piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo


08.mar 2010

Otto marzo e la normalità

Quando guardo il mio cane, serio gentile riservato e partecipe, intelligente e protettivo, con una vita interiore che si sfoga nei sogni, penso: che bel cane normale! E poi mi guardo intorno, agli umani che ci circondano, corrotti e corruttori, ladroni, arroganti, stolidi, sciatti, compiaciuti, pieni di sé e solleciti del suo, e mi domando: ma dove sono finiti gli uomini normali? E le donne, dalle nigeriane sul bordo della strada, alle veline, le escort, le accompagnatrici.. mi ricordano un barcaiolo di Ponza che anni fa, portandoci verso una spiaggia, vide su una roccia ragazzi e ragazze che prendevano il sole nudi insieme e chiese spiegazioni; ascoltata la mia enumerazione di argomenti – salute, amicizia, familiarità, semplicità – riassunse: ho capito, pottane sono! E allora, pottane del mondo, uomini e donne, unitevi! Specchiatevi gli uni nelle altre, abbiate un sussulto di fierezza, e se proprio non li sapete tenere il vostro corpo e la vostra anima, non li vendete, regalateli. Spogliatevi delle vostre forme, e allora, nell’ombra ritrovata, non vi sarà difficile ritrovare anche la vostra sostanza, e la riconoscerete subito, per la sua normalità.

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3 Comments

  1. anna
    inviato il 9 marzo 2010 alle 10:40 | Permalink

    il mio cane non e’ un cane normale, ma e’ abbastanza simpatico. Come posso insegnargli la normalita’?

  2. valentina
    inviato il 11 aprile 2010 alle 22:47 | Permalink

    in che senso non è normale?!
    io ho avuto per tanti anni un pastore tedesco femmina, trovato per strada. Forse potrei darti qualche consiglio ma mi servono più elementi…

  3. carla piccioni
    inviato il 28 giugno 2010 alle 13:44 | Permalink

    LE PAROLE SONO IL NOSTRO SENSO. Ci aiutano a sederci accanto ad un pescatore e ascoltarlo e a dirgli che, come ci ha suggerito qualcuno, c’è un tempo per pescare e un tempo per stendere le reti al sole affinché questo le asciughi e possano tornare piene di vita. Allora fermi le parole su un quaderno, le trattieni per non perderle e serbarne il ricordo. Allora il mio corpo, il tuo corpo possono distendersi sotto lo stesso sole, con la stessa dignità di quelle reti, per distendersi, riposarsi e tornare pieni di vita. Così il cagnolino ci spiegherà, nel suo linguaggio semplice e comprensibile, IL SIGNIFICATO DELLA NORMALITA’

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appena svegli

appena svegli di Ginevra Bompiani

Nella piccola bellissima città dove ho insegnato, ci sono sempre state diverse librerie. A una di queste mi sono servita per anni, portando i programmi dei corsi in anticipo perché potessero rifornire in tempo gli studenti, chiedendo e ottenendo qualsiasi libro di cui avessi bisogno, cercando e trovando da leggere, studiare, capire, divertirmi, pensare. I commessi e i direttori che si sono avvicendati erano sempre bravissimi, competenti, gentili e veloci. Mi ci muovevo in modo casalingo. Ci sono entrata quest’estate. Le pareti erano foderate di cartelli: sconti, saldi, promozioni, 25%, 30%, 35%… I libri in vetrina e sui tavoli illustravano i cartelli, la copertina mezza nascosta dal prezzo di sconto. I commessi, gli stessi di prima, stavano dietro al banco a incassare: un bel successo, direte voi! Ma per chi? Non per il lettore che come chiunque compri un’ ‘occasione’, non ha quel che vuole, ma paga quello che vuole il mercante; non per i commessi, ridotti a bottegai; non per la libreria, ridotta a un outlet, e nemmeno per la catena libraria (sto parlando di una libreria di catena, naturalmente), che si vede già rubato il mercato da Amazon che, alle stesse condizioni, ha un’offerta maggiore, e non ti fa fare né i due passi verso la libreria né la coda alla cassa. Sono uscita senza comprare, e mi sono avviata a una vecchia libreria indipendente. Questa era più vuota di gente, certo, ma piena di libri, senza neanche un cartello di sconto. L’autore che cercavo, il libraio lo conosceva benissimo e aveva tre o quattro libri suoi, sebbene non venisse ripubblicato da anni. Mi sono aggirata in quella libreria come un una veranda di fiori rari e profumati. Poi mi sono avvicinata al libraio e gli ho fatto i complimenti. “Resistiamo”, ha detto. Certo, resiste. E con lui resiste la cultura, resistono gli scrittori, quelli veri, i lettori, quelli veri, la libertà, quella vera. Non è una battaglia di retroguardia. A meno che pensiate che il nostro futuro sia senza scelta e senza qualità. A proposito, la città è Siena. La libreria indipendente si chiama Ticci. L’altra non lo dico, per simpatia per chi, innocente, ci lavora da anni.

vox populi


il racconto

di Cleophas Adrien Dioma
Non puoi raccontare il fallimento. Non puoi raccontare la notte. Non puoi raccontare il tempo che passa. Non puoi raccontare le domande. Ti alzi la mattina e non sai cosa fare. Questa è la vita di tanta gente che conosco. Avere degli amici non basta a colmare i vuoti. Avere delle persone che ti sorridono a volte non basta a poter sopportare il peso della vita. Penso ad una signora ghanese conosciuta tre anni fa. Avevo anche scritto un testo su di lei. Invalida, con pochi punti, non aveva diritto alla pensione e non riusciva più a lavorare. L’ho vista l’altro ieri. Matta. Parlava da sola.