piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo


23.ago 2011

vergine

La pazienza di Teresa di Calcutta, nata il 26 agosto 1910, vi ha sostenuto in mesi che sono stati probabilmente confusi e pesanti in cui più di una volta vi sarete sentiti «come un fucile sparato», per usare le parole di Cesare Pavese (9 settembre 1908) nel Mestiere di vivere (Einaudi). La vostra natura aristocratica magari non lo dà a vedere, ma da qualche tempo siete spesso presi dal terrore per il futuro, dal senso di avere tutto il meglio alle spalle, dall’insicurezza personale e collettiva, che vi fa sprofondare come la Borsa. Eppure non è nel vostro stile scoraggiarvi. Siete solidi e combattivi, determinati e volitivi. A maggior ragione quando i pianeti si dispongono bene e, finalmente, soccorrono. E vale per le tre decadi, senza sostanziali differenze, che si palleggiano fortune e realizzazioni.

Cominciamo dalla prima, lanciata alla conquista. Di che? Di tutto! Ma soprattutto bisognosa di tenerezza e d’amore, pronta a fare sul serio. Ad appostarsi sotto casa della persona desiderata fino alle estreme conseguenze. Un’immagine che mi porta dritta dritta al romanzo nottetempo di Valeria Viganò (23 settembre ’55, una cuspide all’ultimo soffio del segno), La scomparsa dell’alfabeto. «Se ne capiscono di cose in vecchiaia» dice un personaggio. Voi avete capito parecchio anche prima e ora ve ne servite egregiamente. Avete tessuto le vostre reti. Mosso le pedine giuste. Non resta che appostarsi, appunto, e aspettare.

I frutti cadono dall’albero anche sulla testa della seconda decade, maturi e saporiti, senza far male, soffici soffici. E voi lì pronti col cesto più grande a raccoglierli tutti, precisi e razionali. Che poi la Vergine non sia esattamente un capolavoro di razionalità, come la dipingono frettolosamente gli oroscopi, lo dimostra un grande protagonista del segno, che si lasciava spesso sopraffare dalla passionalità, Lev Tolstoi (9 settembre 1828) di cui stavolta vi dedico una frase vegetariana presa da una lettera in cui invita un’amica a «non mangiare carne di qualsiasi essere cui sia stata tolta la vita». Così fate voi: resi baldanzosi dai nuovi successi, non mangiatevi chi vi ha fatto nei mesi scorsi molto arrabbiare…

Terza decade serena e rilassata ha voglia di prendersi gioco di tutto, anche delle cose più sacre. Come l’irriverente Rosella Postorino (27 agosto 1978), spiazzante e radicata al tempo stesso, che ne Il mare in salita (Contromano-Laterza) ha descritto la Riviera dei Fiori, «un mondo pensato in verticale», da Sanremo a Dolcedo, ma anche un racconto di incontri impossibili, magici, con i morti che ispirano: «E’ in onore di Katherine Mansfield e in onore di Vittorini che torno qui. Che resto immobile, per ore, a immaginarli». Come dire: mai perdere il rapporto con gli antenati!

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One Comment

  1. titti
    inviato il 23 agosto 2011 alle 14:05 | Permalink

    ho imparato a leggere l’oroscopo proprio perché ho capito che può essere offerto da persone come te, quindi, oltre a trovare le mie ragioni e le ‘appropriatezze’ imparo sempre moltissimo. grazie quindie forse raccoglierò… buona giornata, qui fa molto caldo ma posso andare al mare
    titti

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appena svegli

appena svegli di Chiara Valerio

Probabilmente mi meraviglio perché, con un po’ di rammarico, e per mancanza di tempo e spazio, non guardo più molto la televisione. Lo dico senza ironia, appartengo a una generazione che ha arricchito il proprio immaginario grazie e nonostante la televisione. Tuttavia, ieri sono rimasta impalata davanti a uno schermo televisivo nel quale passava, accompagnata dalla melodia de “L’italiano” di Toto Cutugno, la nuova pubblicità del Superenalotto. Il refrain, modificato all’uopo, suonava “Lasciatemi sognare con la schedina in mano”. Già il legame tra sogni e un gioco dove il banco vince sempre, quindi di finto azzardo, mi annoia, perché i sogni sono azzardi, e ognuno ha i suoi, ma la rassegna dei sogni che la Sisal e dunque, in qualche modo lo Stato, attribuisce ai suoi utenti-cittadini, mi spaventa e mi impoverisce moltissimo. Nella pubblicità i sogni degli uomini sono, produrre vino, produrre un film, diventare presidente di una squadra di calcio, sistemare una società, regalare un milione di euro agli amici, allevare cavalli, sposare una donna e portarla via. Quelli delle donne sono rimanere nuda tutta la giornata in una vasca da bagno piena di schiuma a bere champagne, godere di un parchetto attrezzato di giochi per i bambini e un futuro splendente per i figli. I sogni degli uomini sono sostanzialmente lavori, i sogni delle donne sono attese di corteggiamento e prosperità. Niente follie, niente giro del mondo, niente sigari accesi con le banconote da cinquecento euro, nessuno spreco, nessuna grandeur, solo l’incredibile luminescente banalità di tutti i mestieri che statisticamente paiono invidiabili. Dopo il gioco d’azzardo che metteva in palio lo stipendio, adesso il superenalotto che ripropone un immaginario tabloid obsoleto e già vecchio. Va bene.

[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 16 Febbraio 2012]

vox populi


il racconto

Quando mio marito Andrea mi si parò davanti in cucina, in piedi accanto alla lavastoviglie, con la polpa di fico spalmata in testa e le unghie sporche di fango, capii che non mi sbagliavo, veniva dal cimitero. Mentre lo calavano sottoterra, e io piangevo stretta fra Alice e Mia, avevo visto infatti un grande fico che si spingeva sulla bara come ad abbracciarlo, o forse sorreggerlo durante l’ultimo viaggio. Ed era pieno di frutti. Ultimo no, però, visto che quel giorno, martedì, me lo vidi davanti in cucina. Avevo il pentolino rosso in mano e stavo armeggiando da un po’ per farlo entrare in lavastoviglie, avevo spostato i bicchieri ma non c’entrava lo stesso, nemmeno un buco per infilarlo. Era mezzogiorno, circa.