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14.dic 2009

sconta chi legge

faccia-da-libro

Da alcuni mesi si discute animatamente di un tema di cui i lettori sembrano ignari: Riccardo Levi, del Partito Democratico, ha scritto una proposta di legge che è il risultato di un accordo tra l’Associazione Italiana Editori e l’Associazione Librai Italiani, due categorie che dovrebbero rappresentare tutti gli editori e i librai italiani ma che certamente subiscono la pressione implicita dei grandi gruppi editoriali e delle catene librarie, preoccupati dalla concorrenza della Grande Distribuzione (i supermercati per intenderci).

Succede così che editori e librai indipendenti si sentano tagliati fuori da una legge futura (forse anche futura prossima) che rischia di mandarli tutti a casa, sia che si faccia o che non si faccia, e si danno da fare per promuovere convegni e discussioni su una legge un po’ diversa, che tenga conto di tutti, soprattutto (come dovrebbe fare una buona legge) dei più deboli. Un gruppo di editori indipendenti, che si chiamano fra loro Mulini a Vento (nome più modesto ma non meno evocativo di Don Chisciotte), dei quali nottetempo fa parte, (insieme a Minimum Fax, Iperborea, Instar, Marcos y Marcos e Voland) ha partecipato attivamente alla discussione che sostanzialmente si articola in tre punti: lo sconto massimo applicabile alle novità librarie; il numero di promozioni che ogni editore può fare in un anno e il lasso di tempo per il quale un titolo è considerato una novità.

Intorno a questi tre punti è arroccato lo scontro. La proposta di legge di Riccardo Levi prevede uno sconto del 15% e nessuna limitazione nelle campagne promozionali.

In un convegno organizzato alla recente Fiera del libro di Roma, Più Libri più liberi, alcuni editori e librai indipendenti hanno commentato la legge, che viene non tanto proposta, quanto imposta come immutabile. Quel che segue è un intervento fatto in quel convegno.

La prima cosa che ci colpisce di questa legge è l’arroganza, non di chi l’ha scritta ma di chi l’ha determinata come un regolamento commerciale interno.

La seconda è che, mentre la legge tedesca comincia dicendo che lo scopo della legge è la tutela del libro inteso come bene culturale, perché la determinazione del prezzo assicura il mantenimento di un’ampia offerta libraria, la legge italiana non accenna a niente del genere, ma attacca specificando: “La presente proposta di legge intende disciplinare le modalità con le quali si determina il prezzo al consumatore finale dei libri venduti sul territorio nazionale e i limiti agli sconti che possono essere praticati rispetto al prezzo fissato.”

Di solito una legge viene fatta per la difesa del più debole. In questo caso il più debole è stato identificato con le catene librarie e l’interesse del più forte gruppo editoriale italiano. L’interlocutore di questi due potenti è la più potente GDO, ignorando la sopravvivenza di migliaia di editori e librai e quindi della cultura.

Scontare le novità significa svalutare il prodotto svendendolo fin dall’inizio o spingere gli editori ad aumentare i prezzi del 15-20 %. Permettere campagne promozionali per 11 mesi l’anno è come regolamentare la caccia vietandola il martedì. Ribadisce il concetto precedente.

La nostra voce – le nostre migliaia di voci – può essere sentita. Se entriamo nella discussione, allora possiamo trattare, rassegnarci a un 10-15% e a un numero ragionevole di campagne l’anno. Ma se nessuno intende ascoltarci, allora diciamo che le novità non vanno scontate, che due mesi l’anno per le promozioni sono quelli praticati abitualmente, e che una legge parte dai diretti interessati e non gli viene sbattuta in testa in malo modo, chiedendo pure di essere ringraziati. Il principale interessato è il libro, inteso come bene culturale e nutrimento essenziale della nostra cultura.

E in fondo, il compratore di libri, ultimo destinatario della discussione, dovrebbe ormai sapere che lo sconto è la necessaria premessa a un aumento dei prezzi, e che quindi è lui il primo a essere truffato.

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One Comment

  1. lorenza
    inviato il 20 febbraio 2010 alle 17:44 | Permalink

    E pensare che il compratore di libri, ignaro di tutto il “TRAFFICO” ordito alle sue spalle, pensa pure di essere agevolato nei suoi acquisti librari ogni qualvolta ci sono sconti e promozioni !!!

One Trackback

  1. [...] per l’esistenza stessa di molti editori (qui trovate la lettera in versione integrale e qui un intervento di qualche mese fa, molto chiarificatore sui rapporti di forza in [...]

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appena svegli

appena svegli di Ginevra Bompiani

Nella piccola bellissima città dove ho insegnato, ci sono sempre state diverse librerie. A una di queste mi sono servita per anni, portando i programmi dei corsi in anticipo perché potessero rifornire in tempo gli studenti, chiedendo e ottenendo qualsiasi libro di cui avessi bisogno, cercando e trovando da leggere, studiare, capire, divertirmi, pensare. I commessi e i direttori che si sono avvicendati erano sempre bravissimi, competenti, gentili e veloci. Mi ci muovevo in modo casalingo. Ci sono entrata quest’estate. Le pareti erano foderate di cartelli: sconti, saldi, promozioni, 25%, 30%, 35%… I libri in vetrina e sui tavoli illustravano i cartelli, la copertina mezza nascosta dal prezzo di sconto. I commessi, gli stessi di prima, stavano dietro al banco a incassare: un bel successo, direte voi! Ma per chi? Non per il lettore che come chiunque compri un’ ‘occasione’, non ha quel che vuole, ma paga quello che vuole il mercante; non per i commessi, ridotti a bottegai; non per la libreria, ridotta a un outlet, e nemmeno per la catena libraria (sto parlando di una libreria di catena, naturalmente), che si vede già rubato il mercato da Amazon che, alle stesse condizioni, ha un’offerta maggiore, e non ti fa fare né i due passi verso la libreria né la coda alla cassa. Sono uscita senza comprare, e mi sono avviata a una vecchia libreria indipendente. Questa era più vuota di gente, certo, ma piena di libri, senza neanche un cartello di sconto. L’autore che cercavo, il libraio lo conosceva benissimo e aveva tre o quattro libri suoi, sebbene non venisse ripubblicato da anni. Mi sono aggirata in quella libreria come un una veranda di fiori rari e profumati. Poi mi sono avvicinata al libraio e gli ho fatto i complimenti. “Resistiamo”, ha detto. Certo, resiste. E con lui resiste la cultura, resistono gli scrittori, quelli veri, i lettori, quelli veri, la libertà, quella vera. Non è una battaglia di retroguardia. A meno che pensiate che il nostro futuro sia senza scelta e senza qualità. A proposito, la città è Siena. La libreria indipendente si chiama Ticci. L’altra non lo dico, per simpatia per chi, innocente, ci lavora da anni.

vox populi


il racconto

di Cleophas Adrien Dioma
Non puoi raccontare il fallimento. Non puoi raccontare la notte. Non puoi raccontare il tempo che passa. Non puoi raccontare le domande. Ti alzi la mattina e non sai cosa fare. Questa è la vita di tanta gente che conosco. Avere degli amici non basta a colmare i vuoti. Avere delle persone che ti sorridono a volte non basta a poter sopportare il peso della vita. Penso ad una signora ghanese conosciuta tre anni fa. Avevo anche scritto un testo su di lei. Invalida, con pochi punti, non aveva diritto alla pensione e non riusciva più a lavorare. L’ho vista l’altro ieri. Matta. Parlava da sola.