piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo


16.feb 2012

il grassone

È passato quasi un secolo ormai da quando il povero e grande Scalarini raffigurava il capitalista come un grassone vestito col frac, cilindro in testa, e una enorme pancia, da cui escono banconote e monete. Scalarini subì ripetute, durissime aggressioni dai fascisti, ma la sua matita non si fermò, e ancora oggi nell’immaginario comune il capitalista è quel tipo lì. Dall’anarchico David Graeber al commercialista Tremonti, sembrano tutti d’accordo a affermare l’amoralità del capitalismo. Sembrerebbe ristretto, se non addirittura ristrettissimo il numero di quanti continuano a credere nella bontà del capitalismo – dicesi capitalismo finanziario, poiché nell’altro, quello che produce beni cosiddetti materiali, continuano a credere tutti –, si chiamino Draghi, Monti o Lagarde. Ma è soltanto un’apparenza. In realtà è ragionevole sospettare che sia molto maggiore il numeri dei credenti, e sono tutti coloro i quali hanno depositato in una qualche banca una piccola quantità di denaro. Il sunnominato grassone si limita a far affidamento su questa gente qua, e è moltissima gente. Anche quando il grassone si rivolge alla Grecia, mostrando un volto di pietra, neppure tentando di dissimulare il piano di affamamento di un intero popolo, c’è un certo qual smarrimento – probabilmente si vorrebbe che i greci accettassero incondizionatamente i dettami della BCE, considerate le politiche irresponsabili dei governi greci nei decenni scorsi, d’altra parte si teme lo strapotere della BCE, che possa estendere le sue pratiche di governance a qualsiasi stato. In questa prospettiva appare assai significativa l’affermazione di Napoletano – l’Italia non è la Grecia. Alcuni economisti, radicali e nient’affatto radicali, sostengono che default, in definitiva, non sarebbe poi il disastro che s’intende far credere, che la vita andrebbe avanti ugualmente anche dopo il fallimento del sistema finanziario. Ma, trascurando, se mai sia possibile, ogni considerazione riguardante i risparmi ovvero quanto puntellano con il proprio denaro il sistema finanziario, è immaginabile che un default avrebbe all’incirca il medesimo effetto di una istantanea interruzione delle forniture di gas da parte della Russia o dell’Algeria – ne seguirebbe un periodo di caos, al quale si rimedierebbe certamente, ma a quale prezzo e in quanto tempo? Il denaro è davvero, come si afferma, qualcosa di diverso dalle merci, dalle cose materiali? Probabilmente bisognerebbe avere l’onestà di ammettere che il sistema finanziario ormai non è più il grassone di cui sopra, ma sono tutti, inclusi i sempre poveri e i depauperizzati, e dunque un default, anche agito dalla violenza delle moltitudini, cioè da una forza che si ricava dalla debolezza dei molti, avrebbe esiti incontrollabili sugli stessi che lo agirebbero. È tutt’altro che facile interpretare l’attuale transizione, ciò nonostante non si contano le soluzioni prêt-à-porter, di cui ogni giornale o blog è farcito quotidianamente, ma forse non è di oracoli che ora si avrebbe bisogno, forse bisognerebbe lavorare a disconnettere l’esistenza di molti, uno a uno, dalla complicità con il grassone, bisognerebbe che il grassone torni a essere solo, distinto dai molti, come nei disegni di Scalarini.

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appena svegli

appena svegli di Chiara Valerio

Matt Groening, creatore di The Simpson, del loro cielo e della loro terra natia Springfield, festeggia i 25 anni della serie con un’intervista nella sezione Art&Culture dello Smithsonian Magazine e rivela che delle 53 Springfield segnate sulle cartine degli Stati Uniti, quella a cui pensava, disegnando Homer e i suoi, è la più vicina a Portland, la città dove è nato e dunque la Springfield dei Simpson è in Oregon, a due ore di macchina da Portland. Che la Springfield dei Simpson sia lì non è tuttavia una notizia di carattere geografico. È solo una pessima notizia. La Springfield dell’Oregon è infatti un luogo, specifico, misurabile, raggiungibile mentre la Springfield dei Simpson era dovunque, anche in camera mia. O tua. La Springfield di Bart, di Lisa e degli altri era la galera di tutte le adolescenze di provincia, dei posti piccoli troppo per mantenere un riserbo qualsiasi. Tutto questo adesso è in Oregon. Perché Groening lo ha specificato dopo aver tenuto duro per anni, rispondendo “Sì, è proprio quella”, a tutti coloro che chiedevano “Ma è proprio questa la Springfield dei Simpson?”? Considerazioni personali e di un’adolescenza mai conclusa a parte, mi dispiace perché questa indefinitezza mandava avanti l’idea di letteratura come proliferazione verbale, collettiva, condivisa, falsificabile su persone e cose, non favoriva pellegrinaggi e ostensioni di case e corpi reali ma solo ipotesi narrative dalle quali gemmavano poi altri racconti che non miravano a un valore di verità ma solo alla condivisione, alla compagnia. A chi importa se “Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno” sia proprio a Como? Se la letteratura è forte abbastanza “Quel ramo del lago di Como” non trasforma forse in se stesso qualsiasi ramo di lago?, Io, dopo aver letto Manzoni dico di Sì. E quindi, scusa Matt, ma per me Springfield rimane dovunque.

[queste righe sono state pubblicate su l'Unità il 13 Aprile 2012]

vox populi


il racconto

di Manfredi Bortoluzzi
Lo zio Procopio, in realtà zio della zia di mia madre, era partito per il Sudamerica quasi cent’anni fa. Aveva lasciato la casa colonica delle campagne venete per cercare fortuna nel lontano Perù dove si diceva che “anche la merda diventa oro”. Il guano, che ricopriva le isole della costa di Ica, aveva già riempito le tasche di molti imprenditori e l’industria peschiera non era da meno. Lo zio, contadino ma istruito, era sicuro che un giorno sarebbe ritornato a Meolo come un re, tra l’invidia generale dei compaesani. Di Procopio se ne parlò molto in effetti e per molto tempo, all’osteria della piazza e fino a Roncade dove tutti conoscevano la storia del contadino marinaio. Tuttavia non era delle sue infinite ricchezze che si parlava, ma della sua misteriosa scomparsa, dell’assoluto silenzio -erano passati più di quattro anni ormai- nel quale aveva lasciato la famiglia dall’arrivo, dopo alcuni mesi, al porto del Callao di Lima. Si era addirittura diffuso un proverbio in paese: quando qualcuno degli avventori dell’osteria si accomiatava per andarsene a casa in bicicletta gli altri lo ammonivano dicendogli scherzosamente “no sta’ far el Procopio, sa?”