piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo


15.mar 2010

se il letto potesse volare

Appena sveglia la mattina, da qualche tempo a questa parte, amo fantasticare che il mio letto sia trasportato, come d’incanto, in un altrove dove potermi svegliare il giorno dopo. Un territorio dove non t’ investono appena metti piede in strada, per poi lasciarti a terra agonizzante e se entri in un ospedale puoi uscirne vivo. Una nazione dove i giudici non sono trattati da criminali e i criminali non possono legiferare, dove intere popolazioni africane non vengono lasciate morire di stenti su piantagioni di pomodori, dove la parola lega sia soltanto una voce del verbo legare, dove che so, esistano corsi di recupero per funzionari rai e magari qualche ministro lasci la poltrona per darsi ai calendari e un consesso di ottuagenari in vestaglia e papalina non abbia voce in capitolo su come devi nascere, morire e fare l’amore. Tutto questo, lo penso ancora nel letto, poi mi alzo, mi avvio pigramente in cucina e accendo subito la radio. Sento che hanno lapidato una donna dall’altra parte del mondo (non il luogo dove vorrei che il mio letto atterrasse) perché non voleva sposare il suo stupratore, poi apprendo che in altre zone vendono e comprano bambini come fossero bestiame e in altre ancora persone sono in carcere da venti anni perché manifestavano in mezzo a una strada. ll senso di colpa mi manda di traverso il caffè. In quei momenti, ripenso a questa porzione di mondo dove mi sveglio ogni mattina e me ne faccio rapidamente una ragione.

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appena svegli

appena svegli di Chiara Valerio

Roma. Esterno giorno. Martedì, passando per Piazza Mazzini, mi sono imbattuta in un cartellone pubblicitario che recitava, lettere nere su bianco perla, “Perché piangere due volte?” sotto, in un corpo del testo appena più minuto, “funerali completi a partire da 99* euro” e più sotto ancora, in un corpo del testo minutissimo “*Tan 9,88% Tag 12,62 salvo approvazione NEOS FINANCE SPA”. Per avere un funerale completo mi basta dunque rinunciare al cinema dieci volte, che in una vita non è poi un grande sacrificio, anche se non ho la televisione. Specialmente se il contraltare è un bel funerale completo. Certo, non avendo un contratto a tempo indeterminato, potrei non avere accesso al finanziamento, in quel caso, sarebbe davvero umiliante, perché potrei non avere persone alle quali chiedere di fare da garante. Poi ho riso, perché la morte è sempre quella degli altri e perché mi sono ricordata di quando mia nonna, tanti anni fa, mi aveva mandato all’ufficio preposto del piccolo comune dove ancora vive a prenotarle un loculo vicino a quello di mio nonno. A destra preferibilmente. Io non pensavo che i loculi, oltre ad essere molto ambiti (“per terra è sporco”), fossero carissimi. Nonna, in ogni caso, non ne aveva fatto una questione di soldi, ma semplicemente, appunto. di posizione. Meglio a destra. Così, fatto un secondo giro della piazza per rileggere la pubblicità della grintosa agenzia di pompe funebri mi sono fermata con la moto e ho chiamato nonna, che da anni continua a risparmiare per il suo loculo prenotato. Le ho sottoposto la questione. Nonna mi ha detto che è vero che i funerali sono cari ma che non ci si mette a parlare di soldi, tanto in qualche modo si fa. In qualche modo, come ha già scritto Doroty Parker, comunque “Scusate le ceneri”. Sì, ha chiuso nonna, “Ma per terra è sporco”.

[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 2 Febbraio 2012]

vox populi


il racconto

Quando mio marito Andrea mi si parò davanti in cucina, in piedi accanto alla lavastoviglie, con la polpa di fico spalmata in testa e le unghie sporche di fango, capii che non mi sbagliavo, veniva dal cimitero. Mentre lo calavano sottoterra, e io piangevo stretta fra Alice e Mia, avevo visto infatti un grande fico che si spingeva sulla bara come ad abbracciarlo, o forse sorreggerlo durante l’ultimo viaggio. Ed era pieno di frutti. Ultimo no, però, visto che quel giorno, martedì, me lo vidi davanti in cucina. Avevo il pentolino rosso in mano e stavo armeggiando da un po’ per farlo entrare in lavastoviglie, avevo spostato i bicchieri ma non c’entrava lo stesso, nemmeno un buco per infilarlo. Era mezzogiorno, circa.