piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo


12.nov 2011

stasera facciamo qualcosa di romantico…

Stasera facciamo qualcosa di romantico:
andiamo a goderci il tramonto di Berlusconi

(Stefano Pisani per Cattive Maniere, novembre 2011)

i vincitori del concorso il programma politico che vorrei… in sei parole sono

vincenzo ciampi con Uomini senza arroganza donne senza prezzo
marisa fois con Meglio di prima non ci basta!
alberina leone con Le tre F: Fermezza, Futuro, Fantasia
marco oliviero con Bar Aratro: il ritrovo dove ripartire
Martina con Dialogo aperto a bisogni e speranze
Laura con Riprendiamoci il volto umano dell’esistenza

Dopo Il programma politico che vorrei… in sei parole e dopo questo tramonto meraviglioso che ci siamo goduti sabato, nottetempo lancia, per le prossime due settimane il mio premier in sei parole. Potete partecipare scrivendo sul nostro profilo facebook o a commerciale@edizioninottetempo.it.

La premiazione del concorso appena concluso, dei precedenti e dei prossimi avverrà durante la festa di Natale di nottetempo prevista per la terza settimana di dicembre nella nostra sede in Via Zanardelli, 34 Roma. Chi non potrà esserci riceverà i libri a casa.

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2 Comments

  1. inviato il 6 dicembre 2011 alle 13:24 | Permalink

    buongiorno..ho vinto l’edizione precedente..la mia vita in sei parole. essendo di modena non potrò partecipare ma..mi chiedevo..tra quali libri posso scegliere? mi mandate una mail?
    grazie
    saluti

  2. Alberina Leone
    inviato il 12 dicembre 2011 alle 19:12 | Permalink

    anche io ho vinto questa edizione ma non sono di Roma. vi avevo mandato una mail ma non ho ricevuto risposta; ma eventualmente il premio posso farlo ritirare a mia figlia che vive a Roma, se inviarlo per posta è un problema?

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appena svegli

appena svegli di Chiara Valerio

Probabilmente mi meraviglio perché, con un po’ di rammarico, e per mancanza di tempo e spazio, non guardo più molto la televisione. Lo dico senza ironia, appartengo a una generazione che ha arricchito il proprio immaginario grazie e nonostante la televisione. Tuttavia, ieri sono rimasta impalata davanti a uno schermo televisivo nel quale passava, accompagnata dalla melodia de “L’italiano” di Toto Cutugno, la nuova pubblicità del Superenalotto. Il refrain, modificato all’uopo, suonava “Lasciatemi sognare con la schedina in mano”. Già il legame tra sogni e un gioco dove il banco vince sempre, quindi di finto azzardo, mi annoia, perché i sogni sono azzardi, e ognuno ha i suoi, ma la rassegna dei sogni che la Sisal e dunque, in qualche modo lo Stato, attribuisce ai suoi utenti-cittadini, mi spaventa e mi impoverisce moltissimo. Nella pubblicità i sogni degli uomini sono, produrre vino, produrre un film, diventare presidente di una squadra di calcio, sistemare una società, regalare un milione di euro agli amici, allevare cavalli, sposare una donna e portarla via. Quelli delle donne sono rimanere nuda tutta la giornata in una vasca da bagno piena di schiuma a bere champagne, godere di un parchetto attrezzato di giochi per i bambini e un futuro splendente per i figli. I sogni degli uomini sono sostanzialmente lavori, i sogni delle donne sono attese di corteggiamento e prosperità. Niente follie, niente giro del mondo, niente sigari accesi con le banconote da cinquecento euro, nessuno spreco, nessuna grandeur, solo l’incredibile luminescente banalità di tutti i mestieri che statisticamente paiono invidiabili. Dopo il gioco d’azzardo che metteva in palio lo stipendio, adesso il superenalotto che ripropone un immaginario tabloid obsoleto e già vecchio. Va bene.

[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 16 Febbraio 2012]

vox populi


il racconto

Quando mio marito Andrea mi si parò davanti in cucina, in piedi accanto alla lavastoviglie, con la polpa di fico spalmata in testa e le unghie sporche di fango, capii che non mi sbagliavo, veniva dal cimitero. Mentre lo calavano sottoterra, e io piangevo stretta fra Alice e Mia, avevo visto infatti un grande fico che si spingeva sulla bara come ad abbracciarlo, o forse sorreggerlo durante l’ultimo viaggio. Ed era pieno di frutti. Ultimo no, però, visto che quel giorno, martedì, me lo vidi davanti in cucina. Avevo il pentolino rosso in mano e stavo armeggiando da un po’ per farlo entrare in lavastoviglie, avevo spostato i bicchieri ma non c’entrava lo stesso, nemmeno un buco per infilarlo. Era mezzogiorno, circa.