Per tutto il tempo della notte il bambino ha pianto. Ricordo d’essere rimasta a letto e d’aver immaginato in qualche modo che per me era giusto così. Ci sono state altre notti uguali e finisce sempre che lui smetta di colpo, appena la sete, un rumore alla finestra o l’acqua in circolo nel termosifone mi fanno sbarrare gli occhi sul nero della stanza. Non ho pensato che potesse essere il rimprovero delle cose a una madre fuori natura, perciò stavolta mi sono alzata col sonno premuto ancora sulle ciglia e ho cercato il bambino contando di fare la cosa giusta. Solo che al primo spigolo venutomi contro ho aperto gli occhi e tutto è scivolato via, come i grani di un rosario quando la corda si spezza. Adesso fuori è giorno nuovo e mi viene in casa piano, come un’innocenza che minaccia. Mi guida fino alla cinta della tapparella e io la faccio salire, alta fino all´ultima stecca. Non ci sono culle in camera mia, così mi do pace e guardo fuori dove il pesco tardivo è rimasto tutta la notte. L’ho guardato a lungo prima di rientrare, e mi sono chiesta come potesse Aprile, far sbocciare i suoi fiori senza macchiarsi l´anima.
Tag:appena svegli, aprile, elisa ruotolo, maternità4 Comments
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hai una voce bellissima, non solo narrativa (per ora ho letto solo questo)… ti ho ascoltato a fahrenheit. ti leggerò.
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Racconto di una bellezza… spezza il fiato. Scrittura straordinaria. Complimenti all’autrice.
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…una persona cara mi dice, Hai visto i due commenti al tuo Appena svegli? Guardali, ne vale la pena. La mia amica non sbaglia mai.
Grazie Roberto e Flavia…perché, leggendo queste righe, mi avete ascoltata due volte. -
l’ho riletto ora, a distanza di mesi… e mi ha emozionato quasi più di allora…bellissimo davvero…


a te la parola