piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo


11.apr 2010

di cosa si parla quando si parla d’amore

E’ il colmo che dopo averci infradiciato tante parole con la loro ipocrita melassa, ora dobbiamo svegliarci disappropriati della parola ‘amore’. Con la differenza che la parola ‘amore’, nel senso di sesso, di fregna, di mignotta, di scambio mercantile, nella loro bocca ha una sua spuria autenticità. Mentre libertà, per esempio (usata al posto di ‘licenza’), o sicurezza (usata al posto di ‘odio razziale’) sono ancora più lontane dal loro senso originale. Però, malgrado lo sberluccichio negli occhi lussuriosi, l’amore resta qualcosa di assai diverso e a loro, come a tutti, misterioso. Mentre di odio si può anche parlare. Su un piano comune. Lei, signor commendatore, non odia forse i giudici, i comunisti, i comici, i giornalisti, e in generale tutti quelli che in qualche modo le si oppongono o cercano di porre un freno alle sregolatezze sue e dei suoi compari? E la chiesa (romana, cristiana) non ha sempre detto che bisogna odiare il vizio, l’ingiustizia, il crimine, il diavolo e le sue pompe? E poi c’è un odio a tutti comune, umano, naturale: l’odio per la morte e le malattie. E lei ci sta ammalando, sta uccidendo tutto quello che amiamo: il paesaggio, la cultura, la giustizia, la verità, le parole… Lei è come Attila: dietro di lei non ricresce l’erba. Per tardi o presto che se ne vada, non ci rimetteremo mai della nostra, vostra, nostra vergogna.

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One Comment

  1. piero
    inviato il 20 aprile 2010 alle 09:42 | Permalink

    io voglio un comitato di vergogna pubblica per il premier.

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appena svegli

appena svegli di Chiara Valerio

Roma. Esterno giorno. Martedì, passando per Piazza Mazzini, mi sono imbattuta in un cartellone pubblicitario che recitava, lettere nere su bianco perla, “Perché piangere due volte?” sotto, in un corpo del testo appena più minuto, “funerali completi a partire da 99* euro” e più sotto ancora, in un corpo del testo minutissimo “*Tan 9,88% Tag 12,62 salvo approvazione NEOS FINANCE SPA”. Per avere un funerale completo mi basta dunque rinunciare al cinema dieci volte, che in una vita non è poi un grande sacrificio, anche se non ho la televisione. Specialmente se il contraltare è un bel funerale completo. Certo, non avendo un contratto a tempo indeterminato, potrei non avere accesso al finanziamento, in quel caso, sarebbe davvero umiliante, perché potrei non avere persone alle quali chiedere di fare da garante. Poi ho riso, perché la morte è sempre quella degli altri e perché mi sono ricordata di quando mia nonna, tanti anni fa, mi aveva mandato all’ufficio preposto del piccolo comune dove ancora vive a prenotarle un loculo vicino a quello di mio nonno. A destra preferibilmente. Io non pensavo che i loculi, oltre ad essere molto ambiti (“per terra è sporco”), fossero carissimi. Nonna, in ogni caso, non ne aveva fatto una questione di soldi, ma semplicemente, appunto. di posizione. Meglio a destra. Così, fatto un secondo giro della piazza per rileggere la pubblicità della grintosa agenzia di pompe funebri mi sono fermata con la moto e ho chiamato nonna, che da anni continua a risparmiare per il suo loculo prenotato. Le ho sottoposto la questione. Nonna mi ha detto che è vero che i funerali sono cari ma che non ci si mette a parlare di soldi, tanto in qualche modo si fa. In qualche modo, come ha già scritto Doroty Parker, comunque “Scusate le ceneri”. Sì, ha chiuso nonna, “Ma per terra è sporco”.

[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 2 Febbraio 2012]

vox populi


il racconto

Quando mio marito Andrea mi si parò davanti in cucina, in piedi accanto alla lavastoviglie, con la polpa di fico spalmata in testa e le unghie sporche di fango, capii che non mi sbagliavo, veniva dal cimitero. Mentre lo calavano sottoterra, e io piangevo stretta fra Alice e Mia, avevo visto infatti un grande fico che si spingeva sulla bara come ad abbracciarlo, o forse sorreggerlo durante l’ultimo viaggio. Ed era pieno di frutti. Ultimo no, però, visto che quel giorno, martedì, me lo vidi davanti in cucina. Avevo il pentolino rosso in mano e stavo armeggiando da un po’ per farlo entrare in lavastoviglie, avevo spostato i bicchieri ma non c’entrava lo stesso, nemmeno un buco per infilarlo. Era mezzogiorno, circa.