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	<title>piazzaemezza &#187; appena svegli</title>
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		<title>gli effetti secondari della crisi</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 10:22:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Roma. Esterno giorno. Martedì, passando per Piazza Mazzini, mi sono imbattuta in un cartellone pubblicitario che recitava, lettere nere su bianco perla, “Perché piangere due volte?” sotto, in un corpo del testo appena più minuto, “funerali completi a partire da 99* euro” e più sotto ancora, in un corpo del testo minutissimo “*Tan 9,88% Tag [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roma. Esterno giorno. Martedì, passando per Piazza Mazzini, mi sono imbattuta in un cartellone pubblicitario che recitava, lettere nere su bianco perla, “Perché piangere due volte?” sotto, in un corpo del testo appena più minuto, “funerali completi a partire da 99* euro” e più sotto ancora, in un corpo del testo minutissimo “*Tan 9,88% Tag 12,62 salvo approvazione NEOS FINANCE SPA”. Per avere un funerale completo mi basta dunque rinunciare al cinema dieci volte, che in una vita non è poi un grande sacrificio, anche se non ho la televisione. Specialmente se il contraltare è un bel funerale completo. Certo, non avendo un contratto a tempo indeterminato, potrei non avere accesso al finanziamento, in quel caso, sarebbe davvero umiliante, perché potrei non avere persone alle quali chiedere di fare da garante. Poi ho riso, perché la morte è sempre quella degli altri e perché mi sono ricordata di quando mia nonna, tanti anni fa, mi aveva mandato all’ufficio preposto del piccolo comune dove ancora vive a prenotarle un loculo vicino a quello di mio nonno. A destra preferibilmente. Io non pensavo che i loculi, oltre ad essere molto ambiti (“per terra è sporco”), fossero carissimi. Nonna, in ogni caso, non ne aveva fatto una questione di soldi, ma semplicemente, appunto. di posizione. Meglio a destra. Così, fatto un secondo giro della piazza per rileggere la pubblicità della grintosa agenzia di pompe funebri mi sono fermata con la moto e ho chiamato nonna, che da anni continua a risparmiare per il suo loculo prenotato. Le ho sottoposto la questione. Nonna mi ha detto che è vero che i funerali sono cari ma che non ci si mette a parlare di soldi, tanto in qualche modo si fa. In qualche modo, come ha già  scritto Doroty Parker, comunque “Scusate le ceneri”. Sì, ha chiuso nonna, “Ma per terra è sporco”.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 2 Febbraio 2012]</span></p>
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		<title>il Giglio d&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 08:30:38 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono mai salita su una nava grande come il Concordia. Ricordo però che qualche anno fa, vedendone passare una simile nella laguna di Venezia mi ero detta, tra me e me, Sembra un abuso edilizio. Enorme e così lucida in mezzo a una miniatura di mondo. Ma io non costruisco navi e ho smesso anche di fare le barchette di carta, che pure mi piacevano tanto. Così quando ho visto il Concordia abbattersi piano piano su un fianco, così da presso alla costa del Giglio, me ne sono rimasta un po’ imbambolata, come accade talvolta davanti alle enormi disgrazie e alle cose che crollano o si rompono in questo nostro mondo d’etere, tranquilla che nessuno si sarebbe fatto male e che quel mare quasi domestico, quasi chiuso, non avrebbe preteso bottini di persone ma solo di cose. E le cose, sono cose e basta. Poi invece alle immagini registrate hanno cominciato ad aggiungersi le parole. Dispersi, morte, il capitano Schettino ha abbandonato la nave. E poi ancora le registrazioni video e audio dei passeggeri, le immagini dell’acqua salata che entra nelle vetrate, la scoperta di un ufficiale eroe che si rompe una gamba per mettere in salvo i passeggeri, la telefonata della guardia costiera che con giusto tono Shakesperiano tuona che il mare ha salvato la vita al capitano ma la legge degli uomini gli farà passare qualche brutto momento. La legge degli uomini è una cosa difficile sì, ma non è mai codarda, e a quella distanza dalla costa impone di dare immediatamente l’allarme perché non arriveranno i delfini a mantenere dritta la nave. Sarebbe bastato che l’allarme partisse prima per evitare 11 morti e 22 feriti, sarebbe bastato che il capitano rimanesse a bordo, o forse no. Io non sono capitano e ho dismesso le maschere di carnevale, anche se mi piacevano. Vorrei però continuare a raccontare a tutti la bella favola che il capitano salva tutti, o almeno, ci prova. </p>
