piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo


20.nov 2009

belpaese

La situazione è più o meno questa. La Corte Europea invita a togliere i crocefissi e in generale i simboli religiosi dai luoghi pubblici come le scuole. E’ un invito al buon senso: è ovvio infatti che chiunque non manifesti un’appartenenza religiosa possa se non altro sentirsi a disagio, o comunque estraneo, per esempio in un’aula scolastica in cui campeggi un Cristo in croce. A me da ragazzo è accaduto: non mi professavo cattolico, la mia famiglia era laica, e perciò – negli anni delle Medie e poi del Liceo – avevo sempre l’impressione d’essere un po’ un intruso, un tipo strano, guardando quel simbolo appeso al muro. Pensavo: se qualcuno mettesse, al posto del Crocefisso, che ne so?, un Lenin o un Che Guevara, o un’immagine del Buddha, non ci sarebbe qualcuno che giustamente potrebbe ritenersi fuori posto e magari non rappresentato, se non addirittura offeso?

Peccato che l’invito al buon senso della Corte Europea sia esecrato come blasfemo, o perlomeno improprio, da tutti o quasi, sinistra compresa. Naturalmente siamo nello stesso Paese in cui si dibatte con molto fairplay di uomini politici magari con incarichi istituzionali, che usano cocaina e amano frequentare prostitute di vario sesso, essendone un giorno sì e l’altro no ricattati, senza che a nessuno venga in mente che un ricatto dovrebbe essere un reato grave, e quindi da denunciare alle autorità competenti.

Macché. Qui è già un miracolo se gli uomini politici di cui sopra si dimettono per decenza dai loro incarichi. Tanto per dire: il Presidente del consiglio non lo ha ancora fatto, eppure ne avrebbe ben donde, fra escort baresi, neomaggiorenni di Casoria, lodo Mondadori, processo Mills eccetera. In questo caso, però, invece di andarsene in pensione e magari farsi curare dai malanni dell’età – come del resto suggeriva l’ex moglie Veronica Lario – si preferisce l’ipotesi di riformare la giustizia. Con il risultato che fra non molto neppure gli inquisiti per Mafia saranno più indagabili.

Pazienza. D’altro lato, abbiamo da pensare alla pandemia dell’influenza H1N1, detta più prosaicamente “suina”. I morti italiani sarebbero già una ventina, 250 mila i contagiati. Il vaccino – che pare non sia stato sufficientemente testato e perciò molti medici lo sconsigliano – è comunque insufficiente, ci dicono le tivù e i giornali. I quali ripetono ossessivamente che bisogna prevenire e osservare precise profilassi, salvo poi aggiungere che questa influenza pericolosissima è de facto indistinguibile da quella comune di stagione. Non basta. I media ci dicono anche: calma, non bisogna farsi prendere dal panico. Purtroppo sono proprio loro i più entusiasti diffusori del medesimo. Ho sentito l’altro giorno che ogni anno la normale influenza fa più o meno ottocento vittime, fra anziani, bambini e persone affette da gravi patologie. Non è poco. Ma allora viviamo in un’eterna pandemia? E chi si ricorda dell’incubo aviaria, di qualche anno fa?

In compenso, da ultimo, parecchia gente muore in carcere. Non di influenza. Più banalmente, si può essere massacrati di botte (una prerogativa tipica dei ragazzi, magari tossici o genericamente ribelli), o viene incoraggiato il suicidio, specie se si è in preda a una grave depressione molto denunciata. Ma non importa. La crisi economica è già agli sgoccioli, ci rassicurano in parecchi. Certo la disoccupazione soprattutto al Sud è a livelli che una volta si definivano con qualche arroganza sudamericani, mentre le piccole imprese al Nord chiudono e la cassa integrazione (quando va bene) impazza. Dice: ma la crisi finanziaria sta passando. Già. Ma quella che investe la cosiddetta economia reale, cioè le nostre vite?

