piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo

23 dicembre 2014

il fondo

di Antonella Agnoli
15.dic 2014

Bologna, Piazza Maggiore, sabato mattina, una coppia di trentenni con un bambino che appena cammina e un passeggino carico di acquisti. Papà: “Adesso io e te andiamo in Sala Borsa, la mamma va a fare acquisti”. Nel caleidoscopio delle luminarie natalizie, nella frenesia dello shopping, a Bologna c’è una biblioteca nella piazza centrale: a Roma in piazza Navona ci sono solo gelaterie, a Milano in piazza Duomo solo i piccioni. In un paese “rassegnato e triste” (l’ultimo rapporto Censis) ci sono ancora dei luoghi dove i papà vanno a leggere storie ai figli, forse sospettando che i guanti ricamati in filigrana d’oro e pietre che Dolce e Gabbana propongono per Natale non assicurino la felicità né il futuro. In Italia di biblioteche come Sala Borsa ce ne sono poche, troppo poche, ma mi piace pensare che dove ci sono ci sia anche più coesione sociale, più qualità della vita, più amore per la cultura. In un paese dove la politica è senza morale (vedi Roma e Milano Expo, appunto) pezzi di società civile tentano ogni giorno di mantenere un minimo di comportamenti etici, leggi il resto >>

il tema

10.dic 2014

foto-albero-di-natale

di Giorgio Manganelli

Nella città in cui vivo, anzi in tutte le città in cui potrei vivere, sta arrivando il Natale. Alcuni dicono, il Santo Natale. Sebbene la mia vita sia distratta e disorientata, da molti segni, come gli animali, mi accorgo dell’imminenza del Natale. L’irrequietezza agita i miei simili: una sorta di inedita tristezza che si accompagna ad una smania, una torbida cupezza, una litigiosità capziosa, non di rado violenta, ma soprattutto aspramente angosciosa. Quando il Natale si approssima, l’infelicità si scatena su tutta la terra, invade gli interstizi, ci si sveglia al mattino con quel sentimento, discontinuo durante l’anno, che vivere a questo modo pare intollerabile, forse disonesto, una bestemmia.

[da Il Presepio, Adelphi]

trivagazioni

di Elisa Ruotolo
24.nov 2014

[questo racconto è stato scritto per RicercaBO 2014]

Prima il tempo era tutta un’altra cosa, e stava sempre girato a festa. Ogni giorno capitava una scusa, uno sfizio da farsi passare ché sennò non si dormiva. Il fatto era che non avevamo pensieri, e aspettavamo il sabato come i giorni rossi del calendario. La sola paura era che capitava una festa improvvisa, e tu non eri all’altezza d’andarci. Poi però c’era stato il terremoto che a tutti aveva preso qualcosa: a molti finanche la ragione, con le sue scosse di richiamo. Io di quella sera ricordo poco e niente. So che quando la sedia mi si era spostata sotto il sedere non ci avevo speso testa né paura: mio fratello me lo faceva sempre quello scherzo, e pure se Domenico stava lì, dall’altra parte della tavola a incollare figurine, non m’ero messa paura uguale. Mentre correvo fuori avevo pensato solo a Laura, che quella sera finiva gli anni e ci aveva detto di passare da lei per le otto. Le avevo preso certi trucchi sulle bancarelle e una bottiglietta di profumo che sapeva di gioventù e di vizio. leggi il resto >>

appena svegli

appena svegli di Karl Marx

(…) Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio, di traffico, e poteva essere alienato; il tempo in cui quelle stesse cose che fino ad allora erano state comunicate ma mai barattate, donate, ma mai vendute, acquisite ma mai acquistate – virtù, opinione, amore, scienza, coscienza, etc… – tutto divenne commercio; è il tempo della corruzione generale, della venalità universale, o, per parlare in termini di economia politica, il tempo in cui ogni realtà, morale e fisica, divenuta valore venale, viene portata al mercato per essere apprezzata al suo giusto valore. [da Miseria della filosofia (1847)]



vox populi


l'inedito

di Benedetta Cardile
La signora Proserpina era magliaia da venticinque anni e svolgeva il suo lavoro con un’accuratezza che rasentava la perfezione. Dalla trama delle stoffe tese davanti a lei emergevano pian piano disegni fantasiosi, girelle dorate, righe, greche e trecce, paesaggi misteriosi, strani animali, uccelli dalle ali variopinte, uomini armati e donzelle dalle spumose vesti pastello. Le sue mani callose, dalla pelle spessa come una sella di cavallo, riuscivano ad ottenere da una matassa di lana meravigliosi maglioni per bambini, caldi e colorati, con impressi interi mondi da guardare senza stancarsi mai.. E difatti molte di quelle maglie, una volta acquistate dal negozio per cui Proserpina lavorava, venivano appese su grucce di legno e rimirate a lungo da mamme rapite dalle dovizie di un disegno che si raccordavano con eccelsa armonia, a formare un tutto quasi vivente.