È la prima mattina di primavera di quest’anno. Fuori dalle finestre la bellezza che mi circonda appare assolutamente uguale a se stessa, sicura e intoccabile. Più a nord, però, il petrolio sta scendendo lungo il Po, soffocando acqua potabile, pesci, anatre e anguille. Se arriverà al mare, ucciderà altri pesci, molluschi vongole e arselle. Mi è venuto in mente un sogno che ho fatto a dicembre a Parigi, qualche giorno prima di tornare in Italia. Ho sognato che qualcuno mi diceva: “Non puoi tornare in Italia, perché l’hanno chiusa”. “L’hanno chiusa?”. Sì come una fabbrica obsoleta che inquina troppo, un’impresa fallimentare o una banca che ha conti gonfiati e non è più in grado di onorare i creditori. Hanno messo i sigilli alle sue porte. “E gli italiani?”. “Si sono dispersi per il mondo”. Curiosamente mi pareva una cosa abbastanza plausibile.
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