piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo


31.ago 2010

vergine

Cominciamo col fare gli auguri ad Achille Mauri (4 settembre 1939), il presidente di Messaggerie, la più grossa agenzia di distribuzione e promozione di libri in Italia, interessato da passaggi astrali che riguardano il consolidamento del campo professionale. La mole del lavoro è in aumento e s’intravedono all’orizzonte ardite novità dopo mesi altrettanto faticosi, ma meno gratificanti di come si preannuncia il futuro. Segno ansioso per eccellenza, nervoso e oscillante fra opposti stati umorali, la Vergine ha più che mai bisogno di approdare adesso, dopo le docce fredde dell’ultimo anno, su un terreno stabile, e ritrovare fiducia nell’ambiente circostante. Non in se stesso, che quel tipo di fiducia questo segno razionale e introspettivo non la perde mai. Però è forte il bisogno di riposizionarsi, impostare nuove e forti alleanze, aprirsi a collaborazioni in passato impensabili. Aspettando il periodo dopo il 13 di settembre, magari, che potrebbe rappresentare una svolta.

«Perché hai fatto tutto questo? Perché mi hai condotto qui? Per quale motivo, perché mi torturi così orrendamente?» in queste parole di Lev Tolstoj (28 agosto 1828) tratte da La morte di Ivan Il’ic, grido di dolore contro il destino, contro Dio, contro la condizione umana si riconosceranno al momento parecchi appartenenti al segno tartassato. Persino Andrea Camilleri (6 settembre del ’25): se al successo non ha nulla da rimproverare, vorrebbe forse avere qualche anno di meno e meno preoccupazioni che lo fanno sentire come Montalbano nel Ladro di merendine (Sellerio): «Il commissario abbandonò la partita, sconfitto».

Protetto dall’ascendente in Scorpione dovrebbe poter contare su una fine mese scintillante Mario Fortunato (2 settembre del ’58) e, in attesa degli eventi interessanti promessi dagli astri alla Vergine nel corso del prossimo anno, dire incoraggiante, con il protagonista di un suo delizioso racconto, Certi pomeriggi non passano mai (nottetempo): «Non mi va di cadere nelle trappole dell’amarezza e del rimpianto».

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appena svegli

appena svegli di Chiara Valerio

Roma. Esterno giorno. Martedì, passando per Piazza Mazzini, mi sono imbattuta in un cartellone pubblicitario che recitava, lettere nere su bianco perla, “Perché piangere due volte?” sotto, in un corpo del testo appena più minuto, “funerali completi a partire da 99* euro” e più sotto ancora, in un corpo del testo minutissimo “*Tan 9,88% Tag 12,62 salvo approvazione NEOS FINANCE SPA”. Per avere un funerale completo mi basta dunque rinunciare al cinema dieci volte, che in una vita non è poi un grande sacrificio, anche se non ho la televisione. Specialmente se il contraltare è un bel funerale completo. Certo, non avendo un contratto a tempo indeterminato, potrei non avere accesso al finanziamento, in quel caso, sarebbe davvero umiliante, perché potrei non avere persone alle quali chiedere di fare da garante. Poi ho riso, perché la morte è sempre quella degli altri e perché mi sono ricordata di quando mia nonna, tanti anni fa, mi aveva mandato all’ufficio preposto del piccolo comune dove ancora vive a prenotarle un loculo vicino a quello di mio nonno. A destra preferibilmente. Io non pensavo che i loculi, oltre ad essere molto ambiti (“per terra è sporco”), fossero carissimi. Nonna, in ogni caso, non ne aveva fatto una questione di soldi, ma semplicemente, appunto. di posizione. Meglio a destra. Così, fatto un secondo giro della piazza per rileggere la pubblicità della grintosa agenzia di pompe funebri mi sono fermata con la moto e ho chiamato nonna, che da anni continua a risparmiare per il suo loculo prenotato. Le ho sottoposto la questione. Nonna mi ha detto che è vero che i funerali sono cari ma che non ci si mette a parlare di soldi, tanto in qualche modo si fa. In qualche modo, come ha già scritto Doroty Parker, comunque “Scusate le ceneri”. Sì, ha chiuso nonna, “Ma per terra è sporco”.

[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 2 Febbraio 2012]

vox populi


il racconto

Quando mio marito Andrea mi si parò davanti in cucina, in piedi accanto alla lavastoviglie, con la polpa di fico spalmata in testa e le unghie sporche di fango, capii che non mi sbagliavo, veniva dal cimitero. Mentre lo calavano sottoterra, e io piangevo stretta fra Alice e Mia, avevo visto infatti un grande fico che si spingeva sulla bara come ad abbracciarlo, o forse sorreggerlo durante l’ultimo viaggio. Ed era pieno di frutti. Ultimo no, però, visto che quel giorno, martedì, me lo vidi davanti in cucina. Avevo il pentolino rosso in mano e stavo armeggiando da un po’ per farlo entrare in lavastoviglie, avevo spostato i bicchieri ma non c’entrava lo stesso, nemmeno un buco per infilarlo. Era mezzogiorno, circa.