piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo


10.gen 2012

se la femminilità non è un lembo di pelle

Cara Giuseppina,

sono una donna di quasi sessantanni che da un po’ di tempo ha deciso, diciamo, di concedersi qualche amante. Scrivo qualche, perché a oggi, vedo con una certa regolarità tre uomini. Due della mia età e uno che ne ha quindici di meno e che mi piace molto. Durante queste vacanze ho pensato tuttavia che, nonostante io sia stata sposata per quasi vent’anni, e abbia avuto due figli, non mi è mai piaciuto andare a letto con gli uomini, ma me lo sono imposto, e anche adesso, con questi tre, in qualche modo me lo impongo, perché penso che una donna, per essere una donna vera, deve andare a letto con gli uomini. In fondo io non mi diverto a fare sesso, mi diverto a essere sposata. Come posso fare, visto che di matrimonio non parla nessuno dei miei uomini, a divertirmi un poco? La ringrazio, e scriva più spesso, perché in mezzo alle sue malinconie ci sono tante cose che mi fanno molto ridere.

Amelia (Roma)

Cara Amelia,
complimenti! A quasi sessant’anni tre amanti sono un numero da record. In autunno lei si concede un lusso che molte di noi non hanno avuto nemmeno nella primavera della vita. Decisamente un tipo controcorrente Lei, e molto diversa dalle sue coetanee che languono in matrimoni secchi e asfittici, o si consumano nel ricordo di un uomo che non hanno mai potuto avere, leggono tra le lacrime lettere ingiallite dal tempo e dall’usura, e alzano lo share di fiction melense che sembrano essere l’ultima occasione per sognare. E’ evidente che per me il matrimonio non è fonte di divertimento né rimedio alla noia. Ma credo che lei ne sia consapevole, perché molto concretamente colleziona amanti, anche se, a quanto scrive, le mancano le istruzioni per l’uso. Potrei dargliele io queste istruzioni, come del resto qualunque donna d’età, d’esperienza e dotata di un po’ di gioia di vivere. Con tre amanti, di cui uno più giovane di quindici anni, non avrei certamente tempo né motivo di lamentarmi. E invece lei non è contenta. Forse perché “Il sesso” come scriveva Anais Anin grande autrice di racconti erotici a un anonimo collezionista perde ogni potere quando diventa esplicito, meccanico, ripetuto, quando diventa un’ossessione meccanicistica. Diventa una noia. Lei ci ha insegnato più di qualunque altro quanto sia sbagliato non mescolarlo all’emozione, all’appetito, al desiderio, alla lussuria, al caso, ai capricci, ai legami personali, a relazioni più profonde che ne cambiano il colore, il sapore, i ritmi, l’intensità. … Il sesso deve essere innaffiato di lacrime, di risate, di parole, di promesse, di scenate,di tutte le spezie della paura, di viaggi all’estero, di facce nuove, di romanzi, di racconti, di sogni, di fantasia, di musica, di danza, di oppio, di vino. Mia cara Amelia, lei ha usato e continua a usare i suoi uomini con il solo scopo di rafforzare la sua traballante identità, ecco perché si annoia. Se solo avesse voglia di spostare la sua prospettiva d’osservazione dall’angusto triangolino di pelle che sta tra le sue gambe, scoprirebbe che la femminilità è cosa più varia e complessa, si declina in modo bizzarro e fuori dalle regole, ha il suo fondamento in un nucleo profondo fatto di affetti e di emozioni, trova alimento nelle innumerevoli faville che si sprigionano dal rogo della vita.
Spero di essere stata esaustiva, ovviamente la ringrazio per i complimenti….

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appena svegli

appena svegli di Chiara Valerio

Probabilmente mi meraviglio perché, con un po’ di rammarico, e per mancanza di tempo e spazio, non guardo più molto la televisione. Lo dico senza ironia, appartengo a una generazione che ha arricchito il proprio immaginario grazie e nonostante la televisione. Tuttavia, ieri sono rimasta impalata davanti a uno schermo televisivo nel quale passava, accompagnata dalla melodia de “L’italiano” di Toto Cutugno, la nuova pubblicità del Superenalotto. Il refrain, modificato all’uopo, suonava “Lasciatemi sognare con la schedina in mano”. Già il legame tra sogni e un gioco dove il banco vince sempre, quindi di finto azzardo, mi annoia, perché i sogni sono azzardi, e ognuno ha i suoi, ma la rassegna dei sogni che la Sisal e dunque, in qualche modo lo Stato, attribuisce ai suoi utenti-cittadini, mi spaventa e mi impoverisce moltissimo. Nella pubblicità i sogni degli uomini sono, produrre vino, produrre un film, diventare presidente di una squadra di calcio, sistemare una società, regalare un milione di euro agli amici, allevare cavalli, sposare una donna e portarla via. Quelli delle donne sono rimanere nuda tutta la giornata in una vasca da bagno piena di schiuma a bere champagne, godere di un parchetto attrezzato di giochi per i bambini e un futuro splendente per i figli. I sogni degli uomini sono sostanzialmente lavori, i sogni delle donne sono attese di corteggiamento e prosperità. Niente follie, niente giro del mondo, niente sigari accesi con le banconote da cinquecento euro, nessuno spreco, nessuna grandeur, solo l’incredibile luminescente banalità di tutti i mestieri che statisticamente paiono invidiabili. Dopo il gioco d’azzardo che metteva in palio lo stipendio, adesso il superenalotto che ripropone un immaginario tabloid obsoleto e già vecchio. Va bene.

[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 16 Febbraio 2012]

vox populi


il racconto

Quando mio marito Andrea mi si parò davanti in cucina, in piedi accanto alla lavastoviglie, con la polpa di fico spalmata in testa e le unghie sporche di fango, capii che non mi sbagliavo, veniva dal cimitero. Mentre lo calavano sottoterra, e io piangevo stretta fra Alice e Mia, avevo visto infatti un grande fico che si spingeva sulla bara come ad abbracciarlo, o forse sorreggerlo durante l’ultimo viaggio. Ed era pieno di frutti. Ultimo no, però, visto che quel giorno, martedì, me lo vidi davanti in cucina. Avevo il pentolino rosso in mano e stavo armeggiando da un po’ per farlo entrare in lavastoviglie, avevo spostato i bicchieri ma non c’entrava lo stesso, nemmeno un buco per infilarlo. Era mezzogiorno, circa.