piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo


11.feb 2010

eBook

Internet è probabilmente la più grande rivoluzione degli ultimi cinquecento anni. Un fenomeno che investe tutto il globo. Con Web 2.0, che permette a milioni di persone di dialogare, la Rete è diventata, tra mille contraddizioni, il luogo della democrazia insorgente. Un dispositivo che sta plasmando una nuova soggettività. E anche gli eBook sono parte di questo cambiamento radicale, che renderà i libri immateriali e per certi aspetti incerti, non più chiusi e definitivi. I libri elettronici sono oggetti vivi perché possono essere sempre corretti e cambiati, sottoposti a un numero infinito di passaggi di mutamento. Per i libri stampati nel passato, che torneranno tutti finalmente disponibili in formato elettronico (perché le grandi biblioteche vengono rapidamente digitalizzate), si tratterà soltanto della possibilità di correzioni di refusi, ed eventuali aggiornamenti bibliografici. Ma con gli eBook, almeno fino quando saranno vivi gli autori, sarà possibile intervenire per cambiarli in continuazione, anche radicalmente, praticamente senza costi. Muterà quindi, sta già cambiando, la natura stessa del libro: da manufatto cartaceo e chiuso, a oggetto elettronico e aperto.

I testi diventano ipertesti che permettono di aprire un numero quasi infinito di link : collegamenti con altri testi, immagini, filmati e musiche. Il lettore non è più passivo, ma interviene attivamente sul testo, di fatto ricreandolo e modificandolo a suo piacimento. Stiamo entrando in un periodo intermedio in cui i due sistemi librari (analogico e digitale) conviveranno. Fare libri costerà sempre meno e molte figure dell’editoria tradizionale, purtroppo, spariranno.

Gli editori però saranno sempre necessari, anche in assenza di libri di carta. La loro fondamentale funzione di scoperta, scelta, sollecitazione, azzardo, consiglio, correzione, sarà ancora indispensabile per produrre buone opere, tramandare, rinnovando, la tradizione e allargare l’orizzonte culturale.

Finiti anche i libri nell’immaterialità del Web, il rischio è che si smarrisca l’autorevolezza dei testi, frutto di una selezione basata su una valutazione estetica o scientifica. La rete è per sua natura “democratica”, ma non tutto quello che vi si trova ha lo stesso valore. Riuscire a selezionare sarà sempre più complicato e difficile, a fronte di una proposta praticamente infinita e indistinta. Vincerà chi saprà e vorrà produrre migliori libri elettronici e di alta qualità editoriale. Sarà ancor più necessario per il lettore poter andare a colpo sicuro e avere una buona dose di certezza che il testo che sta per leggere sia affidabile sotto tutti gli aspetti.

Con gli eBook l’idea stessa di “proprietà intellettuale” verrà stravolta, perchè un’opera immateriale che naviga in una rete immensa, dove può venir continuamente modificata, è incontrollabile e indifendibile. Inoltre, leggere sul proprio apparecchio elettronico un eBook non significa necessariamente “rubarlo”, come quando si prende un libro in prestito in biblioteca, anche se, in questo caso, il contenuto rimane nel nostro lettore (come se l’avessimo interamente fotocopiato). Gli autori, gli agenti letterari e gli editori non riusciranno a combattere il download illegale: dovranno cercare e trovare un compromesso che limiti i danni (così come è successo con la musica).

La sfida alla quale sono chiamati tutti coloro che, a vario titolo, lavorano nell’editoria, è quella della qualità e del rigore per evitare che i lettori vengano risucchiati in un gorgo indistinto di materiali. Bisogna produrre testi e libri sottoposti ad attente cure redazionali, con una grande attenzione alla lingua (che non dovrà mai scadere nella sciatteria e nella banalità) e, nel caso, alla precisione delle note e all’attendibilità dei riferimenti bibliografici. L’unico modo per salvare la Cultura è quello di migliorare e rafforzare il valore dei contenuti e delle forme.

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appena svegli

appena svegli di Chiara Valerio

Roma. Esterno giorno. Martedì, passando per Piazza Mazzini, mi sono imbattuta in un cartellone pubblicitario che recitava, lettere nere su bianco perla, “Perché piangere due volte?” sotto, in un corpo del testo appena più minuto, “funerali completi a partire da 99* euro” e più sotto ancora, in un corpo del testo minutissimo “*Tan 9,88% Tag 12,62 salvo approvazione NEOS FINANCE SPA”. Per avere un funerale completo mi basta dunque rinunciare al cinema dieci volte, che in una vita non è poi un grande sacrificio, anche se non ho la televisione. Specialmente se il contraltare è un bel funerale completo. Certo, non avendo un contratto a tempo indeterminato, potrei non avere accesso al finanziamento, in quel caso, sarebbe davvero umiliante, perché potrei non avere persone alle quali chiedere di fare da garante. Poi ho riso, perché la morte è sempre quella degli altri e perché mi sono ricordata di quando mia nonna, tanti anni fa, mi aveva mandato all’ufficio preposto del piccolo comune dove ancora vive a prenotarle un loculo vicino a quello di mio nonno. A destra preferibilmente. Io non pensavo che i loculi, oltre ad essere molto ambiti (“per terra è sporco”), fossero carissimi. Nonna, in ogni caso, non ne aveva fatto una questione di soldi, ma semplicemente, appunto. di posizione. Meglio a destra. Così, fatto un secondo giro della piazza per rileggere la pubblicità della grintosa agenzia di pompe funebri mi sono fermata con la moto e ho chiamato nonna, che da anni continua a risparmiare per il suo loculo prenotato. Le ho sottoposto la questione. Nonna mi ha detto che è vero che i funerali sono cari ma che non ci si mette a parlare di soldi, tanto in qualche modo si fa. In qualche modo, come ha già scritto Doroty Parker, comunque “Scusate le ceneri”. Sì, ha chiuso nonna, “Ma per terra è sporco”.

[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 2 Febbraio 2012]

vox populi


il racconto

Quando mio marito Andrea mi si parò davanti in cucina, in piedi accanto alla lavastoviglie, con la polpa di fico spalmata in testa e le unghie sporche di fango, capii che non mi sbagliavo, veniva dal cimitero. Mentre lo calavano sottoterra, e io piangevo stretta fra Alice e Mia, avevo visto infatti un grande fico che si spingeva sulla bara come ad abbracciarlo, o forse sorreggerlo durante l’ultimo viaggio. Ed era pieno di frutti. Ultimo no, però, visto che quel giorno, martedì, me lo vidi davanti in cucina. Avevo il pentolino rosso in mano e stavo armeggiando da un po’ per farlo entrare in lavastoviglie, avevo spostato i bicchieri ma non c’entrava lo stesso, nemmeno un buco per infilarlo. Era mezzogiorno, circa.