piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo


09.dic 2009

sagittario

È stato Alberto Moravia (Sagittario anche lui) a inventare il divertente e azzeccatissimo aforisma: «Niente ha successo come il successo». Dunque tranquilli Sagittari di successo: se vi siete sentiti appannati negli ultimi mesi, sta ora arrivando il momento della riscossa e tornerà, come si dice, a piovere sul bagnato. Vedo nella mia sfera di cristallo addirittura una grandine di denaro e tante gocce iridescenti che esplodono quante sono le idee che vi sentite ribollire dentro. Ma udite udite: scrutando fra gli astri degli scrittori scopro che Susanna Tamaro e Giuseppe Genna, in anni diversi, sono nati tutti e due il 12 dicembre. Che cosa hanno in comune? Apparentemente niente. Eppure eppure. Non sono entrambi in qualche modo convinti di essere portatori di Verità? Grandi sacerdoti della contemporaneità, passionali, travolgenti, un po’ frettolosi nel giudizio sul mondo. Insomma tagliano la realtà con l’accetta e questo potrebbe riflettersi sulla scrittura, che ha bisogno di ombre più che di luce. Ma quello che viene è un anno che offre molte chance, soprattutto per chi, un po’ stanco di se stesso, vuole scoprire risorse nascoste e aprirsi a nuove esperienze. Restando nell’ambito dei grandi del vostro segno potrete insomma avvicinarvi alle profondità di R. M. Rilke, imbrigliare le sregolatezze di Tom Waits, sbrigliare la fantasia con Walt Disney, allontanarvi dai sentieri sicuri e ripetitivi di Jane Austen. Citando Conrad, nato il 3 dicembre: «Era un esperto. Un esperto – come dire? – di navigazioni complicate». Ecco il vostro ritratto che io preferisco, tratto da La linea d’ombra. La linea che separa dalla luce evidentemente.

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One Comment

  1. silvia
    inviato il 12 dicembre 2009 alle 10:16 | Permalink

    penso che devo aspettare altri due mesi per avere l’acquario, non si possono dare pillole in aticipazione? :-)

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appena svegli

appena svegli di Ginevra Bompiani

Nella piccola bellissima città dove ho insegnato, ci sono sempre state diverse librerie. A una di queste mi sono servita per anni, portando i programmi dei corsi in anticipo perché potessero rifornire in tempo gli studenti, chiedendo e ottenendo qualsiasi libro di cui avessi bisogno, cercando e trovando da leggere, studiare, capire, divertirmi, pensare. I commessi e i direttori che si sono avvicendati erano sempre bravissimi, competenti, gentili e veloci. Mi ci muovevo in modo casalingo. Ci sono entrata quest’estate. Le pareti erano foderate di cartelli: sconti, saldi, promozioni, 25%, 30%, 35%… I libri in vetrina e sui tavoli illustravano i cartelli, la copertina mezza nascosta dal prezzo di sconto. I commessi, gli stessi di prima, stavano dietro al banco a incassare: un bel successo, direte voi! Ma per chi? Non per il lettore che come chiunque compri un’ ‘occasione’, non ha quel che vuole, ma paga quello che vuole il mercante; non per i commessi, ridotti a bottegai; non per la libreria, ridotta a un outlet, e nemmeno per la catena libraria (sto parlando di una libreria di catena, naturalmente), che si vede già rubato il mercato da Amazon che, alle stesse condizioni, ha un’offerta maggiore, e non ti fa fare né i due passi verso la libreria né la coda alla cassa. Sono uscita senza comprare, e mi sono avviata a una vecchia libreria indipendente. Questa era più vuota di gente, certo, ma piena di libri, senza neanche un cartello di sconto. L’autore che cercavo, il libraio lo conosceva benissimo e aveva tre o quattro libri suoi, sebbene non venisse ripubblicato da anni. Mi sono aggirata in quella libreria come un una veranda di fiori rari e profumati. Poi mi sono avvicinata al libraio e gli ho fatto i complimenti. “Resistiamo”, ha detto. Certo, resiste. E con lui resiste la cultura, resistono gli scrittori, quelli veri, i lettori, quelli veri, la libertà, quella vera. Non è una battaglia di retroguardia. A meno che pensiate che il nostro futuro sia senza scelta e senza qualità. A proposito, la città è Siena. La libreria indipendente si chiama Ticci. L’altra non lo dico, per simpatia per chi, innocente, ci lavora da anni.

vox populi


il racconto

di Cleophas Adrien Dioma
Non puoi raccontare il fallimento. Non puoi raccontare la notte. Non puoi raccontare il tempo che passa. Non puoi raccontare le domande. Ti alzi la mattina e non sai cosa fare. Questa è la vita di tanta gente che conosco. Avere degli amici non basta a colmare i vuoti. Avere delle persone che ti sorridono a volte non basta a poter sopportare il peso della vita. Penso ad una signora ghanese conosciuta tre anni fa. Avevo anche scritto un testo su di lei. Invalida, con pochi punti, non aveva diritto alla pensione e non riusciva più a lavorare. L’ho vista l’altro ieri. Matta. Parlava da sola.