
A nottetempo ci preoccupiamo di testare le vostre coronarie. Forti dell’adagio di Virginia Woolf Oh quanti libri!- non ti si spezza il cuore a pensare a me con questa passione, eternamente divorata dal desiderio di leggere, anche quest’anno vi spezziamo il cuore con i nostri libri. E per dimostrarvi, che come di consueto, le nostre intenzioni sono pure, piazzaemezza inaugura il duemiladieci con un tema che è tutta una anticipazione della nostra narrativa dei prossimi mesi.
Fra pochi giorni in libreria Due di tutto e una valigia di Mila Venturini, la storia di un divorzio, due fratelli, due genitori e non solo, nonni, baby sitter dell’est e uno sguardo tragicomico che tende sia sorprese che pensieri. Si prosegue con Eleonora Sottili che con Il futuro è nella plastica ci accompagna nelle giornate torinesi di Arturo, un Benjamin Braddok delle langhe con una stupefacente propensione a trovare le cose che ti si possono fermare in gola, comincia a fotografare il mondo e si innamora forse di una donna che in TV guarda Willy il coyote. Il futuro è nella plastica si legge come se qualcuno lo raccontasse in penombra sotto una tenda indiana costruita in salotto con le lenzuola.
Alberto Manguel, lettore e scrittore colto, vorace e curiosissimo, ne Il ritorno, racconta del rapporto tra libri e dittatura in un luogo immaginario che però è il fantasma dell’Argentina di oggi dove la giustizia si è volatilizzata insieme al lavoro e ai risparmi dei liberi cittadini. Karin Alvtegen viene dalla Svezia, come Mankell, Stieg Larsson e Lidqvist, e come loro scrive gialli, in Ombra un’impiegata del comune di Stoccolma si trova a scavare nella vita del premio Nobel Axel Ragnerfeldt e si trova ben presto coinvolta in una palpitante indagine sulle imposture, le misteriose sparizioni e gli oscuri segreti che circondano la figura del figlio di Axel, spregiudicato, ambizioso e… ancora suspence con Josephine Tey, la signora scozzese del giallo, che ne Il caso Franchise, scava nelle piccole ferocie di provincia e nella vita tranquilla di Marion Shape e sua madre quando la giovanissima Betty Kane, scomparsa per un mese, accusa entrambe di essere state i carcerieri della sua prigionia. I delitti a nottetempo non finiscono, anzi se ne stanno, come per Agata Christie, as evil under the sun perché in maggio Rosetta Loy, una delle maggiori scrittrici italiane, con mani e gomiti immersi nella cronaca racconta nel suo Cuori Infranti e con un italiano struggente e a tratti miracoloso, la premeditazione, la follia, l’umano troppo umano dei delitti di Erba e di Novi Ligure.
Senza sangue ma con l’esattezza di una lama Elisa Ruotolo, in Ho rubato la pioggia, racconta una provincia campana viva e superstiziosa, commovente e ricca di mestieri inverosimili da tempi immemorabili, costruendo un mondo di tranquilla ineluttabilità e sospendendolo, anche per un solo attimo, a quei piccoli scarti della vita che somigliano al destino. Destino che hanno pure gli oggetti se ne Il trasloco Paolo Morelli scrive di un uomo che comincia col passare da un appartamento vecchio a uno nuovo e finisce fuggendo per i tetti di Roma dopo che il suo fidato computer comincia a cambiargli le parole senza rispettare il senso della grammatica e delle intenzioni.
E, per un attimo di respiro, dopo letture rocambolesche, un attimo di voyeurismo insieme a Jonathan Littell, che in Racconto su niente, ferma un momento di una giornata qualsiasi e lo fa esplodere, frazione di secondo per frazione di secondo per fare eco con la sua quotidianità in quella di tutti gli ossessivi e i visionari. E dei lettori nottetempo.
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