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	<description>la piazza dove pensare nottetempo</description>
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		<title>gli effetti secondari della crisi</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 10:22:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Roma. Esterno giorno. Martedì, passando per Piazza Mazzini, mi sono imbattuta in un cartellone pubblicitario che recitava, lettere nere su bianco perla, “Perché piangere due volte?” sotto, in un corpo del testo appena più minuto, “funerali completi a partire da 99* euro” e più sotto ancora, in un corpo del testo minutissimo “*Tan 9,88% Tag [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roma. Esterno giorno. Martedì, passando per Piazza Mazzini, mi sono imbattuta in un cartellone pubblicitario che recitava, lettere nere su bianco perla, “Perché piangere due volte?” sotto, in un corpo del testo appena più minuto, “funerali completi a partire da 99* euro” e più sotto ancora, in un corpo del testo minutissimo “*Tan 9,88% Tag 12,62 salvo approvazione NEOS FINANCE SPA”. Per avere un funerale completo mi basta dunque rinunciare al cinema dieci volte, che in una vita non è poi un grande sacrificio, anche se non ho la televisione. Specialmente se il contraltare è un bel funerale completo. Certo, non avendo un contratto a tempo indeterminato, potrei non avere accesso al finanziamento, in quel caso, sarebbe davvero umiliante, perché potrei non avere persone alle quali chiedere di fare da garante. Poi ho riso, perché la morte è sempre quella degli altri e perché mi sono ricordata di quando mia nonna, tanti anni fa, mi aveva mandato all’ufficio preposto del piccolo comune dove ancora vive a prenotarle un loculo vicino a quello di mio nonno. A destra preferibilmente. Io non pensavo che i loculi, oltre ad essere molto ambiti (“per terra è sporco”), fossero carissimi. Nonna, in ogni caso, non ne aveva fatto una questione di soldi, ma semplicemente, appunto. di posizione. Meglio a destra. Così, fatto un secondo giro della piazza per rileggere la pubblicità della grintosa agenzia di pompe funebri mi sono fermata con la moto e ho chiamato nonna, che da anni continua a risparmiare per il suo loculo prenotato. Le ho sottoposto la questione. Nonna mi ha detto che è vero che i funerali sono cari ma che non ci si mette a parlare di soldi, tanto in qualche modo si fa. In qualche modo, come ha già  scritto Doroty Parker, comunque “Scusate le ceneri”. Sì, ha chiuso nonna, “Ma per terra è sporco”.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 2 Febbraio 2012]</span></p>
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		<title>nulla è in regalo</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 10:18:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piazzaemezza</dc:creator>
				<category><![CDATA[il tema]]></category>
		<category><![CDATA[2 febbraio 2012]]></category>
		<category><![CDATA[nulla è in regalo]]></category>
		<category><![CDATA[obituary]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[polonia]]></category>
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		<description><![CDATA[
Wisława Szymborska
Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1 febbraio 2012


Nulla è in regalo, tutto è in prestito.
Sono indebitata fino al collo.
Sarò costretta a pagare per me
con me stessa,
a rendere la vita in cambio della vita.
È così che è stabilito,
il cuore va reso
e il fegato va reso
e ogni singolo dito.
È troppo tardi per impugnare il contratto.
Quanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://voiceseducation.org/sites/default/files/images/szymborska_czaplinski.jpeg" alt="" width="370" height="400" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Wisława Szymborska</strong></p>
<p style="text-align: center;">Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1 febbraio 2012</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p>Nulla è in regalo, tutto è in prestito.<br />
Sono indebitata fino al collo.<br />
Sarò costretta a pagare per me<br />
con me stessa,<br />
a rendere la vita in cambio della vita.</p>
<p>È così che è stabilito,<br />
il cuore va reso<br />
e il fegato va reso<br />
e ogni singolo dito.</p>
<p>È troppo tardi per impugnare il contratto.</p>
<p>Quanto devo<br />
Mi sarà tolto con la pelle.</p>
<p>Me ne vado per il mondo<br />
tra una folla di altri debitori.</p>
<p>Su alcuni grava l&#8217;obbligo<br />
di pagare le ali.</p>
<p>Altri dovranno, per amore o per forza,<br />
rendere conto delle foglie.</p>
<p>Nella colonna Dare<br />
ogni tessuto che è in noi.<br />
Non un ciglio, non un peduncolo<br />
da conservare per sempre.</p>
<p>L&#8217;inventario è preciso,<br />
e a quanto pare<br />
ci toccherà restare con niente.</p>
<p>Non riesco a ricordare<br />
dove, quando e perché<br />
ho permesso che aprissero<br />
questo conto a mio nome.</p>
<p>La protesta contro di esso<br />
la chiamiamo anima.</p>
<p>E questa è l&#8217;unica voce<br />
che manca nell&#8217;inventario.</p>
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		<title>il Giglio d&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 08:30:38 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[appena svegli]]></category>
		<category><![CDATA[capitano schettino]]></category>
		<category><![CDATA[chiara valerio]]></category>
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		<description><![CDATA[Non sono mai salita su una nava grande come il Concordia. Ricordo però che qualche anno fa, vedendone passare una simile nella laguna di Venezia mi ero detta, tra me e me, Sembra un abuso edilizio. Enorme e così lucida in mezzo a una miniatura di mondo. Ma io non costruisco navi e ho smesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono mai salita su una nava grande come il Concordia. Ricordo però che qualche anno fa, vedendone passare una simile nella laguna di Venezia mi ero detta, tra me e me, Sembra un abuso edilizio. Enorme e così lucida in mezzo a una miniatura di mondo. Ma io non costruisco navi e ho smesso anche di fare le barchette di carta, che pure mi piacevano tanto. Così quando ho visto il Concordia abbattersi piano piano su un fianco, così da presso alla costa del Giglio, me ne sono rimasta un po’ imbambolata, come accade talvolta davanti alle enormi disgrazie e alle cose che crollano o si rompono in questo nostro mondo d’etere, tranquilla che nessuno si sarebbe fatto male e che quel mare quasi domestico, quasi chiuso, non avrebbe preteso bottini di persone ma solo di cose. E le cose, sono cose e basta. Poi invece alle immagini registrate hanno cominciato ad aggiungersi le parole. Dispersi, morte, il capitano Schettino ha abbandonato la nave. E poi ancora le registrazioni video e audio dei passeggeri, le immagini dell’acqua salata che entra nelle vetrate, la scoperta di un ufficiale eroe che si rompe una gamba per mettere in salvo i passeggeri, la telefonata della guardia costiera che con giusto tono Shakesperiano tuona che il mare ha salvato la vita al capitano ma la legge degli uomini gli farà passare qualche brutto momento. La legge degli uomini è una cosa difficile sì, ma non è mai codarda, e a quella distanza dalla costa impone di dare immediatamente l’allarme perché non arriveranno i delfini a mantenere dritta la nave. Sarebbe bastato che l’allarme partisse prima per evitare 11 morti e 22 feriti, sarebbe bastato che il capitano rimanesse a bordo, o forse no. Io non sono capitano e ho dismesso le maschere di carnevale, anche se mi piacevano. Vorrei però continuare a raccontare a tutti la bella favola che il capitano salva tutti, o almeno, ci prova. </p>
<p><span style="color: #ff0000;">[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 19 Gennaio 2012]</span></p>
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		<title>se la femminilità non è un lembo di pelle</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 21:49:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piazzaemezza</dc:creator>
