piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo


14.dic 2009

Ah, Signor Tartaglia!…

Signor Tartaglia, l’ha fatta grossa! lei ha tolto il sorriso dalla faccia del nostro Boss. Per la prima volta sulla faccia del nostro Boss non abbiamo visto stampato il sorriso consueto, il sorriso che ci rassicura, la nostra certezza, quella che ci dice che il mondo va bene, la crisi è superata (ma poi in Italia c’è mai stata?), l’economia va a gonfie vele, la libertà vola incolume, e per le nostre colpe ci sarà pietà. Noi tutti, noi di piazza del Duomo, noi delle case scaldate dai televisori, noi della Standa, noi poveri cristi appesi ai muri, ci troviamo improvvisamente davanti a una faccia spiaccicata di sangue, una faccia da incubo, diciamo la verità, di quelle che torneranno nei nostri sogni, soli davanti a quella smorfia di sangue e rabbia (giusta rabbia!), e ci sentiamo un po’ colpevoli, un po’ spaventati, perché forse i nostri cattivi pensieri, quelli che a volte ci traversano (ma sarà proprio vero? Ma avrà ragione a essere così contento?) hanno inconsapevolmente, certo involontariamente, caricato la sua mano con quella ridicola e contundente statuetta del Duomo.. Ma via, il Duomo! Signor Tartaglia, fra tutti i monumenti d’Italia da buttare doveva proprio prendere il Duomo? La Chiesa di Tettamanzi? Sarà mica un leghista Signor Tartaglia?

Noi qui ci auguriamo che la ferita sia poca cosa, che il dente ricresca, che sulla nota faccia torni presto il sorriso del nostro Boss.

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2 Comments

  1. koshka
    inviato il 14 dicembre 2009 alle 14:43 | Permalink

    Quel grottesco souvenir purtroppo non solo è stato strumento di una violenza ma ha anche tappato la bocca a tutti quelli che non sono in linea col pensiero del pdl.
    Un’accolita di boiardi che manda avanti il suo capo a prendere gli applausi ma anche i colpi e che da ora in poi si scaglierà con sempre maggiore durezza – giustificata dall’atto di un pazzo – contro tutti quelli che verranno additati come i “nuovi cattivi maestri”.
    E ricordate anche quel fatidico 15 dicembre del ‘69… quando Pinelli va giù.

  2. giancarlo
    inviato il 14 dicembre 2009 alle 15:32 | Permalink

    eheheh delizioso pezzo, tornerà quel sorriso… e in più ci sarà l’aureola del “io voglio bene a tutti”. Perchè la violenza da condannare è solo quella manifesta, facile, visibile attraverso una ferita. E non quella che si produce ogni giorno attraverso l’esercizio dei propri privilegi o dei propri interessi.

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appena svegli

appena svegli di Chiara Valerio

Roma. Esterno giorno. Martedì, passando per Piazza Mazzini, mi sono imbattuta in un cartellone pubblicitario che recitava, lettere nere su bianco perla, “Perché piangere due volte?” sotto, in un corpo del testo appena più minuto, “funerali completi a partire da 99* euro” e più sotto ancora, in un corpo del testo minutissimo “*Tan 9,88% Tag 12,62 salvo approvazione NEOS FINANCE SPA”. Per avere un funerale completo mi basta dunque rinunciare al cinema dieci volte, che in una vita non è poi un grande sacrificio, anche se non ho la televisione. Specialmente se il contraltare è un bel funerale completo. Certo, non avendo un contratto a tempo indeterminato, potrei non avere accesso al finanziamento, in quel caso, sarebbe davvero umiliante, perché potrei non avere persone alle quali chiedere di fare da garante. Poi ho riso, perché la morte è sempre quella degli altri e perché mi sono ricordata di quando mia nonna, tanti anni fa, mi aveva mandato all’ufficio preposto del piccolo comune dove ancora vive a prenotarle un loculo vicino a quello di mio nonno. A destra preferibilmente. Io non pensavo che i loculi, oltre ad essere molto ambiti (“per terra è sporco”), fossero carissimi. Nonna, in ogni caso, non ne aveva fatto una questione di soldi, ma semplicemente, appunto. di posizione. Meglio a destra. Così, fatto un secondo giro della piazza per rileggere la pubblicità della grintosa agenzia di pompe funebri mi sono fermata con la moto e ho chiamato nonna, che da anni continua a risparmiare per il suo loculo prenotato. Le ho sottoposto la questione. Nonna mi ha detto che è vero che i funerali sono cari ma che non ci si mette a parlare di soldi, tanto in qualche modo si fa. In qualche modo, come ha già scritto Doroty Parker, comunque “Scusate le ceneri”. Sì, ha chiuso nonna, “Ma per terra è sporco”.

[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 2 Febbraio 2012]

vox populi


il racconto

Quando mio marito Andrea mi si parò davanti in cucina, in piedi accanto alla lavastoviglie, con la polpa di fico spalmata in testa e le unghie sporche di fango, capii che non mi sbagliavo, veniva dal cimitero. Mentre lo calavano sottoterra, e io piangevo stretta fra Alice e Mia, avevo visto infatti un grande fico che si spingeva sulla bara come ad abbracciarlo, o forse sorreggerlo durante l’ultimo viaggio. Ed era pieno di frutti. Ultimo no, però, visto che quel giorno, martedì, me lo vidi davanti in cucina. Avevo il pentolino rosso in mano e stavo armeggiando da un po’ per farlo entrare in lavastoviglie, avevo spostato i bicchieri ma non c’entrava lo stesso, nemmeno un buco per infilarlo. Era mezzogiorno, circa.