Ci siamo appena svegliati ed è già Natale. E fra due o tre risvegli sarà l’anno nuovo. Possiamo cominciare ad almanaccare desideri. Non potremo permetterci desideri diretti, larghi, alti: ci accontenteremo di desideri obliqui, nella speranza che fra l’indesiderabile e il desiderabile creino un vettore, una linea di mezzo, che ci dia sollievo. Perché ora la tendenza a scendere ha prevalso a tal punto che dà le vertigini. Scendiamo nella politica (a precipizio), scendiamo nella cultura (a precipizio più furtivamente), scendiamo nelle aspirazioni, nelle aspettative, nei piaceri, nei gusti, nella qualità, scendiamo come se fossimo preda di una forza di gravità nuova che prosegue oltre il fondo. E allora accontentiamoci di desideri modesti: desideriamo che le leggi siano fatte per la difesa dei più deboli, che la politica cambi facce e le mostri di meno, che gli affetti siano più tattili e meno virtuali, che la presenza sia più attraente dell’assenza, che la facilità e il commercio non siano il modello per la cultura, che l’orizzonte si liberi dei barattieri e riveli paesaggi più tersi… Accontentiamoci. Buon anno.
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