piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo


13.feb 2010

un’altra legge furtiva

Svegliati da uno sparo. Un altro. Tanti. Non è ancora l’alba ma l’aria grigia è solcata da questi tuoni acidi e taglienti. Vicini, instancabili. E’ stagione di caccia e siamo in campagna. Più tardi, volendo uscire per una passeggiata, sarà meglio fischiare o chiamare, per evitare di essere impallinati. Il cane, meglio tenerlo al guinzaglio, per non disturbare i cacciatori. In campagna, la libertà di cui gode un uomo col fucile è incomparabile a quella di un uomo o una donna senza fucile (donne cacciatrici non ne ho mai viste). Il cacciatore può entrare nel tuo terreno, traversare il giardino, aggirarsi dove gli pare e piace, sparare a qualsiasi ora in qualsiasi direzione, lasciare la macchina dove gli pare, e questi sono solo i diritti legali. Ma quelli illegali sono altrettanto sicuri. Gli vai incontro, audacemente. Sono in fila, uno accanto all’altro, coi fucili in mano in direzione della casa. “Ho trovato bossoli nell’orto..” dici. “Non potete sparare verso la casa..” dici. “Qui ci sono bambini e animali,” dici, “E non siamo a 150 metri”. Nessuno risponde. “Se non la smettete, chiamo i carabinieri,” aggiungi con un po’ di ansia.

“Li chiami, li chiami, li aspettiamo,” rispondono. Infatti i carabinieri non arrivano.

Questa è la vita in campagna, da settembre a febbraio, salvo il martedì e il venerdì. Ma da ora in poi, se passerà alla camera la nuova legge appena approvata al senato, sarà così tutto l’anno. I padroni della campagna saranno i cacciatori: non ci sarà più un animale né selvatico né semiselvatico, un uccellino, una lepre, un capriolo. Non ci sarà più il raccolto, perché i cacciatori importano cinghiali che calpestano i campi e mangiano l’uva, e lanciano nei campi poveri fagiani cresciuti per il loro divertimento (perché si tratta di un divertimento, dopo tutto, il semplice piacere dello sterminio). E perché all’improvviso e alla chetichella questa liberatoria? La sicurezza degli abitanti, la tranquillità delle coltivazioni, la protezione degli animali, tutto questo non conta per un governo che compra voti. D’ora in poi, ogni giorno il fucile suonerà la sveglia. A meno che diciate di no, qui.

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2 Comments

  1. giulia
    inviato il 13 febbraio 2010 alle 17:02 | Permalink

    io ho sottoscritto l’appello Lipu.

  2. lorenza
    inviato il 20 febbraio 2010 alle 17:54 | Permalink

    Ho sottoscritto l’appello Lipu e inviato ad amici

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appena svegli

appena svegli di Chiara Valerio

Roma. Esterno giorno. Martedì, passando per Piazza Mazzini, mi sono imbattuta in un cartellone pubblicitario che recitava, lettere nere su bianco perla, “Perché piangere due volte?” sotto, in un corpo del testo appena più minuto, “funerali completi a partire da 99* euro” e più sotto ancora, in un corpo del testo minutissimo “*Tan 9,88% Tag 12,62 salvo approvazione NEOS FINANCE SPA”. Per avere un funerale completo mi basta dunque rinunciare al cinema dieci volte, che in una vita non è poi un grande sacrificio, anche se non ho la televisione. Specialmente se il contraltare è un bel funerale completo. Certo, non avendo un contratto a tempo indeterminato, potrei non avere accesso al finanziamento, in quel caso, sarebbe davvero umiliante, perché potrei non avere persone alle quali chiedere di fare da garante. Poi ho riso, perché la morte è sempre quella degli altri e perché mi sono ricordata di quando mia nonna, tanti anni fa, mi aveva mandato all’ufficio preposto del piccolo comune dove ancora vive a prenotarle un loculo vicino a quello di mio nonno. A destra preferibilmente. Io non pensavo che i loculi, oltre ad essere molto ambiti (“per terra è sporco”), fossero carissimi. Nonna, in ogni caso, non ne aveva fatto una questione di soldi, ma semplicemente, appunto. di posizione. Meglio a destra. Così, fatto un secondo giro della piazza per rileggere la pubblicità della grintosa agenzia di pompe funebri mi sono fermata con la moto e ho chiamato nonna, che da anni continua a risparmiare per il suo loculo prenotato. Le ho sottoposto la questione. Nonna mi ha detto che è vero che i funerali sono cari ma che non ci si mette a parlare di soldi, tanto in qualche modo si fa. In qualche modo, come ha già scritto Doroty Parker, comunque “Scusate le ceneri”. Sì, ha chiuso nonna, “Ma per terra è sporco”.

[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 2 Febbraio 2012]

vox populi


il racconto

Quando mio marito Andrea mi si parò davanti in cucina, in piedi accanto alla lavastoviglie, con la polpa di fico spalmata in testa e le unghie sporche di fango, capii che non mi sbagliavo, veniva dal cimitero. Mentre lo calavano sottoterra, e io piangevo stretta fra Alice e Mia, avevo visto infatti un grande fico che si spingeva sulla bara come ad abbracciarlo, o forse sorreggerlo durante l’ultimo viaggio. Ed era pieno di frutti. Ultimo no, però, visto che quel giorno, martedì, me lo vidi davanti in cucina. Avevo il pentolino rosso in mano e stavo armeggiando da un po’ per farlo entrare in lavastoviglie, avevo spostato i bicchieri ma non c’entrava lo stesso, nemmeno un buco per infilarlo. Era mezzogiorno, circa.