Si chiama “Allenati per la vita” il progetto di corsi di cultura militare siglato con un protocollo dalla direzione scolastica della Lombardia e dal comandante regionale dell’Esercito, destinati ai licei della regione. Ideato dai ministri La Russa e Gelmini il corso teorico pratico prevede lezioni di diritto e costituzione, primo soccorso, arrampicata, percorsi ginnico militari, tiro con l’arco e pistola ad aria compressa allo scopo di avvicinare, “in modo innovativo e coinvolgente, il mondo della scuola alla forze armate ed indurre i giovani studenti a sviluppare sentimenti di rispetto reciproco e sana competizione.
L’imprevisto debutto del progetto si è avuto a Milano, mercoledì 29 settembre, dove studenti dei collettivi studenteschi e del centro sociale Il Cantiere hanno lanciato la prima protesta in Italia, occupando la sede degli uffici UNICI, l’ Unione degli Ufficiali in congedo, incaricati di portare il verbo militare nelle scuole. Dopo aver tentato invano di ottenere risposte da parte dei soldati alle loro legittime domande sul programma parafascista, i ragazzi e i loro striscioni “Ribellati alla vita. Diserta la scuola della guerra”, respinti con violenza fuori dagli uffici si sono avviati alla metropolitana di Piazza Duomo dove hanno sperimentato sui propri corpi che cos’è la cultura militare. I pochi studenti rimasti sono stati circondati dai carabinieri sui binari della metropolitana, strattonati, insultati e malmenati. A uno di loro, Leon Blanchaert, bloccato da due carabinieri in divisa, il dirigente in borghese ha deliberatamente e a freddo tirato un pugno in mezzo agli occhi rompendogli il naso. Un corso accelerato?
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