Nessuno si aspettava un risultato del genere dal referendum di Pomigliano. Col passare dei giorni la percentuale dei no diventa progressivamente preponderante sulla percentuale dei sì, come se quel 63%, che costituisce indiscutibilmente la maggioranza, fosse al contrario la minoranza. Sul manifesto del 25 giugno, il vecchio operaista Mario Tronti ha scritto “questa volta gli è andata male”, è andata male a Marchionne, al governo, ai media, ai sindacati che lo sostenevano, dunque l’epoca postcristiana, di cui ha parlato l’amministratore delegato della fiat, non ha ancora avuto inizio. Ora si è nell’attesa di vedere quale sarà il prossimo passo di Marchionne ovvero se delocalizzerà la già delocalizzata produzione della panda. Il problema è che quel 63% lascia presagire un’alta conflittualità, ciò che per la verità egli intendeva togliere di mezzo. D’altra parte, chi sono i ribelli, qual è il loro identikit? Per lo più operai trentenni, presumibilmente intatti dal ricatto dei mutui, dalle minacce del regime finanziario, perciò in grado ancora di resistere, gente che aspira a lavorare il minimo possibile, che preferisce divertirsi piuttosto che rimanere chiusi in fabbrica il sabato e la domenica; per tutto questo c’è chi attribuisce loro – in larga misura opinionisti di destra o confindustriali, come ad esempio Mariano Maugeri sul Sole 24 ore – il profilo sociale di individui effimeri, estranei alle generazioni operaie con forti connotazioni di classe, in altre parole gente che non avrebbe motivo di misurarsi con problematiche ormai morte e sepolte. Il fatto è che opinionisti e specialisti economici ignorano la lezione situazionista, laddove istanze libertarie conosciute e sperimentate vengono suturate con altre espressività, non obbligatoriamente connesse alla letteratura sovversiva. Ma che cos’è questo “dopo Cristo” evocato dal bestemmiatore Marchionne e approvato da fondatori illuminati di giornali quali Eugenio Scalfari? Innumeri sono stati i “dopo Cristo”, ma il “dopo Cristo” kat’exochén si chiama fascismo, nazismo, altri ce ne sono stati prima, altri dopo, anche la comparsa di Forza Italia è un “dopo Cristo”, anche il leghismo è un “dopo Cristo”, anche Genova 2001 è un “dopo Cristo” – di quanti altri “dopo Cristo” si avrà bisogno per annientare le creature su questa terra, ché non si parla solo di individui umani? Pertanto la minoranza di Pomigliano, con il suo no, ha dichiarato di voler restare al di qua di Cristo o, detto altrimenti, di restare con Giesù – in questa misura, non è chiaro se si tratti di un messaggio di pacificazione o di ribellione. Infine, ciò che nasconde il piano di rilocalizzare una produzione già delocalizzata è l’instaurazione di una epoca postcristiana sul territorio nazionale. Il capitalismo, è vero, è sopranazionale, ma c’è il caso che l’Italia possa diventare un laboratorio politico in grado di elaborare un nuovo modello di oppressione, così come lo fu il fascismo, in seguito applicato in vari altri paesi del mondo.
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