piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo

26 maggio 2013

il fondo

di David Riondino
01.mag 2013

(crisi politiche, modelli familiari e tormenti dell’adolescenza)

Il sabato 27
di questo aprile stentato
ai diciassette minuti
delle ore diciassette
nasceva targato Letta
il primo governo Grillo,
straordinario gioiello
generato nella crisi
che fu lungamente atteso
e finalmente scintilla.

Non fu semplice arrivare
a questo nuovo miracolo:
c’erano diversi ostacoli
difficili da superare.
Grillo dovette schivare
il governo con Bersani:
e poi mozzargli le mani
negando il voto su Prodi,
per poi consegnarlo ai noti
manipoli dalemiani.

Ridotta a lettera morta
l’ipotesi di dovere
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il tema

26.mag 2013

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In concorso – Vetrina della Libreria Cuccumeo – via Enrico Mayer 11/13 r – 50134 Firenze

piazzaemezza continua a ospitare le più belle vetrine delle librerie, una alla volta.

Come la copertina lo è per un libro, la vetrina è la faccia, l’illusione, la promessa e il pensiero che anima la libreria. Forse oggi questo non è più così vero, se non di tanto in tanto, in quelle librerie in cui un libraio continua a pensare che il suo mestiere non sia solo quello di vendere un libro a chi già lo vuole, ma quello di trasformare un passante in lettore. Perché questo succeda, bisogna che la vetrina catturi lo sguardo, tanto da indurre chi passa a fermarsi per capire quale paesaggio sia stato composto con libri aperti o chiusi, oggetti, figure, ritratti, didascalie… leggi il resto >>

streghe

di Laura Fidaleo
26.mag 2013

M’avresti detto: “Ancora discuti coi matti? I matti sono capaci di tutte azioni, devi lasciarli in pace”.
Quando disobbedisco ai tuoi ordini la vita mi punisce sempre.

A piazza Vittorio ci passo tutte le mattine alle sei e un quarto. Cristina sta già lì, parla con una colonna di fronte al bar. Nel pomeriggio va via e sembra che dal capitello corinzio sia appena caduta una foglia d’acanto. Invece quella è una semplice colonna umbertina.
Cristina ha un amico, il nome non lo so, io lo chiamo Tuta blu. “Buongiorno Tuta blu”, “Come stai oggi, Tuta blu?”.
Si scambiano certi sorrisi grandi, quasi sono gelosa.
Quando facciamo colazione noi tre insieme, pago io. Cristina mi guarda fissa, seria seria. Non ringrazia mai, non dice niente, così scendo a prendere la metropolitana. Allora mi rincorre, resta in cima alle scale e strilla: “Chiamala! Chiamala!”. Io credo che si riferisca al vecchio telefono all’ingresso del tunnel. Dubito che funzioni, però rispondo con un leggero cenno della testa e alzo la cornetta.
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appena svegli


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risponde Mary Barbara Tolusso

Credo che prima di interrogarsi sul realismo, inteso quale possibilità di riprodurre un mondo reale tramite la scrittura, sia necessario riformulare i termini in cui si dà la realtà: che cosa è “realtà” per chi la scrive, prima ancora che per gli altri. Leggendo il pamphlet “Il realismo è l’impossibile” di Walter Siti è stata questa la mia domanda: cosa intende per realtà uno scrittore?

Realtà e scrittura sono legate tra loro dalla dimensione del simbolico. Quello che, immagino, ogni autore tenta di fare è inventarsi un nuovo rapporto con la quotidianità, un rapporto che la rinnovi, che offra la possibilità di appropriarsene, di appropriarci di cose e di eventi, restando inevitabilmente consapevoli che tutto questo, se pure accade, rimane un mistero, quanto meno nel modo in cui accade. Motivo per cui, pur volendo afferrare molto, quello che si riesce a trattenere è sempre molto poco. Lo spiega bene Mario Luzi in “Vero e verso” lì dove il poeta insiste sul senso di vacanza che attanaglia ogni autore rispetto al mondo. Non è molto diverso da ciò che Siti dice a proposito di una realtà che non può che apparire “deformata” o ridotta, persino magica, richiamando l’esempio di un giovane Dickens che guarda la scritta di un bar sulla porta a vetri e ne coglie la dicitura al contrario, particolare in grado di evocargli la sua giovinezza per tutta la vita. Capovolgere, far collassare, deformare o far implodere, sono le uniche possibilità che quel reale impossibile da riprodurre ci restituisce.
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vox populi


il racconto

di Manfredi Bortoluzzi
Personaggi Cortigiana/ Bauta/ Odalisca/ Domino nero/ Ombra/ Domino rosso/ Marinaio/ Puttana/ Maga/ Comparse mascherate/ Il bambino è un essere perverso e polimorfo. S. Freud Una voce sussurra nel silenzio del teatrino: -Burattinaio! Burattinaio! Tira un po’ i fili. Il burattino non si muoveva con gli occhi fissi, tristi e dipinti, le braccia mosce, le gambe flosce. Immobile e pensoso come un essere mostruoso guardava quella testa enorme e curiosa che lo fissava senza pietà né posa dicendo: -E allora? Io ho pagato! -Non c’è il burattinaio, bambino -rispose una voce lì vicino. -Che m’importa - disse il bambino- voglio lo spettacolo! -Ma qual è lo spettacolo, carino? Tu o il burattino? Frammento di opera malese