piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo


23.apr 2010

oggi come oggi

Cari amici oggi come oggi, il 23 aprile del 1616, nello stesso giorno morivano William Shakespeare e Miguel de Cervantes. E’ vero che il primo aveva 52 anni e l’altro 64 e non si frequentavano, ma a me è sempre suonata come una data particolare, il 23 aprile, tanto che da anni me la segno sull’agenda. Dato che siamo ormai incastrati nel simbolico, a me questa data è sempre apparsa come simbolica di qualcosa, come se quel giorno lì fosse iniziato il ‘progetto incompiuto’ della modernità, come si fosse presa in quel giorno una virata ulteriore del nostro modo di intendere la vita e il mondo. In quegli anni peraltro il signor Descartes stava mettendo a punto la strategia che ci avrebbe definitivamente convinti
che una separazione da sé e dal mondo è non solo possibile ma, nel breve, pure rinvigorente e soddisfacente, innestando quel dialogo interno continuo con cui a lungo andare si diventa pazzi. In quel giorno si può veder sancito lo scollamento, il divorzio tra le due componenti polari che bilanciate sono l’unica possibilità che abbiamo di barcamenarci, di intuire un minimo di cammino fra le apparizioni delle cose del mondo. La fantasia, vale a dire la visione e gestione proporzionale degli avvenimenti che ci succedono, è stata progressivamente esautorata della dignità conoscitiva che ha avuto per millenni, esiliata e ridotta a vacanza dalla conoscenza, a evasione futile da quella che si presume sia già una galera alla quale immediatamente ritornare, mentre è la fantasia sola, vale a dire la facoltà delle analogie a stabilire il necessario rapporto tra le cose che sta alla base di ogni atto conoscitivo. Così è venuto man mano instaurandosi un regime che potremmo chiamare imperialismo della ragione, vale a dire un territorio accuratamente recintato dove il dogma è che tutto il reale è razionale, e tutto ma proprio tutto è misurabile col metro rigido della coscienza, con per corollario il monopolio di validità e certezza (giorni fa ho sentito in tv un commentatore in collegamento dal Circeo, il quale sosteneva che l’incontro tra Ulisse e Circe ‘non aveva validità scientifica’). Una volta cancellata l’ultima traccia emozionale del pensiero resta solo la tautologia, la fissazione che non s’accorge di sé, la paralisi dell’evidenza logica. Pensare significa ormai solo sorvegliare la propria capacità di pensare. Corto circuito che porta per esaurimento, per scoramento, allo slacciarsi dell’istinto di distruzione che abbiamo nel cuore, non solo sotto gli occhi. Provare a rivendicare all’esplorazione fantastica il compito investigativo che le spetta abbisogna di un abbandono alla fiducia. Certe volte mi pare questo l’unico terreno di lotta, reale, che ci rimane.

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appena svegli

appena svegli di Chiara Valerio

Roma. Esterno giorno. Martedì, passando per Piazza Mazzini, mi sono imbattuta in un cartellone pubblicitario che recitava, lettere nere su bianco perla, “Perché piangere due volte?” sotto, in un corpo del testo appena più minuto, “funerali completi a partire da 99* euro” e più sotto ancora, in un corpo del testo minutissimo “*Tan 9,88% Tag 12,62 salvo approvazione NEOS FINANCE SPA”. Per avere un funerale completo mi basta dunque rinunciare al cinema dieci volte, che in una vita non è poi un grande sacrificio, anche se non ho la televisione. Specialmente se il contraltare è un bel funerale completo. Certo, non avendo un contratto a tempo indeterminato, potrei non avere accesso al finanziamento, in quel caso, sarebbe davvero umiliante, perché potrei non avere persone alle quali chiedere di fare da garante. Poi ho riso, perché la morte è sempre quella degli altri e perché mi sono ricordata di quando mia nonna, tanti anni fa, mi aveva mandato all’ufficio preposto del piccolo comune dove ancora vive a prenotarle un loculo vicino a quello di mio nonno. A destra preferibilmente. Io non pensavo che i loculi, oltre ad essere molto ambiti (“per terra è sporco”), fossero carissimi. Nonna, in ogni caso, non ne aveva fatto una questione di soldi, ma semplicemente, appunto. di posizione. Meglio a destra. Così, fatto un secondo giro della piazza per rileggere la pubblicità della grintosa agenzia di pompe funebri mi sono fermata con la moto e ho chiamato nonna, che da anni continua a risparmiare per il suo loculo prenotato. Le ho sottoposto la questione. Nonna mi ha detto che è vero che i funerali sono cari ma che non ci si mette a parlare di soldi, tanto in qualche modo si fa. In qualche modo, come ha già scritto Doroty Parker, comunque “Scusate le ceneri”. Sì, ha chiuso nonna, “Ma per terra è sporco”.

[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 2 Febbraio 2012]

vox populi


il racconto

Quando mio marito Andrea mi si parò davanti in cucina, in piedi accanto alla lavastoviglie, con la polpa di fico spalmata in testa e le unghie sporche di fango, capii che non mi sbagliavo, veniva dal cimitero. Mentre lo calavano sottoterra, e io piangevo stretta fra Alice e Mia, avevo visto infatti un grande fico che si spingeva sulla bara come ad abbracciarlo, o forse sorreggerlo durante l’ultimo viaggio. Ed era pieno di frutti. Ultimo no, però, visto che quel giorno, martedì, me lo vidi davanti in cucina. Avevo il pentolino rosso in mano e stavo armeggiando da un po’ per farlo entrare in lavastoviglie, avevo spostato i bicchieri ma non c’entrava lo stesso, nemmeno un buco per infilarlo. Era mezzogiorno, circa.