brutta legge che nessuna legge&#8221; perchè una legge non andrebbe trattata come un figlio, cioè come uno scarrafone, bello comunque<br />
per la sua mamma. e non vorrei sentire che, in sostanza, accontentarsi è la vera ricetta per vivere bene. vorrei poter continuare a indignarmi per ciò che non funziona o funzionicchia e lasciare alla saggezza che è racchiusa nel verbo &#8220;accontentarsi&#8221; lo spazio e la dignità che merita, ma in altri campi. una brutta legge è e resta una brutta legge, come quella sull&#8217;editoria italiana, che mi auguro sia vista nella sua mediocrità oggettiva, e non come il grido disperato di una categoria agonizzante come quella dei librai e dei piccoli e medi editori. nessuno, ma forse è meglio se parlo per me, diciamo dunque, io non<br />
pretendo una legge che tuteli particolarmente la mia categoria, ma leggi che permettano ad ogni categoria di operare al meglio delle proprie possibilità, leggi eque che tengano conto delle dimensioni delle varie attività e forse, banalmente, leggi di mercato serio dove un commerciante, venda esso libri o altro, non sia messo nelle condizioni di comprare con uno sconto inferiore a quello di cui beneficia<br />
l&#8217;utente finale. le sembra troppo?<br />
Cordialmente<br />
Paola Bellotti &#8211; Premiata Libreria Marconi</em></p>
<p>***</p>
<p><em><br />
Gentilissima Simonetta Fiori,<br />
la nostra casa editrice aderisce con convinzione alle proposte e alla lettera degli editori indipendenti pubblicata ieri su Repubblica e ringrazia lei e il giornale per l&#8217;ampio risalto che ha voluto dare alla questione e alle posizioni degli editori medi e piccoli, non sempre adeguatamente rappresentate.<br />
La questione dello sconto è uno degli aspetti, forse quello più evidente, che penalizza il lavoro di tanti imprenditori e professionisti e che tende a premiare solo i grossi interessi e gruppi. La nostra posizione è quella di uno sconto &#8211; visto che sulla percentuale prevista, del 15%, pare ci sia stata un&#8217;intensa mediazione, come per altro lei ben spiega nel suo articolo &#8211; che non sia derogabile e che possa essere punto di riferimento per tutti gli operatori e non lasciato alla prevalenza delle forze in campo, a tutela degli editori, della filiera commerciale e delle librerie. Anche attraverso questi aspetti si misura il grado di salvaguardia delle diversità culturali che abitano un paese e che nel prodotto libro trovano una delle espressioni più ampie e accessibili, e quindi sosteniamo con forza che vi possano essere condizioni che non penalizzino chi ha scelto di lavorare in modo indipendente e autonomo dalle semplici logiche del profitto immediato. Restiamo a disposizione, grazie e cordiali saluti.<br />
Piero Cademartori &#8211; Silvia Tessitore [editrice ZONA]</em></p>
<p>***</p>
<p><em>Una legge iniqua che di fatto non permette alle piccole librerie indipendenti di vivere sottraendo una marginalità che già di per sé è al limite della sussistenza.<br />
TrentaeLode &#8211; Libreria Universitaria</em></p>
<p>***</p>
<p><em>Buongiorno, sono Odilia Negro dell’Associazione TRA ME di Carignano, in Provincia di Torino (www.tramecarignano.com). Tra le tante cose di cui ci occupiamo e che vendiamo ci sono anche i libri:  abbiamo un settore libreria che, per scelta, privilegia le piccole case editrici.  Alcune di esse, con le quali normalmente lavoriamo,  hanno sottoscritto la lettera  comparsa su Repubblica, che ci sentiamo di condividere in pieno. Vogliamo sottolineare in particolare la grande difficoltà che noi “piccoli”  facciamo quotidianamente: ci ostiniamo a VENDERE CULTURA, non a vendere  libri in quantità!  Ci interessa la QUALITA’, facciamo costantemente presentazioni di libri e di autori, e troviamo interesse e apprezzamento per questo nostro lavoro.  Pur consapevoli di essere una piccola goccia in un oceano, vogliamo portare anche la nostra voce in questo dibattito, al fianco di chi si occupa, appunto, di CULTURA e di promozione del libro come strumento di saperi, di contenuti e non  solo come merce da vendere o meglio ancora svendere a prezzi bassi bassissimi.  I libri non sono abiti fuori moda da saldare a fine stagione!!!!!!<br />
