E’ il colmo che dopo averci infradiciato tante parole con la loro ipocrita melassa, ora dobbiamo svegliarci disappropriati della parola ‘amore’. Con la differenza che la parola ‘amore’, nel senso di sesso, di fregna, di mignotta, di scambio mercantile, nella loro bocca ha una sua spuria autenticità. Mentre libertà, per esempio (usata al posto di ‘licenza’), o sicurezza (usata al posto di ‘odio razziale’) sono ancora più lontane dal loro senso originale. Però, malgrado lo sberluccichio negli occhi lussuriosi, l’amore resta qualcosa di assai diverso e a loro, come a tutti, misterioso. Mentre di odio si può anche parlare. Su un piano comune. Lei, signor commendatore, non odia forse i giudici, i comunisti, i comici, i giornalisti, e in generale tutti quelli che in qualche modo le si oppongono o cercano di porre un freno alle sregolatezze sue e dei suoi compari? E la chiesa (romana, cristiana) non ha sempre detto che bisogna odiare il vizio, l’ingiustizia, il crimine, il diavolo e le sue pompe? E poi c’è un odio a tutti comune, umano, naturale: l’odio per la morte e le malattie. E lei ci sta ammalando, sta uccidendo tutto quello che amiamo: il paesaggio, la cultura, la giustizia, la verità, le parole… Lei è come Attila: dietro di lei non ricresce l’erba. Per tardi o presto che se ne vada, non ci rimetteremo mai della nostra, vostra, nostra vergogna.
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io voglio un comitato di vergogna pubblica per il premier.


a te la parola