<p><span style="color: #ff0000;">[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 19 Gennaio 2012]</span></p>
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		<title>i costi degli altri</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 10:10:09 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi rendo conto che in un periodo di crisi e in un governo, seppur tecnico, che è costretto a fare tagli, e dopo aver tagliato, a tagliare ancora, parlare degli stipendi dei parlamentari è un modo per canalizzare la rabbia, l’insoddisfazione, e la disperazione per il futuro, verso una classe di individui che può ben rappresentare l’archetipo e la roccaforte di qualsiasi privilegio. Viaggi e cinema gratis, affitti a equocanone – ormai solo un lontano ricordo, quasi un miraggio –, immunità, visibilità e una possibilità di fare che, se per un cittadino medio era inattuabile, adesso, con l’abbattimento progressivo e metodico delle aspettative sociali ed economiche di ciascuno, è addirittura impensabile. Di tutto questo mi rendo conto. Ma trovo fastidiosamente populista parlare dello stipendio dei parlamentari come se la remunerazione fosse il problema del nostro Parlamento e come se, equipare gli stipendi alla media europea, migliorasse d’improvviso la nostra vita politica. La democrazia è un sistema di governo che, in quanto rappresentativa, ha costi di rappresentanza. Alti. Allora, bene e giusto parlare di soldi, ma prima di questo, non sarebbe più opportuno dire che gran parte dei nostri parlamentari potrebbe essere accusata di truffa morale a danno dei cittadini italiani e della Repubblica anche se percepisse lo stipendio simbolico di un euro? Perché è meno colta e alfabetizzata di chi lo ha eletto, perché è priva di senso dello Stato e di contegno. Se viaggiasse per fare comizi, per parlare con gli elettori – se avesse dunque coscienza che l’elettorato non è una statistica ma ha orecchie e bocca e cervello – non dovrebbe forse avere tutti i viaggi spesati? Non vorrei che il malcostume di questi ultimi anni limitasse la democrazia che, come ogni ricchezza, vive anche di sprechi.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 5 Gennaio 2012]</span></p>
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		<title>commuoviti, ma correggimi</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 09:00:06 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Se qualcuno, come in una favola, si fosse addormentato lo scorso dodici novembre e poi risvegliato domenica quattro dicembre, nel momento in cui l’italiano chiaro e preciso e il tono composto di Elsa Fornero, ministro del Welfare, e le successive lacrime sue rimbalzavano sugli schermi televisivi, avrebbe pensato di aver dormito per quindici anni e supposto che no, no, non eravamo ancora usciti dalla crisi ma almeno il clima emotivo, culturale, professionale e intellettuale del paese, il governo, era cambiato. E non c’era più da vergognarsi. Poi, a un certo punto, avrebbe visto i singhiozzi altrettanto composti di Elsa Fornero, e lo smarrimento in quel “non va bene” ripetuto a se stessa, due volte, in tono minore, per lo sconcerto delle lacrime e forse per la manovra economica che andava esponendo. Non so cosa avrebbe vagheggiato quel qualcuno risvegliatosi così all’improvviso e appena prima di capire che erano passati solo poco più di quindici giorni. Forse che siamo un paese schizofrenico, forse, come me, si sarebbe emozionato, nonostante nessuno a quel tavolo avesse parlato di Ici alla chiesa cattolica o di modifiche sensibili alla tassazione dei redditi da rendite. Elsa Fornero che studia i sistemi previdenziali da anni e ne ha scritto in articoli, libri ed editoriali, deve aver pensato invece che nonostante sia un ministro di un governo tecnico e non politico le tocca una manovra che intaccherà lo stato sociale, deve aver pensato che una teoria calata in una realtà che è amministrativa, politica e sociale, si scontra con le vite degli altri, tutte diverse, tutte imperfette, deve aver pensato, come lo studioso che è, che avrebbe potuto studiare ancora. Così quando l’ho vista cercare di mantenere ferma l’espressione del viso che andava scomponendosi come in un Picasso, ho capito che – nonostante ici e rendite – mi fidavo.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, l'8 Dicembre 2011]</span></p>
