piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo


09.feb 2010

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Come tutte le case editrici italiane ci stiamo chiedendo se l’eBook sia solo un oggetto (anche se dematerializzato) o sia una possibilità per il libro. Come tutte le persone appassionate di libri abbiamo seguito con una certa scettica epica del cambiamento le vendite di kindle, il supporto eBook sponsorizzato da Amazon e ci siamo grattati il mento curiosi quando a Natale duemilanove, negli Stati Uniti, le vendite di eBook hanno sorpassato le vendite dei libri di carta. Abbiamo tenuto Kindle in mano, ci abbiamo letto sopra un paio di pagine, ci siamo meravigliati del piccolo schermo, fermo che pare un foglio, e ci siamo un poco emozionati perché la tecnologia, sviluppata da una costola del MIT, somiglia moltissimo a una composizione quattrocentesca della stampa. Lo schermo di Kindle non è infatti a cristalli liquidi e retroillumiato, come un portatile o un cellulare, ma è un pannello, una pellicola, in cui sferette trasparenti ruotano, seguendo un impulso elettrico, per assemblare parole che possano essere lette comodamente anche sotto il sole. Le gocciole di inchiostro sotto lo schermo di Kindle funzionano insomma proprio come caratteri a stampa. Qui a nottetempo siamo curiosi e quando ci hanno chiesto come intendevamo muoverci sugli eBook abbiamo risposto che in Italia abbiamo ancora un po’ di tempo per riflettere, che non saremo i primi a muoverci ma neppure gli ultimi. In effetti, sulle forme del libro, ci siamo sempre interrogati e abbiamo agito come quelli che provano a cercare una risposta. Per esempio abbiamo lanciato i sassi (senza nascondere la mano) e adesso, quando entrate in libreria, potete osservare quanto la misura sasso si sia riprodotta, quasi i sassi fossero semi!, e adesso è una misura condivisa da Adelphi e da Sellerio per dirne due. A nottetempo sappiamo che le idee non sono di nessuno, che girano per l’aere tranquillo e condividerle ci rende lieti e fa sì che continuiamo a domandarci e ad azzardare risposte. Per tornare all’ebook, Kindle o il lettore Ipad di Apple o affini, sono una forma del libro o sono il futuro designato del libro? In un paese dove pochi leggono molto e molti non leggono affatto, Kindle sarà in grado di consegnare il piacere e l’inquietudine della lettura in mano a quelli che prima non avrebbero preso in considerazione un libro o no?, il fatto che kindle permette di scaricare in tempo reale i libri da Amazon e che Amazon scelga quali libri digitalizzare prima di altri, permette per esempio ad Amazon di indirizzare le letture e dunque le opinioni dei lettori? Qui a nottetempo, tra l’idea di regime dialettico (e non solo) di Mattino bruno di Frank Pavloff e lo Stevenson sotto le palme di Manguel che, come Sant’Agostino, ringrazia Dio di non averlo fatto responsabile dei propri sogni, abbiamo chiesto a Francesco Cataluccio di dirci, anzi di scriverci, Che fine faranno i libri . E per intanto, lo chiediamo anche a voi che ci leggete. Che fine faranno i libri?

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One Comment

  1. lorenza
    inviato il 20 febbraio 2010 alle 17:32 | Permalink

    Finchè ci saranno lettori appassionati, ci saranno ancora i veri libri, quelli di carta, quelli che si toccano, si maneggiano, si odorano, si sottolineano,quelli con le pagine che scricchiolano e sembrano parlare; perchè ogni vero lettore è anche feticista e non può fare a meno di utilizzare i propri sensi fisici, oltre a quelli mentali

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appena svegli

appena svegli di Ginevra Bompiani

Nella piccola bellissima città dove ho insegnato, ci sono sempre state diverse librerie. A una di queste mi sono servita per anni, portando i programmi dei corsi in anticipo perché potessero rifornire in tempo gli studenti, chiedendo e ottenendo qualsiasi libro di cui avessi bisogno, cercando e trovando da leggere, studiare, capire, divertirmi, pensare. I commessi e i direttori che si sono avvicendati erano sempre bravissimi, competenti, gentili e veloci. Mi ci muovevo in modo casalingo. Ci sono entrata quest’estate. Le pareti erano foderate di cartelli: sconti, saldi, promozioni, 25%, 30%, 35%… I libri in vetrina e sui tavoli illustravano i cartelli, la copertina mezza nascosta dal prezzo di sconto. I commessi, gli stessi di prima, stavano dietro al banco a incassare: un bel successo, direte voi! Ma per chi? Non per il lettore che come chiunque compri un’ ‘occasione’, non ha quel che vuole, ma paga quello che vuole il mercante; non per i commessi, ridotti a bottegai; non per la libreria, ridotta a un outlet, e nemmeno per la catena libraria (sto parlando di una libreria di catena, naturalmente), che si vede già rubato il mercato da Amazon che, alle stesse condizioni, ha un’offerta maggiore, e non ti fa fare né i due passi verso la libreria né la coda alla cassa. Sono uscita senza comprare, e mi sono avviata a una vecchia libreria indipendente. Questa era più vuota di gente, certo, ma piena di libri, senza neanche un cartello di sconto. L’autore che cercavo, il libraio lo conosceva benissimo e aveva tre o quattro libri suoi, sebbene non venisse ripubblicato da anni. Mi sono aggirata in quella libreria come un una veranda di fiori rari e profumati. Poi mi sono avvicinata al libraio e gli ho fatto i complimenti. “Resistiamo”, ha detto. Certo, resiste. E con lui resiste la cultura, resistono gli scrittori, quelli veri, i lettori, quelli veri, la libertà, quella vera. Non è una battaglia di retroguardia. A meno che pensiate che il nostro futuro sia senza scelta e senza qualità. A proposito, la città è Siena. La libreria indipendente si chiama Ticci. L’altra non lo dico, per simpatia per chi, innocente, ci lavora da anni.

vox populi


il racconto

di Cleophas Adrien Dioma
Non puoi raccontare il fallimento. Non puoi raccontare la notte. Non puoi raccontare il tempo che passa. Non puoi raccontare le domande. Ti alzi la mattina e non sai cosa fare. Questa è la vita di tanta gente che conosco. Avere degli amici non basta a colmare i vuoti. Avere delle persone che ti sorridono a volte non basta a poter sopportare il peso della vita. Penso ad una signora ghanese conosciuta tre anni fa. Avevo anche scritto un testo su di lei. Invalida, con pochi punti, non aveva diritto alla pensione e non riusciva più a lavorare. L’ho vista l’altro ieri. Matta. Parlava da sola.