Cordialmente.<br />
Odilia Negro &#8211; per TRA ME</em></p>
<p>***<br />
<em><br />
Gentile Simonetta Fiori,<br />
facendo seguito al Suo articolo apparso su &#8220;la &#8220;Repubblica&#8221;, mi unisco all&#8217;appello della nostra associazione di editori indipendenti &#8220;Fidare&#8221;, ma anche di altri editori, accomunati dalla speranza che la nuova legge sul libro di prossima approvazione possa essere sostanzialmente modificata al fine di dare una speranza di salvezza del &#8220;libro&#8221; sotto ogni punto di vista. Dopo l&#8217;eliminazione delle tariffe di spedizione agevolate&#8230; per non essere eliminati del tutto&#8230; far passare uno sconto massimo del 15% potrebbe essere accettato, ma naturalmente senza deroghe di nessun tipo per le campagne promozionali, che altrimenti attuerebbero una perenne concorrenza non soltanto sleale, ma certamente insostenibile da parte dei moltissimi editori (piccoli e medi) che non fanno parte dei &#8220;grossi&#8221; gruppi editoriali.<br />
Grazie per l&#8217;attenzione<br />
Massimo Scrignòli &#8211; Book Editore</em></p>
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		<title>245 bicchieri di rabbia</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 15:22:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piazzaemezza</dc:creator>
				<category><![CDATA[il tema]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[governo italiano]]></category>
		<category><![CDATA[profughi eritrei]]></category>

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duecentoquaratacinque bicchieri di rabbia. Uno per ogni profugo eritreo rinchiuso a Seba. duecentoquartantacinque persone percosse al momento della conta e dei pasti, duecentoquarantacinque persone prive di qualsiasi assistenza sanitaria. duecentoquarantacinque motivi di vergogna per il governo italiano, che ha respinto alcuni di questi eritrei nel 2009, altri poche settimane fa, all’inizio di giugno, quando venticinque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-436 aligncenter" title="immigrati_gommone_marmil--400x300" src="http://www.piazzaemezza.it/wp/wp-content/uploads/2010/07/immigrati_gommone_marmil-400x300.jpg" alt="immigrati_gommone_marmil--400x300" width="416" height="306" /></p>
<p>duecentoquaratacinque bicchieri di rabbia. Uno per ogni profugo eritreo rinchiuso a Seba. duecentoquartantacinque persone percosse al momento della conta e dei pasti, duecentoquarantacinque persone prive di qualsiasi assistenza sanitaria. duecentoquarantacinque motivi di vergogna per il governo italiano, che ha respinto alcuni di questi eritrei nel 2009, altri poche settimane fa, all’inizio di giugno, quando venticinque eritrei, avvistati nel Mediterraneo, non sono stati soccorsi né dall’Italia né da Malta.</p>
<p><a href="http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2010/mese/07/articolo/3018/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2010/mese/07/articolo/3018/?referer=');">Il manifesto</a><br />
<a href="http://www.unita.it/news/italia/100864/domani_interrogazione_pd_al_governo" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.unita.it/news/italia/100864/domani_interrogazione_pd_al_governo?referer=');">L&#8217;Unità</a><br />
<a href="http://www.corriere.it/esteri/10_luglio_06/alberizzi-eritrei-torturati-libia_fe6d45ee-88eb-11df-9548-00144f02aabe.shtml" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.corriere.it/esteri/10_luglio_06/alberizzi-eritrei-torturati-libia_fe6d45ee-88eb-11df-9548-00144f02aabe.shtml?referer=');">Corriere della Sera</a><br />
<a href="http://www.repubblica.it/esteri/2010/07/06/news/chiarire_sorte_dei_detenuti_eritrei_il_consiglio_d_europa_chiama_l_italia-5420810/index.html?ref=search" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.repubblica.it/esteri/2010/07/06/news/chiarire_sorte_dei_detenuti_eritrei_il_consiglio_d_europa_chiama_l_italia-5420810/index.html?ref=search&amp;referer=');">la Repubblica</a></p>
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