piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo


29.mag 2010

ognuno sta solo

Non fumerò stamattina. Ieri ho fumato troppo. Solo il pensiero della sigaretta mi dà voltastomaco. Non fumerò dopo il caffè, almeno. Le sigarette fumate di mattina sono le peggiori. Ho già i polmoni bucati. Me lo sento. Quindi prenderò il caffè e non fumerò. Ho quattro sigarette nel pacchetto. Potrei addirittura smettere oggi. Il segreto è prendere il caffè a casa, e non al bar. Quello del bar ha la sigaretta incorporata. E mica solo una: due. Quindi scendo, compro il giornale, e torno su. Non mi fermo al bar. Se il barista mi vede passare e si offende, pazienza. Ho la gastrite, in fondo. Dovrei smettere anche di prendere il caffè. Se elimino il caffè le sigarette si dimezzano. Ho l’asma. E le corde vocali delicate. Lo so da sempre. Sono il mio punto debole. Se continuo così morirò. Di una malattia che non lascia scampo. Cazzo. Morirò. Sola e abbandonata. In un letto d’ospedale. Anzi, sto già per morire. Me lo sento. L’agonia. Il buio. La fine. Panico. Respira profondamente. Chiudi gli occhi. Ma non ti addormentare. Il sonno è una fuga. Rilassati. Hai capito? Rilassati. Ma resta sveglia. Ti serve una sigaretta.

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One Comment

  1. carla piccioni
    inviato il 22 giugno 2010 alle 16:52 | Permalink

    Cara Amica, ti racconto una storia.
    C’era una volta un vecchio mondo,con la barba e un cappellaccio che si era credo comprato con un rimborso della Sip.Un giorno che la testa gli girava più forte del solito, perse il cappellaccio e cominciò a bestemmiare. Il Dio del Tutto si risentì e senza nemmeno prendere in considerazione di redimerlo gli tagliò la barba e lo spedì in un’altra galassia. Il vecchio mondo, senza cappello e senza barba rimase scioccato e cominciò a saltare, a dire auh e poi gul e poi vrr…Dopo un quarto d’ora analizzò la sua paura e scoprì che senza “accessori” avrebbe fatto molto freddo e sarebbe morto di polmonite.Per molto tempo non si seppe più nulla di lui fino a che, un bel giorno, raccomandata con ricevuta di ritorno proprio al mio indirizzo. La lettera recitava così: Cara Carla, se vuoi vivere in pace non farti redimere. Solo così scoprirai altre galassie,più pertinenti al tuo dire e al tuo fare…altro che barbaccia e cappellaccio, qui il clima è caldoequatoriale!!!!!!!!!!!!!

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appena svegli

appena svegli di Chiara Valerio

Roma. Esterno giorno. Martedì, passando per Piazza Mazzini, mi sono imbattuta in un cartellone pubblicitario che recitava, lettere nere su bianco perla, “Perché piangere due volte?” sotto, in un corpo del testo appena più minuto, “funerali completi a partire da 99* euro” e più sotto ancora, in un corpo del testo minutissimo “*Tan 9,88% Tag 12,62 salvo approvazione NEOS FINANCE SPA”. Per avere un funerale completo mi basta dunque rinunciare al cinema dieci volte, che in una vita non è poi un grande sacrificio, anche se non ho la televisione. Specialmente se il contraltare è un bel funerale completo. Certo, non avendo un contratto a tempo indeterminato, potrei non avere accesso al finanziamento, in quel caso, sarebbe davvero umiliante, perché potrei non avere persone alle quali chiedere di fare da garante. Poi ho riso, perché la morte è sempre quella degli altri e perché mi sono ricordata di quando mia nonna, tanti anni fa, mi aveva mandato all’ufficio preposto del piccolo comune dove ancora vive a prenotarle un loculo vicino a quello di mio nonno. A destra preferibilmente. Io non pensavo che i loculi, oltre ad essere molto ambiti (“per terra è sporco”), fossero carissimi. Nonna, in ogni caso, non ne aveva fatto una questione di soldi, ma semplicemente, appunto. di posizione. Meglio a destra. Così, fatto un secondo giro della piazza per rileggere la pubblicità della grintosa agenzia di pompe funebri mi sono fermata con la moto e ho chiamato nonna, che da anni continua a risparmiare per il suo loculo prenotato. Le ho sottoposto la questione. Nonna mi ha detto che è vero che i funerali sono cari ma che non ci si mette a parlare di soldi, tanto in qualche modo si fa. In qualche modo, come ha già scritto Doroty Parker, comunque “Scusate le ceneri”. Sì, ha chiuso nonna, “Ma per terra è sporco”.

[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 2 Febbraio 2012]

vox populi


il racconto

Quando mio marito Andrea mi si parò davanti in cucina, in piedi accanto alla lavastoviglie, con la polpa di fico spalmata in testa e le unghie sporche di fango, capii che non mi sbagliavo, veniva dal cimitero. Mentre lo calavano sottoterra, e io piangevo stretta fra Alice e Mia, avevo visto infatti un grande fico che si spingeva sulla bara come ad abbracciarlo, o forse sorreggerlo durante l’ultimo viaggio. Ed era pieno di frutti. Ultimo no, però, visto che quel giorno, martedì, me lo vidi davanti in cucina. Avevo il pentolino rosso in mano e stavo armeggiando da un po’ per farlo entrare in lavastoviglie, avevo spostato i bicchieri ma non c’entrava lo stesso, nemmeno un buco per infilarlo. Era mezzogiorno, circa.