piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo

In questa parte del mondo è comparsa una nuova categoria sociale, gli scoraggiati, dev’essere un termine messo in campo dai sociologi del lavoro, riferito a coloro che non solo sono precari o disoccupati, ma hanno quasi definitivamente perso la speranza di trovare un lavoro. Ammesso che trovare un lavoro possa rientrare nel novero delle cose cui si può aspirare. In alcune aree del mondo c’è un eccesso di produzione, la domanda di manodopera diminuisce, in altre avviene il contrario; in ogni caso le merci riempiono i luoghi, ma mancano persistentemente beni sufficienti per tutti. Il nuovo bene comune delle società è costituito dai mercati finanziari, questi non sono più qualcosa che cresce parallelamente al capitale industriale, bensì il mostro freddo della produzione planetaria. Quando anche Cina e India avranno finito di pompare CO2 – c’è chi non dispera che ciò possa avvenire prima che il mondo sparisca -, prevedibilmente fra non molto, la transustanziazione del capitale industriale in puro capitale cartaceo sarà compiuta, ma già ora gli scoraggiati di questa parte del mondo, in anticipo su moltitudini di scoraggiati che verranno, possono cominciare a con/formarsi e richiedere gratuitamente una quota di bene comune. In definitiva, se risulta difficile trovare un lavoro o persino costruirsi un profilo professionale, se, d’altra parte, si ottengono ingenti guadagni senza produzione di merci, non c’è ragione che da questi guadagni siano escluse delle persone; ciò che in altre parole si può prefigurare è la comparsa di nuovi soggetti sociali capaci di fronteggiare il panico causato dai mercati finanziari e rovesciarlo a vantaggio di tutti.

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appena svegli

appena svegli di Chiara Valerio

Roma. Esterno giorno. Martedì, passando per Piazza Mazzini, mi sono imbattuta in un cartellone pubblicitario che recitava, lettere nere su bianco perla, “Perché piangere due volte?” sotto, in un corpo del testo appena più minuto, “funerali completi a partire da 99* euro” e più sotto ancora, in un corpo del testo minutissimo “*Tan 9,88% Tag 12,62 salvo approvazione NEOS FINANCE SPA”. Per avere un funerale completo mi basta dunque rinunciare al cinema dieci volte, che in una vita non è poi un grande sacrificio, anche se non ho la televisione. Specialmente se il contraltare è un bel funerale completo. Certo, non avendo un contratto a tempo indeterminato, potrei non avere accesso al finanziamento, in quel caso, sarebbe davvero umiliante, perché potrei non avere persone alle quali chiedere di fare da garante. Poi ho riso, perché la morte è sempre quella degli altri e perché mi sono ricordata di quando mia nonna, tanti anni fa, mi aveva mandato all’ufficio preposto del piccolo comune dove ancora vive a prenotarle un loculo vicino a quello di mio nonno. A destra preferibilmente. Io non pensavo che i loculi, oltre ad essere molto ambiti (“per terra è sporco”), fossero carissimi. Nonna, in ogni caso, non ne aveva fatto una questione di soldi, ma semplicemente, appunto. di posizione. Meglio a destra. Così, fatto un secondo giro della piazza per rileggere la pubblicità della grintosa agenzia di pompe funebri mi sono fermata con la moto e ho chiamato nonna, che da anni continua a risparmiare per il suo loculo prenotato. Le ho sottoposto la questione. Nonna mi ha detto che è vero che i funerali sono cari ma che non ci si mette a parlare di soldi, tanto in qualche modo si fa. In qualche modo, come ha già scritto Doroty Parker, comunque “Scusate le ceneri”. Sì, ha chiuso nonna, “Ma per terra è sporco”.

[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 2 Febbraio 2012]

vox populi


il racconto

Quando mio marito Andrea mi si parò davanti in cucina, in piedi accanto alla lavastoviglie, con la polpa di fico spalmata in testa e le unghie sporche di fango, capii che non mi sbagliavo, veniva dal cimitero. Mentre lo calavano sottoterra, e io piangevo stretta fra Alice e Mia, avevo visto infatti un grande fico che si spingeva sulla bara come ad abbracciarlo, o forse sorreggerlo durante l’ultimo viaggio. Ed era pieno di frutti. Ultimo no, però, visto che quel giorno, martedì, me lo vidi davanti in cucina. Avevo il pentolino rosso in mano e stavo armeggiando da un po’ per farlo entrare in lavastoviglie, avevo spostato i bicchieri ma non c’entrava lo stesso, nemmeno un buco per infilarlo. Era mezzogiorno, circa.