Al momento di scrivere non so ancora come siano andate le elezioni regionali, ma comunque, come ad ogni fase elettorale, riaffiora invece un bel problema, vale a dire l’esistenza reale o meno di un elettorato di destra. Sarà accaduto a molti e in svariati contesti e ambienti di fare delle critiche all’attuale governo e non avere mai di fronte qualcuno che invece si dichiara favorevole. Dopo la precedente tornata elettorale un mio amico proprietario di un bar al centro di Trastevere si è ingegnato, quasi scientificamente direi, a fare un’indagine sugli avventori durata un mese intero, cioè con tatto, arguzia e trucchi psicologici verificare per chi avevano votato, e di destra ne ha scoperto uno. L’obiezione che nasce spontanea è che ci si ritrova sempre negli stessi ambienti, allora anch’io ogni tanto faccio delle prove quando mi trovo in ambiti che presumo adatti, e non ce n’è mai uno che è uno che si dichiara. Per quanto riguarda le adunate ‘oceaniche’, mi è capitato di passarci a volte e in genere di tratta di quattro gatti (al di là delle valutazioni della Questura), visibilmente sovvenzionati per star lì in piedi con in mano delle bandiere enormi a far da velo all’ampia visione. Un mio amico mi diceva, quasi piangendo, che le sue due sorelle siciliane aspettavano con ansia le chiamate a raccolta nazionali perché non solo si facevano una bella gita a Roma all inclusive, ma tornavano a casa con 100 euro a cranio. Questo farebbe presumere di aver individuato l’elettorato di destra in un vasto movimento nazionale di comparse e figuranti speciali, anche poco pagati secondo i canoni sindacali di categoria, ed è evidente che essendo scarsamente compensati non hanno poi voglia di difendere coram populo il datore di lavoro. Una spia investigativa potrebbe essere data da quell’orgoglio di essere beceri che sta prendendo piede, vale a dire slacciare gli istinti più bassi che sembrano proprio troppo a lungo rattenuti (Adorno descrive bene questo abbandono all’abisso sperando di sventare da sé la minaccia, però nella Germania 1933). Io comunque cercherei di andare oltre, in questa indagine sull’ombra. Ho notato per esempio che sempre più gente comune non vuole farsi riprendere dalla televisione, e in ogni contesto. Non solo quelli che sono a rischio per una qualche faccenda di cui sono stati maleauguratamente testimoni, ma anche signore con la borsa della spesa, vicini di casa, passanti nelle ville comunali ormai chiedono all’intervistatore di esser ripresi di spalle, o da piedi. Se ci fate caso è pieno di schiene e di piedi in televisione, le facce sono sempre più rare, e appartengono a chi non ha paura perché usufruisce di una qualche protezione che può essere politica, ma è soprattutto dovuta alla fama, alla riproducibilità tecnica della propria faccia. Se questo fosse vero, si capirebbe perché ormai ci si ammazza per diventare famosi, trattandosi in genere di esseri con scarso uso della corteccia cerebrale si tratterebbe di una sorta di istinto di sopravvivenza. Altra cosa che lascia sconcertati è la freddezza mafiosa con la quale non si ammettono i propri errori, mai, neanche di fronte all’evidenza o in caso di delitti efferati. Una volta la rigida e invalicabile omertà si assumeva in seguito a un duro apprendistato criminale, ora anche la coppia di anziani pensionati che ha decapitato i vicini perché tenevano la musica troppo alta affronta gli interrogatori negando l’evidenza, conosce i rituali di polizia e le sottigliezze psicologiche, fa scena muta e se parla è quando legalmente gli conviene. Nell’ambito di questa indagine, io credo di poter affermare che ci troviamo invischiati in qualcosa che è molto più radicale di una lotta partitica o ideologica, e somiglia sempre più a un corto circuito della ragione, a un declino dell’evidenza logica come tale. La logica delle nostre azioni è una logica che non si ricorda più perché fa così, è destituita di senso, le vengono meno le motivazioni che l’hanno originata. Gli esempi possono essere mille: pensiamo alla logica che sottende alla pubblicità negativa appunto, vale a dire non è importante perché appari ma che appari ad ogni costo, e a lungo andare non può che produrre mostri. O la logica vigente del mercato che impone di produrre merci sempre più scadenti, pena il corto circuito produttivo (e vale anche per la cultura, l’arte e la letteratura). Quanto può sperare di vivere una comunità che è costretta a produrre merci scadenti? E poi anche mi chiedo, come mai una tale indagine a vasto raggio non viene neanche lontanamente presa in esame dalle centinaia di migliaia di giallisti che ci sono in Italia e relativi investigatori che, come sostiene Walter Pedullà, sono ormai più numerosi dei poliziotti reali?
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