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la piazza dove pensare nottetempo


10.lug 2011

generazione ON

L’età è un merito? quasi mai. In certi casi è una fortuna, in altri un accidente, a volte è prematura, altre è tardiva: ma talvolta, quando la sua altezza diventa spericolata e ingegnosa, allora diventa non solo un merito, ma una forma paziente di eroismo. Salutiamo la nuova generazione di intellettuali TQ (trenta/quarant’anni), che avanza con passo cadenzato verso le più meste C e S. Auguriamo loro di afferrare l’occasione che tutti coloro che non sono cari agli dèi incontrano prima o poi. Ma salutiamo con reverenza la generazione ON, quella che ha raggiunto la soglia della pura libertà e della strenua manutenzione. Aver raggiunto ottant’anni, o perfino novanta, ed essere dotati di quella qualità fina e suprema delle stoffe antiche, forse non è un merito, ma certo è una fatica. Nelle generazioni è importante come ci si entra: avere 80 anni con decoro, intelligenza, curiosità ed eleganza è una grande aspirazione. E siamo tutti aspiranti ON, o aspiranti suicidi.

Diffidiamo invece delle leve e delle chiamate alle armi, soprattutto quando è più chiaro il bottino che il nemico. Diffideremmo anche degli entomologi, se volessero distinguere le farfalle che gli volano da una parte piuttosto che dall’altra. Vorremmo dare nome e voce ai tanti ON che ci allargano l’orizzonte. In loro riponiamo le nostre speranze.

Grazie Andrea Zanzotto, Luciana Castellina, Raffaele La Capria, Stéphane Hessel, Alfredo Reichlin, Alberto Arbasino, Franca Valeri, Vincenzo Consolo, Claudio Magris, Tonino Guerra, Andrea Camilleri, Marcello Cini, Margherita Hack, Dario Fo, Franca Rame, Eugenio Scalfari, Rossana Rossanda, Lucio Magri, Rita Levi Montalcini, Isabella Ducrot, Sean Connery…

… e auguri a Jean Daniel che oggi, 21 Luglio 2011, compie 91 anni.

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4 Comments

  1. domenico dimase
    inviato il 12 luglio 2011 alle 19:43 | Permalink

    A proposito di gioventù o vecchiaia, di mezzo, ahimè, c’è il fattore tempo, su cui possiamo esprimere concetti abbastanza approsimativi/orientativi, per essere la “Variabile” più importante della vita dell’uomo, che sfugge al suo controllo/volontà.
    Possiamo solo augurarci che venga da noi umani adoperato/colmato per lasciare segni d’arte e
    per migliorarci, sempre………..
    Mimmo Dimase

  2. stefano cò
    inviato il 14 luglio 2011 alle 15:48 | Permalink

    anche per me arrivare ai O.N. con decoro e intelligenza sembra il massimo della “Dea fortuna”, soprattutto in questa vita e modo, seguendo anche l’esempio di tanti e tante che ho conosciuto e conosco che mi danno la voglia e il desiderio di continuare a vivere e relazionarsi con coerenza e attenzione a sè e agli altri; ma pure inventandosi ognuno la strada e lo stile, ricordandoci che siamo principalmente “animali politici e sociali”..

  3. inviato il 24 luglio 2011 alle 16:46 | Permalink

    Sono d’accordo,l’età degli ON è veramente preziosa, se ci si arriva bene; gli uomini e le donne di quella generazione hanno un patrimonio di saggezza e sapienza che rischia di andare perduto. Mia madre se n’è andata qualche settimana fa , in una calda domenica di luglio,a 95 anni, e il suo trapasso è stato così lieve che non c’era neanche bisogno di piangere; dopo essere stata conservata per tanto tempo da quella che ho chamato “una nemesi gentile”. Anche mio padre, morto qualche anno fa a 93 anni, si è mantenuto lucido sino alla fine. Sulla sua lapide abbiamo scritto: “Non dite: tanto era vecchio. Aveva ancora tanto da raccontare”. Devo dire che mi considero fortunata.

  4. inviato il 31 luglio 2011 alle 23:19 | Permalink

    Viva gli ONorevolissimi ON!

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appena svegli

appena svegli di Chiara Valerio

Probabilmente mi meraviglio perché, con un po’ di rammarico, e per mancanza di tempo e spazio, non guardo più molto la televisione. Lo dico senza ironia, appartengo a una generazione che ha arricchito il proprio immaginario grazie e nonostante la televisione. Tuttavia, ieri sono rimasta impalata davanti a uno schermo televisivo nel quale passava, accompagnata dalla melodia de “L’italiano” di Toto Cutugno, la nuova pubblicità del Superenalotto. Il refrain, modificato all’uopo, suonava “Lasciatemi sognare con la schedina in mano”. Già il legame tra sogni e un gioco dove il banco vince sempre, quindi di finto azzardo, mi annoia, perché i sogni sono azzardi, e ognuno ha i suoi, ma la rassegna dei sogni che la Sisal e dunque, in qualche modo lo Stato, attribuisce ai suoi utenti-cittadini, mi spaventa e mi impoverisce moltissimo. Nella pubblicità i sogni degli uomini sono, produrre vino, produrre un film, diventare presidente di una squadra di calcio, sistemare una società, regalare un milione di euro agli amici, allevare cavalli, sposare una donna e portarla via. Quelli delle donne sono rimanere nuda tutta la giornata in una vasca da bagno piena di schiuma a bere champagne, godere di un parchetto attrezzato di giochi per i bambini e un futuro splendente per i figli. I sogni degli uomini sono sostanzialmente lavori, i sogni delle donne sono attese di corteggiamento e prosperità. Niente follie, niente giro del mondo, niente sigari accesi con le banconote da cinquecento euro, nessuno spreco, nessuna grandeur, solo l’incredibile luminescente banalità di tutti i mestieri che statisticamente paiono invidiabili. Dopo il gioco d’azzardo che metteva in palio lo stipendio, adesso il superenalotto che ripropone un immaginario tabloid obsoleto e già vecchio. Va bene.

[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 16 Febbraio 2012]

vox populi


il racconto

Quando mio marito Andrea mi si parò davanti in cucina, in piedi accanto alla lavastoviglie, con la polpa di fico spalmata in testa e le unghie sporche di fango, capii che non mi sbagliavo, veniva dal cimitero. Mentre lo calavano sottoterra, e io piangevo stretta fra Alice e Mia, avevo visto infatti un grande fico che si spingeva sulla bara come ad abbracciarlo, o forse sorreggerlo durante l’ultimo viaggio. Ed era pieno di frutti. Ultimo no, però, visto che quel giorno, martedì, me lo vidi davanti in cucina. Avevo il pentolino rosso in mano e stavo armeggiando da un po’ per farlo entrare in lavastoviglie, avevo spostato i bicchieri ma non c’entrava lo stesso, nemmeno un buco per infilarlo. Era mezzogiorno, circa.