piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo


30.giu 2010

cancro

Uno che ama le sfide come Alfonso Berardinelli, (Cancro del 1943 con ascendente Sagittario) avrà pane per i suoi denti, soprattutto in campo amoroso dove le croci e le delizie si alterneranno nei prossimi giorni con esito ancora incerto. «Noi abitiamo il mondo. Ma sogniamo anche un mondo che possa, diventando improvvisamente piccolo, abitare in noi» ha scritto in L’abc del mondo contemporaneo (Minimum Fax) creando una bella immagine per uno dei suoi sogni impossibili. Aspetti con pazienza la metà di agosto e l’impossibile potrà cominciare a prendere forma reale, potrà davvero incontrare il suo angelo e vedere ribaltarsi il mondo. «Il Cancro è un Gemelli che è stufo di pensare, di parlare, di cercare, di leggere, di stare sempre sveglio» ha scritto con solito acume il cancerino Marco Pesatori nel suo Astrologia per intellettuali (Neri Pozza): una descrizione che mi è sempre piaciuta molto. Poi aggiungete acqua, un mare d’acqua, amniotica, simbolica e reale, anche se concretezza non è proprio parola che si attagli ai cancro. Ma insomma, nei prossimi mesi, toccherà anche a loro tirare su le maniche e completare il compito assegnato dall’astrologia: costruire un ponte fra cause ed effetti. Basta incompiutezza e grandi progetti che restano sospesi. E’ un anno di realizzazioni e di cose che vengono da sé. Però bisogna almeno allungare le braccia ad afferrarle. Il Cancro è pure il tipo che gira le spalle e non si accorge che piovono doni.

Vogliamo pensare a Ingeborg Bachmann (25 giugno ’26) capace di bruciare – letteralmente – tutti i regali ricevuti dalla vita, genio, bellezza, riconoscimenti… in un attimo di distrazione? Eppure il suo spirito generoso sapeva accendersi per gli altri, dare mente corpo e anima agli altri. Come quando scriveva a Paul Celan nel settembre del 1961: «Non credo che il mondo possa cambiare, ma noi possiamo cambiarlo» (Troviamo le parole, nottetempo). Adesso è venuto il momento. Forza Cancro!

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One Comment

  1. maria grazia casagrande
    inviato il 5 maggio 2011 alle 13:04 | Permalink

    Davvero grazie per queste parole di conforto carissima Sandra!
    Dopo tanti mesi ‘oscuri’ spero davvero di poter nuotare in acque limpidissime, con lunghe bracciate e respiri profondi!
    Maria Grazia Casagrande

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appena svegli

appena svegli di Chiara Valerio

Roma. Esterno giorno. Martedì, passando per Piazza Mazzini, mi sono imbattuta in un cartellone pubblicitario che recitava, lettere nere su bianco perla, “Perché piangere due volte?” sotto, in un corpo del testo appena più minuto, “funerali completi a partire da 99* euro” e più sotto ancora, in un corpo del testo minutissimo “*Tan 9,88% Tag 12,62 salvo approvazione NEOS FINANCE SPA”. Per avere un funerale completo mi basta dunque rinunciare al cinema dieci volte, che in una vita non è poi un grande sacrificio, anche se non ho la televisione. Specialmente se il contraltare è un bel funerale completo. Certo, non avendo un contratto a tempo indeterminato, potrei non avere accesso al finanziamento, in quel caso, sarebbe davvero umiliante, perché potrei non avere persone alle quali chiedere di fare da garante. Poi ho riso, perché la morte è sempre quella degli altri e perché mi sono ricordata di quando mia nonna, tanti anni fa, mi aveva mandato all’ufficio preposto del piccolo comune dove ancora vive a prenotarle un loculo vicino a quello di mio nonno. A destra preferibilmente. Io non pensavo che i loculi, oltre ad essere molto ambiti (“per terra è sporco”), fossero carissimi. Nonna, in ogni caso, non ne aveva fatto una questione di soldi, ma semplicemente, appunto. di posizione. Meglio a destra. Così, fatto un secondo giro della piazza per rileggere la pubblicità della grintosa agenzia di pompe funebri mi sono fermata con la moto e ho chiamato nonna, che da anni continua a risparmiare per il suo loculo prenotato. Le ho sottoposto la questione. Nonna mi ha detto che è vero che i funerali sono cari ma che non ci si mette a parlare di soldi, tanto in qualche modo si fa. In qualche modo, come ha già scritto Doroty Parker, comunque “Scusate le ceneri”. Sì, ha chiuso nonna, “Ma per terra è sporco”.

[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 2 Febbraio 2012]

vox populi


il racconto

Quando mio marito Andrea mi si parò davanti in cucina, in piedi accanto alla lavastoviglie, con la polpa di fico spalmata in testa e le unghie sporche di fango, capii che non mi sbagliavo, veniva dal cimitero. Mentre lo calavano sottoterra, e io piangevo stretta fra Alice e Mia, avevo visto infatti un grande fico che si spingeva sulla bara come ad abbracciarlo, o forse sorreggerlo durante l’ultimo viaggio. Ed era pieno di frutti. Ultimo no, però, visto che quel giorno, martedì, me lo vidi davanti in cucina. Avevo il pentolino rosso in mano e stavo armeggiando da un po’ per farlo entrare in lavastoviglie, avevo spostato i bicchieri ma non c’entrava lo stesso, nemmeno un buco per infilarlo. Era mezzogiorno, circa.