
Da alcuni mesi si discute animatamente di un tema di cui i lettori sembrano ignari: Riccardo Levi, del Partito Democratico, ha scritto una proposta di legge che è il risultato di un accordo tra l’Associazione Italiana Editori e l’Associazione Librai Italiani, due categorie che dovrebbero rappresentare tutti gli editori e i librai italiani ma che certamente subiscono la pressione implicita dei grandi gruppi editoriali e delle catene librarie, preoccupati dalla concorrenza della Grande Distribuzione (i supermercati per intenderci).
Succede così che editori e librai indipendenti si sentano tagliati fuori da una legge futura (forse anche futura prossima) che rischia di mandarli tutti a casa, sia che si faccia o che non si faccia, e si danno da fare per promuovere convegni e discussioni su una legge un po’ diversa, che tenga conto di tutti, soprattutto (come dovrebbe fare una buona legge) dei più deboli. Un gruppo di editori indipendenti, che si chiamano fra loro Mulini a Vento (nome più modesto ma non meno evocativo di Don Chisciotte), dei quali nottetempo fa parte, (insieme a Minimum Fax, Iperborea, Instar, Marcos y Marcos e Voland) ha partecipato attivamente alla discussione che sostanzialmente si articola in tre punti: lo sconto massimo applicabile alle novità librarie; il numero di promozioni che ogni editore può fare in un anno e il lasso di tempo per il quale un titolo è considerato una novità.
Intorno a questi tre punti è arroccato lo scontro. La proposta di legge di Riccardo Levi prevede uno sconto del 15% e nessuna limitazione nelle campagne promozionali.
In un convegno organizzato alla recente Fiera del libro di Roma, Più Libri più liberi, alcuni editori e librai indipendenti hanno commentato la legge, che viene non tanto proposta, quanto imposta come immutabile. Quel che segue è un intervento fatto in quel convegno.
La prima cosa che ci colpisce di questa legge è l’arroganza, non di chi l’ha scritta ma di chi l’ha determinata come un regolamento commerciale interno.
La seconda è che, mentre la legge tedesca comincia dicendo che lo scopo della legge è la tutela del libro inteso come bene culturale, perché la determinazione del prezzo assicura il mantenimento di un’ampia offerta libraria, la legge italiana non accenna a niente del genere, ma attacca specificando: “La presente proposta di legge intende disciplinare le modalità con le quali si determina il prezzo al consumatore finale dei libri venduti sul territorio nazionale e i limiti agli sconti che possono essere praticati rispetto al prezzo fissato.”
Di solito una legge viene fatta per la difesa del più debole. In questo caso il più debole è stato identificato con le catene librarie e l’interesse del più forte gruppo editoriale italiano. L’interlocutore di questi due potenti è la più potente GDO, ignorando la sopravvivenza di migliaia di editori e librai e quindi della cultura.
Scontare le novità significa svalutare il prodotto svendendolo fin dall’inizio o spingere gli editori ad aumentare i prezzi del 15-20 %. Permettere campagne promozionali per 11 mesi l’anno è come regolamentare la caccia vietandola il martedì. Ribadisce il concetto precedente.
La nostra voce – le nostre migliaia di voci – può essere sentita. Se entriamo nella discussione, allora possiamo trattare, rassegnarci a un 10-15% e a un numero ragionevole di campagne l’anno. Ma se nessuno intende ascoltarci, allora diciamo che le novità non vanno scontate, che due mesi l’anno per le promozioni sono quelli praticati abitualmente, e che una legge parte dai diretti interessati e non gli viene sbattuta in testa in malo modo, chiedendo pure di essere ringraziati. Il principale interessato è il libro, inteso come bene culturale e nutrimento essenziale della nostra cultura.
E in fondo, il compratore di libri, ultimo destinatario della discussione, dovrebbe ormai sapere che lo sconto è la necessaria premessa a un aumento dei prezzi, e che quindi è lui il primo a essere truffato.
Tag:catene librarie, don chisciotte, GDO, gruppi editoriali, instar, iperborea, legge sul libro, marcos y marcos, minimum fax, nottetempo, più libri più liberi, riccardo levi, sconto, voland


a te la parola