Meno male, cari cancretti, che l’oroscopo ve lo faccio adesso che il peggio è passato. Non che le tensioni ci abbandoneranno completamente, non sia mai, ma insomma la pesantezza, le storture, gli imbrogli degli ultimi mesi sono veramente acqua passata. Per lo meno lo auguro a voi e a me stessa, nata il 9 di luglio, e mi permetto di dedicarvi la frase di apertura prendendola da un mio romanzo di due anni fa edito dalla nottetempo: Dolorose considerazioni del cuore. «C’è qualcosa più importante della vita? Il modo di viverla probabilmente». L’ho scelta perché è una goccia di saggezza che ora serve come il pane. Gli astri parlano chiaro: è il tempo della svolta, si devono tagliare i rami secchi, si gira pagina. Facendo gli I Ching mi era venuta fuori quella frase sibillina: «C’è qualcosa più importante della vita». Poi l’illuminazione: cosa può essere più importante della stessa esistenza se non quello che ne facciamo? Dunque ora v’immagino insoddisfatti, provati e scontenti. Date quanto volete la colpa a Saturno, ma se non approfittate adesso della spinta di Giove, sollecito e paterno, quando vi darete una mossa? Su, a tavolino, fate un bilancio e cominciate a decidere su cosa risparmiare come su chi investire. E’ un momento ideale per le amicizie: potete contare su aiuti importanti.
Soprattutto la prima decade, favoritissima. «Anche le cicatrici sul suo corpo stanno scomparendo. Il tempo guarisce tutto» scrive Gaja Cenciarelli in un altro romanzo nottetempo, di recente pubblicazione, Sangue del suo sangue, che ribalta coraggiosamente alcuni luoghi comuni sul terrorismo. Sì, le vostre cicatrici quasi non si vedono più e per voi sono in vista sorprese se non straordinarie, sicuramente piacevoli.
Alla seconda decade mi rivolgo attraverso un grandissimo del Cancro, Franz Kafka (3 luglio 1883), perché state in mezzo al segno «come un sentiero d’autunno: appena è tutto spazzato, si copre nuovamente di foglie secche» (Aforismi di Zürau, Adelphi). Niente paura, sono gli alti e bassi della vita, più alti che bassi, però, questa volta.
Giuseppe Verdi non era del Cancro, ma la Traviata forse sì. E dunque a voi della terza decade, canterei nell’orecchio di aprirvi «a quell’amor ch’è palpito dell’universo intero, misterioso, altero, croce e delizia al cor». Aspettate agosto e vedrete (e senza esiti funesti: potrebbe essere anzi la volta buona).
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a te la parola