				<category><![CDATA[la posta del cuore]]></category>
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		<category><![CDATA[giuseppina torregrossa]]></category>
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		<description><![CDATA[Cara Giuseppina,
sono una donna di quasi sessantanni che da un po&#8217; di tempo ha deciso, diciamo, di concedersi qualche amante. Scrivo qualche, perché a oggi, vedo con una certa regolarità tre uomini. Due della mia età e uno che ne ha quindici di meno e che mi piace molto. Durante queste vacanze ho pensato tuttavia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Cara Giuseppina,</em></p>
<p><em>sono una donna di quasi sessantanni che da un po&#8217; di tempo ha deciso, diciamo, di concedersi qualche amante. Scrivo qualche, perché a oggi, vedo con una certa regolarità tre uomini. Due della mia età e uno che ne ha quindici di meno e che mi piace molto. Durante queste vacanze ho pensato tuttavia che, nonostante io sia stata sposata per quasi vent’anni, e abbia avuto due figli, non mi è mai piaciuto andare a letto con gli uomini, ma me lo sono imposto, e anche adesso, con questi tre, in qualche modo me lo impongo, perché penso che una donna, per essere una donna vera, deve andare a letto con gli uomini. In fondo io non mi diverto a fare sesso, mi diverto a essere sposata. Come posso fare, visto che di matrimonio non parla nessuno dei miei uomini, a divertirmi un poco? La ringrazio, e scriva più spesso, perché in mezzo alle sue malinconie ci sono tante cose che mi fanno molto ridere.</em></p>
<p style="text-align: right;">Amelia (Roma)</p>
<p>Cara Amelia,<br />
complimenti! A quasi sessant’anni tre amanti sono un numero da record. In autunno lei si concede un lusso che molte di noi non hanno avuto nemmeno nella primavera della vita. Decisamente un tipo controcorrente Lei, e molto diversa  dalle sue coetanee che languono in matrimoni secchi e asfittici, o si consumano nel ricordo di un uomo che non hanno mai potuto avere, leggono tra le lacrime lettere ingiallite dal tempo e dall’usura, e alzano lo share di fiction melense che sembrano essere l’ultima occasione per sognare. E’ evidente che per me il matrimonio non è fonte di divertimento né rimedio alla noia. Ma credo che lei ne sia consapevole, perché molto concretamente colleziona amanti, anche se, a quanto scrive, le mancano le istruzioni per l’uso. Potrei dargliele io queste istruzioni, come del resto qualunque donna d’età, d’esperienza e dotata di un po’ di gioia di vivere. Con tre amanti, di cui uno più giovane di quindici anni, non avrei certamente tempo né motivo di lamentarmi. E invece lei non è contenta. Forse perché “Il sesso” come scriveva Anais Anin grande autrice di racconti erotici a un anonimo collezionista <em>perde ogni potere quando diventa esplicito, meccanico, ripetuto, quando diventa un&#8217;ossessione meccanicistica. Diventa una noia. Lei ci ha insegnato più<span id="more-1507"></span> di qualunque altro quanto sia sbagliato non mescolarlo all&#8217;emozione, all&#8217;appetito, al desiderio, alla lussuria, al caso, ai capricci, ai legami personali, a relazioni più profonde che ne cambiano il colore, il sapore, i ritmi, l&#8217;intensità. … Il sesso deve essere innaffiato di lacrime, di risate, di parole, di promesse, di scenate,di tutte le spezie della paura, di viaggi all&#8217;estero, di facce nuove, di romanzi, di racconti, di sogni, di fantasia, di musica, di danza, di oppio, di vino</em>. Mia cara Amelia, lei ha usato e continua a usare i suoi uomini con il solo scopo di rafforzare la sua traballante identità, ecco perché si annoia. Se solo avesse voglia di spostare la sua prospettiva d’osservazione dall’angusto triangolino di pelle che sta tra le sue gambe, scoprirebbe che la femminilità è cosa più varia e complessa, si declina in modo bizzarro e fuori dalle regole, ha il suo fondamento in un nucleo profondo fatto di affetti e di emozioni, trova alimento nelle innumerevoli faville che si sprigionano dal rogo della vita.<br />
Spero di essere stata esaustiva, ovviamente la ringrazio per i complimenti….</p>
