«Tu non sai dimenticare… Tu non sai ricordare» dice il personaggio maschile di Hiroshima, mon amour il film-cult di Alain Resnais (3 giugno ‘22). L’oscillazione fra gli opposti è tipica dei Gemelli, non sempre in grado di operare la riconciliazione cui tendono. Ha invece una personalità riconciliata, e per questo tanto eccezionale, un altro regista prodigioso, Clint Eastwood (31 maggio ’30) che nella sua opera esprime perfettamente il bisogno di conoscenza del segno e insieme la sofferenza ineliminabile di dover abbandonare le illusioni. Quanti spigoli hanno i Gemelli, dietro la loro apparenza fanciullesca. Spigoli ironici fino al sadismo, spigoli raziocinanti che vorrebbero tenere in scacco l’affettività, infilzare i sentimenti. Spiritosi i Gemelli. Penso all’ultimo libro di Giulio Mozzi (17 giugno ’60), Sono l’ultimo a scendere (Mondadori), a quanto ho riso di gusto leggendolo; un libro insieme solipsistico e dialogante, come di chi, troppo solitario per partecipare sul serio alla vita degli altri, cerca costantemente un rapporto, che si rivela illusorio, pieno di fraintendimenti. Il Gemelli soffre di essere soltanto se stesso. Ma non riesce, non può essere altro. Se lo domanda anche il filosofo: «Come cercare se stessi nell’altro? Come, in questa ricerca, divenire altri a noi stessi in noi stessi?» (Della cosa ultima, Adelphi, di Massimo Cacciari, nato, guarda caso, un 5 di giugno del ’44). E una poetessa, Biancamaria Frabotta (11 giugno ’46) confessa: «Pur di scansare le noie dell’identità, fantasticavo di essere un’altra» (in Quartetto per masse e voce sola, Donzelli).
Di questi tempi i Gemelli sono nervosi, incerti. In giugno se la devono vedere con Marte in Vergine e non sarà divertente. Eppure Saturno allenta la sua morsa e questo, sostiene l’astrologia, è sempre un vantaggio. Ma le cose procedono lentamente, tanto lavoro e risultati pochi, o così sembra (in realtà qualcosa si muove sotto sotto e prima o poi emergerà improvvisamente). L’amore è un terreno minato, ma l’amicizia darà soddisfazioni e aiuto concreto. Perché, come ha scritto Marguerite Yourcenar (8 giugno 1903) nel più bello dei suoi romanzi, Il colpo di grazia (Feltrinelli): «L’amicizia è prima di tutto certezza, ed è questo che la differenzia dall’amore».
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