piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo


24.dic 2009

il fantasma del natale che viene

Ci siamo appena svegliati ed è già Natale. E fra due o tre risvegli sarà l’anno nuovo. Possiamo cominciare ad almanaccare desideri. Non potremo permetterci desideri diretti, larghi, alti: ci accontenteremo di desideri obliqui, nella speranza che fra l’indesiderabile e il desiderabile creino un vettore, una linea di mezzo, che ci dia sollievo. Perché ora la tendenza a scendere ha prevalso a tal punto che dà le vertigini. Scendiamo nella politica (a precipizio), scendiamo nella cultura (a precipizio più furtivamente), scendiamo nelle aspirazioni, nelle aspettative, nei piaceri, nei gusti, nella qualità, scendiamo come se fossimo preda di una forza di gravità nuova che prosegue oltre il fondo. E allora accontentiamoci di desideri modesti: desideriamo che le leggi siano fatte per la difesa dei più deboli, che la politica cambi facce e le mostri di meno, che gli affetti siano più tattili e meno virtuali, che la presenza sia più attraente dell’assenza, che la facilità e il commercio non siano il modello per la cultura, che l’orizzonte si liberi dei barattieri e riveli paesaggi più tersi… Accontentiamoci. Buon anno.

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appena svegli

appena svegli di Chiara Valerio

Roma. Esterno giorno. Martedì, passando per Piazza Mazzini, mi sono imbattuta in un cartellone pubblicitario che recitava, lettere nere su bianco perla, “Perché piangere due volte?” sotto, in un corpo del testo appena più minuto, “funerali completi a partire da 99* euro” e più sotto ancora, in un corpo del testo minutissimo “*Tan 9,88% Tag 12,62 salvo approvazione NEOS FINANCE SPA”. Per avere un funerale completo mi basta dunque rinunciare al cinema dieci volte, che in una vita non è poi un grande sacrificio, anche se non ho la televisione. Specialmente se il contraltare è un bel funerale completo. Certo, non avendo un contratto a tempo indeterminato, potrei non avere accesso al finanziamento, in quel caso, sarebbe davvero umiliante, perché potrei non avere persone alle quali chiedere di fare da garante. Poi ho riso, perché la morte è sempre quella degli altri e perché mi sono ricordata di quando mia nonna, tanti anni fa, mi aveva mandato all’ufficio preposto del piccolo comune dove ancora vive a prenotarle un loculo vicino a quello di mio nonno. A destra preferibilmente. Io non pensavo che i loculi, oltre ad essere molto ambiti (“per terra è sporco”), fossero carissimi. Nonna, in ogni caso, non ne aveva fatto una questione di soldi, ma semplicemente, appunto. di posizione. Meglio a destra. Così, fatto un secondo giro della piazza per rileggere la pubblicità della grintosa agenzia di pompe funebri mi sono fermata con la moto e ho chiamato nonna, che da anni continua a risparmiare per il suo loculo prenotato. Le ho sottoposto la questione. Nonna mi ha detto che è vero che i funerali sono cari ma che non ci si mette a parlare di soldi, tanto in qualche modo si fa. In qualche modo, come ha già scritto Doroty Parker, comunque “Scusate le ceneri”. Sì, ha chiuso nonna, “Ma per terra è sporco”.

[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 2 Febbraio 2012]

vox populi


il racconto

Quando mio marito Andrea mi si parò davanti in cucina, in piedi accanto alla lavastoviglie, con la polpa di fico spalmata in testa e le unghie sporche di fango, capii che non mi sbagliavo, veniva dal cimitero. Mentre lo calavano sottoterra, e io piangevo stretta fra Alice e Mia, avevo visto infatti un grande fico che si spingeva sulla bara come ad abbracciarlo, o forse sorreggerlo durante l’ultimo viaggio. Ed era pieno di frutti. Ultimo no, però, visto che quel giorno, martedì, me lo vidi davanti in cucina. Avevo il pentolino rosso in mano e stavo armeggiando da un po’ per farlo entrare in lavastoviglie, avevo spostato i bicchieri ma non c’entrava lo stesso, nemmeno un buco per infilarlo. Era mezzogiorno, circa.