piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo

24 settembre 2014

il fondo

di Giorgio Ghiotti
30.giu 2014

Non abbiate paura – Allan Gurganus - Playground (2014), pp. 125, euro 12

Raccontare le strade che conducono alla gioia vuol dire raccontare le loro deviazioni. È da quelle deviazioni che prende forma Non abbiate paura, il nuovo bellissimo romanzo di Allan Gurganus. Nonabbiatepaura è il soprannome di una ragazzina figlia di borghesi in vacanza al lago, lui funzionario di banca lei moglie e madre perfetta a godere del sole sul motoscafo del migliore amico del marito; ma è anche il ritornello che i personaggi di questo libro ripetono ossessivamente nelle loro vite per evitare il disastro – si tratti di quello stesso motoscafo che nelle acque di un lago del North Carolina decapita il padre di Nonabbiatepaura, o della recita di Natale causa di imbarazzo e vergogna. È proprio da quell’incidente al lago, da quel trauma iniziale che ha avvio il racconto della vita straordinariamente normale di Nonabbiatepaura, quattordicenne oggetto di consolazione e antidoto al dolore, poi quindicenne in una nuova scuola lontana dalla piccola cittadina natale per fuggire le voci dello scandalo, dopo ancora moglie annoiata di un promettente medico, donna che riempie le sue giornate studiando letteratura russa e prendendo parte a circoli di lettura, infine madre di due bambine amate come delle giovani amiche.
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il tema

18.ago 2014

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di Enza Buono

[è mancata ieri a Bari Enza Buono, scrittrice e insegnante. Nata a Noto, aveva sempre vissuto a Bari. Con nottetempo Enza Buono ha pubblicato Quella mattina a Noto (2008) e Pettegolezzi di condominio e altri racconti (2011). Ripubblichiamo qui il suo racconto Randi che era uscito su questo blog nell'aprile del 2010 e partecipiamo con commozione e affettuosa memoria al dolore dei figli, Gianrico e Francesco Carofiglio.]

Randi entrò timidamente nella nostra vita e vi rimase da padrone per sedici anni.
Lo portò in casa, cucciolo forse di un mese, mio figlio, che disse con lo sguardo sincero e commosso che hanno i ragazzi quando mentono:
- Me l’ha dato un amico, è un cane di razza, sai, lupo.

In realtà l’aveva comprato per la strada, da un tale che vendeva fantasiosi bastardini etichettati come cani delle razze più varie. E Randi dimostrò subito di avere parecchia fantasia in fatto di come di cani delle razze più varie. E Randi dimostrò subito di avere parecchia fantasia in fatto di razze: tenero e aggressivo, timido e spavaldo insieme, il suo comportamento ricordava i molteplici retaggi che tutte le razze canine confluite in lui gli avevano trasmesso, anche nelle caratteristiche fisiche. leggi il resto >>

trivagazioni

di Alexandra Censi
28.mag 2014

Che ci vuoi fare, le cose vanno così e non mi fare questa voce triste, la felicità dura un paio d’ore al massimo. Ricordi, Dimitri, che mi dovevo spostare e aprire le finestre, altrimenti ci sarei impazzito sotto al tuo collo, uno shampoo senza sapore, tirannosauro al retrogusto di grano, l’hai mai saputo? Che ci vuoi fare, è già passato un anno. Non ti inginocchi più negli orfanotrofi, non infili più camice viola nei jeans. Andiamo verso il mare, e andiamoci pure se vuoi, e all’improvviso le stelle, le macchine e gli agguati, mi venderesti ma poi ti ingelosisci, ricordi Dimitri come può battere il corpo quando ha paura?

Alza la bottiglia e l’ultimo brindisi sarà per il Segreto.

Segreto stai attento, sei la Favola dei bambini cattivi. Nelle Favole però puoi vivere tranquillo, se muori poi resusciti. Questo vuol dire che domani, che poi è tra qualche minuto, mi troverai ancora qui, esattamente dove sono ora, e brinderemo di nuovo perché sarà un nuovo giorno e ci sarà la Storia da raccontare di nuovo e, di nuovo, tu potrai baciarmi e dire di non volerlo fare, di nuovo tu potrai portarmi all’altare di qualcun’altro, di nuovo…

Tanto tempo fa viveva un uomo, parlava d’amore.

Non lo so Dimitri, ma se è amore una volta, è amore sempre.

appena svegli

appena svegli di Ginevra Bompiani

L’altra sera ho visto un mio vecchio amico, professore di anglistica e di letterature comparate, saggista, studioso, insomma uno che ha dedicato ai libri la sua vita, e mentre camminavamo per la strada buia e afosa mi ha detto: “Non credo più alla letteratura”. L’ho guardato sorpresa, quasi divertita. Ma poi, con un tavolo in mezzo, mi ha spiegato. “La nostra vita, la nostra coscienza è passata tutta attraverso i libri. Ora non è più così. Non sono i libri che fanno crescere. Sono altre cose. Niente di essenziale passa più attraverso i libri”.
E ci siamo messi a ricordare quali libri avessero ‘fatto’ la nostra adolescenza, la sua, la mia, intessuta, insanguata dai romanzi che abbiamo letto.
E ho pensato: è vero, non è più così. Oggi i libri non sono più tessuto connettivo, ma a mala pena protesi, scomodi oggetti che pendono dalle mani.
I libri hanno fatto la mia vita, uno dopo l’altro, uno insieme all’altro. Eppure nemmeno per me è più così. E se non fanno più noi, che siamo composti metà di acqua e metà di carta, come pensare o sperare che siano ancora trama o fango di altre vite? Come pensare o sperare che la lettura continui a essere quella cosa straordinaria che è stata per noi, quell’avventura, quel viaggio all’estero, quella storia d’amore?
Naturalmente vedo ancora i libri intorno a me: vedo persone che passano la notte a leggere, che discutono dell’ultimo uscito, che ne scrivono e ne parlano. Che addirittura ne vivono.
Ma non ne ‘esistono’. E questo è il punto. E’ questo di cui abbiamo nostalgia e rimpianto, è questo che il libro, per farsi riconoscere, dovrebbe ridiventare: esistenza. Perché se non è più esistenza per il lettore, presto non sarà più esistenza per lo scrittore. Diventerà una cosa fra le altre, non quella forza che ti rovescia come un guanto, ma quel vento che passa, una camicia sventolata, una mano all’orecchio.



vox populi


l'inedito

di Ilaria Nesti
Crepuscolaria Il racconto nella messa in scena inizia al crepuscolo, in un luogo al crepuscolo, bello e feroce, disperato e rasserenato, d'amarezza, l'ora del rimpianto e l'ora dell'omaggio insieme, l'addio e l'elegia. ** I. Col fiato rotto, arrivare fino a qui, solo per lasciar cader giù gli sguardi, al di là del parapetto, oltre il bianco avorio della balaustra Liberty che cinge il Belvedere alberato. Gli sguardi ondeggiano, indugiano, s'adagiano, poi giacciono sul panorama offerto: stancata frenesia, alla fredda luce del crepuscolo in dicembre. ** II. S'erge lieve come una preghiera, un dispettoso chiasso di sera e giù, per le strade dalle nere pietre, nei porticati e nelle corti, romantiche dimenticanze si nutrono d'abbandono, al passaggio sprezzante di lontani, silenti, gelidi, cieli stellati lontani, dai meschini gesti quotidiani impietriti al fracasso del suolo.