piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo


05.lug 2010

la minoranza di Pomigliano

Nessuno si aspettava un risultato del genere dal referendum di Pomigliano. Col passare dei giorni la percentuale dei no diventa progressivamente preponderante sulla percentuale dei sì, come se quel 63%, che costituisce indiscutibilmente la maggioranza, fosse al contrario la minoranza. Sul manifesto del 25 giugno, il vecchio operaista Mario Tronti ha scritto “questa volta gli è andata male”, è andata male a Marchionne, al governo, ai media, ai sindacati che lo sostenevano, dunque l’epoca postcristiana, di cui ha parlato l’amministratore delegato della fiat, non ha ancora avuto inizio. Ora si è nell’attesa di vedere quale sarà il prossimo passo di Marchionne ovvero se delocalizzerà la già delocalizzata produzione della panda. Il problema è che quel 63% lascia presagire un’alta conflittualità, ciò che per la verità egli intendeva togliere di mezzo. D’altra parte, chi sono i ribelli, qual è il loro identikit? Per lo più operai trentenni, presumibilmente intatti dal ricatto dei mutui, dalle minacce del regime finanziario, perciò in grado ancora di resistere, gente che aspira a lavorare il minimo possibile, che preferisce divertirsi piuttosto che rimanere chiusi in fabbrica il sabato e la domenica; per tutto questo c’è chi attribuisce loro – in larga misura opinionisti di destra o confindustriali, come ad esempio Mariano Maugeri sul Sole 24 ore – il profilo sociale di individui effimeri, estranei alle generazioni operaie con forti connotazioni di classe, in altre parole gente che non avrebbe motivo di misurarsi con problematiche ormai morte e sepolte. Il fatto è che opinionisti e specialisti economici ignorano la lezione situazionista, laddove istanze libertarie conosciute e sperimentate vengono suturate con altre espressività, non obbligatoriamente connesse alla letteratura sovversiva. Ma che cos’è questo “dopo Cristo” evocato dal bestemmiatore Marchionne e approvato da fondatori illuminati di giornali quali Eugenio Scalfari? Innumeri sono stati i “dopo Cristo”, ma il “dopo Cristo” kat’exochén si chiama fascismo, nazismo, altri ce ne sono stati prima, altri dopo, anche la comparsa di Forza Italia è un “dopo Cristo”, anche il leghismo è un “dopo Cristo”, anche Genova 2001 è un “dopo Cristo” – di quanti altri “dopo Cristo” si avrà bisogno per annientare le creature su questa terra, ché non si parla solo di individui umani? Pertanto la minoranza di Pomigliano, con il suo no, ha dichiarato di voler restare al di qua di Cristo o, detto altrimenti, di restare con Giesù – in questa misura, non è chiaro se si tratti di un messaggio di pacificazione o di ribellione. Infine, ciò che nasconde il piano di rilocalizzare una produzione già delocalizzata è l’instaurazione di una epoca postcristiana sul territorio nazionale. Il capitalismo, è vero, è sopranazionale, ma c’è il caso che l’Italia possa diventare un laboratorio politico in grado di elaborare un nuovo modello di oppressione, così come lo fu il fascismo, in seguito applicato in vari altri paesi del mondo.

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appena svegli

appena svegli di Chiara Valerio

Roma. Esterno giorno. Martedì, passando per Piazza Mazzini, mi sono imbattuta in un cartellone pubblicitario che recitava, lettere nere su bianco perla, “Perché piangere due volte?” sotto, in un corpo del testo appena più minuto, “funerali completi a partire da 99* euro” e più sotto ancora, in un corpo del testo minutissimo “*Tan 9,88% Tag 12,62 salvo approvazione NEOS FINANCE SPA”. Per avere un funerale completo mi basta dunque rinunciare al cinema dieci volte, che in una vita non è poi un grande sacrificio, anche se non ho la televisione. Specialmente se il contraltare è un bel funerale completo. Certo, non avendo un contratto a tempo indeterminato, potrei non avere accesso al finanziamento, in quel caso, sarebbe davvero umiliante, perché potrei non avere persone alle quali chiedere di fare da garante. Poi ho riso, perché la morte è sempre quella degli altri e perché mi sono ricordata di quando mia nonna, tanti anni fa, mi aveva mandato all’ufficio preposto del piccolo comune dove ancora vive a prenotarle un loculo vicino a quello di mio nonno. A destra preferibilmente. Io non pensavo che i loculi, oltre ad essere molto ambiti (“per terra è sporco”), fossero carissimi. Nonna, in ogni caso, non ne aveva fatto una questione di soldi, ma semplicemente, appunto. di posizione. Meglio a destra. Così, fatto un secondo giro della piazza per rileggere la pubblicità della grintosa agenzia di pompe funebri mi sono fermata con la moto e ho chiamato nonna, che da anni continua a risparmiare per il suo loculo prenotato. Le ho sottoposto la questione. Nonna mi ha detto che è vero che i funerali sono cari ma che non ci si mette a parlare di soldi, tanto in qualche modo si fa. In qualche modo, come ha già scritto Doroty Parker, comunque “Scusate le ceneri”. Sì, ha chiuso nonna, “Ma per terra è sporco”.

[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 2 Febbraio 2012]

vox populi


il racconto

Quando mio marito Andrea mi si parò davanti in cucina, in piedi accanto alla lavastoviglie, con la polpa di fico spalmata in testa e le unghie sporche di fango, capii che non mi sbagliavo, veniva dal cimitero. Mentre lo calavano sottoterra, e io piangevo stretta fra Alice e Mia, avevo visto infatti un grande fico che si spingeva sulla bara come ad abbracciarlo, o forse sorreggerlo durante l’ultimo viaggio. Ed era pieno di frutti. Ultimo no, però, visto che quel giorno, martedì, me lo vidi davanti in cucina. Avevo il pentolino rosso in mano e stavo armeggiando da un po’ per farlo entrare in lavastoviglie, avevo spostato i bicchieri ma non c’entrava lo stesso, nemmeno un buco per infilarlo. Era mezzogiorno, circa.