Non sappiamo. Per fortuna, come distrazione di massa, abbiamo varato le ronde dei “volontari per la sicurezza”. Che però a sorpresa pare siano un’occupazione d’élite, perché le richieste di iscrizione sono vicine allo zero. Non sono invece vicine allo zero le vittime fra gli extracomunitari che tentano di sbarcare lungo le coste del nostro Paese. I morti vengono ormai calcolati con moderno spirito manageriale. E neppure la Chiesa alza troppo la voce, in attesa di patteggiare una prossima legge in cui saremo tutti democraticamente condannati all’alimentazione artificiale.

Ma guai a parlare di rovina del Belpaese. Come minimo, vieni tacciato d’essere un traditore. E si sa come la libertà d’espressione sia un bene condiviso, da queste parti. Rifugiamoci allora in una bella notizia che riguarda il mondo della cultura nel senso più ampio. Nel novembre di ottanta anni fa nasceva uno pilastro di quella che fu la civilizzazione dell’Italia moderna: la casa editrice Bompiani. Auguri e lode imperitura al suo fondatore, il grande Valentino. Non l’ho conosciuto di persona. Ne ho però studiato il lavoro minuzioso, il progetto culturale, le ambizioni. Ora che è tramontata l’epoca degli editori come lui e al suo posto ci sono le concentrazioni editoriali con diramazioni varie e proprietà imperscrutabili, con chi pubblicherebbe i suoi amati libri, il vecchio giovane Valentino?

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appena svegli

appena svegli di Chiara Valerio

Roma. Esterno giorno. Martedì, passando per Piazza Mazzini, mi sono imbattuta in un cartellone pubblicitario che recitava, lettere nere su bianco perla, “Perché piangere due volte?” sotto, in un corpo del testo appena più minuto, “funerali completi a partire da 99* euro” e più sotto ancora, in un corpo del testo minutissimo “*Tan 9,88% Tag 12,62 salvo approvazione NEOS FINANCE SPA”. Per avere un funerale completo mi basta dunque rinunciare al cinema dieci volte, che in una vita non è poi un grande sacrificio, anche se non ho la televisione. Specialmente se il contraltare è un bel funerale completo. Certo, non avendo un contratto a tempo indeterminato, potrei non avere accesso al finanziamento, in quel caso, sarebbe davvero umiliante, perché potrei non avere persone alle quali chiedere di fare da garante. Poi ho riso, perché la morte è sempre quella degli altri e perché mi sono ricordata di quando mia nonna, tanti anni fa, mi aveva mandato all’ufficio preposto del piccolo comune dove ancora vive a prenotarle un loculo vicino a quello di mio nonno. A destra preferibilmente. Io non pensavo che i loculi, oltre ad essere molto ambiti (“per terra è sporco”), fossero carissimi. Nonna, in ogni caso, non ne aveva fatto una questione di soldi, ma semplicemente, appunto. di posizione. Meglio a destra. Così, fatto un secondo giro della piazza per rileggere la pubblicità della grintosa agenzia di pompe funebri mi sono fermata con la moto e ho chiamato nonna, che da anni continua a risparmiare per il suo loculo prenotato. Le ho sottoposto la questione. Nonna mi ha detto che è vero che i funerali sono cari ma che non ci si mette a parlare di soldi, tanto in qualche modo si fa. In qualche modo, come ha già scritto Doroty Parker, comunque “Scusate le ceneri”. Sì, ha chiuso nonna, “Ma per terra è sporco”.

[queste righe sono state pubblicate su l'Unità, il 2 Febbraio 2012]

vox populi


il racconto

Quando mio marito Andrea mi si parò davanti in cucina, in piedi accanto alla lavastoviglie, con la polpa di fico spalmata in testa e le unghie sporche di fango, capii che non mi sbagliavo, veniva dal cimitero. Mentre lo calavano sottoterra, e io piangevo stretta fra Alice e Mia, avevo visto infatti un grande fico che si spingeva sulla bara come ad abbracciarlo, o forse sorreggerlo durante l’ultimo viaggio. Ed era pieno di frutti. Ultimo no, però, visto che quel giorno, martedì, me lo vidi davanti in cucina. Avevo il pentolino rosso in mano e stavo armeggiando da un po’ per farlo entrare in lavastoviglie, avevo spostato i bicchieri ma non c’entrava lo stesso, nemmeno un buco per infilarlo. Era mezzogiorno, circa.