piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo

8 settembre 2010

il fondo

di Antonella Moscati
07.set 2010

È la prima volta che mi trovo a parlare dei miei deliri con dei tecnici: uno psichiatra e una psicanalista. E di fronte a un grande pubblico. Poiché vorrei evitare di fare di quell’esperienza che ho raccontato qualcosa di patologico, cerco soluzioni metafisiche: se le potenzialità così spesso ignote del nostro cervello, la possibilità delle sue accelerazioni, delle sue anticipazioni e premonizioni, della sua capacità di sentire o negare il dolore, di ignorare o inventare la fame, di accogliere o rifiutare il linguaggio, fossero il segno che il nostro cervello è adatto anche ad altre specie, specie a venire, di cui non abbiamo sentore, ma di cui sappiamo che di sicuro avranno un’altra corporeità, una corporeità adatta a vivere in pianeti diversi dal nostro? Come se il dio, nel creare il nostro cervello, avesse avuto a disposizione un solo stampino e l’avesse rifilato un po’ dovunque, leggi il resto >>

il tema

04.set 2010

festivaletteratura_2008

piazzaemezza porta i suoi lettori in gita a Mantova. Quest’anno nottetempo è a Festivaletteratura in compagnia di Deliri di Antonella Moscati, di Ho rubato la pioggia di Elisa Ruotolo, di Che fine faranno i libri? di Francesco Cataluccio e di Quando verrà la rivoluzione avremo tutti lo skateboard di Said Sayrafiezadeh.

Solo che i libri a nottetempo sono spaccati di realtà politica, culturale, personale. E così, giacché le parole ci piacciono, possiamo dire meglio che dall’otto al dodici settembre nottetempo presenta, nel principale festival letterario italiano, quattro punti di vista su mondi piccoli o condivisi.

Uno. Le epifanie improvvise, le intuizioni filosofiche, l’euforia di un linguaggio che trapassa il reale dei Deliri che a intervalli regolari hanno accompagnato Antonella Moscati intorno ai suoi trent’anni e la logica che diventa follia.
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le stelle

di Sandra Petrignani
31.ago 2010

Cominciamo col fare gli auguri ad Achille Mauri (4 settembre 1939), il presidente di Messaggerie, la più grossa agenzia di distribuzione e promozione di libri in Italia, interessato da passaggi astrali che riguardano il consolidamento del campo professionale. La mole del lavoro è in aumento e s’intravedono all’orizzonte ardite novità dopo mesi altrettanto faticosi, ma meno gratificanti di come si preannuncia il futuro. Segno ansioso per eccellenza, nervoso e oscillante fra opposti stati umorali, la Vergine ha più che mai bisogno di approdare adesso, dopo le docce fredde dell’ultimo anno, su un terreno stabile, e ritrovare fiducia nell’ambiente circostante. Non in se stesso, che quel tipo di fiducia questo segno razionale e introspettivo non la perde mai. Però è forte il bisogno di riposizionarsi, impostare nuove e forti alleanze, aprirsi a collaborazioni in passato impensabili. leggi il resto >>

appena svegli

appena svegli di Ginevra Bompiani

Nella piccola bellissima città dove ho insegnato, ci sono sempre state diverse librerie. A una di queste mi sono servita per anni, portando i programmi dei corsi in anticipo perché potessero rifornire in tempo gli studenti, chiedendo e ottenendo qualsiasi libro di cui avessi bisogno, cercando e trovando da leggere, studiare, capire, divertirmi, pensare. I commessi e i direttori che si sono avvicendati erano sempre bravissimi, competenti, gentili e veloci. Mi ci muovevo in modo casalingo. Ci sono entrata quest’estate. Le pareti erano foderate di cartelli: sconti, saldi, promozioni, 25%, 30%, 35%… I libri in vetrina e sui tavoli illustravano i cartelli, la copertina mezza nascosta dal prezzo di sconto. I commessi, gli stessi di prima, stavano dietro al banco a incassare: un bel successo, direte voi! Ma per chi? Non per il lettore che come chiunque compri un’ ‘occasione’, non ha quel che vuole, ma paga quello che vuole il mercante; non per i commessi, ridotti a bottegai; non per la libreria, ridotta a un outlet, e nemmeno per la catena libraria (sto parlando di una libreria di catena, naturalmente), che si vede già rubato il mercato da Amazon che, alle stesse condizioni, ha un’offerta maggiore, e non ti fa fare né i due passi verso la libreria né la coda alla cassa. Sono uscita senza comprare, e mi sono avviata a una vecchia libreria indipendente. Questa era più vuota di gente, certo, ma piena di libri, senza neanche un cartello di sconto. L’autore che cercavo, il libraio lo conosceva benissimo e aveva tre o quattro libri suoi, sebbene non venisse ripubblicato da anni. Mi sono aggirata in quella libreria come un una veranda di fiori rari e profumati. Poi mi sono avvicinata al libraio e gli ho fatto i complimenti. “Resistiamo”, ha detto. Certo, resiste. E con lui resiste la cultura, resistono gli scrittori, quelli veri, i lettori, quelli veri, la libertà, quella vera. Non è una battaglia di retroguardia. A meno che pensiate che il nostro futuro sia senza scelta e senza qualità. A proposito, la città è Siena. La libreria indipendente si chiama Ticci. L’altra non lo dico, per simpatia per chi, innocente, ci lavora da anni.

vox populi


il racconto

di Cleophas Adrien Dioma
Non puoi raccontare il fallimento. Non puoi raccontare la notte. Non puoi raccontare il tempo che passa. Non puoi raccontare le domande. Ti alzi la mattina e non sai cosa fare. Questa è la vita di tanta gente che conosco. Avere degli amici non basta a colmare i vuoti. Avere delle persone che ti sorridono a volte non basta a poter sopportare il peso della vita. Penso ad una signora ghanese conosciuta tre anni fa. Avevo anche scritto un testo su di lei. Invalida, con pochi punti, non aveva diritto alla pensione e non riusciva più a lavorare. L’ho vista l’altro ieri. Matta. Parlava da sola.