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		<title>nel volgere di pochissimo tempo</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 15:11:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piazzaemezza</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel volgere di pochissimo tempo, un tale mai visto né sentito prima prende e rovescia l’ordine cinquantennale della più grande industria italiana, mette per strada migliaia di dipendenti, chiude fabbriche, delocalizza, straccia la contrattazione nazionale, sbatte fuori i comunisti, forse se ne va dall’Italia o forse no. Si chiama Marchionne. Di fronte a questo qua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel volgere di pochissimo tempo, un tale mai visto né sentito prima prende e rovescia l’ordine cinquantennale della più grande industria italiana, mette per strada migliaia di dipendenti, chiude fabbriche, delocalizza, straccia la contrattazione nazionale, sbatte fuori i comunisti, forse se ne va dall’Italia o forse no. Si chiama Marchionne. Di fronte a questo qua sono rimasti tutti a bocca aperta, nessuno sa bene che cosa fare, si può tenersi stretto l’articolo diciotto, questo sì, ma altro? La domanda è &#8211; che tipo di politica ci vuole per gente come questa, che nel prossimo futuro si prevede in aumento? Quale spazio polemico, di conflitto si deve pensare per istituire una nuova comunità degli uguali in questo scenario brutale e fulminante? Uno dei primi atti del governo-Monti è stato di rendere omaggio a questa specie di immaginetta scurrile dell’ancora sempre nuovo capitalismo, per mezzo di due suoi eminenti ministri. No, non per rendergli omaggio, per confrontare le strategia dell’azienda rispetto alla linea difensiva del governo. Si sa infatti che il governo-Monti è nato per difendere gli italiani dagli attacchi della speculazione internazionale. Ma la sensazione generale è di giacere sul letto di Procruste. Chi era e che cosa faceva questo qua. Era un individuo maligno che assaliva passanti e viaggiatori per rapinarli e per farlo li stendeva su un letto e ne amputava gli arti, li scorciava a misura del letto stesso. Ciò che infatti sta capitando ora da queste parti. Equità – occorre che ciascuno paghi secondo la propria misura – in un certo qual senso è l’amputazione consensuale, è concedere a questi Procruste di adesso la piena libertà di assalire, amputare, rapinare. Bisognerebbe piuttosto dire &#8211; disuguaglianza, non facciamo più una comunità degli uguali. La configurazione dell’essere insieme rimane indispensabile, ma quello che si sta vedendo attualmente è che la politica non è ormai più disgiungibile dalla gestione affaristica, e però è forse necessario che una parte dei tutti venga lasciata, che coloro i quali hanno oggi una posizione, non di privilegio, ma di Procruste, cui non intendono rinunciare, siano abbandonati a loro stessi e perdano la posizione – “E anche il perdere è nostro”, scrive Rilke allo scrittore tedesco Carossa – una volta nella perdita, torneranno a essere nostri, così come noi siamo sempre stati nostri perché siamo stati sempre nella perdita.</p>
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		<title>sottosopra</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 10:37:09 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[narrativa italiana]]></category>
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Prima di conoscere la signora di sotto e il signore di sopra non ho mai avuto interesse per la vecchiaia. I miei genitori, vecchi, non hanno fatto in tempo a diventarlo, mio padre si è ammazzato talmente presto e mia mamma è tornata come una bambina. I nonni non li vedo mai e la ragazza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-1498 aligncenter" title="-1" src="http://www.piazzaemezza.it/wp/wp-content/uploads/2012/01/11.jpg" alt="-1" width="344" height="448" /></p>
<p>Prima di conoscere la signora di sotto e il signore di sopra non ho mai avuto interesse per la vecchiaia. I miei genitori, vecchi, non hanno fatto in tempo a diventarlo, mio padre si è ammazzato talmente presto e mia mamma è tornata come una bambina. I nonni non li vedo mai e la ragazza che assiste mamma è giovane.</p>
<p>Comunque, di sicuro, nessun vecchio avrebbe mai potuto accendere la mia immaginazione. Nessuno tranne la signora di sotto e il signore di sopra. E ora non vedo piú la vecchiaia come il buio, ma come un guizzo di luce, magari l’ultimo.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium;"><strong><span style="color: #ff0000;">il nuovo emozionante romanzo di Milena Agus<br />
in libreria dal 26 gennaio</span></strong></span></p>