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		<title>Don&#8217;t be sorry, be careful! </title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 11:52:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La mancanza di attenzione verso gli altri viene ritenuta, in segreto, da chi la usa come atto di forza, da chi la riceve come malevolenza, mentre è solo una prova del progressivo detrimento dell&#8217;intelligenza. Chi la pratica, la ritiene una specie di scienza sociale, ogni singolo atto, a guardar bene, è calcolato in base ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La mancanza di attenzione verso gli altri viene ritenuta, in segreto, da chi la usa come atto di forza, da chi la riceve come malevolenza, mentre è solo una prova del progressivo detrimento dell&#8217;intelligenza. Chi la pratica, la ritiene una specie di scienza sociale, ogni singolo atto, a guardar bene, è calcolato in base ai rapporti di forza, e nulla sfugge, nessun gesto in questo senso si può dire delinquenziale. Mettiamo l&#8217;abitudine a non rispondere alle richieste, alle mail per esempio, che è diventato quasi un vezzo di chi se lo può permettere (la probabilità che vi rispondano è direttamente proporzionale al &#8216;peso&#8217; sociale che avete), in base all&#8217;assunto che niente rafforza piú l&#8217;autorità quanto il silenzio, come diceva perfino il generale De Gaulle. E poi, dimenticarsi i fatti che riguardano gli altri si giustifica con le troppe cose che si hanno in testa, e in fondo è vero, sancisce l&#8217;abitudine che è diventata natura, quella di vivere senza mondo, ben chiusi nella propria scatola cranica. Tanto poi, se c&#8217;è il caso ossia la convenienza, ci si può sempre scusare.</p>
<p>Su un aereo tempo fa, una hostess che appariva volutamente sgraziata e poi ogni volta prontamente si scusava, ha avuto da un cinese anziano una risposta che può farci da motto, per darci una svegliata: <em>Don&#8217;t be sorry, be careful!</em></p>
<p>Non bisogna aver paura di essere eleganti.</p>
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		<title>piazza continua</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 16:44:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Questa notte ho sognato che il mondo intero considerava il nostro presidente del consiglio un invasore. L’America, la Francia, l’Inghilterra, la Germania, la Spagna, la Libia, l’Afghanistan, l’Irak, la confindustria, la scuola, gli studenti, i maestri, le donne, gli operai, tutti, tutti, proprio tutti, e tuttavia tutti insieme non riuscivano a mandarlo via. 
Questi tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa notte ho sognato che il mondo intero considerava il nostro presidente del consiglio un invasore. L’America, la Francia, l’Inghilterra, la Germania, la Spagna, la Libia, l’Afghanistan, l’Irak, la confindustria, la scuola, gli studenti, i maestri, le donne, gli operai, tutti, tutti, proprio tutti, e tuttavia tutti insieme non riuscivano a mandarlo via. </p>
<p>Questi tutti non riuscivano a fare come fanno gli Spagnoli in Spagna, gli Americani in America, i Tunisini in Tunisia, gli Egiziani in Egitto, i parmigiani a Parma… Ma perché? mi chiedevo in sogno, e qualcuno mi diceva: perché non si trovano gl’Italiani. Ci sono i parmigiani, i siciliani, i milanesi, i bergamaschi, i napoletani, i sardi, i veneziani, ma gl’Italiani non ci sono. E tutti questi cittadini e paesani, aspettano che qualcuno venga da fuori e li tolga dai pasticci. Se ci fossero, gl’Italiani, mi diceva qualcuno in sogno, scenderebbero in piazza e non la lascerebbero finché non lo avessero cacciato via. Scenderebbero in piazza non come donne, o come operai, o come industriali, o come contadini, ma come Italiani, come il popolo che ne ha abbastanza di essersi sbagliato, di essere fottuto, umiliato e depredato.</p>
<p>Scenderebbe in una piazza continua, e griderebbe: “Vai fuori d’Italia, vai fuori sparviero!&#8230;”<br />
Beh, questo non so se l’ho sognato. Lo sogno ora, mentre aspetto che  il mio popolo si svegli, e scopra l’invasore.</p>
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		<title>come ci sei arrivato, a capire quello che serve sul serio?</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 09:29:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Come ci sei arrivato, a capire quello che serve sul serio?, Nan Bo chiese a Nü Yü.
