Quando si lascia il proprio paese d’origine e si va a vivere in un altro posto, con culture e lingue diverse, si imparano subito due cose: a rimpicciolirsi un po’, quindi a farsi più anonimo di quanto lo fossimo già, e a rinunciare alle vecchie abitudini. A me, per esempio, è capitato, da quando sono in Italia, di dover rinunciare alle partite del River Plate di Buenos Aires, che pur non essendo un tifoso a pieno titolo ero abbastanza preso dai risultati (adesso, calcisticamente parlando, sono diventato un poligamo a tutti gli effetti, nel senso che riesco a tifare per tante squadre diverse senza farmi venire i sensi di colpa); ho rinunciato al dulce de leche e al dulce de batata, anche a quello di melacotogne, ho rinunciato all’asado, cosa che non farebbe nessun argentino neanche se emigra in Siberia, al vino con l’acqua frizzante o alla birra con l’aranciata. Ma non sono mai riuscito a rinunciare al mate, se non i primi giorni che ero in Italia e facevo fatica a trovarlo. Adesso grazie alla globalizzazione si può comprare dappertutto. Quando mi alzo al mattino e metto a riscaldare la teiera per il mate, in quel momento lì è come se io aprissi la porta della cucina della casa in cui abitavo giù in Argentina e facessi colazione tra quelle vecchie pareti. Dunque, metto a riscaldare l’acqua, come ho già detto, poi riempio a metà il bricco del mate con della yerba mate (il mate non è solo l’infuso ma anche il recipiente in cui lo si beve e l’ortodossia vuole che tale recipiente sia fatto da una zucca essicata); ci metto piano piano l’acqua calda (non la faccio bollire mai, anzi, controllo in modo maniacale che ciò non accada) e infine ci aggiungo la bombilla, che è una specie di cannuccia con un filtro che serve a tirare su l’acqua aggiunta nel bricco. Da anni mi sveglio succhiando il mate dalla bombilla, lo faccio tutte le mattine, a volte anche il pomeriggio. Sono molto meticoloso e mi piace preparare il mate con cura. Ci metto mezz’ora in tutto, non di più. Se potessi vivrei col mate accanto a me. Solo quando ho finito di consumare la yerba e di bere quasi l’intera teiera mi sento pronto a entrare nel consorzio della vita civile. Prima non ci riesco. Mi è difficile concepire una giornata di lavoro senza aver preso il mate. Non mi spiego questa cosa, certe volte penso che, come tutte le cose genuine, anche il mate nasconda un segreto.
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