piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo


22.feb 2010

capita spesso

Stamattina ho anticipato lo squillo della sveglia. Capita spesso. Mi sono alzato mentre voi, profilo contro profilo, dormivate ancora. Sono rimasto un attimo a guardarvi, a pensare a quante madri e figli ha contenuto la storia, addormentati così, profilo contro profilo. Poi mi sono preparato, come sempre, facendo tutte le mie cose con cautela, sono stato attento a evitare le macchine della polizia in fila lungo il corridoio, gli eserciti di uomini ragno, le schiere di soldatini e alieni pronti alla battaglia al centro del salone. Ogni tanto, non c’è abitudine che tenga, l’occhio è andato alle finestre, ma a quest’ora le finestre sono inutili, non una luce a far intuire il tempo che ci aspetta. Sulla porta, prima di lanciarmi nel fuoco di un nuovo giorno, mi sono girato verso casa. Sarà stato per il freddo e il buio pronti all’agguato, ma quanto avrei voluto riavvicinare il profilo mancante ai vostri addormentati, al punto da domandare al vuoto: “resto?”

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3 Comments

  1. inviato il 2 aprile 2010 alle 11:26 | Permalink

    Salve Mencarelli, è troppo chiederle un suo indirizzo mail? Bè, s’è troppo è troppo!
    Saluti,
    Giampaolo

    ***
    abbiamo girato la sua richiesta al nostro ufficio stampa! continui a leggerci! piazzaemezza!

  2. inviato il 8 maggio 2010 alle 14:46 | Permalink

    resto, certo.

    grazie.
    g

  3. inviato il 17 giugno 2010 alle 12:07 | Permalink

    Gentile Sig. Mencarelli,
    mi unisco alla richiesta di Giampaolo. Gradirei avere il Suo indirizzo email, se possibile.
    La ringrazio anticipatamente.

    Silvia

    ***
    abbiamo girato la sua richiesta al nostro ufficio stampa! continui a seguirci.
    :-)

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appena svegli

appena svegli di Chiara Valerio

Roma. Esterno giorno. Martedì, passando per Piazza Mazzini, mi sono imbattuta in un cartellone pubblicitario che recitava, lettere nere su bianco perla, “Perché piangere due volte?” sotto, in un corpo del testo appena più minuto, “funerali completi a partire da 99* euro” e più sotto ancora, in un corpo del testo minutissimo “*Tan 9,88% Tag 12,62 salvo approvazione NEOS FINANCE SPA”. Per avere un funerale completo mi basta dunque rinunciare al cinema dieci volte, che in una vita non è poi un grande sacrificio, anche se non ho la televisione. Specialmente se il contraltare è un bel funerale completo. Certo, non avendo un contratto a tempo indeterminato, potrei non avere accesso al finanziamento, in quel caso, sarebbe davvero umiliante, perché potrei non avere persone alle quali chiedere di fare da garante. Poi ho riso, perché la morte è sempre quella degli altri e perché mi sono ricordata di quando mia nonna, tanti anni fa, mi aveva mandato all’ufficio preposto del piccolo comune dove ancora vive a prenotarle un loculo vicino a quello di mio nonno. A destra preferibilmente. Io non pensavo che i loculi, oltre ad essere molto ambiti (“per terra è sporco”), fossero carissimi. Nonna, in ogni caso, non ne aveva fatto una questione di soldi, ma semplicemente, appunto. di posizione. Meglio a destra. Così, fatto un secondo giro della piazza per rileggere la pubblicità della grintosa agenzia di pompe funebri mi sono fermata con la moto e ho chiamato nonna, che da anni continua a risparmiare per il suo loculo prenotato. Le ho sottoposto la questione. Nonna mi ha detto che è vero che i funerali sono cari ma che non ci si mette a parlare di soldi, tanto in qualche modo si fa. In qualche modo, come ha già scritto Doroty Parker, comunque “Scusate le ceneri”. Sì, ha chiuso nonna, “Ma per terra è sporco”.

[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 2 Febbraio 2012]

vox populi


il racconto

Quando mio marito Andrea mi si parò davanti in cucina, in piedi accanto alla lavastoviglie, con la polpa di fico spalmata in testa e le unghie sporche di fango, capii che non mi sbagliavo, veniva dal cimitero. Mentre lo calavano sottoterra, e io piangevo stretta fra Alice e Mia, avevo visto infatti un grande fico che si spingeva sulla bara come ad abbracciarlo, o forse sorreggerlo durante l’ultimo viaggio. Ed era pieno di frutti. Ultimo no, però, visto che quel giorno, martedì, me lo vidi davanti in cucina. Avevo il pentolino rosso in mano e stavo armeggiando da un po’ per farlo entrare in lavastoviglie, avevo spostato i bicchieri ma non c’entrava lo stesso, nemmeno un buco per infilarlo. Era mezzogiorno, circa.