piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo


20.nov 2009

scorpione

Ve lo dico con le parole di uno di voi, Fëdor Dostoevskij: «tagliare teste è la cosa più facile, mentre la cosa più difficile è avere un’idea» (I demoni). Ma vi dico anche subito che sarà complicato farsene venire solo mezza, perché siete tuttora furenti e desiderosi di vendetta. Enorme coda di paglia, incontentabilità, forse qualche briciolo di ragione: ma a che serve prendersela tanto? Volete far piazza pulita di gente che vi ha deluso («tradito» direste voi) e un certo boccone amaro non vi va giù, però se penso che sono dello Scorpione due dei più noti e fortunati scrittori contemporanei italiani, Margaret Mazzantini e Carlo Lucarelli, inviterei almeno loro a ritrovare un po’ di sangue freddo, generosità, benevolenza. Tanto più che sono entrambi nati in giorni «leggeri», rispettivamente il 27 e il 26 di ottobre, non toccati troppo adesso dalla quadratura di Marte e con una Venere protettiva. Quella famosa idea che stanno cercando per trasformarsi e sorprendere i detrattori forse non arriverà subito, ma entro l’anno sì. E chiuderanno in bellezza, scaldati, fra l’altro, da passioni fisiche potenti, grande risorsa del segno.

E infine, prima di lasciarci, un consiglio di lettura. Avete mai letto il bellissimo Nei mari estremi (Mondadori, ’87) della scorpionica Lalla Romano? Fatelo. Vi saluto con i suoi versi quasi zen: «Non chiedere/ profumo di fiore/ quando io posso darti/ frutti d’autunno».

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One Comment

  1. carla piccioni
    inviato il 30 settembre 2010 alle 09:23 | Permalink

    frutti d’autunno, chiedi
    succo e sapore di foglie bruciate
    marrone e giallo , colore di legno
    leparole sono foglie di linfa crisallo dentro venature
    che sanno di linfa salina
    chiedete allora parrole, ascoltatele sull’uscio d’autunno quando imbrunisce
    e il vento le sconvolge. arrivranno allora anche le idee.

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appena svegli

appena svegli di Chiara Valerio

Roma. Esterno giorno. Martedì, passando per Piazza Mazzini, mi sono imbattuta in un cartellone pubblicitario che recitava, lettere nere su bianco perla, “Perché piangere due volte?” sotto, in un corpo del testo appena più minuto, “funerali completi a partire da 99* euro” e più sotto ancora, in un corpo del testo minutissimo “*Tan 9,88% Tag 12,62 salvo approvazione NEOS FINANCE SPA”. Per avere un funerale completo mi basta dunque rinunciare al cinema dieci volte, che in una vita non è poi un grande sacrificio, anche se non ho la televisione. Specialmente se il contraltare è un bel funerale completo. Certo, non avendo un contratto a tempo indeterminato, potrei non avere accesso al finanziamento, in quel caso, sarebbe davvero umiliante, perché potrei non avere persone alle quali chiedere di fare da garante. Poi ho riso, perché la morte è sempre quella degli altri e perché mi sono ricordata di quando mia nonna, tanti anni fa, mi aveva mandato all’ufficio preposto del piccolo comune dove ancora vive a prenotarle un loculo vicino a quello di mio nonno. A destra preferibilmente. Io non pensavo che i loculi, oltre ad essere molto ambiti (“per terra è sporco”), fossero carissimi. Nonna, in ogni caso, non ne aveva fatto una questione di soldi, ma semplicemente, appunto. di posizione. Meglio a destra. Così, fatto un secondo giro della piazza per rileggere la pubblicità della grintosa agenzia di pompe funebri mi sono fermata con la moto e ho chiamato nonna, che da anni continua a risparmiare per il suo loculo prenotato. Le ho sottoposto la questione. Nonna mi ha detto che è vero che i funerali sono cari ma che non ci si mette a parlare di soldi, tanto in qualche modo si fa. In qualche modo, come ha già scritto Doroty Parker, comunque “Scusate le ceneri”. Sì, ha chiuso nonna, “Ma per terra è sporco”.

[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 2 Febbraio 2012]

vox populi


il racconto

Quando mio marito Andrea mi si parò davanti in cucina, in piedi accanto alla lavastoviglie, con la polpa di fico spalmata in testa e le unghie sporche di fango, capii che non mi sbagliavo, veniva dal cimitero. Mentre lo calavano sottoterra, e io piangevo stretta fra Alice e Mia, avevo visto infatti un grande fico che si spingeva sulla bara come ad abbracciarlo, o forse sorreggerlo durante l’ultimo viaggio. Ed era pieno di frutti. Ultimo no, però, visto che quel giorno, martedì, me lo vidi davanti in cucina. Avevo il pentolino rosso in mano e stavo armeggiando da un po’ per farlo entrare in lavastoviglie, avevo spostato i bicchieri ma non c’entrava lo stesso, nemmeno un buco per infilarlo. Era mezzogiorno, circa.