piazzaemezza

la piazza dove pensare nottetempo

1 febbraio 2015

il fondo

di Clio Pizzingrilli
09.gen 2015

Il 3 gennaio scorso, una televisione che si chiama tv2000 ha mandato in onda un’intervista a Pietro Citati. Nel corso dell’intervista è stato ricordato al critico letterario il suo voto al PCI nel 1951. Citati ha risposto di non aver votato comunista con un qualche proposito, tanto meno per convinzione politica, d’averlo fatto più verosimilmente per un vezzo giovanile. La giornalista, d’altra parte, ha rilevato come a quell’epoca gli intellettuali fossero generalmente organici al partito comunista. Citati ha dissentito da questa affermazione, portando gli esempi di Montale e di Gadda, che non sono mai stati comunisti. La giornalista gli ha contrapposto gli esempi di Calvino e di Pasolini, anche questi smentiti da Citati, dal momento che Calvino ritrattò la sua adesione al PCI in seguito ai fatti di Ungheria, e Pasolini fu un comunista per così dire disorganico al partito. A questo punto la conversazione si è spostata su Pasolini. leggi il resto >>

il tema

25.gen 2015

ellenterry

di Virginia Woolf
(25 gennaio 1882 – 28 marzo 1941)

Freshwater, 1860, giugno. Fuori dallo studio, tutti gli uccelli cantavano come gli uccelli cantavano allora – l’allodola, il tordo e il merlo. Tutti insieme, tutto il giorno, cantavano nel giardino luminoso di macchie di sole e, quando la luna si alzava nel cielo, dai ramoscelli fruscianti gli usignoli lamentavano il loro eterno rammarico. Cosí i fiori, in quell’insenatura tiepida di vento la malvarosa cresceva a venti piedi o piú. E gli unici suoni che interrompevano la melodia della Sonata al Chiaro di Luna erano lo sciabordio delle onde e il ronzio delle api che si aprivano un passaggio nelle bocche alabastrine dei gigli.
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trivagazioni

di Elisa Ruotolo
24.nov 2014

[questo racconto è stato scritto per RicercaBO 2014]

Prima il tempo era tutta un’altra cosa, e stava sempre girato a festa. Ogni giorno capitava una scusa, uno sfizio da farsi passare ché sennò non si dormiva. Il fatto era che non avevamo pensieri, e aspettavamo il sabato come i giorni rossi del calendario. La sola paura era che capitava una festa improvvisa, e tu non eri all’altezza d’andarci. Poi però c’era stato il terremoto che a tutti aveva preso qualcosa: a molti finanche la ragione, con le sue scosse di richiamo. Io di quella sera ricordo poco e niente. So che quando la sedia mi si era spostata sotto il sedere non ci avevo speso testa né paura: mio fratello me lo faceva sempre quello scherzo, e pure se Domenico stava lì, dall’altra parte della tavola a incollare figurine, non m’ero messa paura uguale. leggi il resto >>

appena svegli

appena svegli di Karl Marx

(…) Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio, di traffico, e poteva essere alienato; il tempo in cui quelle stesse cose che fino ad allora erano state comunicate ma mai barattate, donate, ma mai vendute, acquisite ma mai acquistate – virtù, opinione, amore, scienza, coscienza, etc… – tutto divenne commercio; è il tempo della corruzione generale, della venalità universale, o, per parlare in termini di economia politica, il tempo in cui ogni realtà, morale e fisica, divenuta valore venale, viene portata al mercato per essere apprezzata al suo giusto valore. [da Miseria della filosofia (1847)]



vox populi


l'inedito

di Ida Amlesù
Il presepe non è una celebrazione. E’ un’ossessione maligna. Si comincia in sordina: una casarella qua, una casarella là, un bue, un asino, Maria Giuseppe Gesù, la capanna. All’inizio, si sorride pensando al presepe. Sembra un passatempo innocente, una gioia del Natale. Ci sta l’albero, ci sta pure il presepe. Poi, lentamente, si insinuano le nevrosi. I re magi. Si devono comprare a tre a tre, non ce n’è. Ma tre magi belli, chi te li vende? Sono cari, tutti insieme. E’ un tracollo. Mica uno può farsi un mutuo per mettere tre statuine dentro al presepe. E allora, ingenuamente, uno li compra piccoli e bruttarelli. Mica è un concorso di bellezza. “Il Re Magio della porta accanto”. Pure che è un poco scorfano, sgubbiatello, col dente in fuori, o giallognolo in faccia, come un principio di itterizia – va bene comunque. L’importante è la bellezza interiore.