piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo

28 luglio 2014

il fondo

di Giorgio Ghiotti
30.giu 2014

Non abbiate paura – Allan Gurganus - Playground (2014), pp. 125, euro 12

Raccontare le strade che conducono alla gioia vuol dire raccontare le loro deviazioni. È da quelle deviazioni che prende forma Non abbiate paura, il nuovo bellissimo romanzo di Allan Gurganus. Nonabbiatepaura è il soprannome di una ragazzina figlia di borghesi in vacanza al lago, lui funzionario di banca lei moglie e madre perfetta a godere del sole sul motoscafo del migliore amico del marito; ma è anche il ritornello che i personaggi di questo libro ripetono ossessivamente nelle loro vite per evitare il disastro – si tratti di quello stesso motoscafo che nelle acque di un lago del North Carolina decapita il padre di Nonabbiatepaura, o della recita di Natale causa di imbarazzo e vergogna. È proprio da quell’incidente al lago, da quel trauma iniziale che ha avvio il racconto della vita straordinariamente normale di Nonabbiatepaura, quattordicenne oggetto di consolazione e antidoto al dolore, poi quindicenne in una nuova scuola lontana dalla piccola cittadina natale per fuggire le voci dello scandalo, dopo ancora moglie annoiata di un promettente medico, donna che riempie le sue giornate studiando letteratura russa e prendendo parte a circoli di lettura, infine madre di due bambine amate come delle giovani amiche.

Ma nella tranquilla villetta di un’agiata quotidianità corrono pazzi da una stanza all’altra i fantasmi del passato, vecchi di anni, troppo amati per potersene distaccare e troppo potenti per essere rinnegati. C’è stato un tempo in cui leggi il resto >>

il tema

30.giu 2014

barile_vasio

di Laura Barile

Il libro di Carla Vasio mi è piaciuto subito perché è un libro che … salta gli steccati. E’ un libro fatto di curiosità e divertimento, che non vuole né troppo teorizzare né prendere parte contro qualcuno, ma si appassiona delle cose nuove e intelligenti, e le racconta attraverso le esperienze degli amici artisti, dall’interno dei loro atelier e del loro fare.

I musicisti per primi, che tirano la volata alle altre arti nel rinnovamento artistico del dopoguerra in senso moderno, azzerando le regole della tonalità, e adottando la scala di dodici note dove nessuna è “dominante” e tutte sono uguali. Come nella musica di oggi, il centro non è più in nessun luogo ed è dappertutto, scrisse Montale nel 1965 per Gli strumenti umani di Vittorio Sereni. E ancora, seguiamo il gruppo Nuova Consonanza e gli esperimenti sulle frequenze acustiche di Berio allo Studio di Fonologia della RAI, che riscopriva intervalli ignoti alla scala occidentale tranne che nel canto popolare (quelli che Garcia Lorca riproponeva negli anni Trenta con la mitica cantante Argentinita in cerca di melodie popolari castigliane …).

In secondo luogo i pittori, con i loro studi e le gallerie d’arte degli anni ’50-‘70, mitiche anche quelle, a Roma a Milano a Venezia ma anche a Parigi o in Germania, dove si scopriva e nasceva l’arte astratta, teorizzata da Kandinski fin dal suo Lo spirituale nell’arte del 1912. Infine, come la stessa autrice accennava alla recente presentazione senese, il libro racconta la felicità di esprimersi, anche in letteratura, in modo nuovo, di ricostruire, dopo l’immane catastrofe della guerra: quando, come disse Adorno, sembrò non fosse più possibile fare poesia. leggi il resto >>

trivagazioni

di Alexandra Censi
28.mag 2014

Che ci vuoi fare, le cose vanno così e non mi fare questa voce triste, la felicità dura un paio d’ore al massimo. Ricordi, Dimitri, che mi dovevo spostare e aprire le finestre, altrimenti ci sarei impazzito sotto al tuo collo, uno shampoo senza sapore, tirannosauro al retrogusto di grano, l’hai mai saputo? Che ci vuoi fare, è già passato un anno. Non ti inginocchi più negli orfanotrofi, non infili più camice viola nei jeans. Andiamo verso il mare, e andiamoci pure se vuoi, e all’improvviso le stelle, le macchine e gli agguati, mi venderesti ma poi ti ingelosisci, ricordi Dimitri come può battere il corpo quando ha paura?

