il fondo
di David Riondino(crisi politiche, modelli familiari e tormenti dell’adolescenza)
Il sabato 27
di questo aprile stentato
ai diciassette minuti
delle ore diciassette
nasceva targato Letta
il primo governo Grillo,
straordinario gioiello
generato nella crisi
che fu lungamente atteso
e finalmente scintilla.
Non fu semplice arrivare
a questo nuovo miracolo:
c’erano diversi ostacoli
difficili da superare.
Grillo dovette schivare
il governo con Bersani:
e poi mozzargli le mani
negando il voto su Prodi,
per poi consegnarlo ai noti
manipoli dalemiani.
Ridotta a lettera morta
l’ipotesi di dovere
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il tema

In concorso – Vetrina della Libreria Cuccumeo – via Enrico Mayer 11/13 r – 50134 Firenze
piazzaemezza continua a ospitare le più belle vetrine delle librerie, una alla volta.
Come la copertina lo è per un libro, la vetrina è la faccia, l’illusione, la promessa e il pensiero che anima la libreria. Forse oggi questo non è più così vero, se non di tanto in tanto, in quelle librerie in cui un libraio continua a pensare che il suo mestiere non sia solo quello di vendere un libro a chi già lo vuole, ma quello di trasformare un passante in lettore. Perché questo succeda, bisogna che la vetrina catturi lo sguardo, tanto da indurre chi passa a fermarsi per capire quale paesaggio sia stato composto con libri aperti o chiusi, oggetti, figure, ritratti, didascalie… leggi il resto >>
streghe
di Laura FidaleoM’avresti detto: “Ancora discuti coi matti? I matti sono capaci di tutte azioni, devi lasciarli in pace”.
Quando disobbedisco ai tuoi ordini la vita mi punisce sempre.
A piazza Vittorio ci passo tutte le mattine alle sei e un quarto. Cristina sta già lì, parla con una colonna di fronte al bar. Nel pomeriggio va via e sembra che dal capitello corinzio sia appena caduta una foglia d’acanto. Invece quella è una semplice colonna umbertina.
Cristina ha un amico, il nome non lo so, io lo chiamo Tuta blu. “Buongiorno Tuta blu”, “Come stai oggi, Tuta blu?”.
Si scambiano certi sorrisi grandi, quasi sono gelosa.
Quando facciamo colazione noi tre insieme, pago io. Cristina mi guarda fissa, seria seria. Non ringrazia mai, non dice niente, così scendo a prendere la metropolitana. Allora mi rincorre, resta in cima alle scale e strilla: “Chiamala! Chiamala!”. Io credo che si riferisca al vecchio telefono all’ingresso del tunnel. Dubito che funzioni, però rispondo con un leggero cenno della testa e alzo la cornetta.
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