piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo


09.giu 2010

come nella pubblicità

Quando viene ritrovato il cadavere di un uomo, quasi sempre è vestito, quando ne viene ritrovato uno di una donna, il più delle volte è nudo. Un dato così ovvio da passare in secondo piano. Il corpo di una donna dev’essere nudo per definizione e quello di una donna uccisa lo è ancora di più il che rivela come è stata uccisa e perché. Il vero perché dietro le schermaglie variabili dei fatti minori. Denudata e ammazzata, denudata e ammazzata. Le due azioni sembrano indissolubili, anzi, quasi coincidono, al punto da far pensare che ogni volta che si levano i vestiti a una donna si stia per allusione o concretamente avvicinando la possibilità che essa muoia, cioè, di farla morire. E’ una specie di introduzione al tema. Solo nei campi di sterminio erano nudi a mucchi sia uomini sia donne. Così come nella pubblicità, o nei film, nella moda, ora persino nelle opere liriche, da quando le cantanti sono diventate corpi attraenti che sparano voce, è sempre un corpo femminile a venire denudato – ribadendo che al principio e fine di tutte le storie, in cima alla scala dei desideri, nello stimolo e nello scopo di ogni acquisto, alla base di qualsiasi esercizio di seduzione o pratica di violenza si trova una donna nuda a cosce aperte, o appunto i pezzi smembrati del suo corpo, i suoi capezzoli, fianchi, occhi, natiche, il pube.

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One Comment

  1. carla piccioni
    inviato il 23 giugno 2010 alle 18:44 | Permalink

    DONNA.E diventi e fingi, farfalla, fiore, corolla dischiusa ai fianchi, ai seni troppo giovani. Ti ho vista imbacuccarti il sorriso e il corpo, ti ho vista svestirti come l’anticipazione di un buon consiglio sotto l’arte di un pentagramma. Usasti un fazzoletto quel pomeriggio in cui i demoni si scatenarono: erano le tre meno un quarto, e gli facesti un nodo.DONNA DONNA petroliera alla deriva DONNA non mi abbandonare LA SCHIAVITU’ HA IL SAPORE DEL SANGUE!

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appena svegli

appena svegli di Chiara Valerio

Roma. Esterno giorno. Martedì, passando per Piazza Mazzini, mi sono imbattuta in un cartellone pubblicitario che recitava, lettere nere su bianco perla, “Perché piangere due volte?” sotto, in un corpo del testo appena più minuto, “funerali completi a partire da 99* euro” e più sotto ancora, in un corpo del testo minutissimo “*Tan 9,88% Tag 12,62 salvo approvazione NEOS FINANCE SPA”. Per avere un funerale completo mi basta dunque rinunciare al cinema dieci volte, che in una vita non è poi un grande sacrificio, anche se non ho la televisione. Specialmente se il contraltare è un bel funerale completo. Certo, non avendo un contratto a tempo indeterminato, potrei non avere accesso al finanziamento, in quel caso, sarebbe davvero umiliante, perché potrei non avere persone alle quali chiedere di fare da garante. Poi ho riso, perché la morte è sempre quella degli altri e perché mi sono ricordata di quando mia nonna, tanti anni fa, mi aveva mandato all’ufficio preposto del piccolo comune dove ancora vive a prenotarle un loculo vicino a quello di mio nonno. A destra preferibilmente. Io non pensavo che i loculi, oltre ad essere molto ambiti (“per terra è sporco”), fossero carissimi. Nonna, in ogni caso, non ne aveva fatto una questione di soldi, ma semplicemente, appunto. di posizione. Meglio a destra. Così, fatto un secondo giro della piazza per rileggere la pubblicità della grintosa agenzia di pompe funebri mi sono fermata con la moto e ho chiamato nonna, che da anni continua a risparmiare per il suo loculo prenotato. Le ho sottoposto la questione. Nonna mi ha detto che è vero che i funerali sono cari ma che non ci si mette a parlare di soldi, tanto in qualche modo si fa. In qualche modo, come ha già scritto Doroty Parker, comunque “Scusate le ceneri”. Sì, ha chiuso nonna, “Ma per terra è sporco”.

[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 2 Febbraio 2012]

vox populi


il racconto

Quando mio marito Andrea mi si parò davanti in cucina, in piedi accanto alla lavastoviglie, con la polpa di fico spalmata in testa e le unghie sporche di fango, capii che non mi sbagliavo, veniva dal cimitero. Mentre lo calavano sottoterra, e io piangevo stretta fra Alice e Mia, avevo visto infatti un grande fico che si spingeva sulla bara come ad abbracciarlo, o forse sorreggerlo durante l’ultimo viaggio. Ed era pieno di frutti. Ultimo no, però, visto che quel giorno, martedì, me lo vidi davanti in cucina. Avevo il pentolino rosso in mano e stavo armeggiando da un po’ per farlo entrare in lavastoviglie, avevo spostato i bicchieri ma non c’entrava lo stesso, nemmeno un buco per infilarlo. Era mezzogiorno, circa.