In una intervista rilasciata al giornalista Aldo Cazzullo, apparsa sul Corriere della sera il 31 maggio 2010, il ministro Tremonti afferma che la sua profezia si è avverata puntualmente, malgrado, deve verosimilmente intendersi, egli stesso si sia adoperato oltre il possibile per smentirla. Il ministro si riferisce a un suo libro intorno alla crisi finanziaria, pubblicato nel 2008. Ma profetizzare non è dire qualcosa di già noto a tutti, poiché nel 2008 sapevano già tutti – di certo quelli che la sanno più lunga delle persone comuni – quanto stava per accadere e sta tuttora accadendo; il libro di Tremonti potrebbe al massimo essere definito un instant book. Ci si chiede che cosa sia avvenuto nella nostra esistenza, nella nostra vita attiva, di tanto disastroso da rendere plausibile questo genere di mistificazioni? Devono intendersi ugualmente profezie le dichiarazioni di Tremonti, nel decennio scorso, a favore di un libero mercato spinto?
Ma anche allora egli seguiva soltanto il branco, neanche allora profetizzava, poiché neanche allora egli possedeva un pensiero suo proprio.
Con la presente manovra finanziaria viene desertificata gran parte degli istituti, enti e fondazioni culturali, come dire: in circostanze tanto delicate, non ci si può permettere il di-più. Ma che cos’è il di-più e che cosa il necessario? La produzione di autoveicoli è il necessario (con tutto il seguito di cassa-integrazione, mobilità e licenziamenti)? Forse che il lavoro cognitivo non costituisce ormai una quota rilevantissima della forza-lavoro? I lavoratori del teatro, degli enti culturali, del cinema, della televisione, come quelli dei call-center, gli smanettatori di pc non rappresentano forse l’equivalente di ciò che negli anni sessanta e settanta del secolo scorso erano gli operai metalmeccanici, chimici, tessili? È questo il di-più da escludere, da tagliare? Sembra evidente che non sia questa la vera ragione che spinge il governo a ridurre drasticamente i finanziamenti agli enti culturali, sebbene quella di procedere a una destrutturazione della rete culturale, cogliendo il vento favorevole della congiuntura finanziaria, una vera e propria deregulation sul modello tatcheriano.
“Ehi, tu!”, fa il poliziotto rivolgendosi a un passante qualsiasi. Questi, nell’istante stesso in cui porge ascolto alla chiamata, viene assoggettato. La celebre interpellanza althusseriana non si limita tuttavia a mettere a tema il potere assoggettante dell’istituzione, dimostra anche e soprattutto che esso, nel momento medesimo dell’interpellanza, espone una manovra di controeffettuazione. “Ehi, tu!”, dice il ministro al lavoratore cognitivo, già subito sottomettendolo alla forza di comando del denaro ovvero il potere metafisico delle bolle speculative…
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