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		<title>i costi degli altri</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 10:10:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mi rendo conto che in un periodo di crisi e in un governo, seppur tecnico, che è costretto a fare tagli, e dopo aver tagliato, a tagliare ancora, parlare degli stipendi dei parlamentari è un modo per canalizzare la rabbia, l’insoddisfazione, e la disperazione per il futuro, verso una classe di individui che può ben [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi rendo conto che in un periodo di crisi e in un governo, seppur tecnico, che è costretto a fare tagli, e dopo aver tagliato, a tagliare ancora, parlare degli stipendi dei parlamentari è un modo per canalizzare la rabbia, l’insoddisfazione, e la disperazione per il futuro, verso una classe di individui che può ben rappresentare l’archetipo e la roccaforte di qualsiasi privilegio. Viaggi e cinema gratis, affitti a equocanone – ormai solo un lontano ricordo, quasi un miraggio –, immunità, visibilità e una possibilità di fare che, se per un cittadino medio era inattuabile, adesso, con l’abbattimento progressivo e metodico delle aspettative sociali ed economiche di ciascuno, è addirittura impensabile. Di tutto questo mi rendo conto. Ma trovo fastidiosamente populista parlare dello stipendio dei parlamentari come se la remunerazione fosse il problema del nostro Parlamento e come se, equipare gli stipendi alla media europea, migliorasse d’improvviso la nostra vita politica. La democrazia è un sistema di governo che, in quanto rappresentativa, ha costi di rappresentanza. Alti. Allora, bene e giusto parlare di soldi, ma prima di questo, non sarebbe più opportuno dire che gran parte dei nostri parlamentari potrebbe essere accusata di truffa morale a danno dei cittadini italiani e della Repubblica anche se percepisse lo stipendio simbolico di un euro? Perché è meno colta e alfabetizzata di chi lo ha eletto, perché è priva di senso dello Stato e di contegno. Se viaggiasse per fare comizi, per parlare con gli elettori – se avesse dunque coscienza che l’elettorato non è una statistica ma ha orecchie e bocca e cervello – non dovrebbe forse avere tutti i viaggi spesati? Non vorrei che il malcostume di questi ultimi anni limitasse la democrazia che, come ogni ricchezza, vive anche di sprechi.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 5 Gennaio 2012]</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>questo non è&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 09:03:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piazzaemezza</dc:creator>
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questo non è l&#8217;articolo 18!
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.fsegrosseto.com/forum/facebook/totem.jpg" alt="" width="468" height="311" /></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: large;"><span style="color: #ff0000;">questo non è l&#8217;articolo 18!</span></span></p>
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		<title>commuoviti, ma correggimi</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 09:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piazzaemezza</dc:creator>
				<category><![CDATA[appena svegli]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Se qualcuno, come in una favola, si fosse addormentato lo scorso dodici novembre e poi risvegliato domenica quattro dicembre, nel momento in cui l’italiano chiaro e preciso e il tono composto di Elsa Fornero, ministro del Welfare, e le successive lacrime sue rimbalzavano sugli schermi televisivi, avrebbe pensato di aver dormito per quindici anni e supposto che no, no, non eravamo ancora usciti dalla crisi ma almeno il clima emotivo, culturale, professionale e intellettuale del paese, il governo, era cambiato. E non c’era più da vergognarsi. Poi, a un certo punto, avrebbe visto i singhiozzi altrettanto composti di Elsa Fornero, e lo smarrimento in quel “non va bene” ripetuto a se stessa, due volte, in tono minore, per lo sconcerto delle lacrime e forse per la manovra economica che andava esponendo. Non so cosa avrebbe vagheggiato quel qualcuno risvegliatosi così all’improvviso e appena prima di capire che erano passati solo poco più di quindici giorni. Forse che siamo un paese schizofrenico, forse, come me, si sarebbe emozionato, nonostante nessuno a quel tavolo avesse parlato di Ici alla chiesa cattolica o di modifiche sensibili alla tassazione dei redditi da rendite. Elsa Fornero che studia i sistemi previdenziali da anni e ne ha scritto in articoli, libri ed editoriali, deve aver pensato invece che nonostante sia un ministro di un governo tecnico e non politico le tocca una manovra che intaccherà lo stato sociale, deve aver pensato che una teoria calata in una realtà che è amministrativa, politica e sociale, si scontra con le vite degli altri, tutte diverse, tutte imperfette, deve aver pensato, come lo studioso che è, che avrebbe potuto studiare ancora. Così quando l’ho vista cercare di mantenere ferma l’espressione del viso che andava scomponendosi come in un Picasso, ho capito che – nonostante ici e rendite – mi fidavo.