Alza la bottiglia e l’ultimo brindisi sarà per il Segreto.

Segreto stai attento, sei la Favola dei bambini cattivi. Nelle Favole però puoi vivere tranquillo, se muori poi resusciti. Questo vuol dire che domani, che poi è tra qualche minuto, mi troverai ancora qui, esattamente dove sono ora, e brinderemo di nuovo perché sarà un nuovo giorno e ci sarà la Storia da raccontare di nuovo e, di nuovo, tu potrai baciarmi e dire di non volerlo fare, di nuovo tu potrai portarmi all’altare di qualcun’altro, di nuovo…

Tanto tempo fa viveva un uomo, parlava d’amore.

Non lo so Dimitri, ma se è amore una volta, è amore sempre.

appena svegli

appena svegli di Ginevra Bompiani

L’altra sera ho visto un mio vecchio amico, professore di anglistica e di letterature comparate, saggista, studioso, insomma uno che ha dedicato ai libri la sua vita, e mentre camminavamo per la strada buia e afosa mi ha detto: “Non credo più alla letteratura”. L’ho guardato sorpresa, quasi divertita. Ma poi, con un tavolo in mezzo, mi ha spiegato. “La nostra vita, la nostra coscienza è passata tutta attraverso i libri. Ora non è più così. Non sono i libri che fanno crescere. Sono altre cose. Niente di essenziale passa più attraverso i libri”.
E ci siamo messi a ricordare quali libri avessero ‘fatto’ la nostra adolescenza, la sua, la mia, intessuta, insanguata dai romanzi che abbiamo letto.
E ho pensato: è vero, non è più così. Oggi i libri non sono più tessuto connettivo, ma a mala pena protesi, scomodi oggetti che pendono dalle mani.
I libri hanno fatto la mia vita, uno dopo l’altro, uno insieme all’altro. Eppure nemmeno per me è più così. E se non fanno più noi, che siamo composti metà di acqua e metà di carta, come pensare o sperare che siano ancora trama o fango di altre vite? Come pensare o sperare che la lettura continui a essere quella cosa straordinaria che è stata per noi, quell’avventura, quel viaggio all’estero, quella storia d’amore?
Naturalmente vedo ancora i libri intorno a me: vedo persone che passano la notte a leggere, che discutono dell’ultimo uscito, che ne scrivono e ne parlano. Che addirittura ne vivono.
Ma non ne ‘esistono’. E questo è il punto. E’ questo di cui abbiamo nostalgia e rimpianto, è questo che il libro, per farsi riconoscere, dovrebbe ridiventare: esistenza. Perché se non è più esistenza per il lettore, presto non sarà più esistenza per lo scrittore. Diventerà una cosa fra le altre, non quella forza che ti rovescia come un guanto, ma quel vento che passa, una camicia sventolata, una mano all’orecchio.



vox populi


l'inedito

di Giovanni Battista Basile
VECCHIE MANI FREDDE DEL VENTO Selve oscure alberi vellutati di grigio sguardo silente della notte avaro di speranze solo muti corvi inusitati al canto vecchie mani fredde del vento dolore del bosco angoscia della natura specchio di noi stessi Trento, 5 giugno 2010 Alla memoria di Grazia Matricoti ** LA TERRA La terra è una madre pattumiera di mendicanti d’ozio, di giovani dai volti funerei tessitori di convivi di morte. La terra è una madre piangente che non riconosce i figli nati dalla polvere, quei figli che un giorno videro la luce di un sole benigno, aggrappati ad un fragile muro di gomma. La terra è uno sconsolato labbro di cenere, un peccato senza fede, una strada senza uscita da un vicolo di paura. ** PERCORRIMI VITA Percorrimi vita e convinciti che non sono il frutto di un tuo errore forse l’ombra di ...