Dovremo ricordarcela la giornata di ieri, 19 giugno 2010, come quelle giornate che annunciano una svolta, che forse potevamo evitare se solo avessimo ascoltato, con cuore attento, i suoi segni: la giornata in cui 5000 operai di Pomigliano sfilano per firmare un contratto che toglie loro i diritti conquistati, senza timore di costituire un precedente; e la giornata in cui il premier annuncia che vuole al più presto aumentare i suoi poteri istituzionali perché “fare le leggi in Italia è troppo difficile” (cioè è troppo difficile farle contro l’opposizione del paese e del Parlamento).
Non potremo dire che non ci aspettavamo la dittatura che ci sta cadendo sul capo, non potremo dire che avevamo la voce rauca, e nemmeno che non ci hanno ascoltato. Potremo solo dire che eravamo scoraggiati, ignavi e rinunciatari. Che volevamo morire un po’, dormire un po’, sognare forse. Che dopo tutto il popolo vuole i suoi cattivi padroni, i suoi buoni predoni. Non potremo dire niente. Per tante ragioni.
Tag:19 giugno 2010, appena svegli, ginevra bompiani, governo, pomigliano, sciopero


a te la parola