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, l'8 Dicembre 2011]</span></p>
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		<title>incipit #1 &#8211; Scusate la polvere di Elvira Seminara (2011)</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 15:48:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piazzaemezza</dc:creator>
				<category><![CDATA[il racconto]]></category>
		<category><![CDATA[elvira seminara]]></category>
		<category><![CDATA[incipit]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa 2011]]></category>
		<category><![CDATA[nottetempo]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[scusate la polvere]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando mio marito Andrea mi si parò davanti in cucina, in piedi accanto alla lavastoviglie, con la polpa di fico spalmata in testa e le unghie sporche di fango, capii che non mi sbagliavo, veniva dal cimitero. Mentre lo calavano sottoterra, e io piangevo stretta fra Alice e Mia, avevo visto infatti un grande fico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando mio marito Andrea mi si parò davanti in cucina, in piedi accanto alla lavastoviglie, con la polpa di fico spalmata in testa e le unghie sporche di fango, capii che non mi sbagliavo, veniva dal cimitero. Mentre lo calavano sottoterra, e io piangevo stretta fra Alice e Mia, avevo visto infatti un grande fico che si spingeva sulla bara come ad abbracciarlo, o forse sorreggerlo durante l’ultimo viaggio. Ed era pieno di frutti. Ultimo no, però, visto che quel giorno, martedì,  me lo vidi davanti in cucina. Avevo il pentolino rosso in mano e stavo armeggiando da un po’ per farlo entrare in lavastoviglie, avevo spostato i bicchieri ma non c’entrava lo stesso, nemmeno un buco per infilarlo.<br />
Era mezzogiorno, circa.<br />
<span id="more-1471"></span></p>
<p>Mio marito si accasciò sulla sedia sospirando, come uno che ha fatto un sacco di strada  (beh, in effetti), e cominciò a parlare del tempo  &#8211; prima con voce incrostata e terrosa,  poi sempre più fluida e  umana &#8211; mentre io  facevo l’ultimo disperato tentativo.  Spostare cioè lo scolapasta dal vano di sopra a quello di sotto, e liberare lo spazio per il pentolino. Avrei fatto molto prima a lavarlo a mano, si capisce, ma chi pratica minimamente una lavastoviglie conosce benissimo quella lotta all’ultimo sangue fra te e quel maledetto cestello quando si rifiuta di accogliere l’ultima cosa che hai in mano, e non vuoi dargliela vinta, sposti e incastri finché la tazza o il mestolo avrà il suo dannato posto. Dopo aver finalmente assoggettato il pentolino, mi sedetti davanti a mio marito e  lo guardai meglio.  </p>
<p>E fui invasa dalla nostalgia. In effetti era diverso &#8211; gli dissi &#8211; tutto diverso quando c’era lui,  tutta un’altra vita, e mi mancava da morire  (che gaffe, accidenti)  perché lui era un mago in queste cose,  caricare i piatti, la valigia, il video-registratore, inclusi i consulti delle mappe stradali e di tutti i manuali di istruzione, essendo io &#8211; come diceva da vivo, sino a tre mesi fa &#8211;  negata per ogni operazione  scientifica e applicazione tecnica del pensiero. (Per non  offendermi, di solito a questo punto aggiungeva che io avevo un’intelligenza emotiva ). Lui sorrise e disse che non aveva molto tempo &#8211; ma come, anche loro che sono al di là ? &#8211; e dovevo ascoltarlo.   Era incredibile sentirlo parlare  come se in mezzo a noi ci fosse davvero solo un tavolo, e non invece cisterne di lacrime, cataste di rimpianti,  falò  di (mie) maledizioni, e soprattutto tre mesi, dico tre, dalla sua morte. Ma è  ancora più incredibile quello che mi disse, anche se confuso col rumore della lavastoviglie.  Rivelazioni.  E’ così che si chiamano queste cose.</p>
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