La misura delle cose è la perdita. E stare senza una Piazzaemezza di riflessioni è stato duro e solitario, anche un po’ scomodo. Piazzaemezza infatti è un posto così confortevole che ci si può rimanere stesi, con le braccia incrociate dietro la testa, lunghi con le proprie idee. E quelle degli altri. Anche senza essere proprio d’accordo. Un posto dove se ne può discutere. Due settimane fa, appena svegli, ci siamo trovati senza Piazzaemezza, ed è stato come essere seduti sul pavimento al freddo delle proprie risposte mancate. E di quelle degli altri. E delle domande. Anche delle vostre. In quindici giorni però, abbiamo rimontato la stanza, imbiancato, rifatto il letto, arruolato Jonesco, aperto e chiuso le finestre e comprato un minibar per non rimanere mai a bocca asciutta. Né farci rimanere soprattutto voi. Con il nuovo oroscopo del Sagittario, il tema della parola sinistra che è rossa come il Natale che viene, il fondo impostato sullo sfondo tragicomico del nostro paese e un nuovo sondaggio-ponte tra i nostri libri, voi e noi, siamo di nuovo qui. E a chiudere, come a sistemare cuscini non sempre comodi, un estratto dai Diari dall’esilio di Luigi Einaudi, una lettera da Luigi a Giulio Einaudi sulla verità e sull’impegno della parola scritta. Che sarà poi il tema sul quale vogliamo chiudere l’anno, e aprire quello nuovo (salvo idee dell’ultimo momento).
(…) ti ho già detto perché io creda tu abbia meritato di avere creato qualcosa: non ti sei inchinato ai potenti del giorno e hai seguito la via della verità. Nessuno sa quale sia la verità vera; sappiamo solo che essa non è quella che è comandata. Qualunque sia in avvenire la costituzione della nostra società, procura coll’opera tua d’oggi di preservare, nella lettera e nello spirito, nelle idee ispiratrici e nelle condizioni giuridiche ed economiche dell’attuazione di quelle idee, il bene supremo della libertà di negare la verità ufficiale. Il giorno in cui ci fosse una verità ufficiale, in cui, per qualsiasi pretesto transitorio fosse promulgato e, peggio, attuato di fatto il conformismo a una verità ufficiale, in quel giorno, anche se quella verità fosse quella in cui tu credi, tu avresti perso la tua ragione di essere (…)


a te la parola