piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo

20 aprile 2014

il fondo

di Clio Pizzingrilli
14.apr 2014

Ruggero Savinio, cartavoce, pagine d’Arte (2011)

Il volumetto raccoglie testi e disegni dell’artista, in verità “i disegni si pongono come vere e proprie illustrazioni dei testi”, scrive Savinio nell’introduzione, dove anche chiarisce che l’ispirazione narrativa deriva da due parole udite in sogno, l’una è cartavoce, che dà conto dell’“intrico di immagini e parole” formanti la materia onirica; l’altra e sperarda, che Savinio interpreta come un composto troncato di speranza e ardore – perché non invece, verrebbe da chiedersi, come l’accostamento del verbo sperare alla preposizione da, agente momentaneamente anonimo? Dando per buona l’interpretazione, i grani che compongono questo rosario sarebbero preghiere d’attesa nei riguardi di individui, animali umani oggettili, di prosopopee, vaghe aspirazioni alla pacificazione con la vita, quantunque segnate da un certo qual risentimento verso la vita stessa, colpevole in qualche misura di chiudersi inevitabilmente in un inverno ovvero di non saperne uscire gloriosamente – “PPH”, iniziali dell’espressione “passera pas l’hiver”, leggi il resto >>

il tema

02.apr 2014

Ruotolo_Ovunque_cover_hr
Capivo solo adesso che tutto riprendeva da capo, come
un congegno rimasto vigile perché qualcuno, di nascosto,
ha continuato a ungerne le parti.

trivagazioni

09.apr 2014

Leo ha condiviso sulla bacheca un link, dalle pagine bianche puoi cercare la diffusione dei cognomi in Italia, ne viene fuori un grafico sulla cartina di cerchi rossi più grandi e più grandi ancora, e il cognome redivivo del dopoguerra è appunto Rossi e poi Bianchi e di Sborra ce n’è uno solo ma Sperma non è nato. Dimitri ne avrebbe riso e avrebbe detto che la lingua del Sì è diventata la lingua di Sasha, e di Dimitri cerco il cognome ma non c’è. Sullo schermo del cellulare si legge NON TROVATO. E la scritta tipo un REDRUM sbavato di rossetto diventa lacerazione, NON TROVATO NON TROVATO. In questo bar della Magliana chiedo:

Un succo di frutta.

Che gusto?

Ci penso.

Ci penso io?

No, pesca.

Pesco io?

No, pesca pesca.

Di Dimitri è rimasto questo, i baristi che si infilano nelle scelte e i cognomi fuori dalle appartenenze. Ma nel bar dell’aeroporto, due e quarantasette di notte, leggi il resto >>

appena svegli

appena svegli di Elisa Ruotolo

Sono stanchi, i miei ragazzi. Non per le ragioni banali che solitamente si immagina. Stanchi di sentirsi ripetere che dalle loro terre senza futuro dovranno andarsene, e farlo appena possibile. Me lo ha confessato R* pochi giorni fa, dicendomi che questo consiglio non riesce più a sentirlo senza provare tristezza e irritazione. Succede per lo più nell’ora di storia, quando i tempi si mescolano e troppo spesso il passato diventa un pretesto per ragionare d’altro.

Sono sfiduciati, i miei ragazzi. Nel presentire i vicoli ciechi che li attendono a prescindere da tutto (finanche dal loro buon volere), intuendo che talento e meritocrazia – troppo spesso violati – potrebbero avere stessa sorte quando ad essere stimati e valutati saranno loro.

Sono arrabbiati, i miei ragazzi. Per certe promesse cui hanno già imparato a non credere.

A volte li vedo piccoli e indifesi, questi figli di altre madri. Ma li trovo anche adulti e vissuti nelle speranze che già si opacizzano.

Eppure sono forti, i miei ragazzi. Lo capisco dai sogni che s’affacciano continuamente nelle loro vite nonostante tutto, e che mi confessano a voce bassa ma convinta, prima di passare alla prossima materia.



vox populi


il racconto

di Giulio Angioni
I mille passi E passo passo, solo qualche sosta nei punti dedicati al belvedere, senti ogni volta che l’andare è crescere e l’arrivare è compito sempre da continuare. Senti che il mondo è quello che andando costruisci; che i suoni ed i colori sono attese dell’occhio e dell’orecchio e viceversa. Senti che il senso del tragitto, sempre quello, è l’erba che calpesti e poi risorge. Che il nuovo e il risaputo si uniscono in abbracci di sorpresa. Che c’è una nostalgia più lancinante dei domani perduti, dei tragitti che mai saranno fatti da questi mille passi quotidiani che danno senso e meta sempre più chiari, sempre più lontani. ** Eccomi Oltre il tuo male se ti servo da ponte passami sopra ** Mal d’Africa Donna Fifina è morta, morta bene, felice, cent’anni meno due. Gli ultimi settant’anni sono stati tristissimi ...
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