Eh, l&#8217;ho capito, rispose quello, dal figlio di quella roba lí copiata con l&#8217;inchiostro, il quale a sua volta l&#8217;aveva imparato dal nipote di quella roba lí letta a voce alta, che l&#8217;aveva appreso dagli occhi bene aperti, questi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come ci sei arrivato, a capire quello che serve sul serio?, Nan Bo chiese a Nü Yü.</p>
<p>Eh, l&#8217;ho capito, rispose quello, dal figlio di quella roba lí copiata con l&#8217;inchiostro, il quale a sua volta l&#8217;aveva imparato dal nipote di quella roba lí letta a voce alta, che l&#8217;aveva appreso dagli occhi bene aperti, questi dal senso d&#8217;orientamento, questi da quel lavorío lí quand&#8217;è la necessità a insegnare, e costui da certe di quelle ballate dolci e dolenti, le quali poi l&#8217;avevano capito dal buio pesto, e costui ancora dal mettersi il cuore in pace. Da parte sua quest&#8217;ultimo, l&#8217;aveva appreso dalla bella incertezza che c&#8217;è prima di tutto. </p>
<p>(dal cap. VI del Zhuang Zi, <em>Buoni esempi del modo di pensare degli antichi</em> &#8211; traduzione di <strong>Paolo Morelli</strong>)</p>
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		<title>memento mori</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 07:39:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le norme della finanziaria saltano come le pulci in un circo. Nervosamente però, disordinatamente, senza eseguire acrobazia alcuna, come se l’ammaestratore fosse stato colto da improvvisa e improvvida amnesia. Quasi avesse dimenticato che governare è pure incantare. Lasciare chi ascolta e ha votato con gli occhi bene aperti davanti allo spettacolo di quello che, con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le norme della finanziaria saltano come le pulci in un circo. Nervosamente però, disordinatamente, senza eseguire acrobazia alcuna, come se l’ammaestratore fosse stato colto da improvvisa e improvvida amnesia. Quasi avesse dimenticato che governare è pure incantare. Lasciare chi ascolta e ha votato con gli occhi bene aperti davanti allo spettacolo di quello che, con la fiducia ricevuta, si è già fatto e di quello che sarà fatto. Tra il passato del risultato e il futuro del progetto sta l’evoluzione dell’idea di paese, di società, e pure di benessere. Evoluzione che in certe epoche storiche può pure essere acrobazia… Il Premier invece dice “Torniamo all’Iva”, quasi l’Iva fosse una terra promessa e perduta, il Ministro dell’Economia pare sia isolato in una località di montagna irraggiungibile dai telefoni, il Ministro dell’Istruzione parla di mantenimento del patto generazionale, la Lega Nord s’indigna per la nuova impossibilità di riscattare, a fini pensionistici, gli anni di laurea e l’anno di leva, la sinistra, con cupo controcanto, ripete “Governo nel caos, si dimetta”. Per questa evidente mancanza di idee, di coraggio e di grammatica, leggere dei continui e contrastanti aggiornamenti sul testo definitivo della finanziaria è una sorta di inquieto memento mori. Perché se tutti gli emendamenti e le norme della finanziaria non sono soluzioni – sono tutte intercambiabili – se i tagli non sono proprio tagli, allora questa non è una manovra anti-crisi, ma semplicemente di mantenimento dello stato di fatto. Che è uno stato di crisi. Leggere gli aggiornamenti al testo della finanziaria è una sorta di inquieto memento mori perché è chiaro che la nostra classe politica che cancella un passato (ogni tanto) e non è in grado di progettare il futuro pretende una fiducia per governare che non ripone nei cittadini. Nemmeno più come spettatori.</p>
<p><span style="color: #ff6600;">[queste righe sono state pubblicate il 1 Settembre 2011 su l'Unità]</span></p>
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		<title>un&#8217;altra volta</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2011 14:07:24 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Piero Marrazzo è l’ultimo uomo politico italiano ad aver mancato l’opportunità di diventare eroe nazionale. Con un unico gesto, con il superpotere perduto del senso dello stato e della giustizia, avrebbe potuto uscire da Via Gradoli con la testa alta e la camicia disordinata dal desiderio e dire Sì, sono stato con un transessuale e questo non pregiudica la mia capacità di amministrare una regione, sapete, hanno provato a ricattarmi ma io non ho temuto e al presidente del consiglio che mi ha chiamato per segnalarmi un video scabroso sui miei comportamenti