piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo


29.mar 2010

qualunque lettore anonimo

Quale immagine si fa lo scrittore, colui che detiene e agisce la parola entro un ambito monetizzato che talora ricusa, del proprio lettore? La domanda equivale grosso modo a chiedersi per chi venga scritto il libro, ciò che, ulteriormente, è contiguo al tema kierkegaardiano della comunicazione ovvero la comunicazione non è del sapere, ma del potere. Ragionando sulla violenza, Judith Butler inferisce dalla rilettura dell’introduzione sartriana ai Dannati della terra che il testo di Fanon, pur non essendo scritto verso i colonizzatori, i bianchi, sia nondimeno anche a questi medesimi rivolto, a condizione che essi si costituiscano come ascoltatori che insediano in sé uno “status periferico” – soltanto lì può essere accolta la parola che è atto linguistico performativo, che convoca altri in un comune spazio poietico. Altrimenti detto, essi bianchi, non potendo più essere genericamente considerati “qualunque lettore anonimo”, devono ricostituire al proprio interno altri requisiti epistemologici per leggere il libro. In definitiva dev’essere criticata la clandestinità – notte in cui tutti i lettori sono bigi – che espone la modalità del leggere, dell’ascoltare, quale atto del ritrovare il messaggio da altri chiuso nella bottiglia – il meridiano di Paul Celan – o l’idea che la parola possa solo venire consegnata all’ignoto e contestualmente che l’orecchio possa solo ascoltare in una condizione di segretezza, in una circostanza appartata.

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appena svegli

appena svegli di Chiara Valerio

Roma. Esterno giorno. Martedì, passando per Piazza Mazzini, mi sono imbattuta in un cartellone pubblicitario che recitava, lettere nere su bianco perla, “Perché piangere due volte?” sotto, in un corpo del testo appena più minuto, “funerali completi a partire da 99* euro” e più sotto ancora, in un corpo del testo minutissimo “*Tan 9,88% Tag 12,62 salvo approvazione NEOS FINANCE SPA”. Per avere un funerale completo mi basta dunque rinunciare al cinema dieci volte, che in una vita non è poi un grande sacrificio, anche se non ho la televisione. Specialmente se il contraltare è un bel funerale completo. Certo, non avendo un contratto a tempo indeterminato, potrei non avere accesso al finanziamento, in quel caso, sarebbe davvero umiliante, perché potrei non avere persone alle quali chiedere di fare da garante. Poi ho riso, perché la morte è sempre quella degli altri e perché mi sono ricordata di quando mia nonna, tanti anni fa, mi aveva mandato all’ufficio preposto del piccolo comune dove ancora vive a prenotarle un loculo vicino a quello di mio nonno. A destra preferibilmente. Io non pensavo che i loculi, oltre ad essere molto ambiti (“per terra è sporco”), fossero carissimi. Nonna, in ogni caso, non ne aveva fatto una questione di soldi, ma semplicemente, appunto. di posizione. Meglio a destra. Così, fatto un secondo giro della piazza per rileggere la pubblicità della grintosa agenzia di pompe funebri mi sono fermata con la moto e ho chiamato nonna, che da anni continua a risparmiare per il suo loculo prenotato. Le ho sottoposto la questione. Nonna mi ha detto che è vero che i funerali sono cari ma che non ci si mette a parlare di soldi, tanto in qualche modo si fa. In qualche modo, come ha già scritto Doroty Parker, comunque “Scusate le ceneri”. Sì, ha chiuso nonna, “Ma per terra è sporco”.

[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 2 Febbraio 2012]

vox populi


il racconto

Quando mio marito Andrea mi si parò davanti in cucina, in piedi accanto alla lavastoviglie, con la polpa di fico spalmata in testa e le unghie sporche di fango, capii che non mi sbagliavo, veniva dal cimitero. Mentre lo calavano sottoterra, e io piangevo stretta fra Alice e Mia, avevo visto infatti un grande fico che si spingeva sulla bara come ad abbracciarlo, o forse sorreggerlo durante l’ultimo viaggio. Ed era pieno di frutti. Ultimo no, però, visto che quel giorno, martedì, me lo vidi davanti in cucina. Avevo il pentolino rosso in mano e stavo armeggiando da un po’ per farlo entrare in lavastoviglie, avevo spostato i bicchieri ma non c’entrava lo stesso, nemmeno un buco per infilarlo. Era mezzogiorno, circa.