piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo


11.dic 2009

La misura delle cose è la perdita. E stare senza una Piazzaemezza di riflessioni è stato duro e solitario, anche un po’ scomodo. Piazzaemezza infatti è un posto così confortevole che ci si può rimanere stesi, con le braccia incrociate dietro la testa, lunghi con le proprie idee. E quelle degli altri. Anche senza essere proprio d’accordo. Un posto dove se ne può discutere. Due settimane fa, appena svegli, ci siamo trovati senza Piazzaemezza, ed è stato come essere seduti sul pavimento al freddo delle proprie risposte mancate. E di quelle degli altri. E delle domande. Anche delle vostre. In quindici giorni però, abbiamo rimontato la stanza, imbiancato, rifatto il letto, arruolato Jonesco, aperto e chiuso le finestre e comprato un minibar per non rimanere mai a bocca asciutta. Né farci rimanere soprattutto voi. Con il nuovo oroscopo del Sagittario, il tema della parola sinistra che è rossa come il Natale che viene, il fondo impostato sullo sfondo tragicomico del nostro paese e un nuovo sondaggio-ponte tra i nostri libri, voi e noi, siamo di nuovo qui. E a chiudere, come a sistemare cuscini non sempre comodi, un estratto dai Diari dall’esilio di Luigi Einaudi, una lettera da Luigi a Giulio Einaudi sulla verità e sull’impegno della parola scritta. Che sarà poi il tema sul quale vogliamo chiudere l’anno, e aprire quello nuovo (salvo idee dell’ultimo momento).

(…) ti ho già detto perché io creda tu abbia meritato di avere creato qualcosa: non ti sei inchinato ai potenti del giorno e hai seguito la via della verità. Nessuno sa quale sia la verità vera; sappiamo solo che essa non è quella che è comandata. Qualunque sia in avvenire la costituzione della nostra società, procura coll’opera tua d’oggi di preservare, nella lettera e nello spirito, nelle idee ispiratrici e nelle condizioni giuridiche ed economiche dell’attuazione di quelle idee, il bene supremo della libertà di negare la verità ufficiale. Il giorno in cui ci fosse una verità ufficiale, in cui, per qualsiasi pretesto transitorio fosse promulgato e, peggio, attuato di fatto il conformismo a una verità ufficiale, in quel giorno, anche se quella verità fosse quella in cui tu credi, tu avresti perso la tua ragione di essere (…)

One Comment

  1. giulia
    inviato il 12 dicembre 2009 alle 10:18 | Permalink

    adoro le vostre idee dell’ultimo momento. ma anche il progetto nottetempo!

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appena svegli

appena svegli di Ginevra Bompiani

Nella piccola bellissima città dove ho insegnato, ci sono sempre state diverse librerie. A una di queste mi sono servita per anni, portando i programmi dei corsi in anticipo perché potessero rifornire in tempo gli studenti, chiedendo e ottenendo qualsiasi libro di cui avessi bisogno, cercando e trovando da leggere, studiare, capire, divertirmi, pensare. I commessi e i direttori che si sono avvicendati erano sempre bravissimi, competenti, gentili e veloci. Mi ci muovevo in modo casalingo. Ci sono entrata quest’estate. Le pareti erano foderate di cartelli: sconti, saldi, promozioni, 25%, 30%, 35%… I libri in vetrina e sui tavoli illustravano i cartelli, la copertina mezza nascosta dal prezzo di sconto. I commessi, gli stessi di prima, stavano dietro al banco a incassare: un bel successo, direte voi! Ma per chi? Non per il lettore che come chiunque compri un’ ‘occasione’, non ha quel che vuole, ma paga quello che vuole il mercante; non per i commessi, ridotti a bottegai; non per la libreria, ridotta a un outlet, e nemmeno per la catena libraria (sto parlando di una libreria di catena, naturalmente), che si vede già rubato il mercato da Amazon che, alle stesse condizioni, ha un’offerta maggiore, e non ti fa fare né i due passi verso la libreria né la coda alla cassa. Sono uscita senza comprare, e mi sono avviata a una vecchia libreria indipendente. Questa era più vuota di gente, certo, ma piena di libri, senza neanche un cartello di sconto. L’autore che cercavo, il libraio lo conosceva benissimo e aveva tre o quattro libri suoi, sebbene non venisse ripubblicato da anni. Mi sono aggirata in quella libreria come un una veranda di fiori rari e profumati. Poi mi sono avvicinata al libraio e gli ho fatto i complimenti. “Resistiamo”, ha detto. Certo, resiste. E con lui resiste la cultura, resistono gli scrittori, quelli veri, i lettori, quelli veri, la libertà, quella vera. Non è una battaglia di retroguardia. A meno che pensiate che il nostro futuro sia senza scelta e senza qualità. A proposito, la città è Siena. La libreria indipendente si chiama Ticci. L’altra non lo dico, per simpatia per chi, innocente, ci lavora da anni.

vox populi


il racconto

di Cleophas Adrien Dioma
Non puoi raccontare il fallimento. Non puoi raccontare la notte. Non puoi raccontare il tempo che passa. Non puoi raccontare le domande. Ti alzi la mattina e non sai cosa fare. Questa è la vita di tanta gente che conosco. Avere degli amici non basta a colmare i vuoti. Avere delle persone che ti sorridono a volte non basta a poter sopportare il peso della vita. Penso ad una signora ghanese conosciuta tre anni fa. Avevo anche scritto un testo su di lei. Invalida, con pochi punti, non aveva diritto alla pensione e non riusciva più a lavorare. L’ho vista l’altro ieri. Matta. Parlava da sola.