sessuali ho risposto che non bisogna avere paura delle parole dopo che si è ceduto hai fatti. Avrebbe potuto vantarsi della normalità delle proprie indefinitezze e metterle in comune con le persone che lo avevano votato, restituire, con quel gesto, la fiducia che gli era stata data con la matita copiativa sulla scheda elettorale. E poi scusarsi, infinitamente, per aver usato una macchina che non era per lui ma per la carica che era stato chiamato a ricoprire. Scusarsi perché è perdita di democrazia confondere il singolo col ruolo. Così, quando il giorno di Ferragosto ho visto l’<a href="http://www.repubblica.it/politica/2011/08/15/news/intervista_marrazzo-20450866/" onclick="pageTracker._trackPageview('/outgoing/www.repubblica.it/politica/2011/08/15/news/intervista_marrazzo-20450866/?referer=');">intervista su Repubblica</a> ho gioito e esultato Vai Marrazzo! E invece, nelle domande belle, incalzanti e politiche di Concita De Gregorio, si è ripresentato uguale a sé stesso. Le giustificazioni tutte virate al piano morale, giovani e droghe, prostitute e famiglia, abitudini sessuali e matrimonio, le Confessioni di Agostino il cui unico messaggio ritenuto è Se hai conosciuto il male non devi più nasconderti. Vorrei chiedere a Marrazzo a quale male allude, alla seduzione d’un desiderio o al malcostume di una classe politica che ha reso la rappresentazione di sé il gagliardetto dell’assenza di democrazia. Solo dal primo non devi più nasconderti.</p>
<p><span style="color: #ff6600;">[questo articolo è stato pubblicato il 19 Agosto 2011 su l'Unità]</span></p>
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		<title>l&#8217;incubo dell&#8217;intrattenimento</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Aug 2011 08:30:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Supponiamo di essere al mare, di poter fare i tuffi e le capriole in mezzo ai gabbiani che sembrano boe così indifferenti agli schizzi. Supponiamo anche di poter non fare niente, di starcene piantati con i gomiti sul davanzale, di voler fumare una sigaretta e di accorgerci di essere senza. Nessuna ansia, l’irritabilità è lontana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Supponiamo di essere al mare, di poter fare i tuffi e le capriole in mezzo ai gabbiani che sembrano boe così indifferenti agli schizzi. Supponiamo anche di poter non fare niente, di starcene piantati con i gomiti sul davanzale, di voler fumare una sigaretta e di accorgerci di essere senza. Nessuna ansia, l’irritabilità è lontana quanto la calura, la calca, la fretta, la ressa, l’obbligo. Le scale, per arrivare dalla casa aggettante sul panorama al paese, sono di pietra e si inerpicano, anche in discesa. Il viale è quello di un tramonto perfetto. Rosa e champagne con nuvole che paiono bollicine. Solo che il rumore del mare, mano a mano che scendiamo, s’affievolisce. Subito non ci preoccupiamo, siamo in vacanza anche dalle paranoie. Arrivati nella piazza tuttavia la troviamo lastricata da biciclette da spinning, come la sera prima era coperta da sedioline di plastica colorata, schierate in forma di cavea irregolare, davanti a un palchetto sul quale le sagome dei personaggi di Walt Disney si accalcavano l’una sull’altra lasciando presagire una caotica e barbarica luminescenza al neon. Così ci troviamo davanti a trecento biciclette da spinning in file compatte come un quadrato macedone e intorno alle quali si aggirano figure abbronzate e palestrate e altre nivee e coi muscoli assai meno definiti. Figure unite dalla stessa tensione alla condivisione coatta. Così nello stesso colpo d’occhio stanno le biciclette che non vanno da nessuna parte, i tavoli imbanditi dei ristoranti, le barche, i bambini che corrono, i gabbiani che volano, le bancarelle che chiudono, e qualche altro sguardo attonito su questo circo del da fare che deve proseguire incessante in ogni luogo, e in ogni tempo, e in ogni dove, come una rotativa, perché nessuno pensi di poter stare senza rumore. Anche qui, il nostro incubo dell’intrattenimento quotidiano. La scorsa settimana, il 4 agosto, i cattolici hanno festeggiato San Domenico di Guzman, fondatore dell’ordine dei frati predicatori. Rincasiamo pensando che la nostra intolleranza è frutto di una sua predica, ma non dobbiamo ascoltarlo, vogliamo essere uguale agli altri. Nonostante tutto.</p>
<p><span style="color: #ff6600;">[questo articolo è stato pubblicato l'8 Agosto 2011 su l'Unità]</span></p>
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